Donata al Museo etnografico di Buie la raccolta. Storie di donne nella Prima guerra mondiale

In quattro anni di viaggi per le località istriane, sono state numerosissime le persone che hanno visitato e saputo apprezzare “Storie di donne nella Prima guerra mondiale”, mostra di immagini e documenti del Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa di Trieste. Giuliano Mauri, Chiara Simon, Ester Pacor, Roberto Todero, Erika Šporčić Calabrò e Tanja Šuflaj concludono il viaggio di questi ricchi pannelli che hanno rispolverato le vicende della Grande guerra, in particolare sul ruolo che la donna ha avuto durante l’immane conflitto. Toccato il tema della partenza degli uomini per il fronte (1914), le donne rimaste sole ad affrontare a casa la nuova, dura realtà, impegnandosi con forza e tenacia a reggere le sorti familiari. Storie di spose che scrivono al marito, di madri ai figli, di crocerossine che raccontano la dura realtà della guerra. Vi si trova pure la testimonianza di una maestra, che descrive la reazione dei lealisti cittadini immediatamente dopo l’entrata in guerra dell’Italia, e di una donna che racconta la partenza del coniuge dal binario n. 8 della Stazione Centrale triestina, un momento straziante dove l’uomo saluta moglie e figli andando incontro a un futuro incerto.

Ruoli poco evidenziati

È stato Giuliano Mauri il promotore e organizzatore del percorso che ha portato la mostra dal Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa di Trieste in Istria e nella Bassa Friulana. A questo proposito ci racconta: “È una mostra bella e interessante. Sia a Trieste che a Buie è stata inaugurata l’8 marzo, in occasione della Festa internazionale della donna. In questa mostra si parla di donne nella guerra, delle loro storie, dei loro compiti e ruoli che quasi mai vengono evidenziati, quasi a confermare che le guerre sono cose da uomini. Ma non è così. Le donne al posto degli uomini partiti per il fronte, messe nelle fabbriche a costruire materiale bellico, le donne lasciate sole nelle campagne e senza le bestie, requisite e portate al fronte anche loro. Le donne e i movimenti femministi internazionali che si oppongono alla guerra. Le intellettuali, le donne nei campi di lavoro, negli ospedali militari. Ci sembrava giusto e doveroso portare questa mostra in giro per l’Istria. Ricordo che oltre 3.000 istriani partirono, all’epoca, per il fronte”.

Come è stata accolta quest’iniziativa?

“Direi in modo molto positivo soprattutto grazie alle Presidi e ai docenti delle Scuole medie superiori che hanno aderito al nostro invito di coinvolgere i giovani – rileva Mauri –. Da Buie, Umago, Isola e San Giorgio di Nogaro abbiamo coinvolto un migliaio di ragazzi: ed è stato un fatto straordinario. Abbiamo avuto un numero di visitatori inusuale per questi eventi. Ci siamo rapportati alle strutture e alle disponibilità delle Comunità degli Italiani e dell’Università Popolare Aperta di Buie, che ci hanno messo a disposizione le sedi e le strutture, ed è stato un rapporto molto proficuo, che mi auguro possa riconfermarsi per altre iniziative”.

In viaggio verso la Galizia

Ad esprimersi in merito è stato pure Roberto Todero, collezionista e studioso dei diversi aspetti del primo conflitto mondiale, con particolare riferimento all’esercito austro-ungarico e ai luoghi che furono teatro delle più aspre battaglie sul fronte dei monti e dell’Isonzo, partecipando a varie mostre e iniziative culturali sulla Grande Guerra in Italia e all’estero. Gran parte dei documenti che componevano la Mostra sulle donne nella Prima guerra sono suoi, come pure il documentario “Maledetta sia la sveglia”, un viaggio in Galizia. “Come cent’anni fa migliaia di soldati partirono in lunghi convogli ferroviari, così un pullman con una ventina di persone giunte da varie parti d’Italia, da Trieste, dal Friuli e dal Carso, si muove da Trieste, alla volta della Galizia – racconta Roberto Todero –. Un luogo che non esiste se non come regione storica. Il vero filo conduttore è il viaggio stesso, i pensieri dei partecipanti emersi prima e dopo aver visitato i luoghi dove i loro avi vissero l’esperienza della Prima guerra mondiale o i cimiteri dove alcuni di loro ancora oggi riposano. Scopo del viaggio non era quello di visitare la Polonia bensì di muoversi in un’atmosfera e in spazi particolarmente adatti a suscitare e richiamare ricordi ed emozioni, antichi racconti e nuove sensazioni”.

Ripercorrere la storia

“È un viaggio pensato per ripercorrere la storia, a partirre dai giorni nostri, in parallelo a quello fatto cent’anni orsono dai nostri avi, soldati del Litorale Austriaco, e al tempo stesso, con le parole di Jaroslav Hašek, “uomini rubati alle loro abitazioni”. Ci siamo avvalsi di documenti inediti, testimonianze orali, lettere scritte da e per il fronte, immagini dei protagonisti degli anni di guerra (1914/18) al fronte orientale e ricostruzioni contemporanee con rievocatori in uniforme o costumi dell’epoca”.

Visite guidate per le scuole

Nel periodo dell’esposizione della mostra presso la Galleria Orsola di Buie, è stato programmato anche un calendario di visite guidate con la SEI “Edmondo De Amicis” e la SMSI “Leonardo Da Vinci”, che ha coinvolto 195 ragazzi in sette singolari e costruttivi incontri, nei quali è stato spiegato il motivo della mostra, i suoi contenuti e le finalità. Inoltre hanno potuto visionare alcuni filmati originali del periodo, rimanendo sorpresi di fronte a cifre e fatti che non si trovano nei testi scolastici.
Erika Šporčić Calabrò, docente di storia presso la Da Vinci ci spiega il perché della necessità di discutere con i giovani della Grande guerra.

Forse bisognerebbe parlare anche di tante altre guerre?

“Parlare di guerra non è mai semplice, soprattutto per il fatto che spesso viene presentata dal punto di vista dei vincitori. Un bravo insegnate di storia, ma in generale un bravo storico, deve essere in grado di parlare dei conflitti prendendo in esame sia i vinti che i vincitori. È quello che ho cercato di fare in questi anni in riferimento alla Grande guerra: solo così le nuove generazioni potranno sviluppare un senso critico e diventare politicamente più responsabili”.

Tra progetti e ricerche

“Come scuola – continua Erika Šporčić Calabrò –, dal 2014 partecipiamo al progetto “Grande guerra”, promosso dall’Associazione culturale “Radici&Futuro” di Trieste, inserito nel programma ufficiale delle commemorazioni del Centenario della Prima guerra mondiale, a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana. Negli anni, il gruppo di storia della scuola ha portato avanti vari lavori di ricerca, tra cui una breve intervista al prof. Silvano Pelizzon, che ci ha parlato dell’esperienza di suo nonno materno, sopravvissuto in Galizia e rientrato a casa solo dopo aver attraversato mezza Europa. In questo caso abbiamo lavorato su fonti di memorialistica assolutamente inedite. Oltre al lavoro sulla Galizia e sui soldati istriani che vennero mandati sul fronte orientale, abbiamo presentato un cortometraggio dal titolo ‘Cent’anni fa sul molo de Umago’, scritto e interpretato dagli stessi alunni, che racconta dell’arrivo degli italiani a Umago, Buie e Cittanova nel novembre 1918. Le altre guerre? Personalmente, da docente, tratto allo stesso modo le guerre puniche, quelle napoleoniche, la Seconda guerra mondiale, quella fredda o contro il terrorismo, perché ritengo che la storia militare sia altrettanto importante quanto quella politica e sociale. In questo periodo ricorreva il centenario della Prima guerra mondiale e ritengo giusto e necessario dargli lo spazio che merita”.

S’inizia da Trieste

Tutto parte da Trieste: a fornirci alcuni dettagli è stata Chiara Simon, responsabile del Museo Postale e telegrafico della Mitteleuropa di Trieste.
“La mostra è nata dal nostro Museo nel marzo del 2015, per far luce sul ruolo che la donna ha avuto nella Prima guerra mondiale.
È una mostra particolare, che ha utilizzato documentazioni inedite per raccontare come le donne, rimaste sole a casa, dopo la partenza dei loro uomini per il fronte, siano riuscite ad affrontare la nuova e dura realtà con determinazione e caparbietà tutta femminile. La mostra è stata dedicata in particolare ai giovani, agli studenti che hanno capito attraverso i poster la crudeltà della guerra e l’importanza della scrittura epistolare, quando una semplice lettera o una cartolina diventano per noi oggi ‘fonte storica’, una ‘memoria’ da non dimenticare e soprattutto da non ripetere. Ringrazio tutti coloro che con tanto impegno l’hanno promossa in tutti questi anni”.

Uno scrigno di storia

Questo scrigno di storia, è stato consegnato al Museo etnografico di Buie; ne abbiamo parlato con la giovane archeologa Tanja Šuflaj. “Su iniziativa del signor Giuliano Mauri, il Museo etnografico di Buie ha avuto l’onore di ospitare quest’importante mostra. Significativa anche la data d’inaugurazione, la Giornata internazionale della donna. Grazie a questa mostra itinerante si è avuto modo di collegare varie istituzioni e persone, arricchendola di volta in volta, rilevando anche il ruolo educativo che ha avuto, essendo stata visitata da tantissime scolaresche. Si tratta di un progetto promosso per conoscere, capire, ricordare e non dimenticare. Alla chiusura, l’intera esposizione è stata consegnata e donata al nostro Museo e siamo stati veramente contenti che, dopo avere compiuto il percorso attraverso l’Istria e il Friuli Venezia Giulia, adesso resterà conservata nella nostra sede”.

Tantissime le collaborazioni

La mostra è stata realizzata grazie a molti contributi e collaborazioni di storici, ricercatori, artisti, delle istituzioni di Trieste, della Regione FVG e della Regione istriana, delle Amministrazioni comunali e di varie Associazioni femminili e non. Ester Pacor di “Rete Espansioni”, ci ha riassunto in breve questo cammino: “Abbiamo proposto un percorso itinerante per continuare e arricchire il racconto delle storie di donne di tutte le realtà. Molti hanno accolto l’invito d’integrare ulteriormente la mostra e per questo li ringrazio ancora molto. Un grande grazie a tutti coloro che ci hanno accolti e in particolare a Giuliano Mauri, che ha collaborato per rendere concreto il nostro percorso. Le immagini e i testi sono testimonianze storiche e personali di donne e uomini coinvolti – loro malgrado – nella guerra. Troppo spesso ancora oggi la storia descrive le motivazioni politiche ed economiche che hanno fatto scoppiare guerre spesso inutili e non ci fa conoscere le quotidiane ‘microstorie’ di chi le ha vissute direttamente. Con quest’itinerario abbiamo voluto riscoprire momenti personali e collettivi, per non farli sparire dalle nostre memorie.”

Un’esperienza positiva

Un’ultima considerazione di Giuliano Mauri.

È stata dunque un’esperienza positiva?

“Senza ombra di dubbio! Abbiamo parlato con oltre 500 ragazzi delle scuole. La mostra si è arricchita di oltre 10 pannelli con storie e documenti di Buie, Umago, Isola e San Giorgio di Nogaro. Le visite, tutte guidate, sono state integrate da immagini e filmati d’epoca. Abbiamo realizzato dibattiti e conferenze e dedicato anche una parte alle canzoni del periodo. È stato un esperimento che ha funzionato, che ha dato risultati e che ci sprona a continuare su questa strada”.

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