Faccia a faccia con il gigante dei mari

Siamo saliti a bordo del rimorchiatore Champion per seguire da vicino le operazioni di traino della portacontainer Maersk Hidalgo nel terminal di Brajdica. L’unità è lunga 353 metri e ha una capacità di carico di 15.200 TEU

La Maersk Hidalgo è lunga 353 metri per una stazza lorda di 153.744 tonnellate

In Brajdica il venerdì è il D-Day. La giornata più attesa, in quanto riservata alle mega portacontainer del colosso Maersk Line, che operano sulla rotta che collega l’Estremo Oriente all’Alto Adriatico. Da poco più di un anno a questa parte, ogni fine settimana nel terminal si alternano le gigantesche navi della cosiddetta classe H, i cui nomi iniziano proprio con questa lettera dell’alfabeto. Nonostante gli imponenti 353 metri di lunghezza e le oltre 150mila tonnellate di stazza, non sono le unità più grandi che fanno lo scalo a Fiume, ma in compenso sono quelle con la capacità di carico maggiore, ben 15.200 TEU, oltre a essere le più recenti in quanto a costruzione e quindi le più moderne.
L’ultima in ordine di tempo ad aver fatto tappa nel Quarnero è stata la Maersk Hidalgo, che abbiamo voluto ammirare da vicino. Direttamente dalla banchina del terminal? Nient’affatto. Ci siamo voluti avvicinare ancora di più salendo a bordo di uno dei rimorchiatori della società JPS (Jadranski pomorski servis) impiegati nelle operazioni di attracco. A ospitarci è Champion, considerato l’ammiraglia della flotta della JPS, lungo 32 e largo 11,6 metri, alimentato da due motori della potenza di 1.920 kW. Ad accoglierci sono il comandante Džulijano Burin e gli altri membri dell’equipaggio, Dean Večerina, Dalibor Devčić e Renato Debelić.

Il rimorchiatore Champion mentre lascia Porto Baross

La prima unità a salpare da Porto Baross è la pilotina che conduce il pilota alla nave. Subito dopo tocca a noi, seguiti a ruota da un secondo rimorchiatore, Omišalj. Avvicinandoci, la Hidalgo sembra un enorme termitaio di container colorati, praticamente i mattoncini della Lego. E pensare che quasi il 90 p.c. delle merci importate ed esportate arriva e parte da questi pachidermi galleggianti. Mai così distanti dal romantico immaginario marittimo. Niente donne in ogni porto per i marinai, perché fuori non ci mettono più piede, schiacciati dalla tirannia di una tempistica implacabile. E ora pure dall’emergenza sanitaria. Ma torniamo a noi.
«Push&Pull»
Nel momento in cui il nostro Champion s’affianca a poppa, dalla Hidalgo viene lanciata una cima che viene fissata a prora del rimorchiatore. La stessa operazione viene eseguita anche dal “fido scudiero” Omišalj, che invece si trova a prua. Questa è la fase di accompagnamento. E la Hidalgo procede lentamente verso il terminal. Forse pure un po’ troppo lentamente, come ci fa notare il comandante: “Mi sa che il pilota se la sta prendendo un po’ troppo comoda”, sorride Džulijano. Una volta giunti in prossimità di Brajdica, ha inizio la manovra vera e propria. C’è un po’ di bora, ma nel complesso le condizioni meteo-marine sono buone. Ci attacchiamo alla portacontainer, accorciamo man mano il cavo di prora preparandoci alla manovra chiamata “push&pull” per rispondere alle richieste del pilota (sono tutti collegati via radio), passando dalla spinta al tiro e viceversa. Una sorta di compromesso tra le esigenze della nave e dei rimorchiatori. Il rapporto tra il pilota e il comandante dei rimorchiatori va costruito e coltivato nei minimi dettagli. Il filo che li lega dev’essere il risultato di una profonda conoscenza reciproca basata sul senso marinaresco, sulla fiducia e sull’abilità. Questa manovra è la più delicata e viene eseguita con la massima prudenza, tant’è che appena dopo un’ora la Hidalgo è finalmente ormeggiata. Notiamo subito la disinvoltura di Džulijano, frutto ovviamente della pluriennale esperienza in questo campo. E anche se non lo ammetterà mai, siamo certi che sarebbe in grado di effettuare quest’operazione anche a occhi chiusi.

Il comandante Džulijano Burin

Buona manovrabilità
“In realtà – rivela – queste unità della Maersk potrebbero attraccare tranquillamente anche senza l’ausilio dei rimorchiatori, in quanto sono dotate di due eliche di manovra montate sia a prua che a poppa e quindi, a dispetto dell’enorme stazza, hanno una buona manovrabilità. Ma ovviamente per ragioni di sicurezza vengono sempre impiegati i rimorchiatori. Viceversa, in condizioni di completa bonaccia, capita che alcune navi salpino da sole, ma si tratta di casi piuttosto rari. Anche in questo caso viene impiegato almeno un rimorchiatore e in caso di mare mosso anche due. Meglio evitare rischi inutili perché basta un attimo di distrazione per urtare una gru che collasserebbe subito e sarebbe un disastro. Incidenti? Al massimo può capitare di appoggiarsi un po’ più bruscamente alla banchina, ma di incidenti veri e propri onestamente non ne ricordo”.

Il momento dell’aggancio

Per Džulijano, che da tre anni è al comando di Champion, ossia da quando è entrato a far parte della flotta della JPS, far attraccare una nave di grandi o piccole dimensioni non fa alcuna differenza. O quasi.
“Chiaramente è più facile con una più piccola, ma alla fine, che si tratti di un’unità di 100 o di 400 metri, la dinamica è sempre la stessa, ovvero un continuo tira e molla per trainarla in sicurezza verso la riva. L’unica variabile sono le condizioni meteo-marine: più il mare è agitato e il vento forte, e più è impegnativo eseguire il rimorchio”.
Il terminal di Brajdica presenta però un problema di non poco conto quando c’è da accogliere i giganti della classe H della Maersk. Infatti, nessuna di loro può essere ormeggiata lungo tutta la lunghezza dello scalo e di conseguenza la prua per circa una cinquantina di metri sporge al di fuori della banchina.

Il rimorchiatore Omišalj in azione a prua

Prua «ballerina»
“Questo perché il fondale nella parte occidentale è poco profondo. I problemi si manifestano nel momento in cui si alza il vento il quale fa ‘ballare’ la prua che non è fissa essendo assicurata a una boa galleggiante. In questi casi tocca a noi intervenire per tenerla ferma. Ricordo che una volta eravamo stati incollati alla prua di una di queste portacontainer per 24 ore. Ora però si fa molta più attenzione e se il mare è agitato, queste rimangono in rada in attesa di un miglioramento delle condizioni meteo. Quanto invece al basso fondale, prossimamente si procederà ai lavori di dragaggio. E sarebbe anche ora…”, conclude il comandante Burin.
Mentre chiacchieriamo, a Champion viene ordinato di recarsi immediatamente nel cantiere Viktor Lenac. L’equipaggio ci invita a restare, ma preferiamo non essere d’impiccio e quindi veniamo trasbordati su Omišalj che ci riporta in Porto Baross, compiaciuti per aver guardato dritto negli occhi uno di questi giganti dei mari.

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