Ex Neurologia di Pola, specchio spettrale del degrado

L’Ateneo dispone del progetto di massima per il rinnovo, ma... buone speranze. L’edificio, abbandonato, è alla mercè di clochard e tossicodipendenti

La vecchia Neurologia, casa dell’orrore

Progresso e degrado camminano di pari passo al costruendo Campus studentesco di Pola. Se da una parte, grazie ai contributi europei, nascono e crescono le nuove moderne strutture, un villaggio di soggiorno studio con ristoranti, pizzerie, servizi annessi e connessi, dall’altra peggiora lo stato di abbandono e fatiscenza nel quale versano le vecchie strutture dell’Ospedale civico polese. È una convivenza improponibile di cui la Città è, e continua a dimostrarsi, testimone impotente, altrettanto quanto l’Università “Juraj Dobrila”, che nonostante l’enorme impiego d’energia e investimenti non riesce a sbarazzarsi dal peso degli errori passati.

Uno sguardo dentro al degrado

Le cicatrici del tempo
L’Ateneo aveva ottenuto in usufrutto gli storici edifici appartenuti all’istituzione sanitaria polese, ma prima di poter correre ai ripari, gli anni e i decenni di totale disuso hanno contribuito al disastro, provocando sulle architetture cicatrici che difficilmente potranno rimarginare. Più passa il tempo, peggio è e più si ingigantiscono i costi per un futuro recupero. Assurge a fenomeno di decadimento a un passo dal guadagnarsi lo status di rudere irrecuperabile, l’edificio un tempo occupato dal Reparto di Neurologia, che fa quasi impari concorrenza al Reparto Interni, alias edificio d’ingresso centrale andato a fuoco per colpa del materiale di scarto ospedaliero accatastato e le masserizie accumulate da inquilini abusivi.
Magari l’Università avesse avuto l’opportunità di avviare delle ristrutturazioni come quelle che hanno fatto rinascere l’edificio che fu sede dell’amministrazione ospedaliera, dei reparti di Dermatologia, Venereologia, nonché degli ambulatori di Fisiatria e Psichiatria. I piani esistono, ma attendono fasi operative che difficilmente potranno vedere un decollo. La vecchia Neurologia, ora casa dell’orrore, è stata destinata a diventare futura sede centrale del Rettorato universitario e della direzione e amministrazione universitarie, che verrebbero concentrate in quest’unico indirizzo. Il trasferimento degli uffici renderebbe utilizzabile l’attuale sede al piano superiore dell’ex Dermatologia, per concedere ampio spazio di manovra alle nuove aree di studio che si stanno sviluppando nel campo delle scienze sanitarie e della tecnologia informatica.

Grigiore lugubre a un passo dal nuovo Campus

L’ostacolo ai progressi, però è sempre burocratico-finanziario e all’Università si teme che un progetto come quello in funzione della Neurologia non sia contemplabile nelle programmazioni dei Fondi europei. Sta incontrando più fortuna l’ala sinistra dell’ex corsia degli Interni, dove interventi edili già compiuti hanno provveduto alla demolizione di numerosi muri interni per lasciare posto alla prevista costruzione e organizzazione di ambienti di laboratorio di medicina e infermieristica, mensa, sala insegnanti e sale polivalenti.

Nemmeno una finestra intera

Dove vive l’emarginazione
La Neurologia, nel frattempo, può vantare il possesso del progetto di massima e nulla più, mostrandosi avanti come immagine della vergogna. Da sempre e quasi ovunque le strutture abbandonate da impianti di produzione, militari o istituzioni civili diventano rifugi per clochard e tossicodipendenti. Manco l’ex reparto si è salvato, diventando teatro di più controlli e sopralluoghi da parte delle forze dell’ordine, perché si è trasformato in residenza temporanea di persone nei guai e senza fissa dimora. Dall’Ateneo hanno evidenziato che l’edificio dismesso e il suo circondario sono stati più volte ripuliti e bonificati da personale ingaggiato e che più volte si è provveduto a mettere in sicurezza le strutture, a saldare le finestre e le porte d’accesso, in maniera da rendere difficoltoso l’accesso all’abusività, allo spaccio e al decadimento. Lavoro inutile, a quanto pare.

Dettagli di architettura secessionista da salvare

A ogni ritorno, la situazione è parsa nuovamente peggiorata, ogni ingresso ripristinato era stato divelto e le condizioni igienico-sanitarie degli ambienti interni ed esterni si sono mostrate più pessime che mai. Da come si presenta tuttora la faccenda, si può evincere che la palazzina sia stata utilizzata sistematicamente quale alloggio di fortuna da cittadini che, purtroppo, vivono ai margini della società. Materassi, rifiuti di ogni genere, escrementi, scarti di consumi alimentari testimoniano che qui, soprattutto ai piani superiori, ci potrebbero essere nuovamente inquilini, presenze furtive, che si muovono con la complicità della notte. Ogni soluzione di chiusura e di sbarramento degli accessi si sta dimostrando davvero vana.

La facciata esposta su via San Michele

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