La delegazione del Comitato consultivo sulla Convenzione quadro per la tutela dei diritti delle minoranze nazionali (ACFC), in visita in Slovenia, ha incontrato oggi, giovedì 5 marzo, i rappresentanti della Comunità Nazionale Italiana. L’incontro si è svolto a Capodistria, presso la sede della CI “Santorio Santorio” e rappresenta la sesta visita di monitoraggio, a cinque anni dall’ultima ispezione avvenuta nel 2021.
A rappresentare la CNI sono stati Maurizio Tremul, presidente dell’Unione Italiana; Alberto Scheriani e Andrea Bartole, rispettivamente presidente e segretario della CAN Costiera; Kristjan Knez e Roberta Vincoletto per il Centro Culturale “Combi”; David Runco per i Programmi italiani di Radio e TV Capodistria; Guido Križman e Sergio Crasnich, consulenti pedagogici per le scuole italiane.
La delegazione europea era composta da Ingeborg Birnie-Havenga, Tove H. Malloy e Tomáš Hrustič, accompagnati dalla segretaria esecutiva Elise Cornu e dalla project officer Sara Camussi.
Grande apertura
Al termine dell’incontro, tenutosi a porte chiuse, la danese Malloy ha rilasciato una breve dichiarazione in inglese, sottolineando il clima positivo dell’incontro. “Abbiamo avuto una riunione molto buona qui a Capodistria, ci siamo sentiti ben accolti. Nel corso della settimana abbiamo percorso tutta la Slovenia e ovunque le comunità ci hanno ricevuto con grande apertura e voglia di discutere delle loro questioni”.

Al termine della visita in Slovenia, il Comitato adotterà un’Opinione, ovvero un rapporto di monitoraggio, che verrà trasmessa alle autorità slovene per eventuali osservazioni. Il documento sarà successivamente pubblicato sul sito del Consiglio d’Europa. Malloy ha anche accennato ai cambiamenti avvenuti dal 2021, sottolineando come il contesto internazionale, sul piano giuridico, politico e sociale, abbia influenzato la situazione delle minoranze in tutta Europa, Slovenia compresa.
Leggi buone, ma attuazione lacunosa
Sono stati poi i rappresentanti della CNI a presentare brevemente le istanze di cui si è discusso, evidenziando la situazione non sempre rosea in cui si trovano a operare e vivere coloro che qui parlano italiano. Tremul ha sottolineato come questi incontri aiutino a ragionare su come stia andando l’attuazione dei diritti per quanto riguarda i media, la scuola, il bilinguismo, la discriminazione, la cultura e la cooperazione interregionale.
Sul rapporto tra Stato sloveno e organismi di controllo, Tremul ha ricordato come le norme siano buone, ma l’attuazione resta lacunosa, profondamente legata alla progressiva perdita di conoscenza della storia e della presenza della CNI sul territorio. Bartole ha illustrato il ruolo specifico della CAN Costiera nel monitoraggio dell’applicazione del bilinguismo della pubblica amministrazione.
Sul piano normativo, rispetto a 5 anni fa, ha indicato come positiva l’approvazione del decreto sul bilinguismo, tuttavia ha rilevato che la sensibilizzazione del territorio rimane insufficiente. David Runco ha portato al tavolo la situazione quasi paradossale della nuova legge sulla RTV di Slovenia. Entrata in vigore a gennaio, garantisce per la prima volta risorse stabili e strutturali ai programmi delle Comunità nazionali autoctone. Eppure, i mezzi non arrivano a Capodistria: “Siamo stati costretti a ridurre e tagliare la produzione. Non abbiamo realizzato il piano di produzione per il 2025 e non sono state effettuate le sostituzioni del personale previste, né per il 2024 né per il 2025”.
Runco è fiducioso che la situazione si cristallizzerà, ma ha ribadito l’incoerenza di una legge che riconosce il diritto all’informazione in lingua italiana e poi non garantisce le risorse per attuarla.
Crasnich ha focalizzato l’intervento sulla presenza dell’identità italiana nei curriculum scolastici. Nelle scuole con insegnamento in italiano gli alunni studiano la storia generale, sia quella slovena che quella italiana. Nelle scuole slovene del territorio bilingue, invece, la situazione è diversa: l’italiano è presente come lingua e con alcuni elementi culturali, ma la storia regionale dell’Istria e il contesto delle culture di contatto non trovano spazio.
Crasnich ha chiesto una revisione curricolare più ampia, che affronti con sensibilità la complessità del territorio. Infine, Knez ha sottolineato la stasi dei finanziamenti. I fondi del Ministero della Cultura sono rimasti sostanzialmente invariati da anni, senza tener conto dell’inflazione post-pandemia, costringendo alcuni enti a ridurre la propria attività.
Il problema, ha spiegato, non è soltanto economico, ma è anche di visibilità: “I media sloveni, salvo rare eccezioni, non trattano ciò che la Comunità italiana fa sul territorio. E di conseguenza anche la comunità è poco presente e rischia di diventare invisibile”. Le istituzioni della CNI hanno bisogno di una politica coordinata, che vada oltre il lavoro dei singoli enti, ha aggiunto.
Nel pomeriggio la delegazione ha compiuto una visita sul territorio, con una prima tappa al rinnovato Collegio dei Nobili. Si è poi spostata al Centro Multimediale Italiano di Palazzo Gravisi e alla sede dei Programmi Italiani di Radio e TV Capodistria.
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