“Il processo di integrazione e unificazione europea deve andare avanti: più si lavora per costruire l’Europa, più sarà facile favorire la pace e diminuire la tensione. Tutti i Paesi candidati devono entrare il prima possibile in UE, rispettando certamente i requisiti necessari per farne parte, ma noi dobbiamo aiutarli a far sì che possano accelerare i tempi”. La posizione del vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano Antonio Tajani riguardo il futuro del vecchio continente è chiara: velocizzare l’integrazione comunitaria e supportare i Paesi che hanno intrapreso tale percorso. Tra questi, figurano anche gli Stati dei Balcani occidentali. Tajani ha ribadito l’impegno dell’Italia nel favorire tale processo di integrazione nella mattinata di oggi, 17 marzo, in occasione della Conferenza del Trentennale dell’Iniziativa Centro Europea (InCE). L’evento si è tenuto presso il Generali Convention Center di Trieste, organizzato dal Segretariato Esecutivo InCE in collaborazione con l’Istituto Affari Internazionali (IAI). L’InCE è il più antico e più esteso forum di cooperazione regionale nell’Europa Centrale, Orientale e Balcanica con sede a Trieste. Fondata nel novembre 1989 con la denominazione “Quadrangolare” da Italia, Austria, Ungheria e l’allora Jugoslavia, conta ad oggi 17 Stati membri, alcuni dei quali nel loro percorso di integrazione europea. Processo nel quale alcuni Paesi sono impegnati da più tempo, mentre altri da meno. Tema caldo è infatti una possibile entrata nell’UE dell’Ucraina prima del blocco dei Balcani occidentali. Sulla questione Tajani è risoluto: “Prima entrano i Balcani, poi entra l’Ucraina. Non siamo contrari all’ingresso dell’Ucraina, ma non possiamo nemmeno permettere che i Balcani si allontanino dall’Europa perché non abbiamo mantenuto gli impegni presi con loro. Faremo di tutto perché si possa accelerare l’ingresso dei Paesi dei Balcani candidati a far parte dell’UE, puntiamo a favorirne la completa integrazione, senza nulla togliere all’Ucraina”. Come spiegato dal vicepremier, “l’adesione all’UE può essere lo strumento migliore per attenuare le tensioni tra questi Paesi”, e l’Italia lavora “affinché ci sia sempre più distensione nella regione”.

Piattaforma stabile di dialogo
La conferenza si è aperta con il susseguirsi di vari interventi istituzionali. Nicoletta Pirozzi dell’IAI ha letto il messaggio del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, nel quale egli ha ricordato che nel tempo l’InCE “si è affermato come piattaforma stabile di dialogo, collaborazione e costruzione di fiducia reciproca, tra i protagonisti della regione nel progetto di integrazione europea”. Stefania Craxi, presidente della Commissione Affari esteri e Difesa del Senato italiano, ha affermato che l’anniversario rappresenta “un’occasione importante per riflettere sul ruolo che la cooperazione regionale ha svolto nella trasformazione dell’Europa negli ultimi decenni. InCE nasce con la fine della divisione del continente, e aprì una fase nuova, di costruzione di relazioni economiche e istituzionali tra Paesi che erano stati a lungo divisi, per rispondere all’esigenza di stabilizzazione del continente. La scelta della sede Trieste non è stata casuale, in quanto città crocevia di scambi e punto di convergenza di diverse influenze”. Salvatore Caiata, capo della Delegazione italiana presso la Dimensione Parlamentare dell’InCE, ha riflettuto su come “ai tempi della creazione dell’InCE c’era la convinzione che avremmo avuto davanti un lungo periodo di pace e prosperità. Oggi, l’Europa si è trovata impreparata a dover affrontare la guerra in Ucraina. Dobbiamo quindi dare un impulso a quel processo di unione, le valutazioni devono essere più di carattere geopolitico e meno burocratico, per premiare lo spirito europeo dei Paesi che vogliono entrare a fare parte dell’UE. L’InCE oggi deve accelerare questo percorso”. Il presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ha ribadito il ruolo fondamentale svolto dai territori e dalle regioni nel processo di integrazione comunitaria: “I Governi possono cambiare, ma i legami che si creano tra territori diventano indissolubili”. Fedriga ha inoltre affermato che “l’Italia non guarda al singolo interesse, ma alla capacità di aggregare, che è diversa dalla forza di comandare”, e si è detto favorevole all’istituzione di un organo di difesa comunitario. Michele Valensise, presidente dell’IAI, ha sottolineato che “nella fase di incertezza odierna, organizzazioni regionali come l’InCE possono essere ponti preziosi tra Paesi”. Il segretario generale dell’InCE Franco Dal Mas ha asserito che “le nazioni non possono sopravvivere se rimangono isolate tra loro”. A prendere la parola durante l’apertura anche il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza che ha descritto Trieste come “porto d’Europa e punto nevralgico di scambi decisivi per i traffici a lunga percorrenza e inframediterranei”.
Crocevia di pace e crescita
Come ricordato da Tajani, l’evento si è svolto nel giorno del 165esimo anniversario dell’unità d’Italia, in una città particolare: “Trieste è la città simbolo dell’unità nazionale, un tempo simbolo di divisioni, ma oggi crocevia di pace e crescita. Trieste e la Regione Friuli Venezia Giulia saranno sempre più protagonisti e ponti di dialogo tra Mar Adriatico, Mar Nero e Mar Baltico”. Per quanto riguarda l’InCE, il vicepremier ha affermato che “nel tempo è diventato un punto di riferimento in Europa. L’Italia scelse di superare le divisioni e creare uno spazio comune e di dialogo con i Paesi dell’Europa centrale e dei Balcani occidentali. Quella scelta si è dimostrata giusta, perché oggi metà di quei Paesi fanno parte dell’UE”. Si è quindi augurato che nel 2027 la presidenza del forum possa essere assunta dall’Ucraina. Nel corso della conferenza si sono svolti due panel tematici: “Sostenere lo spirito InCE: cooperazione strategica per un’Europa più forte” e “Un’agenda InCE rinnovata: impatto più profondo, integrazione strategica”. A queste sessioni sono intervenuti i ministri degli Affari Esteri di vari Paesi dell’InCE: Oana Țoiu (Romania, Paese che quest’anno detiene la presidenza del Forum); Marko Đurić (Serbia); Mihai Popșoi (Moldavia); Tanja Fajon (Slovenia); Elmedin Konaković (Bosnia Erzegovina); Gordan Grlić-Radman (Croazia). Oltre a loro, hanno preso la parola Megi Fino, viceministra per l’Europa e gli Affari esteri dell’Albania; Péter Sztáray, ministro per gli Affari esteri e per il Commercio ungherese; Zoran Dimitrovski, vice ministro per gli Affari Esteri della Macedonia del Nord; Ivan Naydenov, segretario permanente del Ministero degli Affari Esteri della Bulgaria; Tomáš Taraba, vice primo ministro della Slovacchia; e Oleksandr Mishchenko, vice ministro per gli Affari Esteri dell’Ucraina, in collegamento online.

Stefania Craxi

Francesco Dal Mas 
Gordan Grlić-Radman

Tanja Fajon

Oana Toiu

Michele Valensise

Massimiliano Fedriga

Salvatore Caiata

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