Cremazioni. La Croazia insegue i trend europei

Fino al mese scorso il servizio era disponibile soltanto a Zagabria. Ora anche Osijek ha investito in questa tecnologia. A Fiume il tema è stato riportato in auge dal connazionale Oskar Skerbec

L’area cerimoniale del Cimitero centrale di Drenova a Fiume, il cui progetto prevede anche gli spazi dove eseguire le cremazioni

Nel capoluogo quarnerino si è tornati a discutere sull’opportunità di dotare la municipalizzata Kozala (gestisce i cimiteri fiumani) di un impianto per la cremazione dei defunti, ossia di ultimare il progetto del crematorio pianificato al Cimitero centrale di Drenova (un’opera da 33 milioni di kune realizzata nel 2007 su progetto dell’architetto spalatino Dinko Kovačić). A portare nuovamente in auge l’argomento è stato in occasione dell’ultima seduta del Consiglio cittadino il connazionale Oskar Skerbec (DDI), che nella sua veste di consigliere municipale ha interpellato in merito il sindaco Vojko Obersnel. Quest’ultimo ha annunciato che a breve sarà bandita la gara pubblica per l’assegnazione dell’appalto connesso alla realizzazione del progetto del futuro crematorio. Obersnel ha detto di essere sostanzialmente favorevole alla realizzazione di tale opera, ma che l’ultima parola a questo punto spetterà ai futuri detentori dell’autogoverno locale (le elezioni amministrative sono in programma a maggio).

 

Il sindaco ha osservato che da un punto di vista prettamente economico si tratterebbe di un investimento (si parla di circa 3-4 milioni di kune) non giustificato. Tuttavia, ha ammesso che l’interesse per questo servizio negli ultimi anni è lievitato e che un ricorso più massiccio alla cremazione potrebbe contribuire a risolvere il problema connesso alla carenza degli spazi destinati alle tumulazioni. Una risorsa, quella dello spazio, che a detta del primo cittadino a Fiume “scarseggia”. Stando ad alcune valutazioni nell’arco di tre decenni a Fiume gli spazi destinati alla sepoltura dei defunti potrebbero andare esauriti.

L’investimento di Osijek
In Croazia fino a qualche mese fa l’unica città a disporre di un crematorio era Zagabria. Di recente anche Osijek, ossia la sua municipalizzata Ukop, si sono equipaggiati in modo da poter eseguire la cremazione dei defunti. Il crematorio di Osijek è entrato in funzione lo scorso 16 febbraio, quando sono state eseguite quattro cremazioni. Nella struttura la durata di ciascuna cremazione si aggira attorno alle due ore e l’impianto è in grado di eseguirne fino a cinque al giorno. L’impianto (in occasione della suddetta seduta del Consiglio municipale di Fiume, il consigliere Josip Kukuljan ha notato che a Osijek è stato montato un macchinario importato dall’Italia) è costato 3,5 milioni di kune (PDV incluso) e il suo acquisto è stato finanziato attingendo alle risorse del bilancio municipale del capoluogo della Croazia pannonica. Il vicesindaco di Osijek, Boris Piližota, presentando il progetto aveva osservato che l’idea di realizzare il crematorio era sorta 15 anni prima. “Abbiamo voluto assecondare le richieste dei nostri concittadini e adeguarci ai trend che si stanno diffondendo in Europa. In Germania circa il 50 p.c. di tutti i defunti vengono cremati, in Slovenia l’88 p.c. e in Svezia addirittura il 95 p.c”, aveva puntualizzato il vicesindaco della quarta città più grande del Paese. Il direttore della municipalizzata Ukop, Hrvoje Ostrički, aveva informato che il prezzo di una cremazione sarebbe stato fissato attorno alle 3.400 kune. Un importo in linea con i prezzi praticati dall’impianto zagabrese. Il vero risparmio per gli abitanti delle regioni che gravitano attorno a Osijek deriverà dal fatto di non dover più sostenere le spese connesse al trasferimento della salma del defunto fino alla capitale (orientativamente 1.000-2.000 kune).

Il direttore della Ukop di Osijek, Hrvoje Ostrički

Una proposta rovignese
Alle nostre latitudini fu Lodovico Brunetti (Rovigno, 21 giugno 1813 – Padova, 6 dicembre 1899), professore di anatomia patologica all’Università di Padova, il primo sostenitore dei benefici e dei vantaggi della cremazione rispetto alla sepoltura. Nell’ex Jugoslavia esistono complessivamente sei crematori, inclusi quelli di Osijek e Zagabria. Il primo sorse a Lubiana nel 1977. In Slovenia ne esiste uno pure a Maribor, mentre i rimanenti si trovano a Novi Sad e a Belgrado. Anche a Fiume e a Spalato esistono spazi progettati appositamente per poter ospitare impiantiper la cremazione delle salme. Tuttavia, almeno fino ad ora, né le autorità del capoluogo quarnerino, né quelle della città dalmata hanno mai voluto sobbarcarsi la spesa connessa all’acquisto dei forni. I primi piani attinenti alla costruzione di un crematorio in Croazia risalgono agli anni 20 del secolo scorso, quando la possibilità fu valutata a Zagabria.

Cambi e inflazione
Tuttavia, il crematorio della capitale croata è stato inaugurato appena nel 1985 (la prima cremazione fu eseguita il 30 gennaio 1986). Il complesso progettato dagli architetti Marijan Hržić, Davor Mance e Zvonimir Krznarić è denominato Gaj urni-Krematorij ed è ospitato nella parte settentrionale del Cimitero di Mirogoj. L’opera, che comprende il mausoleo nel quale vengono custodite le urne con le ceneri dei defunti, costò 640 milioni di dinari jugoslavi. In base al cambio in vigore nel 1984 l’importo equivaleva a circa 3,15 milioni di dollari. Stando a quanto riportato da Branko Nadilo sulla rivista Građevinar (12/2013), bisogna tenere conto dell’inflazione, della svalutazione e degli interessi maturati dai creditori e pertanto il prezzo dell’impianto zagabrese lievita a 12,59 milioni di dollari. Mediamente, nel medesimo vengono eseguite tra le 4.000 e le 6.000 cremazioni all’anno (approsimativamente, a seconda dell’anno, tra il 7 e il 12 p.c. delle persone decedute nel Paese). In Italia i crematori sono 85, di cui due nella Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. Uno si trova a Trieste e l’altro a Udine. Nel 2019 nello Stivale l’incidenza delle cremazioni sul totale dei decessi è stata pari al 30,68 p.c.

Bolla papale
La prassi di cremare è antichissima. Attualmente è diffusa principalmente in Asia. Nell’antichità, la cremazione delle salme era largamente praticata pure in Europa, ma con l’affermarsi del cristianesimo l’usanza si perse. Fu la Francia all’epoca di Napoleone a sdoganare nuovamente la cremazione come metodo di sepoltura. A riguardo la Chiesa Cattolica mantenne a lungo la sua posizione difensiva e con i “Codex Iuris Canonici” del 1917, la cremazione fu vietata in quanto considerata espressione antireligiosa. Bisognò attendere il Concilio Vaticano II affinché nascesse un ampio dibattito sull’argomento all’interno della Chiesa stessa. Nel 1963 Paolo VI, con una bolla, dichiarò la libertà della pratica della cremazione. Nel 1968, con il decreto “Ordo Exsequiarum”, la Santa Congregazione per il Culto Divino stabilì definitivamente la concessione del rito e delle esequie cristiane a quelli che avrebbero scelto la cremazione.

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