La sfida del coinvolgimento

PANORAMA INFORMA I dati dell’affluenza alle elezioni aggiuntive del 5 ottobre scorso a Fiume e in Istria raccontano più dell’esito e invitano a porsi interrogativi

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La sfida del coinvolgimento
Foto Dusko Jaramaz/PIXSELL

Le elezioni aggiuntive (o suppletive) del 5 ottobre scorso hanno completato il mosaico della rappresentanza della Comunità Nazionale Italiana negli enti locali dove, dopo le amministrative di maggio, erano rimasti vacanti alcuni seggi garantiti all’etnia. A conquistarli sono stati Paolo Demarin (con 563 voti), Enea Dessardo (124 consensi) e Lorena Lubiana Bellé (111 preferenze), eletti rispettivamente nell’Assemblea regionale istriana, nel Consiglio municipale di Fiume e nel Consiglio comunale di Verteneglio. Per i primi due, candidati unici, l’esito era scontato. Ben diversa, invece, la situazione a Verteneglio, dove la presenza di due contendenti – Lubiana Bellé e Alessandro Drušković (66 voti) – ha ridato un po’ di vitalità al voto, favorendo l’affluenza che ha raggiunto il 42,35%, con 180 votanti su 425 aventi diritto.
Un confronto che invita a riflettere. Perché forse la vera sfida oggi, per chi rappresenta e guida la CNI, non è tanto vincere le elezioni, quanto riconquistare la fiducia e l’interesse dei connazionali. Perché la democrazia, anche quella minoritaria, vive solo se qualcuno sceglie di partecipare. A Fiume ha votato il 6,7% degli aventi diritto (125 su 1.867). In Istria nel suo insieme, l’affluenza si è arrestata al 5,18% (596 elettori a fronte di 11.495 aventi diritto). Dati modesti, in particolare se si tiene conto che sia Dessardo sia Demarin hanno raccolto, in fase di presentazione delle candidature, più firme che poi voti. Un campanello d’allarme anche considerato che questo appuntamento elettorale era visto come un’occasione per lanciare un segnale identitario. Il ruolo dei consiglieri regionali, municipali e comunali è cruciale per la CNI: dall’attuazione di molti diritti sanciti dall’ordinamento croato fino alla gestione concreta dei servizi rivolti ai connazionali, tanto dipende da come sono regolati gli statuti e le altre norme stabilite dalle unità di autogoverno a livello locale e territoriale.
Le cifre, nude e fredde, raccontano, invece, di una partecipazione in flessione e di un crescente disinteresse verso la politica della CNI; ne è una prova il caso di Visignano dove le elezioni per l’assegnazione del seggio garantito alla CNI nel Consiglio comunale non si sono svolte a causa dell’assenza di candidati. In 16 località istriane il 5 ottobre scorso nessun connazionale si è recato ai seggi e in altre sei cittadine a votare è stata una sola persona. Una tendenza, la “disaffezione” dei connazionali, che sembra accentuarsi proprio dove le elezioni perdono il loro carattere di scelta. Un segnale che non può essere ignorato.
L’esperienza insegna che la pluralità delle candidature favorisce la mobilitazione degli elettori. Basti ricordare le elezioni aggiuntive del 2021 per l’Assemblea regionale litoraneo-montana, quando i candidati erano tre – Ivo Vidotto (che ottenne il mandato), Laura Marchig e Sandro Vrancich – e la partecipazione a Fiume fu quasi il doppio rispetto a quella registrata il 5 ottobre scorso. Alle 16 e 30 del 3 ottobre di quattro anni fa nel capoluogo quarnerino avevano votato 242 persone, ossia l’11,65 p.c. degli allora 2.077 aventi diritto. E verosimilmente fino alla chiusura dei seggi qualche altro connazionale probabilmente si sarà recato a votare (il 5 ottobre scorso tra le 16 e 30 e le 19 lo hanno fato in 47).
Fa pensare anche un altro dato. Il 18 maggio scorso alle amministrative in Istria l’affluenza generale aveva sfiorato il 46,3 p.c. Invece, alle votazioni per il vicepresidente della Regione in quota CNI, riservate ai connazionali e svoltesi il medesimo giorno, nei medesimi orari e negli stessi seggi elettorali, l’adesione non aveva raggiunto il 27,6% degli 11.541 aventi diritto.

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