«Cittanova sotto la superficie» rivela una storia archeologica tutta da scoprire

In mostra fino a domenica 9 maggio i reperti riportati alla luce nei pressi dell’hotel Cittar

Il reperto più antico è una fibula romana

Una collaborazione, quella tra i Musei di Cittanova e di Umago, che ha dato vita all’esposizione “Cittanova sotto la superficie: una storia archeologica sulle origini della città”. In esposizione, quindi, al Museo Lapidarium di Cittanova, i risultati inerenti la ricerca archeologica preventiva condotta nel 2018 nei pressi dell’hotel Cittar. Durante gli scavi sono stati rinvenuti resti di mura, tombe altomedievali e numerosi altri reperti archeologici, che per l’occasione sono stati accompagnati da una visualizzazione del modello 3D del sito.

Anika Mijanović durante la presentazione

La ricerca aveva avuto luogo nei primi tre mesi dell’anno, con la partecipazione degli archeologi Vjekoslav Iličić, Marin Severović e Anika Mijanović, che è anche la curatrice dell’attuale esposizione. Una delle scoperte più interessanti riguardavano le imponenti mura tardo antiche della città, larghe ben tre metri, in quanto le precedenti ricerche eseguite all’interno del complesso storico di Cittanova non avevano registrato l’esistenza di un insediamento tardo antico, per cui questa era la prima volta che la presenza di un tale insediamento trovava conferma.

Le mura rinvenute si trovano dentro il nucleo storico cittadino, all’interno del perimetro delle mura oggi visibili. Dalle scoperte risulta che quest’ultime erano state ampliate di sei metri, giungendo alla conclusione che il perimetro della città si è espanso durante la Repubblica di Venezia a causa della necessità di nuovi spazi.

Il Lapidarium di Cittanova

Tombe medievali
Oltre alle mura, è stato registrato un passaggio che fungeva da ingresso in città, abbastanza largo da consentire il transito di persone e bestiame. In seguito, nel Medioevo, tale passaggio venne chiuso e trasformato in sepolcro. Durante le ricerche sono state trovate sei tombe, tre delle quali contenenti i resti solamente di bambini, mentre le altre sia di adulti che di bambini.

In particolare spicca una tomba della metà del VII secolo, utilizzata fino alla prima metà dell’VIII secolo. Si trovava lungo le mura e si estendeva da nord verso sud. Su di essa, a metà dell’VIII secolo, venne posta un’altra tomba, mentre il passaggio tra le mura nel Medioevo venne utilizzato per una fossa comune, dove furono sepolte 17 persone. Come rilevato dalla Mijanović, anche se non lo si può ancora confermare con certezza, si ritiene trattarsi di una tomba di famiglia, ma per affermarlo saranno necessarie ulteriori analisi: “Accanto a essa abbiamo trovato diverse tombe di bambini, che presentano un’architettura diversa, essendo state realizzate con lastre di pietra verticali accuratamente unite tra di loro”, ha spiegato l’esperta.

I gioielli

Anfore e vasellame
Tra i reperti in esposizione si possono ammirare resti di anfore, stoviglie, vasellame, gioielli e altri oggetti rinvenuti nelle tombe. Le anfore e i loro frammenti risalgono al periodo che va dalla metà del V al IX secolo. Quelle meglio conservate presentano sul collo e sulle pareti delle incisioni che ne indicano il contenuto, la capienza (in volume o peso) o il nome del commerciante cui appartenevano, oppure del vasaio o dell’officina che le aveva create.

Esposti pure diversi frammenti di piatti nordafricani di un caratteristico colore rosso-arancio, che adornavano le tavole delle famiglie più ricche. Numerosi pure i frammenti di pentole con fondo piatto che, come spiegato, non venivano esposte direttamente al fuoco, ma utilizzate per cucinare stufati e piatti simili. Alcuni di questi vasi sono decorati con un motivo ondulato, tipico della tarda antichità nell’area alpina sud-occidentale.

La scoperta delle prime tombe

Tra questi esemplari si trova il gres, realizzato nelle Alpi fin dall’età del ferro da rocce metamorfiche, che per la loro bassa durezza erano più adatte alla lavorazione. Questo piatto veniva particolarmente apprezzato perché, a differenza di quello in ceramica, non assorbiva gli odori del cibo.

Molti dei reperti presentati sono legati alle tombe in cui sono stati trovati, come due fibbie di bronzo per cinture, un orecchino di bronzo, un coltello di ferro, un oggetto di ferro simile a una spatola, pettini d’osso grandi e piccoli, decorati e non.

“I reperti in bronzo sono molto significativi perché, oltre ad aiutarci nella datazione della tomba stessa, si trovano raramente. Nella zona di Cittanova erano già state trovate alcune fibbie in bronzo, ma quella a forma di U è unica e ritrae un motivo che ricorda un grifone o un cavallo”, rileva la Mijanović sottolineando che il ritrovamento più antico rinvenuto durante questa ricerca archeologica risale al primo secolo: si tratta di un tipo di fibula romana utilizzata come fermaglio per il mantello.

I resti delle anfore

La «stanza archeologica»
Nella parte conclusiva dell’esposizione viene proposta una “stanza archeologica”, ovvero un angolo in cui ai visitatori viene presentato il lavoro di ricerca e le fasi successive, che precedono l’allestimento della mostra. Alcuni reperti vengono sottoposti a vari trattamenti di conservazione, mentre altri, in primo luogo oggetti in ceramica e vetro, vengono lavati, asciugati, fotografati e raggruppati per tipologia, che andrà ad aiutare a datare la stratificazione e il luogo in cui sono stati rinvenuti.

L’hotel Cittar

La mostra, realizzata con il sostegno della Città di Cittanova, è visitabile fino al 9 maggio prossimo, dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 15 e il sabato dalle ore 16 alle 19, ovviamente nel rispetto delle misure epidemiologiche.

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