È stato uno dei protagonisti dell’ultimo mandato dell’Assemblea e della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana, riconoscibile dai toni inconfondibili dei suoi interventi che celano un profondo attaccamento alla Comunità Nazionale Italiana e un forte impegno per le battaglie della minoranza nazionale italiana. Gaetano Benčić – che all’intenso impegno politico accompagna la sua attività professionale da curatore della sezione archeologica del Museo del territorio parentino – nell’ultima Giunta dell’UI ha ricoperto il delicato e complesso ruolo di titolare del Settore “Istituzioni della CNI e collaborazione transfrontaliera”. Un incarico che ha portato avanti con serietà e dedizione, e sul quale riflette in questa intervista in prossimità della fine del suo mandato.
Può fare un bilancio di questo mandato da titolare del Settore «Istituzioni della CNI e collaborazione transfrontaliera»?
“Questo mandato è stato per me un periodo di confronto continuo. Ho svolto il ruolo con senso di responsabilità, puntando sul rafforzamento delle istituzioni della CNI e sulla stabilità della collaborazione transfrontaliera. Il bilancio è quello di un percorso serio, che potrà essere ulteriormente sviluppato da chi verrà dopo. In questi anni ho incontrato molte persone impegnate e realtà che funzionano bene; allo stesso tempo, ho compreso con maggiore chiarezza anche le ragioni per cui alcune criticità persistono, e riconosco che non tutti i nodi sono stati sciolti”.
Quali obiettivi che vi eravate prefissati sono stati raggiunti? Quali no? A quali questioni è stata riservata maggiore attenzione?
“Abbiamo affrontato tutte le priorità, dando precedenza alle questioni più urgenti, in particolare sul piano istituzionale e organizzativo, creando le condizioni per risultati concreti sia nel presente sia in prospettiva futura”.

In un’intervista uscita sul nostro quotidiano nel settembre 2023, ad un anno dall’inizio del suo incarico, aveva annunciato che come Giunta Esecutiva stavate preparando un piano di rilancio complessivo di tutte le istituzioni. A che punto si è arrivati di questo piano?
“Siamo partiti da un piano complessivo, che facesse da cornice generale, per poi scegliere un approccio più pragmatico basato su interventi mirati, concentrati laddove emergevano le maggiori necessità e man mano che si presentavano situazioni che lo richiedevano. Le nostre istituzioni sono spesso più antiche della stessa Unione Italiana e, proprio per questo, camminano salde sulle proprie gambe, con una capacità di tenuta e di adattamento che va accompagnata più che forzata”.
Quali istituzioni sono risultate più critiche da rilanciare? Qual è stata la vostra strategia di rilancio?
“Le criticità si ripresentano ciclicamente in ogni istituzione. Anche le nostre non hanno fatto eccezione, ma sono state affrontate grazie a un lavoro congiunto con i finanziatori e l’Unione Italiana. In questa fase non si è parlato di rilancio in senso stretto: l’obiettivo politico concreto era garantire la stabilità, e questo obiettivo è stato raggiunto”.
È stato possibile instaurare un dialogo proficuo tra le istituzioni e la Giunta Esecutiva?
“Certamente: il dialogo c’è stato ed è stato concreto e produttivo. A fine mandato desidero quindi ringraziare tutte le persone che, con passione e dedizione, operano quotidianamente nelle nostre istituzioni”.

Come consiglia di far fronte alle sfide che ad oggi le istituzioni presiedute dall’UI (e l’UI stessa) si trovano ad affrontare?
“Guardare meno il proprio interesse e dedicarsi di più alle cause comuni. Uscendo dalla comodità rassicurante che ci fa lasciare sovente tutto com’è”.
Come percepisce, ad oggi, il sentimento dei connazionali nei confronti dell’UI?
“Vedo connazionali impegnati a diversi livelli e confido nel loro contributo, sia alle elezioni di giugno sia oltre”.
Ha fiducia nel fatto che le nuove generazioni possano portare avanti il lavoro svolto dalle istituzioni fino ad adesso?
“Sono certo che le nuove generazioni faranno proprio il patrimonio delle nostre istituzioni, operando secondo i modi e i tempi in cui si troveranno, ma niente di quanto è stato costruito andrà perduto”.

Il tema del ricambio generazionale delle istituzioni è più attuale che mai. Quale margine e quali prospettive relative a questo tema?
“Il ricambio dipende da come e da quanto un determinato ruolo viene occupato. Se lo si mantiene troppo a lungo e senza alcuna volontà di cambiamento, è logico che il ricambio diventi più difficile; se invece si favorisce un avvicendamento periodico, esso sarà più naturale e semplice. I giovani sono molto veloci: se trovano ripetutamente le porte chiuse, se ne vanno. È quindi importante evitare le lacrime di coccodrillo: lamentarsi dell’assenza dei giovani e al tempo stesso pregare che non si tocchi nulla, soprattutto la carega sulla quale si è seduti”.
Come reputa lo stato della cooperazione transfrontaliera ad oggi?
“Lo stato della cooperazione transfrontaliera è buono. Le istituzioni dialogano bene e cercano di realizzare progetti insieme”.
Ha il desiderio di mantenere l’incarico di titolare del Settore anche in futuro?
“Dopo le elezioni di giugno verrà costituita la nuova Giunta, e sarà l’Assemblea a votare chi ritiene più idoneo a ricoprire il ruolo”.
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