Cimitero della Marina. Ogni tomba nasconde la sua storia

Dallo studioso e ricercatore Andrej Bader ci siamo fatti raccontare qualche quadretto di vita, usanze sociali, aneddoti e umori del passato che illustrano parte integrante della vita della città

Un gioello d’arte scultoreo-architettonica

Dai sacrari monumentali alle semplici lapidi bigie, senza nome ed epigrafi, in un lembo di terra consacrata ai caduti in guerra, ma anche ai deceduti in tempo di pace. Impossibile raccontare una storia esaustiva di questo campus di memoria. È pretesa che va riservata agli storiografi da impegnare per proporre al minimo una voluminosa monografia sull’esempio di quella prodotta dal Centro di ricerche storiche di Rovigno per il Cimitero civico di Pola. Vale accontentarsi di pillole, recuperare qualche quadretto di vita, usanze sociali, umori del passato che sono parte integrante e indivisibile della storia della Città dell’Arena. Ogni masso funebre potrebbe rappresentare un racconto. E in questo caso, rubando un brevissimo ritaglio di tempo ad Andrej Bader, studioso e ricercatore, instancabile appassionato di cose e fatti che sono straordinario appannaggio del passato, si ha la fortuna di offrire soltanto un assaggio degli infiniti particolari e curiosità edite e inedite che il camposanto potrebbe nascondere.

Andrej Bader

Il sepolcro di Matilde Berry
Che cosa non deve passare inosservato al Cimitero della Marina a parte le croci e gli ossari militari che doverosamente continuano a rappresentare delle mete di pellegrinaggio e onoranza? Le domande, frutto dell’ignoranza, sorgono spontanee. Che cosa ci fa una tomba di una signora inglese nativa di Londra, nell’area cimiteriale più antica? “Il sepolcro di Matilda Berry riveste un notevole significato e testimonia rilevanti informazioni di storia – spiega Andrej Bader –. Siamo di fronte a una delle prime se non la prima sepoltura individuale avvenuta nel 1873, dopo un’epoca che, dal ‘62 al 70, osservava una cultura cimiteriale di sepoltura in fosse comuni per 30-35 deceduti. La volontà era quella di salvaguardare la salute dei vivi e fronteggiare la piaga della malaria. È cosa risaputa che l’Impero austro-ungarico visse un trentennio impreparato ad affrontare e a sfruttare i vantaggi rappresentati dallo sbocco sul mare, appena dopo che la rivolta di Venezia iniziò a licenziare i quadri maritttimi fino ad allora ingaggiati per arruolare un nuovo staff di proffesionisti da tutta Europa. È così che arrivarono a Pola i coniugi Berry, il capitano di fregata, viceammiraglio Richard Berry, nipote dell’ammiraglio austriaco Berry e la consorte Matilda“.

Qui riposa Matilda moglie del vice ammiraglio Richard Barry

Anton Bourguignon von Baumberg
A parte questa testimonianza del melting pot istituito dalla defunta, un’altra tomba ha la sua piccola-grande storia: il contrammiraglio Anton Bourguignon von Baumberg, comandante generale della Marina austro-ungarica, venuto – come racconta Bader – dalla Repubblica Ceca. Un personaggio del tutto inesperto in materia di marineria, ma che seppe adattarsi subito, divenendo un eccellente organizzatore e inteditore delle faccende amministrative. “È lui il ‘colpevole’ della perdita di uno storico toponimo di Pola, Fourt Bourguignon assunse il suo nome seppellendo per sempre l’antico Monsival tra Saccorgiana e Valsaline“.

L’ultima dimora del contrammiraglio Anton Bourguignon von Baumberg

La ligia mentalità militare
Il Cimitero detiene poi testimonianze intriganti della ligia mentalità militare del mondo austro-ungarico. Vi sono i sepolcri dei morti suicidi per non essere stati all’altezza dei compiti assegnati dall’Imperial e Regio esercito. Andrej Bader fa resuscitare il contrammiraglio Emil Alfred Fath, che si sparò un colpo di rivoltella alla tempia per non essere riuscito a intraprendere una carriera militare ancora più onorevole. Pochi si presentarono al suo funerale. La severa autocritica aveva spinto a farla finita pure il tenente Heinrik Von Lutterotti. Associa alla storia del Titanic: era ufficiale di turno in una notte di nebbia a bordo e al comando del Pelikan quando finì per incagliarsi nel mare vicino a Sebenico. Si suicidò alla vista dei danni provocati allo scafo. Gente di tutto l’Impero approvò il suo “dignitoso” gesto. Compassione ed empatia zero.

Un luogo di memoria dietro al recinto

La banda dei ladri di fiori
Tra onore e disonore, il Cimitero della Marina di Pola figura anche tra le notizie di cronaca nera, per i continui furti delle decorazioni floreali, a dimostrazione che il mondo non è cambiato. “Nel 1905 – racconta Bader – la Polizia arrestò la banda recidiva dei ladri di fiori: tre ragazze, la 16.enne Gisella Gregoretti e le 18.enni Gina Toller e Caterina Sbancich, che incorreggibili, rubavano fiori di notte dal Marina per rivenderli di giorno al Civico. Finirono nel carcere per reati minori di via Kandler, oggi sede della libreria Petit, una delle tre galere di Pola oltre a quella militare sovrastante il Tribunale e quella per reati più gravi crollata sotto le bombe vicino al Convento di San Francesco“.

La bellezza delle monumentalità templari

Le sepolture pompose
Restituendo il discorso a personaggi più eccelsi, si apprende che il Cimitero della Marina fu teatro di pompose sepolture. “Vedi quella di sua eccellenza, viceammiraglio e conte Lainus Von Vellenburg, seppellito nel 1913 assieme ai suoi marinai in seguito a un incidente: scoppio di cannone nel poligono di Saccorgiana. Il corteo partito dalla Chiesa della Marina venne immortalato da due filmati realizzati dal fasanese Rudolf Marinković, che fecero il giro di tantissimi salotti d’Europa e venne presentato al Cinema Minerva, poi Caffè Italia di Pola”: parole di Andrej Bader.

Una tomba ad obelisco

Prima di concludere, passeggiando, ancora una piccola curiosità: come mai un campo sacro di tombe musulmane nel bel mezzo dei sepolcri austriaci e ungarici? “Ci sto studiando sopra – dice Bader – e non intendo ancora rendere pubbliche le interessanti informazioni a cui sono risalito. Quel che per ora è dato sapere è che non furono soldati dell’Imperial e regio esercito, ma prigionieri…”. Un tanto solo per dire quanto la storia del Marina meriti approfondimenti.

Il mistero del cimitero musulmano all’interno del camposanto di Stoia

 

Il cosmopolitismo storico che vive in un luogo sacro
Immerso nella pace di un grande parco, sopra l’insenatura di Valcane si estende il k.u.k. Marinefriedhof, il cimitero dei tempi che furono, 22.039 metri quadrati zeppi di storia, di vicende di noti e ignoti destini di personaggi illustri, onorati-disonorati e dimenticati, decine di migliaia di soldati appartenenti ai popoli che vissero sotto la defunta monarchia, caduti italiani, tedeschi, morti nella Seconda guerra mondiale, marinai di tutta Europa, un mondo intero. Si è al cospetto di un cosmopolitismo storico che ancora aleggia in luogo sacro, tra monumenti funebri – tra i quali eccelle qualche piccolo gioiello scultoreo-architettonico – che custodiscono storie infinite celebrando i defunti e offrendo ai posteri l’opportunità di un recupero di memorie cittadine. Il volto della città di Pola si svela anche fra questi sepolcri, patrimonio comune di valori e identità innegabili al punto da non considerare bizzarra l’idea di una passeggiata in un camposanto che non dovrebbe appartenere solo ai morti, ma tramandare la memoria sui vissuti che il medesimo custodisce. Il Cimitero della Marina a Stoia è stato costruito tra il 1862 e il 1866, anche se determinate fonti storiche lo considerano ancora più antico, al punto da essere stato scelto quale luogo di sepoltura dalla metà del XIX secolo. Il compito di organizzare un’area cimiteriale vera e propria era stato affidato a Karl Moring e potenza del Ministero della Marina, un tale Giovanni Dobrovich si guadagnò 1.977 fiorini per la vendita di un appezzamento da 4mila metri quadri.

Tanti i nomi dei soldati italiani

La consacrazione nel 1862
La consacrazione del cimitero del 2 ottobre 1862 avvenne con le prime 30 sepolture. Per raggiungere l’odierna dimensione, negli anni a seguire vennero acquistati altri lotti di terreno circostanti la struttura. Si reputa che dal 1862 agli anni ‘60 del Novecento vi siano state dalle 43mila alle 100mila inumazioni: ma la cifra più verosimile starebbe nel mezzo. Nel 1866 vennero sepolti coloro che non riuscirono a sopravvivere alle ferite riportate nella battaglia navale di Lissa. Attorniate dalle tombe dei loro soldati, riposano le spoglie di grandi personalità: il contrammiraglio Anton Bourguignon von Baumberg, comandante generale della Marina austro-ungarica, che vi fu sepolto nel 1879, il vice ammi­raglio Karl Ggraf Lanjus von Wellenburg, sepolto nel 1913, Janko Vuković de Podkapelski, morto nel 1918, quando l’Impero Austroungarico cessò di esistere. Il k.u.k. Marinefriedhof divenne allora “Cimitero della Regia Marina di Pola”, quale ultima dimora per marinai e soldati italiani e il personale civile delle forze armate ai quali è stato dedicato un Ossario. Vi avrà collocazione la tomba di Nazario Sauro. La medesima area cimiteriale ha dato sepoltura a nove ammiragli dell’Impero austro-ungarico e un ammiraglio turco, a centinaia di soldati italiani e tedeschi, alle vittime del naufragio della nave passeggeri “Baron Gautsch”, agli equipaggi delle corazzate “Szent István” e “Viribus Unitis”, ai deceduti della “Cesare Rossarol”, ai morti nella tragedia di Vergarolla che non riuscirono a trovare sepoltura nel Cimitero civico. La chiesetta cimiteriale è ancora memore dei poveri corpi mutilati che qui vennero traslati per il riconoscimento da parte dei familiari.

L’Ossario dei caduti italiani nella Prima guerra mondiale

La ristrutturazione degli anni ‘90
Il cimitero, incluso nella lista dei monumenti sotto il patronato della Convenzione dell’Aia, ha visto la sua ristrutturazione negli anni ‘90 grazie all’intervento della Croce nera austriaca e dell’Associazione popolare tedesca per la cura dei cimiteri di guerra e oggi presenta nuovi, evidenti segnali di degrado e abbandono.

Un monumento per i combattenti antifascisti
Il piccolo tempio sacro in mezzo all’area cimiteriale
La lapide sepolcrale in onore di Nazario Sauro

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