Nonostante i molti dubbi e le perplessità, nonché le diversità di opinione e qualche critica, l’obiettivo resta la Federazione di Associazioni, anche se attualmente non è realizzabile stando alle leggi slovene. L’Assemblea dell’Unione Italiana di Fiume resta, dunque, sulla strada indicata l’estate scorsa a Gallesano per cercare di risolvere il nodo Capodistria.
L’hanno confermato, lunedì sera 12 gennaio, a Verteneglio, 27 consiglieri che si sono espressi a favore di questo percorso, viceversa 4 si sono detti contrari e 6 astenuti. Sarà, dunque, il cammino da seguire in futuro, nella consapevolezza che sarà irto di difficoltà e di passaggi provvisori, come quello dell’adeguamento dello Statuto dell’UI con sede a Capodistria, che rimane come struttura, ma va resa operativa e messa in sicurezza, in sintonia con quella che è la normativa in Slovenia, rispettivamente le indicazioni dell’Unità amministrativa capodistriana. Sono state definite le modifiche minime all’attuale Statuto dell’UI di Capodistria.
Sarà questa a fare da tramite con l’UI di Palazzo Modello fino alla costituzione della Federazione. “Non c’è alternativa, non andiamo a cercare altre soluzioni, le abbiamo studiate tutte e credetemi non sono fattibili”, ha dichiarato con fermezza il presidente dell’Assemblea dell’UI, Paolo Demarin. “La volontà di andare c’è, vi chiedo di avere fiducia nel gruppo di lavoro”, ha aggiunto. Ci vorrà ancora del tempo, “e non poco”, per citare il presidente, ma è stato dato un preciso segnale politico “che vogliamo essere unitari”, mettendo insieme le leggi croate e quelle slovene, nonostante la logica degli Stati domiciliari “non contempli la nostra realtà”, come ha commentato il presidente dell’UI, Maurizio Tremul. Sul tavolo anche una bozza di statuto, che andrà ulteriormente affinata, anche perché ci sono alcune incongruenze, alcuni punti da chiarire. Tremul ha parlato di decisioni molto responsabili, che vanno oltre l’animosità e gli interessi di parte, tranquillizzando i connazionali e confermando che entro il 28 febbraio – questo il termine che si è data l’Assemblea – si avrà un quadro più chiaro.
Insomma, a un mese esatto dalla precedente riunione, la 17ª, convocata a Isola, sfociata in un nulla di fatto per mancanza di numeri, e quasi a due anni due anni dai primi scossoni interni, emersi proprio a Verteneglio nel 2023, i consiglieri dell’UI hanno dato il via alla seconda fase. Per arrivare a finire il tetto, servirà ancora probabilmente del tempo, ma intanto si comprende l’architettura, la scelta di massima, ossia la Federazione della Comunità degli Italiani della Slovenia. Saranno queste ultime a fondarla e l’UI di Fiume si metterà a disposizione come supporto. Demarin ha ribadito che l’UI di Fiume non si tocca; è l’associazione che rappresenta tutti i connazionali, a prescindere se vivono in Slovenia o in Croazia. E ha anticipato che le prossime elezioni interne, a giugno, si terranno con le vecchie regole.
La crisi che si è aperta due anni fa, iniziata a Verteneglio con la richiesta, presentata da parte un gruppo di consiglieri (che però non ha convinto la maggioranza), di emendare alcune parti dei documenti fondamentali dell’UI (nella fattispecie, del Regolamento di procedura dell’Assemblea) e poi sfociata nel “golpe” del 9 gennaio 2024, quando le divergenze sulla gestione e la rappresentanza dell’UI in Slovenia hanno portato a un’azione senza precedenti, segnando un momento di tensione significativo. Qualcuno, come il consigliere di Torre, Gaetano Benčić, avrebbe preferito dar vita a una filiale dell’UI di Fiume in Slovenia, affidando a un ufficio specifico la gestione dei beni. Il presidente della Giunta esecutiva, Marin Corva, in un messaggio ha evidenziato una serie di “criticità” soprattutto l’”iniquità” del trattamento dei soci che ne deriverebbe; il polese Ardemio Zimolo ha concluso di avere più domande che risposte; il fiumano Enea Dessardo ha concluso che da due anni a questa parte sono stati fatti più passi indietro che avanti, in un clima inquinato da animosità; per il consigliere fiumano Mauro Graziani l’azione andava svolta a Lubiana.
Nella conclusione, sono contenuti gli aspetti su cui si è progressivamente consolidata la convergenza su alcuni punti fondamentali – emersi dai tre incontri (il primo il 20 agosto e il secondo il 9 settembre, entrambi presso la Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” di Capodistria, mentre il terzo e ultimo risale al 2 dicembre 2025, a Palazzo Manzioli a Isola) cui hanno partecipati i vertici dell’UI di Fiume, la Consulta e i soci fondatori dell’UI di Capodistria e i rappresentanti delle CI in Slovenia –, ossia la centralità delle Comunità degli Italiani nel futuro assetto dell’UI di Capodistria, quale pilastro per garantire rappresentatività e coesione dell’intero sistema, l’esigenza di un supporto giuridico qualificato, attivato tramite l’incarico a un professionista individuato dall’Unione Italiana di Fiume, al fine di valutare le diverse ipotesi operative conformi alla legislazione vigente nella Repubblica di Slovenia; così come l’impegno a proseguire il percorso in modo unitario, mantenendo un confronto costante e trasparente tra tutti i soggetti coinvolti, nel rispetto delle decisioni dell’Assemblea e con l’obiettivo di presentare una proposta coordinata e condivisa.
Sono state così ribadite la “centralità delle Comunità degli Italiani nel futuro assetto dell’UI di Capodistria, quale pilastro per garantire rappresentatività e coesione dell’intero sistema”, l’attenzione “al rapporto tra l’UI di Capodistria e l’UI di Fiume, affinché ogni soluzione statutaria salvaguardi l’unitarietà dell’Unione Italiana e la coerenza del sistema comprendente le CI della Slovenia e della Croazia”, come pure la “consapevolezza delle implicazioni operative del processo di adeguamento statutario di UI Capodistria, con particolare attenzione alla continuità delle attività, dei progetti e della gestione del personale della struttura”. Difatti, è stato sottolineato che l’UI con sede a Capodistria “realizza sia attività e iniziative su incarico dell’Unione Italiana con sede a Fiume, sia iniziative e innovativi progetti europei finanziati da fondi europei, sloveni e italiani acquisendo una sua chiara riconoscibilità a livello internazionale, mentre il suo personale impiegato ha accumulato negli anni un vasto patrimonio di conoscenze, esperienze, competenze e professionalità messe a beneficio della CNI.
Abbraccio a Lesina e alla nuova CI di Zara
Dopo aver votato la dissociazione della Comunità degli Italiani di Zara (quella vecchia, non più operativa già da due anni, seppure ancora registrata) da membro collettivo dell’UI – passaggio chiave per poter avviare una nuova collaborazione –, i consiglieri hanno formalizzato ieri (con 37 “sì” l’adesione del sodalizio che si è costituito al suo posto, intestato all’imprenditore Girolamo Luxardo, fondatore, a inizio Ottocento, della storica azienda nota a livello internazionale per il suo celebre Maraschino. In conformità allo Statuto e attraverso gli appositi organi, l’UI provvederà alle relative integrazioni al regolamento elettorale al fine – si legge nella delibera – di garantire alla CI “Girolamo Luxardo” di Zara la rappresentanza all’interno dell’Assemblea UI, con decorrenza dal mandato 2026-2030. Inoltre, l’Assemblea ha incaricato la Giunta esecutiva di “predisporre le dovute modifiche al Programma di lavoro e Piano finanziario dell’Unione Italiana per il 2026 in modo da garantire le risorse finanziarie per la regolare attività della Comunità italiana Girolamo Luxardo di Zara”.
Pertanto, i soci della “vecchia” CI zaratina perdono il diritto a partecipare alle deliberazioni dell’Assemblea, agli elenchi e alle necessarie attività gestionali come soci effettivi della massima associazione rappresentativa della CNI. Nel documento votato ieri, si chiede all’Esecutivo di fornire una revisione completa dei finanziamenti erogati dall’UI a quest’ultima, “includendo dati, voci di bilancio, termini di erogazione e finalità”, come pure di “verificare l’eventuale insoddisfazione degli obblighi di rendicontazione e di utilizzo delle risorse. In caso di comprovata inadempienza finanziaria o irregolarità – si specifica nel testo della conclusione –, avviare senza indugio la procedura di riscossione delle somme erogate, secondo le modalità previste dallo statuto e dalle norme vigenti, nonché adottare le misure tecniche e procedurali necessarie per il recupero delle risorse, inclusa la comunicazione agli organi competenti e agli interessati”.
Nel corso dell’Assemblea è entrata ufficialmente nella grande famiglia UI anche la Comunità degli Italiani “G. F. Biondi” di Lesina. Il nome è un omaggio a Gian Francesco Biondi (1572-1644), scrittore, diplomatico e storico italiano, originario dell’isola di Lesina, all’epoca dominio della Repubblica di Venezia. E proprio per conto della Serenissima che portò avanti numerose missioni (in Francia e in Inghilterra), per poi ritirarsi in Svizzera. La CI è nata nel 2006, a oggi conta una trentina di soci ed è presieduta da Alessandra Tudor. Il suo bilancio si aggira attorno agli 11mila euro e nell’ambito della sua attività – i cui cardini sono la tutela, la promozione e la valorizzazione dell’identità, della lingua e della cultura italiane a Lesina – si occupa anche della salvaguardia (leggi restauro e recupero) dell’eredità dell’ex Dominante e del mantenimento dei legami (odierni) con Venezia. Alessandra Tudor, in sala già a Isola e anche a Verteneglio, ha accolto con soddisfazione l’approvazione dell’ingresso del sodalizio dalmata nella famiglia “petalosa” (come l’ha definita il consigliere di Abbazia, Krsto Babić) del’UI. “Abbiamo atteso a lungo, forse è un po’ anche colpa nostra, dovevamo insistere di più, ma ora siamo certi che con l’adesione all’UI otterremo tanto”. A vent’anni dalla sua costituzione, dunque, la CI di Lesina si è affiliata all’UI con il parere favorevole di 39 consiglieri, nessun contrario.
Nel corso della 18ª sessione ordinaria i consiglieri hanno dato disco verde alla nomina del presidente della Giunta esecutiva, Marin Corva, a direttore della società Finistria, ditta che si occupa di prestazioni economiche e commerciali. La direttrice Romina Gruber ha rassegnato le sue dimissioni. In sede di dibattito, i consiglieri Flavio Cossetto (Fiume) e Fabio Stemberga (Mompaderno) hanno sollecitato a spegnere la società, in quanto non produce utili ormai da tanto tempo. “Sono convinto che una piccola Comunità degli Italiani riuscirebbe a impiegare molto meglio il budget di circa tremila euro che la Finistria spende annualmente”.
Accordata, inoltre, una modifica al Regolamento del Centro studi di musica classica dell’UI “Luigi Dallapiccola”, che opera a Verteneglio, Pola, Fiume e Capodistria, Capodistria: recita che l’importo della “retta la frequentazione dei corsi di musica viene stabilita all’inizio di ogni anno scolastico” dalla Giunta esecutiva dell’UI.
Omaggio ai connazionali venuti a mancare di recente
Un omaggio dovuto, ha detto il presidente dell’Assemblea dell’Unione Italiana, Paolo Demarin. Ieri sera alla diciassettesima sessione, a Verteneglio, prima di procedere con le discussioni, i consiglieri dell’UI hanno ricordato con un minuto di raccoglimento alcuni connazionali che sono venuti a mancare nei giorni e nei mesi scorsi, figure che hanno dedicato la propria vita personale e professionale, nonché la propria quotidianità, alla Comunità Nazionale Italiana: si tratta di Anita Forlani di Dignano, di Giancarlo Moscarda di Fasana, di Silvana Wruss di Pola e di Denis Stefan di Fiume.
Lunedì sera l’Assemblea era deliberativa, con un quorum di 41 membri. Se questa volta ha potuto operare e prendere le sue decisioni, il presidente Paolo Demarin non ha potuto fare a meno di osservare che ci sono assenze continuative e prolungate, esprimendo preoccupazione, visto questo trend, per il futuro funzionamento e lavoro che l’Assemblea dovrà svolgere fino alla fine del mandato (primavera/estate 2026).
In sala, come ospiti, il presidente dell’UI, Maurizio Tremul, e il direttore dell’Ente giornalistico-editoriale Edit, Christiana Babić mentre il presidente della Giunta esecutiva è stato impedito a partecipare per motivi privati, per cui l’Eseutivo UI era rappresentato dalla sua vicepresidente, Roberta Grassi Bartolić.
Due le mozioni approvate all’unanimità: quella proposta dal consigliere Krsto Babić di Abbazia, relativa alla convocazione di una seduta tematica dell’Assemblea sul senso di identità della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e in Slovenia; quella di Paolo Demarin, nelle vesti di consigliere di Sissano, incentrata sulla situazione a Radio Pola e a Radio Fiume, ossia ai programmi italiani, da risolvere con un intervento a Zagabria, in quanto si rischia di perdere – ed è una cosa “inaccettabile”, ha sottolineato – quello che è un “diritto acquisito sacrosanto”, all’informazione e alla libertà d’informazione nella lingua della CNI.

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