Acqua. Un bene indispensabile che (non) sappiamo gestire

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Acqua. Un bene indispensabile che (non) sappiamo gestire

Fuori piove. Da giorni il tempo, quello che solitamente chiamiamo “schifoso”, ci impedisce di uscire e goderci il paesaggio. L’Alta valle è addirittura avvolta in un turbinio di pioggia battente che si teme possa far tracimare qualche ruscello e combinare i guai ai quali siamo purtroppo abituati. La pioggia non è un eufemismo. È una realtà che temiamo, ma della quale abbiamo un bisogno assolutamente vitale. Eppure siamo molto labili nei nostri ragionamenti. Siamo egoisticamente selettivi nei giudizi di merito e demerito, nei confronti dei fenomeni naturali.

L’Alta valle è una “produttrice d’acqua”. La sua particolare conformazione geodetica la pone in risalto in quanto a serbatoio d’acqua a servizio anche dei paesi situati oltre la valle stessa. Non per nulla se ne è parlato anche in qualche incontro nell’ambito delle manifestazioni dell’Anno Internazionale delle Montagne. Se ne è parlato anche in riferimento al 2003 che è stato l’Anno Internazionale dell’Acqua Dolce.

Le risorse idriche

Già, ma quanti conoscono e sanno amministrare al meglio questo bene insostituibile del quale non possiamo fare a meno neppure per un’ora? Soprattutto, quanti sono al corrente che le aree montane vivono in simbiosi con le questioni legate alle risorse idriche e si ergono come fonti principali di queste stesse risorse? Se ne deduce che il rispetto e la protezione di tali risorse rappresentano – e soprattutto rappresenteranno sempre più in futuro – un pilastro di quello che oggi viene chiamato lo sviluppo sostenibile. Vediamo così che la protezione di tali risorse diventa una missione prioritaria alla quale ogni amministrazione territoriale dovrebbe dare l’assoluta priorità in fatto di mantenimento e programmazione.

Ma è così? Lo è solamente se la protezione dell’ambiente, in tutte le sue diverse forme e manifestazioni, assume le vesti della conoscenza. Una conoscenza che impone di conoscere che in tutto il mondo stiamo assistendo a un preoccupante aumento della richiesta idrica: una tendenza che appare in costante crescita. Anche i nostri territori rientrano nella statistica di tale fenomeno, solamente che ce ne accorgiamo soltanto in estate, messi come siamo di fronte al progressivo depauperamento delle fonti tradizionali di approvvigionamento.

La comodità del rubinetto

Ogni volta che apriamo un rubinetto per sopperire ai mille bisogni quotidiani dovremmo essere consapevoli della fortuna che abbiamo fra le mani. Una fortuna che ci evita, tramite un gesto automatico, di faticare nel trasportare taniche pesantissime sino a dentro casa, magari da un pozzo come facevano i nostri vecchi. Mi si dirà che questi problemi ormai riguardano gli altri. D’accordo, ma è bene ricordare che anche in Italia l’approvvigionamento idrico è conquista recente. Bologna la “dotta”, ad esempio, non ebbe un sistema di distribuzione fino al 1881 e Bari fu raggiunta dall’acquedotto pugliese solamente nel 1915, mentre nelle isole del sud ancor oggi migliaia di famiglie devono ricorrere a cisterne rifornite dagli “acquaioli”, senza alcun controllo qualitativo e igienico.

Tubazione inadeguata

Per fortuna non ovunque siamo a questi livelli, ma un’attenta analisi fatta raccogliendo informazioni, risulta che la distribuzione del “prezioso liquido” non è poi sempre tra le migliori. La preoccupazione maggiore viene riscontrata per il fatto che alcune tubazioni, di posa abbastanza recente, non reggono il flusso dell’acqua. Troppi guasti si stanno succedendo, tant’è che vediamo i tecnici dell’acquedotto dover intervenire per tamponare le fuoriuscite dell’acqua dalle tubazioni interrate. Questo è uno spreco di denaro che potrebbe venire speso dai rispettivi Comuni per altre necessità di primaria importanza. L’acqua diventa così un tema legato allo sviluppo sostenibile a cui ho accennato prima. Una più precisa analisi conoscitiva dei tracciati delle tubazioni potrebbe, ad esempio, semplificare le problematiche legate allo spreco dell’acqua a causa delle perdite. È stato calcolato che un cittadino italiano ha a disposizione circa 380 litri d’acqua al giorno e che il 25-30 per cento di questo totale va perduto a causa delle inadeguatezze e dalle sottrazioni della rete distributiva.

Il problema dei rifiuti…

Sono problematiche queste che non ci permettono di dissociarci anche se la limitazione della distribuzione dell’acqua è dovuta principalmente alla situazione precaria della rete di distribuzione. Ma tutto ciò non deve distrarci da un altro grave problema: quello dell’inquinamento, cui dobbiamo contrapporre ogni nostra attenzione, diventando così i guardiani di un sistema che impedisca ai nostri rifiuti, ai nostri scarti, ai nostri fumi, alle scorie delle nostre industrie di avvelenare l’unico e fragile mondo che abbiamo. Le scorie del benessere rappresentano un problema sempre più grave e non sempre facciamo caso alla gravità del fenomeno chiamato inquinamento del sottosuolo che ha origini antichissime e risalenti alla deprecabile credenza che sia sufficiente nascondere i rifiuti per poterli ignorare.

… e dell’ignoranza

Un’ignoranza che ha permesso di gettare oggetti, macerie, materiali biologici di ogni tipo in discariche che faremmo meglio a individuare e denunciare alle autorità per verificare se sono create nelle zone in cui non possono nuocere. E, badate bene, anche se una discarica è distante da una sorgente d’acqua o da un bacino di prelievo, è stato dimostrato che vi possono essere trasmissioni d’inquinamento tramite le cosiddette “falde carsiche” quali vettori invisibili insinuati sotto i nostri piedi che vanno a contagiare proprio ciò che per antonomasia è il liquido cristallino e salutare: l’acqua di sorgente.

Fuori, intanto piove. I nostri “vecchi” dicevano: avremo l’acqua quest’estate. Nel 3700 a.C., l’Inno della Creazione del Rig Veda cantava: C’era l’oscurità, tutto era avvolto dall’oscurità, e tutto era, senza distinzione, Acqua. Già, ma non esisteva, quella volta, l’inquinamento e neppure una rete idrica piena di buchi.

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