Da un estremo all’altro, ecco come cambia il clima

A colloquio con il meteorologo Ivan Novak, responsabile dell’Ufficio di Fiume dell'Istituto nazionale di idrometeorologia

Si può provare un senso di disagio entrando in un ascensore. Utilizzarlo comporta dei rischi. C’è quello piuttosto contenuto di restarvi bloccati e, da un anno a questa parte, di uscirne infetti dal virus più famoso al mondo, forse di tutti i tempi. C’è un’altra insidia incombente, meno pericolosa, ma con grandi probabilità che si manifesti, quando l’ascensore lo prendiamo con una o più persone. Premuto il tasto e chiuse le porte, seguiamo con ansia il passare dei secondi, poche decine di interminabili secondi che ci separano dal nostro traguardo. Non è la paura di restare bloccati in uno spazio angusto e nemmeno il timore di contrarre il coronavirus, ma l’ansia di dover comunicare, nostro malgrado, con il vicino di casa o con uno sconosciuto. Solitamente si parla del tema del momento, da quello del nuovo Presidente degli USA o dei sisma e dei terremotati, al Covid-19, ma quello onnipresente, immancabile e inesorabile, è il meteo. Quando siamo ormai prossimi all’arrivo, dal claustrofobico silenzio della cabina, ecco avverarsi i nostri oscuri presagi. “Chissà quando finirà di piovere”, “Gli inverni non sono più quelli di una volta”, “Vedrete che da un giorno all’altro ci ritroveremo in maniche corte”… Sono alcune delle domande/constatazioni più frequenti che chiedono disperatamente una risposta, una nostra reazione. Preferiamo quell’imbarazzante silenzio con lo sguardo rivolto al nostro cellulare o ai lacci delle scarpe, evitando d’incrociare lo sguardo con il compagno d’ascensore, ma poi, eccoci in trappola. Cerchiamo di non essere scortesi disimpegnandoci alla meno peggio, facendo finta di pensare a una risposta degna della domanda e, alla fine, riusciamo a uscirne incolumi.

I servizi invernali hanno il loro bel daffare

Chissà come deve sentirsi un meteorologo in una situazione come questa. Non se la può cavare con un vago segnale di approvazione. “Sì, è vero. Mi trovo spesso nella situazione di parlare di meteo con i vicini, ma ormai me ne sono fatto una ragione”, scherza il responsabile dell’Ufficio di Fiume dell’Istituto nazionale di idrometeorologia, divenuto ormai un’istituzione, una voce familiare come poche, che da decenni sentiamo alla radio. Lo abbiamo raggiunto all’ultimo piano dell’edificio in Riva, dove non c’è l’ascensore, ma un numero considerevole di gradini per rimanere in forma. Avremmo anche noi le nostre constatazioni e le nostre domande sul meteo, e le risposte ce le siamo cercate nella sede più qualificata.
Cambiamenti anche nel nostro piccolo…
Il mondo è pieno di complottisti e di negazionisti, gli uni che intravedono scenari apocalittici mentre gli altri negano l’esistenza del problema del riscaldamento della Terra. Ci sono dei numeri che possono aiutarci a comprendere la serietà dell’argomento? Quanto ci stiamo surriscaldando? Quanto è cambiato il clima negli ultimi decenni? “Ho raccolto dei dati relativi al 2020 nella nostra e nelle Regioni istriana e della Lika e di Segna. È stato un anno molto caldo, di un grado sopra i valori medi calcolati su quelli registrati nel corso di trent’anni, dal 1981 al 2010. Si tratta di un trentennio nel quale abbiamo potuto avvertire il fenomeno del riscaldamento globale, ossia i cambiamenti climatici da esso provocati. Già in quel periodo i valori tendevano al rialzo, mentre quelli dello scorso anno sono andati anche oltre. Molte stazioni hanno rilevato situazioni estreme”, sono le prime risposte di Novak sul 2020, quello che ricorderemo di più per la pandemia, ma che a livello climatico ci dà qualche motivo di riflessione. Le precipitazioni? “In buona parte dell’area di cui ci occupiamo sono state normali. In alcune stazioni ve ne sono state un po’ sopra e in altre un po’ sotto la media. Limitandoci a Fiume – aggiunge Novak –, possiamo dire che tutti i mesi sono stati più caldi. In alcuni le precipitazioni sono state più e in altri meno abbondanti, sempre rispetto ai relativi valori medi. C’è stata molta più pioggia nei mesi di settembre, ottobre e dicembre”.

Ivan Novak

Trentennio dopo trentennio…
Per avere un quadro attendibile, un insieme di dati che possono venire presi come punti di riferimento, occorre raccoglierli in almeno trent’anni. Si dispone, per quanto riguarda la nostra area geografica, dei rilevamenti a partire dal primo trentennio del XX secolo per cui, trentennio dopo trentennio, siamo arrivati alla fine del 2020, ma per quest’ultimo sono ancora in corso i calcoli. “Negli ultimi decenni ci si confrontava con il periodo dal ‘61 al ‘90, ma siccome proprio negli anni Novanta ci si è resi conto dell’aumento delle temperature, ora vengono presi in esame trentenni fuori dai canoni, andando ad analizzare quello tra il ‘71 e il 2000 e ‘80-2010. Dai media e dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO, acronimo di World Meteorological Organization, nda) ci arrivano tante informazioni sui rilevamenti che poi influiscono sui cambiamenti climatici a livello globale. Il decennio 2011-2020 è il più caldo da quando si dispone di rilevamenti, dal 1880 circa a oggi. Inoltre, i dieci anni più caldi in assoluto sono tutti concentrati nel XXI secolo. Se ci limitiamo alla nostra regione, con particolare riferimento a Fiume, anche qui il trend è piuttosto evidente. Nel periodo ‘61-‘90 la temperatura media è stata di 13,6 e in quello tra il ‘71 e il 2000 siamo arrivati ai 13,8 gradi. Dal 1981 al 2010 la media è salita a 14,2 e fin d’ora posso annunciare che i dati riguardanti quest’ultimo trentennio ci porteranno a constatare un ulteriore aumento della temperatura”.
Estati torride…
Tendiamo a commentare le condizioni del tempo quando sono o ci sembrano diverse da quelle a cui siamo abituati in un determinato periodo. C’è la nostra percezione soggettiva, ma come ci sta illustrando Ivan Novak, le nostre osservazioni sono spesso fondate. Non sono soltanto luoghi comuni. “Quello che vediamo aumentare è il numero di giornate molto calde, quelle che vanno oltre i 30 gradi – puntualizza il nostro interlocutore –. Tra il ‘71 e il ‘90 ve ne sono state in media 17 all’anno, nel ciclo successivo 20, poi dal 1981 al 2010 siamo arrivati a 30 giorni oltre i 30 gradi. I dati per l’ultimo trentennio li ho estratti manualmente e sono sorprendenti, con 40 giorni all’anno a +30 e oltre. Ci dobbiamo rendere conto che in sessant’anni siamo saliti da 17 a 40 giorni oltre i 30 gradi e ce ne rendiamo conto quando d’estate le notti non ci permettono di dormire e che di giorno il caldo diventa spesso insopportabile. Inoltre, sale anche il numero di giorni con valori superiori ai 35 gradi. Nel luglio 2007 a Fiume siamo arrivati a 40 gradi, record assoluto dopo quello del ‘52, per il mese di luglio, che aveva resistito a lungo con i suoi 36,8, fino ai 36,9 del 2004, ma già nel 2006 siamo arrivati a 37,2, quindi i 40 del 2007 e i 39,9 del 2015. Abbiamo il mese di agosto con 35,8 nel ‘58 e nell’‘88 fino al ‘92 con 38,1, al 2013 con 39,2 e al 2019 con 39,5. Sono numeri che parlano da sé e che ci danno delle ulteriori conferme sull’esistenza del problema”. La nostra gioia per la momentanea sospensione delle misure di contenimento del coronavirus, la scorsa estate, ci ha reso più sopportabili i quattro giorni consecutivi, a cavallo tra luglio e agosto, con valori superiori ai 35 gradi e valori minimi della notte prossimi ai 25.

A Fiume quelli della foto qui sopra sono scenari ormai consolidati, sia in via Krešimir…

… e inverni con poca neve
Siamo a inizio febbraio con temperature massime in doppia cifra e nemmeno dicembre e gennaio, se non a sprazzi, ci hanno fatto capire che siamo in inverno. “A Fiume non nevica spesso e credo che i fiumani ne siano contenti perché la neve da queste parti causa molti disagi. Comunque – spiega Novak –, anche se parliamo di Fiume possiamo constatare che vi sono dei cambiamenti. Nel 1966 ci sono stati 10 giorni in cui la città era coperta dal manto nevoso, nel 1985 ce ne sono stati 15, i due record”. Il gennaio 1985 lo ricordiamo bene, con il giorno 4, venerdì, e una serata in discoteca a Tersatto terminata prima del previsto per tutti coloro che per tornare a casa avevano dovuto prendere l’autobus. Bora, ghiaccio, nuove nevicate hanno reso indimenticabile, in ogni senso, quell’inverno. Sempre a Tersatto, in quel periodo si potevano incontrare soldati tedeschi, ufficiali fascisti e delle SS mentre sorseggiavano il vin brulé nei bar della zona, tra una ripresa e l’altra di un film su Mussolini con George C. Scott. Qui Galeazzo Ciano, genero del Duce, venne fucilato. Trovare quelle stesse condizioni per girare quel film oggi sarebbe difficile senza ricorrere ai trucchi cinematografici. Infatti, negli ultimi trent’anni a Fiume c’è meno di un giorno di neve all’anno. Non fa nemmeno freddo come una volta. Il 10 febbraio del 1956 venne stabilito il record assoluto con 12,8 gradi sotto lo zero, mentre nel 1985, il 9 gennaio, ci si è fermati a -11,4. Il 28 dicembre ‘96 la colonnina del mercurio era scesa a -8,9. Sono i tre valori più bassi dal ‘48, cioè da quando si dispone a Fiume di dati precisi.

… che nella zona del Mercato cittadino

L’ombrello… un simbolo
“Tempo variabile, ampie schiarite e piogge, anche abbondanti, a Fiume e dintorni”; lo sentiamo dire spesso dai meteorologi nei bollettini sulle TV nazionali. Ci chiediamo come mai nessuno abbia mai pensato di inserire l’ombrello tra i simboli fiumani. Chi si occupa di araldica potrebbe aggiungere quest’elemento grafico all’identità fiumana. Nella storia della città l’acqua non è mai mancata. Ne arriva dal cielo, abbondante e in quantità, possiamo dire, costanti. Dal ‘61 al ‘91, a Fiume sono caduti in media 1.561 litri per metro quadrato, dal ‘71 al 2000 erano 1.552, 1.548 dall’‘80 al 2010. “In generale – precisa Novak –, ci sono meno precipitazioni, ma fenomeni più accentuati. C’è un trend interessante in questo senso. Aumenta il numero di giorni con più di 50 litri per metro quadrato, un valore che consideriamo estremo. Insomma, quando piove, piove tanto. Sei volte all’anno ci ritroviamo con piogge molto abbondanti. Ci spostiamo nel Gorski kotar dove ci sono, di anno in anno, sempre meno giorni sotto il manto nevoso. A Delnice dall’‘81 al 2010 nevicava in media 40 giorni. La neve copriva la città per 87 giorni. Dal ‘91 a oggi nevica 35 giorni all’anno, mentre il manto bianco dura appena 66 giorni. Anche qui, però, ci sono fenomeni estremi. Nel 2018 Delnice era coperta da uno strato di neve spesso 182 centimetri, il record per la città montana. Anche qui, come la pioggia a Fiume, c’è meno neve, ma quando nevica, può farlo sul serio”.

Nel Gorski kotar la neve è una costante

Come negare l’evidenza?
“Lo possiamo comprendere attraverso tutti questi dati, ma lo avvertiamo in prima persona. Non possiamo negare l’evidenza: i cambiamenti climatici ci sono davvero e la situazione rischia di diventare drammatica. Non ci serve tanto – aggiunge Novak –, per concludere che il tempo non è più quello di una volta. Il riscaldamento del pianeta è una realtà che avvertiamo anche noi. Le conseguenze sono evidenti dovunque, dai mari che diventano sempre più caldi ai ghiacci che si sciolgono. L’aumento della temperatura del mare provoca cicloni tropicali sempre più forti, frequenti, come abbiamo potuto vedere, nell’Atlantico settentrionale. I servizi meteo negli USA sono molto attrezzati e ciò che succede lì ha una grande attenzione mediatica. Nel Pacifico, invece, i tifoni provocano spesso più danni e più vittime, ma se ne parla molto meno. Si tratta di fenomeni destinati ad aumentare se non si cambia qualcosa. L’Accordo di Parigi sul clima limita il riscaldamento nei prossimi anni a un grado e mezzo, ma non lo ferma. Dobbiamo essere pronti a fenomeni estremi, alle alluvioni da una e a lunghi periodi di siccità dall’altra parte. Ci sono gli incendi, dall’Australia agli Stati Uniti, come conseguenza dei cambiamenti climatici. Aggiungerei anche la questione del metano che si libera con lo scioglimento dei ghiacci e che contribuisce più dell’anidride carbonica al surriscaldamento del pianeta. Ne parleremo molto nei prossimi anni”.
Previsioni a breve e lungo termine
Sbagliare è umano. Anche le previsioni a breve termine, talvolta, ci riservano delle sorprese. Come si fa a prevedere come sarà la prossima estate? Un meteorologo può darci una dritta quando gli chiediamo se pianificare le ferie a luglio o agosto? “Ci sono dei modelli matematici molto complessi che portano a delle valutazioni. Non possiamo annunciare che una settimana in agosto sia meglio che una in luglio, ma disponiamo di un quadro più vasto che è utile, per esempio, nell’agricoltura. Sapere che la prossima estate sarà particolarmente calda potrà essere un’informazione utile nel pianificare i consumi di bibite fresche. Insomma, le previsioni a lungo termine possono dare soltanto delle indicazioni sulle probabilità che un determinato periodo sia previsto sopra o sotto la media. Le previsioni a breve termine si basano su modelli dinamici e non vanno mai oltre i 14 giorni. Trattando molti dati e utilizzando dei computer potenti si può calcolare e valutare come sarà l’atmosfera. Anche qui ci sono dei limiti. Dopo due settimane i dati diventano poco attendibili. Noi meteorologi, comunque, non andiamo quasi mai oltre i sette giorni”.
Il meteo istantaneo
Chi di noi non ha sullo smartphone una o più applicazioni per le previsioni meteo? Possiamo crederci? Delle volte non ne azzeccano una, altre volte fanno arrivare la pioggia con la puntualità di un treno giapponese. “Ci sono molti siti dove possiamo trovare delle previsioni per un determinato luogo e la maggior parte delle informazioni che riceviamo è una derivazione di questo o quel modello matematico. Possono essere degli enti o compagnie che lo fanno da sole, senza l’intervento del meteorologo, come il meteo.hr dell’Istituto idrometeorologico croato, con le previsioni per ogni città. Qualcuno può acquistare questi dati, rielaborarli. Qualche anno fa, nel corso di una mia lezione, avevo preso in esame 7-8 siti. Avevo posto la medesima località e ho ottenuto risultati molto diversi. Anche qui vanno fatte delle distinzioni. Se digitiamo Fiume, a quale punto di Fiume ci riferiamo? Basti dire, per spiegarmi meglio, che mi è capitato di uscire di casa e di dover aprire l’ombrello, mentre a Fiume, ufficialmente, non ci sono state precipitazioni. Dipende quale punto nella rete di punti il modello va a esaminare ed elaborare. Ci possono essere tante differenze, a distanze brevi, ma a diverse altitudini. Ognuno ha il proprio sito di riferimento. Non è detto che lo stesso vada bene per uno che vive a Zamet e per quello che sta a Vežica”.

Estati sempre più sopportabili, ma l’afa c’è ancora

Già che ci siamo, possiamo fare dei progetti per il fine settimana? “Fate voi – risponde Novak –, ma il tempo resta instabile, nuvoloso, con pioggia e temperature sopra la media. Se poi, come se ci trovassimo in ascensore, mi dovessi esprimere sull’inverno o sull’estate, potrei dire che il primo è sempre più mite, la seconda sempre meno sopportabile”.

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