“Il Bilancio non è mai soltanto e semplicemente un documento finanziario. Il Bilancio è il documento che definisce, nell’anno di riferimento, la strategia e la direzione del Paese diventando così, sotto l’aspetto politico, l’atto normativo più importante, paragonabile per certi aspetti soltanto alla Costituzione, l’atto fondamentale dello Stato che esprime i valori fondamentali sui quali si innesta poi tutti il sistema”. Lo chiarisce il vicepresidente del Sabor e deputato della Comunità Nazionale Italiana, Furio Radin, nel suo intervento al dibattito sulla Legge finanziaria per il 2026 presentata ieri al Parlamento di Zagabria dal governo presieduto da Andrej Plenković. Radin lo riassume con la capacità che palesa l’esperienza maturata in materia di analisi e dibattiti, stesure e riscritture di bilanci, inclusa quella riferita ai precedenti nove documenti finanziari presentati da Plenković.
Occhio ai rischi
“La parola chiave del documento che stiamo esaminando è stabilità; un obiettivo che si declina – così Radin – in tre ambiti: le entrate che ammontano a 35,7 miliardi di euro, le uscite che pesano 39,8 miliardi e un deficit di circa il 2,8 p.c. del Pil. Un valore prevedibile e controllabile, fermo restando che in futuro bisognerà fare meglio perché i rischi ovviamente esistono e attengono sia al flusso delle entrate pianificate sia ad alcune voci di spesa. Sempre in tema di dati le attese indicano un’economia che prosegue la sua crescita al ritmo di 2,7 punti percentuali all’anno a fronte di un’inflazione che cala a circa il 2,8 % e, fatto particolarmente importante, di un debito pubblico in flessione, avviato verso il 56% del PIL”. Un quadro sostanzialmente positivo che dovrebbe consentire il raggiungimento di due obiettivi importanti: la stabilità sui mercati e la fiducia degli investitori.
I tre pilastri
Fatto questo screening Radin giunge al punto del suo intervento, ovvero alle modalità di ripartizione delle risorse. “Il Bilancio è uno specchio della società e delle sue priorità. Rivela a tutti noi quali sono i settori prioritari nell’ottica del governo, poi sta a noi parlamentari valutare ed esprimerci. La proposta del governo consiste nell’assicurare denaro pubblico per il versamento delle pensioni, la copertura delle misure sociali, le necessità della sanità, delle scuole, il versamento degli stipendi ai dipendenti nel settore pubblico e il finanziamento dei progetti infrastrutturali e di sviluppo. Con un’incognita: la difesa, perché su questo tema non va dimenticato che tutta l’Europa si trova in una situazione – per usare un eufemismo – delicata”, spiega Radin ed elenca le linee guida seguite dall’Esecutivo.
“Sono tre i pilastri sui quali poggia la proposta di bilancio per il 2026: mantenere la stabilità sociale, proseguire il ciclo di investimenti nello sviluppo e nelle infrastrutture e mantenere il controllo sull’andamento del debito e dei prezzi in modo da allontanare il rischio di instabilità finanziaria. Obiettivi che possono essere raggiunti soltanto lavorando sodo”, fa il punto Radin, per poi sollecitare una riflessione sull’attenzione dedicata alle minoranze nel documento di programmazione finanziaria.
L’architettura politica
“Come si riflette tutto questo sulle minoranze? Piaccia o no, va detto senza giri di parole che la realizzazione del progetto di una Croazia stabile non sarebbe stato possibile senza un’architettura politica che comprende anche le minoranze nazionali. Senza il contributo delle minoranze, non da ieri o da ieri l’altro, ma dal 2003 in poi ci sarebbero stati cicli elettorali più brevi e maggioranze instabili. Con tutta probabilità questo avrebbe avuto un impatto sulla posizione della Croazia nell’UE e nel mondo. Possiamo quindi tranquillamente affermare che le minoranze non sono il punto debole della Croazia, tutt’altro sono un fattore importante della sua stabilità e della sua forza oltre a essere parte integrante dell’identità europea e della maturità politica della Croazia”, ha proseguito Radin per poi elencare una ad una le voci di Bilancio destinate alle comunità nazionali.
Risorse in aumento
Per il tramite dell’Ufficio per i diritti umani e i diritti delle minoranze nazionali le risorse destinate ai progetti aumentano del 4 p.c., mentre quelli per i programma segnano un +3,7 p.c. Il Consiglio per le minoranze nazionali vede incrementare le risorse per l’autonomia culturale dell’11,5 p.c. con l’accento posto sull’attività degli enti che nel 2026 potranno contare su una crescita del 9,7 p.c. Più significativi gli incrementi destinati al mondo della scuola, ovvero all’istruzione degli appartenenti alle Comunità nazionali e all’inclusione dei rom che raggiungono il 54 p.c. e quelli che guardano al miglioramento delle infrastrutture nelle aree prevalentemente popolate da appartenenti alle minoranze (+33 p.c.), ovvero nelle aree in cui risiedono i rom (+29 p.c.).
I meccanismi della CNI
Privilegi? Assolutamente no, è denaro investito per accrescere le chance di raggiungere l’obiettivo di una società stabile, inclusiva e ordinata. In altre parole: di realizzare gli obiettivi generali che il governo si è posto mentre definiva i contenuti della Finanziaria 2026. Lo evidenzia Furio Radin che, in conclusione, torna su uno dei mantra che a ritmo alterno scalda il dibattito politico croato. “Il mito sull’etnobusiness – così Radin – nacque nell’area di sinistra (a coniare il termine fu l’allora presidente della Repubblica, Ivo Josipović, ndr), per poi propagarsi un po’ ovunque in modo bipartisan. Volendo però guardare il mondo con gli occhi aperti si vede una realtà diversa che cercherò di raccontare attraverso l’esempio che conosco meglio, quello dell’Unione Italiana, che opera nel rispetto di rigide regole che v’illustro in modo da fugare eventuali dubbi. Per quanto riguarda la CNI i mezzi di bilancio vengono assegnati a bando, superano una doppia verifica democratica – prima in sede di Giunta esecutiva e poi di un’Assemblea composta da consiglieri eletti con il voto diretto dei connazionali alla pari del presidente dell’UI e di quello della Giunta esecutiva dell’UI – e vengono definiti in appositi contratti. Tutto questo non è una scelta improvvisata o l’espressione di un interesse privato – ha detto Radin – è un modello decisionale istituzionalizzato, democratico e trasparente. Chi vive sulle divisioni genera miti, chi vive del proprio lavoro e facendo i conti sul senso di responsabilità racconta i fatti”.
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