Civiltà contadina

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Civiltà contadina
Foto: Sergio Loppel

Tempo fa, “navigando” in quel mare affascinante e periglioso che è il Web, sono approdato in un porto che parlava di “civiltà contadina”. Internet ci ha messo a disposizione un mare infinito di sapienza nel quale ormai possiamo attingere a piene mani e nel quale personalmente mi tuffo ogniqualvolta sento il bisogno di “sapere”. Vengo a conoscere così cose, pensieri, fatti e segreti che mi aiutano a capire gli ingranaggi attorno ai quali ruota la vita di ogni giorno. Non solo, ma anche le cose che sino a quel momento mi erano sembrate ovvie, acquistano un significato diverso e più illuminato. Dunque, smanettando tra i portali di Internet Explorer, sono capitato tempo fa in un “ciuffo” di siti che parlavano dell’ambiente, mettendo in luce l’importanza della nostra salute in dipendenza dei prodotti commestibili che la terra produce. Ho avuto subito un tuffo al cuore.

Foto: Sergio Loppel

I prodotti dimenticati
Cercando notizie sul cavolo verza padovano, custodito in un angolo della mia memoria fin dai tempi della mia gioventù allevata dai tradizionali cibi del Veneto in cui abitavo, ho scoperto che la mia “verza” era inclusa nell’elenco dei prodotti caduti nell’oblio e ormai dimenticati dal palato degli italiani. E poi giù di seguito, il fagiolo montedoro, il pomodoro di Re Umberto, la cipolla di Chioggia, anch’essi prodotti tipici, un tempo assai apprezzati: scomparsi non solo dalla tavola, ma anche dalla memoria di un popolo che sino a non molto tempo fa si vantava dei gioielli della propria terra. Il “portale” mi ha aperto gli occhi e così ho cominciato a pensare. Aiutato dalle informazioni raccolte in Rete, mi sono fatto un’idea sul perché dei tanti cambiamenti che avvengono sui nostri piatti.

Foto: Sergio Loppel

Il fattore globalizzazione
Certo, un fattore di mutamento, forse quello principale, dipende dalla globalizzazione che ormai ha steso un grande velo sulle nostre abitudini. Ho capito però che sempre più spesso, anche inconsciamente, resistiamo dal farci coprire definitivamente da questo velo. Invece di diventare un telo resistente, il velo è sempre più spesso soggetto a grandi squarci dovuti alle nostre tradizioni restie a cedere e soprattutto a una “moda” che proprio dalle “maglie della rete informatica” spinge per farci riflettere circa le nostre buone abitudini culinarie. Ho capito così che sempre più spesso, a causa dell’emarginazione delle attività agricole, sono scomparse negli ultimi anni, numerosissime specie animali e vegetali. Specie che sono state, dal tempo dei tempi, i punti cardine della nostra alimentazione. È il fenomeno conosciuto dagli studiosi come la “riduzione della diversità biologica”. Un problema di enorme impatto che si sta cercando di arginare in maniera sempre più massiccia, tramite l’educazione, o meglio la rieducazione e l’informazione.

Foto: Sergio Loppel

Salvaguardia della natura
Uno dei portali che ho visitato insiste nel diffondere tutti quei complessi temi che sono al vertice della salvaguardia della biodiversità nelle nostre campagne. Spinge per innescare e, nel medesimo tempo, per soddisfare le richieste del conoscere il modo di poter accedere alle antiche coltivazioni. Alle coltivazioni “generiche” di cui purtroppo si è persa la memoria. Altri portali informano come si possa prediligere la semina del grano saraceno. Altri ancora forniscono consigli dettagliati per l’allevamento di vecchie razze di cavalli o a far rinascere particolari specie di tacchini. Insomma, sui siti del firmamento di Internet, oggi è possibile conoscere, semplificati, i segreti che ci possono far giungere a quel colloquio informatico per il dialogo tra gli agricoltori, utilissimo a metterli in contatto al fine di appassionarli alla ricerca delle specie dimenticate. Un enorme vantaggio per la “campagna”, dunque. Non solo, ma anche tutto l’indotto che sta attorno a questo mondo contadino, ne risulta avvantaggiato. Per fare un esempio, pure una Pro Loco ha tutto da guadagnare in fatto di potenzialità accogliente e dunque turistica, da uno sviluppo tradizionale dell’antica agricoltura.

Foto: Sergio Loppel

Suggerimenti utili
Visitando i siti, si trovano consigli per scambi di informazioni come quelle legate alla fornita pubblicazione di cataloghi di semenze e di tipi di specie di piante spontanee. Si trovano suggerimenti per frequentare quei posti di campagna, quelle stradine, quei prati ove è facile trovare le piante genetiche: l’oro dei profumi della tavola d’altri tempi. Ho appreso, ad esempio, come Internet sia un proficuo luogo di scambio di consigli ed esperienze su come e soprattutto dove cercare determinati semi altrimenti introvabili. Alcuni di essi oltretutto sconosciuti ai più o dimenticati nell’oblio di un’agricoltura moderna. Non vorrei ergermi a docente, ma non posso esimermi dal suggerire a chi si occupa di agricoltura: sì, proprio ai nostri contadini per dirla con il nome più semplice, di farsi guidare da figli e nipoti ormai smaliziati dagli schermi e dalle tastiere, di entrare in un sito, forse il più significativo che risponde all’indirizzo www.bioarchitettura.it e che svela le grandi incognite delle tipologie, delle proprietà e delle funzioni dei cibi di origine animale e vegetale. Spiega la coltivazione, la cura e la conservazione dei prodotti della terra, con l’intento di promuovere una cultura ecologica basata su criteri costruttivi e abitativi rispettosi dell’ambiente e della nostra salute. Tutto ciò nel contesto di quel complesso di idee che si moltiplicano come gli antichi semi. Perché anche le idee sono semi e possono germogliare.

Foto: Sergio Loppel

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