Contro il rischio, oltre la paura: le storie nascoste dei pompieri

Abbiamo incontrato Demir Ferhatović e Toni Rebrović tra corridoi, automezzi e interventi, scoprendo la dedizione, il coraggio, la vita in caserma, le emergenze più strane e la vocazione al servizio pubblico dell'Unità dei vigili del fuoco professionisti di Fiume

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Contro il rischio, oltre la paura: le storie nascoste dei pompieri
Uno degli interventi dei pompieri. Foto ANDREJ ROŠIĆ

Abbiamo avuto l’occasione, nei giorni scorsi, di visitare la Caserma dei vigili del fuoco di via Krešimir a Fiume, una delle due strutture professioniste della città, assieme a quella di Vežica. A guidarci tra i corridoi, gli automezzi e la vita quotidiana dei pompieri ci hanno pensato Demir Ferhatović e Toni Rebrović, due giovani straordinariamente disponibili e gentili, che ci hanno accolti con passione e competenza.

Che dire dei vigili del fuoco e del loro ruolo nella società? Sono uomini instancabili, che dedicano anni della loro carriera e della loro vita al servizio dei cittadini. La loro missione è garantire sicurezza e protezione: case, strade, beni e persone. Persone che, senza clamore, incarnano la vera vocazione al servizio pubblico: veri angeli non in cielo, ma tra noi, pronti a correre dove altri esitano, con coraggio, abnegazione e dedizione assoluta. Ci siamo calati nella loro realtà, camminandogli affianco per poter trasmettere ai nostri lettori molte delle nozioni che probabilmente non conoscono: dalla gestione delle emergenze alla vita quotidiana in Caserma, fino a quei dettagli che rivelano quanto instancabile e prezioso sia il loro lavoro.
Si parla di giovani, ma già esperti professionisti. Toni Rebrović, 26 anni, vanta un’esperienza significativa, maturata sia nel corpo dei vigili del fuoco professionisti sia in circa 15 anni di servizio in quello delle squadre volontarie. Non si tratta di una tradizione familiare, ma chi dice che non possa diventarlo: Toni ha coinvolto anche suo fratello nella corpo dei vigili del fuoco volontari “Halubjan” di Viškovo, mentre lui stesso oggi è dipendente dell’Unità dei pompieri progessionisti di Fiume, rimanendo comunque attivo nel volontariato. Per chi desidera intraprendere questa carriera, i requisiti sono chiari: avere almeno 18 anni d’età e aver completato la scuola per vigili del fuoco, della durata di un anno. La formazione è flessibile e può essere conciliata con il lavoro professionale, consentendo a chiunque di seguire le lezioni senza interrompere l’attività quotidiana.
La vita in caserma
Demir Ferhatović, nato a Fiume, dopo aver terminato la scuola superiore e aver tentato studi all’estero, si è iscritto alla quinta generazione della scuola per vigili del fuoco di Fiume, per poi essere assunto professionalmente. Oggi ricopre il ruolo di capogruppo; in passato ha servito come pompiere nel corpo volontario “Sušak”. Con loro abbiamo parlato della vita in Caserma, scoprendo un lato più tenero del loro lavoro: la cura degli animali. Tra questi, alcuni mici ormai di casa, nutriti e coccolati quotidianamente, dimostrano che il loro impegno va ben oltre il fuoco: è cura e dedizione per la vita in ogni sua forma. La sede dei vigili del fuoco professionisti di Fiume vanta un primato che la rende speciale: è stata la prima stazione professionale in Croazia. Un motivo d’orgoglio che, come ha ricordato Demir, accompagna ancora oggi chi vi lavora. La sua storia supera i 160 anni e il prossimo traguardo sarà quello dei due secoli. All’ingresso, ad accogliere i visitatori, c’è un carro d’epoca: un cimelio che racconta la fatica e la dedizione dei pompieri di un tempo. Allora l’acqua si pompava a mano e i vigili percorrevano i villaggi per prevenire i pericoli del fuoco. Oggi la tecnologia ha cambiato tutto garantendo rapidità, efficienza, sicurezza.
Fondata nel 1863, la stazione non è soltanto un presidio di protezione, ma anche una scuola di vita. Il suo patrimonio storico, unito alla professionalità del corpo, spinge i vigili a formarsi continuamente: corsi, specializzazioni, esperienze sul campo. Un impegno quotidiano che tiene viva una tradizione gloriosa e la proietta nel futuro.

Demir e Toni. Foto GORAN ŽIKOVIĆ

Lavoro di squadra che fa la differenza
Quando suona il telefono del 193 (numero ufficiale croato dei vigili del fuoco), ogni chiamata può diventare un’emergenza. E non sempre si tratta di incendi. Ce l’ha detto Demir: “Le richieste possono essere le più disparate. Soccorriamo animali in difficoltà, gatti intrappolati nei motori, uccellini caduti, serpenti nelle cantine, perfino pappagalli smarriti”. Proprio mentre stavamo parlando, una pattuglia è stata chiamata a Castua per catturare un serpente intrufolatosi in un’automobile. Gli episodi non mancano. Demir ricorda bene una cornacchia rimasta bloccata in un camino: incapace di andare avanti o indietro, l’animale è stato recuperato con delicatezza e restituito alla libertà. “Non ho avuto paura – ha raccontato Demir –, la mia formazione medica mi aiuta a gestire le situazioni difficili. Se ci fosse stato un serpente velenoso, avrei usato l’attrezzatura adeguata; se non fosse stata disponibile, semplicemente non sarei intervenuto”.
Mentre stavamo discorrendo, si è passati facilmente dall’emergenza alla tecnica. L’attrezzatura, infatti, non è mai soltanto un dettaglio: ci sono due tipi principali. Quella da lavoro è semplice, pratica per le attività quotidiane: tuta, maglia ufficiale, scarpe robuste e cappello. Quella da intervento cambia secondo la missione: divise antincendio multistrato, stivali, casco, sottocasco e guanti specifici, sia per gli incendi sia per operazioni tecniche. Non basta la formazione iniziale, ha avvertito Demir: “Quello che sai all’inizio è soltanto una piccola parte. Tutto il resto si impara giorno dopo giorno, con esercitazioni, lezioni e soprattutto esperienza sul campo. Certo, avere una base medica aiuta, ma ciò che fa la differenza è il tempo, la pratica e il sostegno dei colleghi più esperti. È lì che trovi la sicurezza e la consapevolezza necessarie”. Toni, tecnico del traffico ha confermato, dal canto suo, il valore dell’esperienza scolastica dicendo che sin da bambino lavora con i pompieri come volontario, accumulando competenze preziose. Anche se autista per formazione, ha ammesso con un sorriso di non avere ancora la patente C per i veicoli pesanti: “Non vedo l’ora di prenderla”.
La Caserma di Fiume oggi è connessa a numerose aziende tramite sistemi di allarme antincendio, obbligatori per legge. I sensori segnalano automaticamente ogni emergenza al centro operativo, consentendo interventi rapidi e mirati. Tutti gli enti a rischio 1 e 2 devono possedere questo sistema di protezione. Demir unisce pratica quotidiana e formazione: laurea in sicurezza antincendio e corsi aggiornati, organizzati dal datore di lavoro e dalle associazioni volontarie. L’Unità dei vigili del fuoco professionisti di Fiume conta 140 dipendenti, molti dei quali attivi anche nelle squadre volontarie locali di Viškovo, Sušak e Jelenje. Una rete che rafforza la capacità di risposta sul territorio. Il lavoro dei professionisti non si limita ai turni: molti partecipano anche come volontari. La stazione non è solo un luogo di lavoro, ma una comunità viva, fatta di esercitazioni, interventi, competizioni, attività sociali e sportive. “La nostra stazione è la nostra seconda casa – ha proseguito Demir – mio padre ha festeggiato 35 anni di servizio, più della mia età, eppure anch’io mi sento già un capogruppo esperto”.
Una profondità unica
Il mestiere del vigile del fuoco ha una profondità unica. La professionalità si alimenta con il contributo delle squadre volontarie: persone che scelgono di impegnarsi gratuitamente, con passione e coraggio, a favore della comunità. Le postazioni antincendio pubbliche, come quella di via Krešimir, coprono il territorio cittadino, ma intervengono anche fuori dai confini urbani, in base ad accordi e contratti stipulati con le autorità locali. È il caso, ad esempio, di Jelenje, Buccari, Klana, Viškovo e Castua: realtà che trasformano il servizio in una vera vocazione. Esistono poi anche postazioni antincendio aziendali, dedicate a contesti specifici: quella del cantiere navale “Viktor Lenac”, attiva solo all’interno del proprio perimetro, o quella della raffineria INA. Anche in questi casi si tratta di pompieri professionisti, impegnati a proteggere settori strategici della comunità. All’interno della Regione litoraneo-montana, accanto a quella di Fiume, operano altre postazioni antincendio pubbliche: Abbazia, Lussino, Crikvenica, Delnice e Veglia. Tutte sono coordinate dal Piano regionale di impiego delle forze antincendio. A queste si aggiungono i servizi volontari con nucleo professionista – come a Novi Vinodolski, Vrata o Jelenje – che assicurano una presenza capillare sul territorio. In questi casi i volontari, grazie a specifici contratti, possono essere assunti stabilmente o con diverse forme di rapporto di lavoro, entrando a pieno titolo nelle squadre operative.
Un capitolo a parte meritano poi le unità dei vigili del fuoco volontari: realtà nate dall’impegno civico, che ancora oggi costituiscono la spina dorsale del sistema antincendio locale. A Fiume centro e a Sušak, come anche a Drenova, operano anche associazioni di vigili del fuoco volontari. Tutte queste realtà, insieme, coprono le aree a rischio e i punti strategici della città secondo le rispettive competenze. “Ci aiutiamo a vicenda – ha spiegato Toni – noi operiamo in città, ma se l’intervento è più complesso entrano in azione anche i volontari. E in caso di catastrofi arrivano rinforzi persino da fuori Regione”.
Molti di loro hanno iniziato da lì, inseguendo quello che per molti era un vero “sogno da bambini”. “Sono da sempre stato destinato a diventare un professionista in uniforme – ci ha rivelato Toni – da piccolo guardavo i cartoni animati e con ammirazione osservavo poliziotti e pompieri, e appena si è presentata l’occasione, mi sono buttato”. Demir, invece, non ha fatto il percorso del volontariato, ma ha trovato subito la sua strada: “Questo sistema, molto vicino a quello militare, con regole precise e una gerarchia ben definita, mi ha formato come persona. Mi ha reso più responsabile e utile per gli altri. Ho imparato che è meglio ascoltare chi ha più esperienza”.

Uniformi, stivali ed elmetti. Foto GORAN ŽIKOVIĆ

Impegno totale
L’impegno è totale, hanno affermato all’unisono i nostri due interlocutori, paragonabile a quello dei medici. Ma non mancano le difficoltà. Oggi esiste una Legge sull’antincendio con regolamenti precisi, e si attendono ulteriori miglioramenti, compresi gli adeguamenti salariali previsti dai coefficienti. Dopo l’indipendenza della Croazia è stato possibile definire il quadro normativo, sia per i servizi professionisti sia per quelli volontari. Tuttavia, ciò che è scritto sulla carta non sempre si adatta alla realtà: ogni territorio ha le proprie specificità, dal microclima alla conformazione del terreno. La verità è che spesso si va oltre i limiti. “Sappiamo che lavorare più di 12 ore non fa bene – hanno evidenziato –, ma quando c’è bisogno, c’è bisogno. Questo lavoro deve essere fatto: nessun altro lo farà al nostro posto. E siamo coscienti dei rischi a cui ci esponiamo”. Rischi che, secondo loro, dovrebbero essere affrontati anche a livello istituzionale. Non si tratta solo di sicurezza durante l’intervento, ma anche di salute a lungo termine. L’assicurazione sanitaria è un punto cruciale: non è lo stesso essere coperti al 100% o al 70% durante un’assenza per malattia. Eppure i vigili, tra professionisti e volontari, si spendono fino in fondo per il bene comune. C’è poi un tema che li tocca da vicino: l’assenza di un elenco ufficiale delle malattie professionali specifiche per il settore. “Una commissione europea – ha sottolineato Demir – ha già rilevato come alcune particelle nocive degli incendi possano colpire i civili, aumentando la loro vulnerabilità. Ma noi, che siamo in prima linea, che cosa rischiamo? Dovrebbero essere riconosciute patologie polmonari e cardiache, oltre al peso psicologico cui siamo esposti”. La squadra dei vigili del fuoco di Fiume è una struttura professionale organizzata su turni diurni e notturni. Ogni turno dura 12 ore, dalle 7 alle 19, seguendo lo schema 12-24-12-48. Un ritmo che può sembrare complicato, ma che per chi lo vive diventa presto naturale. “Il tempo scorre veloce – hanno detto ancora Demir e Toni – tutto dipende da quello che accade, e bisogna essere pronti perché in un attimo può succedere di tutto”.
La Caserma si trova al civico numero 38 di via Krešimir. Al suo interno ci sono posti di lavoro operativi e non operativi. I primi riguardano direttamente i vigili e gli interventi sul campo, i secondi comprendono invece personale amministrativo e tecnico: segretarie, comandante, vicecomandante e diversi assistenti (per la prevenzione, i lavori generali, l’elettricità e così via). Il comandante, oltre a coordinare la sede centrale, sovrintende anche alla postazione di Vežica, con l’appoggio dei vigili logistici, che si occupano dei veicoli, degli estintori e della manutenzione ordinaria. C’è anche un’officina interna per riparazioni e registrazioni. Per quanto riguarda l’operatività, l’organizzazione è precisa: quattro turni – giorno, notte, libero, libero – che permettono di coprire senza interruzioni l’intero arco dell’anno. Ogni turno ha un comandante, il cosiddetto capoturno. A Fiume, come già scritto, esistono due squadre professioniste : la “Centar” di via Krešimir e quella operante nel rione di Vežica.
Organizzazione di lavoro
Quella centrale funziona con un comandante di turno, un capoturno e due capireparto. Ogni reparto ha tre Uscite – cioè tre gruppi pronti a intervenire – ciascuna composta da un capogruppo, vigili e autista. Di norma un’Uscita conta tre o quattro persone, ma può arrivare fino a sei. Durante i turni notturni tutto è regolamentato, ma con un’attenzione particolare al riposo: “Sappiamo sempre cosa dobbiamo fare – hanno proseguito Demir e Toni –, ma dobbiamo anche garantire le ore di sonno, perché essere lucidi e pronti è parte integrante del nostro lavoro”. La sede di Vežica ha, invece, due Uscite. In via Krešimir l’Uscita 1 è dedicata agli alloggi, la 2 si concentra sugli interventi tecnici – incidenti stradali, soccorso di animali, serpenti compresi – e la 3 è stagionale: d’inverno soprattutto incendi di camini, d’estate incendi boschivi o di vegetazione bassa. La regola, però, è chiara: tutti devono essere pronti a intervenire in qualsiasi situazione. Non ci sono ruoli fissi, si ruota, e ciascun vigile deve poter affrontare ogni tipo di emergenza. Il mestiere ha anche un riconoscimento formale: l’anzianità è agevolata e per ogni anno di lavoro si maturano tre mesi aggiuntivi. Un segno tangibile di quanto la professione sia impegnativa.
La nostra domanda sulla spontaneità ha fatto sorridere Demir: “Non l’ho persa. Certo, ci sono stress e traumi, ma ci sentiamo come una grande famiglia. Comunichiamo tanto, anche in modo spontaneo, sia su temi di lavoro che personali. Questo ci aiuta a resistere. E poi sappiamo ridere, scherzare, bere un caffè insieme. Ci rilassiamo come colleghi e amici. Ma quando c’è da lavorare, le responsabilità sono enormi: non resta tempo per pensare ad altro”. Non sono soltanto incendi o incidenti a scandire le giornate dei vigili del fuoco. A volte capitano episodi singolari, che restano impressi nella memoria. Demir ha ricordato, ad esempio, un salvataggio a Vežica: un capriolo rimasto impigliato in una recinzione. “Siamo riusciti a liberarlo e a rimetterlo in libertà”, ci ha raccontato. Toni, invece, ha citato un aneddoto curioso: una volpe intrufolata nella veranda di una casa, talmente spaventata da diventare aggressiva. Anche in quel caso, con pazienza e sangue freddo, i vigili sono riusciti a farla uscire e riportarla nel suo ambiente naturale.
“A volte – ha aggiunto Demir – affronti un intervento senza nemmeno renderti conto del rischio. Forse più che paura, è l’adrenalina a guidarci”. Ogni chiamata è importante, ma ci sono situazioni più urgenti di altre. A stabilire le priorità è l’operativo di turno al centro di controllo, che riceve le segnalazioni e coordina le squadre non solo a Fiume, ma in tutta la Regione. “Facciamo un esempio – hanno spiegato –: se un cittadino segnala il garage allagato con l’acqua che entra nel piano terra, è chiaro che la sua proprietà e forse la sua vita sono a rischio. Se invece in un magazzino l’acqua è lontana dalle merci sistemate in alto, quella diventa una priorità secondaria. La differenza la fa la capacità degli operatori di valutare ogni situazione. E loro, con la loro esperienza, sanno farlo bene”.

Attrezzatura. Foto GORAN ŽIKOVIĆ

Il comportamento dei cittadini
Un aspetto che colpisce i vigili è il rispetto con cui vengono accolti dal pubblico. I cittadini, hanno osservato, sono pazienti quando fanno le segnalazioni e attenti soprattutto ai comportamenti che possono generare incendi boschivi. È anche grazie a questa prudenza che la Regione litoraneo-montana vanta uno dei tassi più bassi di incendi boschivi in Croazia: meno di quattro ettari bruciati in un anno. “La gente ha imparato le regole del gioco – hanno detto – e questo fa la differenza”. E se capita che manchi del personale, impegnato in altri interventi? In quel caso scatta il meccanismo di rinforzo. Viene attivato il turno successivo, e i capiturno vengono subito informati della temporanea indisponibilità di alcune squadre. Un sistema semplice, ma efficace, che evita perdite di tempo preziose. Per le comunicazioni, oltre alle linee ufficiali, spesso si usano anche i cellulari personali: un contatto diretto che accelera le decisioni.
La Caserma centrale s’affaccia sulla strada principale a quattro corsie in via Krešimir. Qui troviamo gli uffici del capoturno, dell’assistente e del comandante di turno, i servizi, la cucina, la sala da pranzo e perfino la sala TV, dove ci si rilassa nei momenti di pausa. Al primo piano c’è il cuore operativo: il centro chiamate, la segreteria e gli uffici del comando, insieme al segretario del comandante e a due stanze destinate alla Comunità dei vigili del fuoco della Regione litoraneo-montana.
Ma non finisce qui. In un altro edificio, al piano terra, ci sono i garage con i mezzi pronti all’uso. Sopra, aule, corridoi, locale per la manutenzione degli apparati per lo spegnimento, WC, docce, dormitori e spogliatoi. E ancora, al piano inferiore, vicino ai garage, un’officina e la palestra. Tutto è studiato per garantire efficienza e rapidità. E quando suona l’allarme… sembra di stare in un film. Anche se dormono, in 90 secondi il veicolo parte per l’intervento, sirene spiegate, e loro scendono lungo la famosa asta. Scenografica come cosa… Dormono già con gli abiti di lavoro, pronti a infilare gli stivali (posti accanto al letto) e la tuta che viene scelta a seconda della necessità. Durante il turno diurno, i 90 secondi diventano addirittura 60.
“Secondo le regole – ha raccontato Demir – se si tratta di incendi in appartamenti o strutture, il tempo è questo; se invece c’è un’alluvione, o qualcosa di simile, ci si prende il tempo necessario per preparare l’attrezzatura”. Ogni vigile ha il suo posto preciso dove cambiarsi, dove trovare stivali e tuta, e muoversi rapidamente. L’obiettivo è chiaro: arrivare in 15 minuti sul luogo del problema, sempre entro i confini della città di Fiume. Ma non sempre le strade sono libere: ostacoli imprevisti, lavori non segnalati. “Per questo – ha sottolineato Demir – serve una comunicazione impeccabile: se uno nota un intoppo anche mentre guida per la città per conto suo, deve avvisare subito tutti gli altri. Solo così possiamo essere pronti in ogni situazione”. I servizi pubblici e le altre autorità dovrebbero informare dei lavori in corso, ma non sempre succede. E allora, tra prontezza e coordinazione, la postazione diventa un organismo che funziona come un orologio: preciso, rapido, sempre pronto a intervenire.
Giornata tipo
La giornata dei pompieri professionisti di Fiume comincia alle 7, con la presenza e il passaggio di consegne del turno. Si leggono i nomi dei vigili, la loro assegnazione alle Uscite, e si controllano i veicoli: ogni dettaglio è fondamentale, perché la precisione salva vite. Alle 7.30 i comandanti si riuniscono per assegnare compiti e responsabilità, mentre alle 8 ogni squadra parte con il proprio briefing, leggendo incarichi e programmi della giornata. Non manca la parte conviviale: ogni squadra ha una propria cucina, ma merenda e pranzo arrivano dall’esterno e vengono preparati fuori. Tutti mangiano insieme nella stessa sala da pranzo, un momento di comunità prima di rientrare nel ritmo serrato del lavoro. Dalle 8 alle 9 si svolgono le attività necessarie, dalle 9 alle 10 è tempo di merenda, e dalle 10 alle 13 si affrontano le attività pianificate, sempre seguendo regole precise e protocolli di sicurezza. Nel primo pomeriggio, dalle 13 alle 15, arriva il momento di riposo: si beve il caffè, si scambiano chiacchiere, ma la concentrazione non cala mai. Poi si lavora fino alle 18, e subito dopo si prepara il passaggio di consegne per il turno successivo, previsto per le 19. Per il turno notturno, tutto ricomincia dalle 19: controlli dei veicoli e attrezzi fino alle 20, lezioni o esercitazioni dalle 20 alle 22, e infine riposo dalle 22 alle 6, il turno successivo è pronto a ricominciare alle 7.
“Ci sono giorni – hanno proseguito i nostri due interlocutori – in cui, come dopo le grandi alluvioni a Fiume, il lavoro sembra non finire mai. In quei casi ci dedichiamo anche alla manutenzione delle attrezzature: pulizia dei tubi, verifica delle pompe, controllo dei veicoli e dei serbatoi”. Ogni vigile conosce bene la propria descrizione del lavoro, ma molto dipende anche da lui: quanto desidera continuare a fare, migliorare, riparare, imparare. Se si segue la propria scheda, c’è sempre qualcosa da fare, sempre un modo per essere pronti quando la città chiama. “Tutti coloro che entrano qui notano subito una cosa: la struttura è datata, non moderna, e certo presenta le sue sfide quotidiane. Ogni angolo viene controllato con attenzione: dal tetto alle eventuali infiltrazioni, tutto deve essere come dovrebbe. Ma, tra un controllo e l’altro, ci sono anche momenti per attività sportive o sociali, per rilassarsi un po’”, ha detto Demir. Durante la visita, abbiamo assistito a una dimostrazione molto particolare: come togliere un anello da un dito gonfio. Gli strumenti sono semplici, ma efficaci: una piccola smerigliatrice speciale, una siringa con acqua per raffreddare il taglio e proteggere la pelle dallo scottarsi, e una forchetta privata dei fili esterni per fare leva e liberare la fede dal dito. Sembra tutto primitivo, eppure funziona. “E poi c’è la gratitudine della gente. Una sensazione che vale più di ogni altra ricompensa”, ha ammesso Toni. Ma allo stesso tempo, i vigili sentono la pressione di dover fare sempre tutto al meglio. Non sempre è possibile, e a volte può essere frustrante non riuscire a soddisfare le aspettative di chi chiede aiuto in un dato momento.

Le varie uscite destinate ai mezzi. Foto GORAN ŽIKOVIĆ

Piccolo tour
Abbiamo fatto un tour con Toni, che ci ha mostrato con pazienza ogni dettaglio degli interni e degli esterni dei veicoli. Ci ha confermato che il loro stato attuale è soddisfacente, anche se presto arriveranno mezzi ancora più moderni. Intanto, una pattuglia si preparava per partire e raggiungere l’elicottero appena atterrato. Siamo entrati e ci siamo trovati subito in una vera sala di controllo. Demir ci ha presentato Dražen Ožanić e Andrej Gauš. Il Centro di comunicazione, in quell’attimo, ha annunciato: “Uscita numero 20” per il servizio dell’elicottero. Hanno suonato tre segnali, che indicavano che l’Uscita numero 3 doveva partire. Tutti l’hanno sentito e, immediatamente, abbandonato ciò che stavano facendo per correre al proprio veicolo. Abbiamo assistito a tutto ciò dalla finestra del primo piano. Non si trattava di un’emergenza reale, quindi abbiamo avuto il tempo per osservare con calma.
“Ogni arrivo di elicottero richiede la presenza dei vigili”, ci è stato spiegato. Nemmeno il tempo di finire la frase e il veicolo, con luci lampeggianti e sirena, si è perso tra le macchine nelle vie della città. Ci sono due postazioni operative, OP1 e OP2, entrambe collegate a un software, utilizzato per mobilitare e gestire gli interventi. Demir ci ha mostrato una serie di schermi, illustrandoci le varie funzioni: uno serve per inviare i veicoli premendo un pulsante digitale; si preme il tasto 20, ad esempio, e l’équipe dell’Uscita 20 è già in partenza. Le informazioni vengono trasmesse tramite microfono, all’esterno si accende un semaforo e un altoparlante suona un certo numero di volte (dipendentemente dal tipo di intervento). Un secondo schermo mostra le richieste dei vigili da aziende e privati. Il terzo, più grande, è collegato a webcam che sorvegliano le zone boschive di Fiume per rilevare fumo o fiamme. Ci sono anche radio per comunicare direttamente con i veicoli. Le aree operative sono divise: il litorale in sei unità, l’isola in tre, e l’entroterra in sei. Ogni zona ha un distaccamento dei vigili o un’associazione di volontari. Quella centrale di Fiume collabora anche con Hreljin e con sei distaccamenti del Gorski kotar.
Sbirciatina veloce nella palestra e i mezzi: ogni veicolo è pronto per qualsiasi emergenza. Casco e guanti si indossano una volta saliti sul mezzo, per risparmiare tempo prezioso. I mezzi contengono strumenti per ogni esigenza: le pompe erogano 2.800 litri al minuto a 10 bar di pressione, riconoscibili dall’indicazione 28/10, e gli ugelli variano secondo la necessità. “Solitamente non c’è stress, o almeno non dovrebbe esserci – ci ha detto Toni –. C’è fretta, ma senza pressione. Semplicemente lavoriamo”. I mezzi comprendono autoscale e cisterne. Ultima tappa: la cucina, dove Luka e Andrej stavano preparando un grande pentolone di ragù, dal profumo irresistibile. Andrej ci ha raccontato alcuni interventi rischiosi: in un’occasione, la termocamera è stata fondamentale per salvare una persona dall’imminente soffocamento. Ci ha mostrato anche alcune foto suggestive scattate sul posto, inviandocele per le necessità di questo servizio. Grazie, cari pompieri, per vegliare su di noi.

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