Le radici non si scordano

Il progetto dedicato agli italiani della Croazia continentale ha fatto tappa a Kutina, dove opera dagli anni Novanta la Comunità Dante Moslavina. La presidente del sodalizio Marieta Di Gallo ha ripercorso le vicende degli avi, simili a quelle degli altri connazionali della Slavonia

Una foto d’archivio della cerimonia d’inaugurazione della sede della CI di Kutina

Il progetto dedicato agli italiani della Croazia continentale ha fatto tappa a Kutina, per la presentazione della locale Comunità degli Italiani e della storia degli uomini e delle donne che tanti anni fa abbandonarono le terre dei loro avi per andare a cercare fortuna altrove, trovando poi sistemazione in Slavonia.

 

Marieta Di Gallo, presidente della Comunità degli Italiani Dante Moslavina di Kutina, ha raccontato la storia dei suoi avi in modo estremamente originale, raccogliendo citazioni e racconti di chi quella storia in un qualche modo l’ha vissuta o ne conserva un vago ricordo.

Marieta Di Gallo

Il racconto dell’esule polese

Il viaggio è lo stesso che hanno fatto gli italiani di Lipik, raccontato in modo egregio la settimana scorso da Lionella Brisinello, presidente della CI di questa località della Slavonia occidentale. Non avrebbe però avuto senso ripetere la stessa storia e così Marieta Di Gallo ha preferito iniziare con il racconto di Roberto Stanich, un esule da Pola.

“Ad un primo sguardo la storia degli esuli e quella degli italiani che sono emigrati dal Veneto per andare in Slavonia potrebbe sembrare completamente diversa. Perché sono diversi i motivi del viaggio, il contesto storico e anche la direzione. Ma c’è un fattore che accomuna questi due fenomeni, il senso d’appartenenza”, ha spiegato Marieta Di Gallo, che ha poi citato un passo delle memorie di Stanich.

“Iera conceti tropo dificili per mi in quel momento, ma quel che me gaveva compido iera che, tra le altre robe, el gaveva anche nominà el setimo senso. Ghe gavevo domandà cossa che iera e lui me gaveva risposto che iera el senso de apartenenza: a una famiglia, a una comunità, a un popolo”, si legge nel testo dell’esule polese, le cui parole, secondo Marieta Di Gallo, raccontano perfettamente quello che provavano e continuano a provare gli italiani della Slavonia occidentale.

Il simbolo della Comunità Dante Moslavina

L’incontro sulla piattaforma Zoom, molto seguito dai soci di tante Comunità degli Italiani, è poi proseguito con una serie di racconti degli anziani del luogo.

Alcuni di essi riportavano della nascita dei figli, di com’era andare a scuola senza sapere una parola di croato, o di semplici situazioni quotidiane nella bottega di paese. In essi si nota una grande varietà linguistica, sia da persona a persone, che passando da un periodo storico a quello successivo.

Una foto di gruppo d’epoca

I valori autentici d’un popolo

La presentazione è stata talmente riuscita che al termine della stessa è intervenuta Lionella Brisinello per fare le sue congratulazioni a Marieta di Gallo, che è riuscita a raccontare quella che fino alla metà anni ‘90 era la storia della stessa gente e della stessa Comunità, in modo completamente diverso, trasmettendo con forza i valori autentici di questo popolo.

La storia recente della CI prosegue nel 1996, quando molti degli abitanti originari di Plostine lavoravano e vivevano ormai a Kutina e non aveva senso fare un viaggio fino a un’altra città per partecipare alle attività del sodalizio della CNI. Così nel 1998 era arrivata la registrazione ufficiale della nuova associazione, ovvero della nuova Comunità degli Italiani Dante Moslavina che ha ottenuto una sua sede nel 2011.

Una Comunità molto vivace

Oggi la Comunità degli Italiani di Kutina è estremamente vivace, tanto che partecipa a moltissime manifestazioni sia in Croazia, con altre Comunità, che in Italia, con viaggi per ricordare le proprie origini.

La CI Dante Moslavina organizza anche molti eventi per conto suo, che vanno dai corsi di lingua italiana a manifestazioni sportive i cui introiti vengono interamente devoluti in beneficenza.

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