Casa dei difensori croati: un palazzo, tante funzioni

L’odierno edificio dell’ex Marine Kasino che porta la firma dell’architetto viennese Ludwig Baumann, venne eretto esattamente 110 anni fa, sulle macerie di quello precedente, demolito tre anni prima. La struttura di oltre 15.000 metri quadrati, a tre livelli, che col giardino circostante occupa l’intero isolato, fu costruita senza finanziamenti pubblici

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Casa dei difensori croati: un palazzo, tante funzioni
L’edificio attuale costruito nel 1913 porta bene i 110 anni di vita. Foto: DARIA DEGHENGHI

A parte i rioni suburbani e i centri commerciali che corrono lungo la tangenziale, la Pola che oggi conosciamo è venuta su letteralmente nell’arco di appena mezzo secolo: l’arsenale ha preso forma nel 1856, l’impianto di produzione del gas Pollak Reiseivitsz e l’Istituto idrografico sono stati aperti nel 1971, il primo Marine Kasino in via Barbacani è stato eretto nel 1872, la ferrovia Pola-Divaccia per il collegamento con Trieste e Vienna è entrata in funzione nel 1876, il Politeama Ciscutti è stato costruito nel 1881, il Bagno Polese è del 1885, l’Acquedotto comunale Francesco Giuseppe I del 1896, il Mercato centrale o Markthalle del 1903, la rete tranviaria del 1904 e il secondo palazzo del Marine Kasino del 1913. Quest’anno si celebrano dunque i 120 anni del Mercato centrale e i 110 anni del Marine Kasino, oggi noto col nome di Casa dei difensori croati. Nell’occasione dell’importante anniversario gli dedichiamo un reportage in vista dei festeggiamenti che si terranno il 30 aprile. In quella data, il ricostruito Marine Kasino verrà festeggiato con una rievocazione storica dei balli degli ufficiali austriaci (Kaiserball) di fine Ottocento e inizio Novecento: gli anni di “quiete prima della tempesta” che si scatenerà su tutto il vecchio continente, Pola compresa, nel 1914: la Prima guerra mondiale.

L’edificio odierno
L’odierno edificio, che porta la firma dell’architetto viennese Ludwig Baumann, venne eretto appunto nel 1913, sulle macerie della sede precedente, demolita nel 1910. Il fatto che un palazzo di oltre 15.000 metri quadrati, a tre livelli, che col giardino circostante occupa l’intero isolato, sia stato edificato senza finanziamenti pubblici, ma col solo contributo dei soci, la dice lunga. Oggi nessuna associazione professionale sarebbe capace di sostenere da sola un’impresa di questa portata. Ma quelli a cavallo tra Otto e Novecento erano decisamente altri tempi, tempi in cui la casta militare era di rango una mezza nobiltà, seconda soltanto all’aristocrazia propriamente detta: quella della Corte di Vienna. Per il suo aspetto esteriore e interiore, per destinazione e usi, il circolo ufficiali polese era di fatto un gemello di tanti circoli militari della medesima epoca in tutta l’Europa. Per dire dell’importanza dell’associazione, nel 1923 il Marinekasinoverein contava la bellezza di 1.420 soci effettivi e altri 420 esterni o civili (senza l’obbligo di versamento del canone), cui poteva essere accolto o negato il diritto di frequentazione con voto segreto dei soci propriamente detti.

La sede del 1872
La sede precedente era stata eretta il 9 maggio del 1872 su progetto dell’architetto Friedrich Adam di Monaco. Ebbe vita breve (appena 35 anni di onorato servizio) e un vicinato illustre: il centro storico romano, il Politeama Ciscutti e la villa monumentale dell’arciduca Carlo Stefano d’Asburgo, demolita nei bombardamenti alleati del 1945. Inutile dire che il Marine Casinò era il luogo di ritrovo delle élite, non solo militari, ma anche civili: ingegneri, tecnici, scienziati, prelati, esperti di ogni genere legati in un modo o nell’altro alla Marina da guerra Imperial-regia. Non diversamente da oggi, il palazzo ha ospitato balli, concerti, spettacoli, conferenze, convegni, giochi di società e banchetti luculliani. Il fatto che in poco più di trent’anni sia diventato stretto e insufficiente è stato una conseguenza dell’aumento della popolazione e delle sue esigenze sociali. Per lo stesso motivo nell’arco di qualche decennio il Teatro Nuovo di Piazza Dante Alighieri è stato sostituito dall’odierno Teatro Popolare Istriano, la cui sala maggiore è stata recentemente intitolata al suo costruttore e primo patrono: Pietro Ciscutti.

I contenuti
Anche oggi, come allora, il palazzo si distingue per la sua pianta quadrangolare, l’atrio interno, i giardini esterni disposti sui quattro lati, la recinzione in pietra e ferro battuto. Il portico con le due rampe laterali sulla facciata principale, la hall centrale con l’elegante colonnato in marmo, la volta di copertura in vetro e la fontana, i saloni delle feste, gli uffici ai piani superiori ecc. La sala maggiore è quella che porta il nome di Salone degli specchi perché tappezzata appunto da specchi, circoscritta da un’ampia balconata e dotata di palcoscenico che anche oggi ospita numerosi concerti di musica classica e feste nuziali. I balli nuziali sono, del resto, una delle fonti principali d’introito del monumento che entra nel novero dei beni culturali della Repubblica. A gestirlo è l’azienda pubblica “Pleter-usluge”, che si occupa appunto di servizi d’allestimento di eventi pubblici e privati con affitto sala e uffici, servizi di catering, pranzi e cene. La sede ospita decine di eventi nuziali tra aprile e ottobre, fiere ed esposizioni a tema come il Salone del libro e da quest’anno tornerà a essere anche la sede ufficiale del Pula Film Festival, come in passato, mentre da qualche anno a questa parte è sede ufficiale dei corsi di laurea in canto lirico e strumento solista dell’Accademia di musica di Pola. Tra l’Austria e la Pola odierna, l’edificio aveva ricoperto il ruolo di Palazzo del governo e sede della Provincia d’Istria durante l’amministrazione italiana, mentre nel periodo jugoslavo era tornato alla funzione originale di Circolo degli ufficiali (dell’Armata popolare jugoslava), con saltuarie funzioni civili come quella del Cineteca e discoteca (Marelica).

Ventimila libri alla Marine-Bibliothek
Oltre alla Sala memoriale che contiene i ritratti degli ufficiali della Keiser-und-Konigs Kriegsmarine e il busto dell’ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff, una collezione ben più importante è quella della K.u.k. Marine-Bibliothek, fondata a Venezia nel 1802 su disposizione del Comando supremo della Marina da guerra austro-ungarica. A sollecitarne la fondazione fu l’arciduca Carlo, ministro della Guerra, con una prima donazione di venti tomi di argomento scientifico. Ne hanno seguito l’esempio gli ufficiali di rango inferiore, rinunciando per anni a una parte non indifferente dello stipendio impegnata per l’acquisto dei libri. In epoca successiva, la collezione è stata via via ampliata con ingenti finanziamenti della Corona. Il grosso della collezione è tecnico-scientifica: gli argomenti trattati sono quelli di marineria, flotta navale, trasporti marittimi, strategia bellica navale, oceanografia, idrografia, matemarica e ingegneria. Alla sua chiusura nel 1918 con 18.472 titoli nel novero, la biblioteca era stata rilevata dal Comando militare marittimo, quindi dalle forze armate tedesche che l’hanno trasferita in Moravia nel 1944, fino al trasferimento al Kriegsarchiv di Vienna nel 1950. Nel 1975 la Repubblica d’Austria fu di manica larga nel decidere di restituire a Pola gran parte del fondo ancora conservato (circa 20.000 volumi) trattenendo per sé e il suo Archivio di stato (Bibliothek des Österreichischen Staatsarchivs) solo 11.000 tomi. Oggi la collezione polese è gestita dalla Biblioteca universitaria e alloggiata alla Casa delle Forze armate, tra l’altro dal 1992 bene culturale della Repubblica di Croazia. Il 60 p. c. del fondo (12.000 volumi) è in lingua tedesca, il 15 p.c. in francese, altrettanti volumi in inglese, il 7 p.c. in italiano mentre solo una parte minima, corrispondente al 3 per cento spetta al latino e alle altre lingue d’Europa (spagnolo, svedese, danese, portoghese, russo ecc).Tra i pezzi forti della collezione si ricorda l’Encyclopédie di Diderot – D’Alembert del 1781-1782.

Col tempo un restauro capitale
E oggi? Marko Scremin, amministratore della Casa dei difensori croati, dice che l’affitto delle sale e degli uffici è indispensabile per conservare il palazzo dal degrado con un minimo di manutenzione ordinaria indispensabile. La scelta dei programmi e degli spettacoli è rigorosa e tiene conto del valore del monumento. Trattandosi di un bene culturale di prim’ordine e avendo il palazzo raggiunto la veneranda età di 110 anni, è chiaro che a un certo punto le riparazioni essenziali per il mantenimento dello status quo non potranno più bastare. Forte delle esperienze positive di altri palazzi storici recentemente restaurati con iniziative di recupero capillari (come quelle dei due musei al Castello), Scremin confida in uno scenario analogo anche per la Casa dei difensori croati. Sarà un suo impegno personale raggiungere un consenso plateale per intraprendere questa strada in collaborazione con la Città di Pola, con la Regione e con lo Stato.

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