Media e minoranze: molte questioni aperte

L’intervento del presidente della Commissione parlamentare per i diritti dell’uomo e delle minoranze, Milorad Pupovac

ABBAZIA | Il rapporto fra gli organi d’informazione e le comunità nazionali è complesso e delicato come è emerso ieri chiaramente al seminario intitolato “I media e le minoranze nazionali nella Repubblica di Croazia”, che si è svolto all’albergo Admiral di Abbazia. In quest’occasione i rappresentanti delle minoranze si sono alternati agli esperti del settore per parlare della visibilità delle problematiche minoritarie sui media nazionali e locali, ma anche per valutare il lavoro di promozione e di valorizzazione che viene fatto e per cercare di capire come migliorare il rapporto complesso tra etnie e mezzi d’informazione.

Ormai siamo rassegnati

Il monito più severo è arrivato da Robert Janković, rappresentante degli ungheresi e membro più giovane del Consiglio delle minoranze nazionali della Repubblica di Croazia. “Negli ultimi vent’anni non si è fatto alcun passo avanti sul tema della presentazione delle minoranze sui media. All’inizio del mandato noi ungheresi eravamo talmente delusi dalla situazione che avevamo persino deciso di rinunciare a ogni tentativo di cambiare la situazione. Non volevamo perdere altri quattro anni, consapevoli dell’impossibilità di fare passi avanti. Però alla fine abbiamo deciso di cambiare strategia, aprendo un nostro centro stampa, del quale siamo estremamente soddisfatti. Ironia della sorte, a fronte di un investimento di 2,7 milioni di kune, all’inaugurazione del centro i giornalisti dell’HRT non erano presenti. Non li biasimo, a Osijek ci sono soltanto tre telecamere e i cameraman dovevano seguire eventi più accattivanti dall’ottica mediatica. Ma questa è la dimostrazione che abbiamo fatto bene a spendere così tanto per un nostro centro autonomo”, ha affermato Janković.

Il linguaggio dell’odio

La delusione e la rassegnazione sono dunque tante, ma che cosa non funziona esattamente come vorremmo? Chi lo ha spiegato meglio è stato Milorad Pupovac, presidente della Commissione parlamentare per i diritti dell’uomo e delle minoranze nazionali, nonché leader storico dei serbi in Croazia. “Negli ultimi cinque anni con l’aumentare degli estremismi di destra si sta facendo spazio sui media sempre più spesso un atteggiamento d’intolleranza nei confronti delle minoranze nazionali. Per noi questo è un problema serio, perché tutta la popolazione viene influenzata da simili atteggiamenti, con i media che danno credibilità alle tesi degli estremisti e ai loro rappresentanti. Ci sono episodi di revisionismo storico, di storie gonfiate ad arte, con le parole fascismo e antifascismo che vengono equiparate in quanto a significato. La situazione è grave e complessa, ma a dire il vero nessuno conosce esattamente la sua gravità, perché non esiste uno studio approfondito che prenda in esame tutti i dettagli. In modo particolare abbiamo bisogno di un’analisi seria per capire che cosa stia succedendo su tutti i media minori, sui portali Internet e sui social media. Soltanto così potremo capire quale sia realmente la situazione e agire di conseguenza”, ha affermato Pupovac.

Non inseguire la viralità

Anche il presidente del Consiglio nazionale delle minoranze, Aleksandar Tolnauer, ha riconosciuto la presenza di tutta una serie di problemi nella comunicazione pubblica. “Non è possibile che da vent’anni a questa parte tutte le volte che si deve parlare dei grandi problemi delle minoranze vengano interpellate sempre le solite cinque persone, tutti deputati al Sabor. In questo modo fra il pubblico si assiste a una personificazione della minoranza. I media dovrebbero raccogliere anche altre opinioni, per fornire una visione della situazione quanto più completa e ricca di sfaccettature. Il problema maggiore, però, è un altro, ossia la costante ricerca del sensazionalismo e la rincorsa alla popolarità. I media commerciali vivono di profitti e pertanto hanno interesse a cercare lo scandalo. La TV pubblica, invece, dovrebbe valutare la bontà della notizia, pensando a quali potrebbero essere le ricadute positive della diffusione dei messaggi delle minoranze”, ha dichiarato Tolnauer.

Cerchiamo di migliorare

All’incontro ha parlato pure il direttore della Radiotelevisione croata (HRT), Kazimir Bačić, il quale ha ribadito la ferma intenzione dell’emittente pubblica di promuovere le minoranze, ossia tutte e 22 le etnie ufficialmente riconosciute in Croazia. “Per noi questo è un obbligo contrattuale e siamo sempre attenti a come migliorare l’offerta. Al momento stiamo dibattendo se sia giusto riservare più spazio alle minoranze nell’ambito di trasmissioni specializzate, che trattino soltanto questo tema, o se sia meglio introdurre più notizie relative alle loro attività e ai loro problemi nei servizi radiotelevisivi a scadenza quotidiana. In questo secondo modo, anche se in maniera meno esaustiva, si potrebbe forse fornire un’informazione migliore. Lo stiamo valutando e presto agiremo di conseguenza”, ha affermato Bačić.

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