Il governo non fa passi indietro

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ZAGABRIA | Con l’avvicinarsi della riunione dell’Esecutivo di domani, durante la quale all’ordine del giorno ci sarà la proposta di ratifica della Convenzione di Istanbul, si infiammano le polemiche su questo documento del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Per gli esponenti dell’ala più a destra dell’HDZ, ma anche per molti altri esponenti politici e della società civile che cura i valori tradizionali, la ratifica è un boccone troppo amaro da buttare giù in quanto la Convenzione sarebbe ispirata dalla Teoria del genere e quindi contrasterebbe con i tradizionali valori cristiani. Non stupisce pertanto l’entrata a gamba tesa nella polemica da parte della Chiesa cattolica croata. Nell’antevigilia della riunione del governo i vescovi croati hanno invitato infatti i parlamentari del primo partito della maggioranza a non dare il proprio assenso, leggi voto, alla ratifica della Convenzione. La Conferenza episcopale croata (HBK) ha pubblicato ieri sulle proprie pagine web quattro punti nei quali spiega la propria posizione in merito alla Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Nell’ultimo punto, gli ecclesiastici esprimono preoccupazione per la “comparsa di definizioni inaccettabili” relative al “genere” e alla “violenza di genere”. Definizioni, spiegano, che minerebbero le fondamenta cristiane sulle quali poggia la società croata.
Un appello che non sembra avere inciso sulle intenzioni del premier e presidente dell’HDZ, Andrej Plenković, che continua a invitare i suoi all’unità e a esprimere un voto favorevole alla ratifica. Inviti motivati anche dalla necessità di evitare possibili spaccature che potrebbero mettere a rischio la tenuta del governo. “Al momento stiamo lavorando alla finalizzazione della dichiarazione interpretativa, quindi per quanto riguarda la posizione del governo, il documento sarà discusso dopodomani (giovedì, nda). Vogliamo armonizzare il suo contenuto con i nostri partner. Vorrei ottenere un ampio consenso su un documento destinato principalmente a prevenire la violenza sulle donne e quella in ambito familiare. Vorrei anche riuscire a dipanare i timori di coloro che erroneamente vedono dei retroscena bui e che ipotizzano scenari oscuri nel caso si dovesse arrivare alla ratifica della Convenzione di Istanbul”, ha detto il premier, Plenković ha poi tenuto a precisare che il testo della Convenzione è stato analizzato fin nei minimi dettagli e che a riguardo è stato consultato anche l’ufficio legale del Consiglio d’Europa senza individuare “alcun intento nascosto”. Plenković non ha mancato di lanciare una frecciatina all’SDP, che ricordiamo ha confermato l’intenzione di non votare a favore della ratifica nel caso in cui a questa venisse allegata una dichiarazione interpretativa. Ipotesi che potrebbe rendere impossibile l’approvazione nell’Aula parlamentare laddove la maggioranza dovesse spaccarsi. “Il mio governo farà quello che l’SDP non è riuscito a fare in due anni e mezzo”, ha detto il premier, assicurando di non avere alcun timore riguardo al raggiungimento della maggioranza necessaria per l’approvazione della proposta. E poi, spingendosi oltre, ha aggiunto: “Anzi mi farebbe piacere che l’opposizione che tanto spinge per la ratifica si dimostri arrogante al punto da non votare il documento. Se così fosse allora avremo la conferma che tutto quanto hanno detto e fatto negli ultimi tempi non era altro se non pura propaganda politica”. Secondo il premier il tema della tutela delle donne non è un argomento che può essere considerato di esclusiva proprietà di una sola parte dello spettro politico, ma riguarda tutti. “Perché mai dovrei, come primo ministro e presidente dell’HDZ, permettere che questo sia un tema di esclusiva competenza di una sola parte politica?. Non lo permetterò, perché si tratta di un tema che riguarda l’intero Paese, è di pertinenza di tutti i cittadini croati e riguarda gli standard civili. Ed è nella direzione di questi che io voglio condurre la Croazia”, ha concluso.
Mentre l’Esecutivo dovrebbe votare compatto il via libera alla ratifica, con allegata la dichiarazione interpretativa, rimane da vedere se l’HDZ sarà in grado di mantenere la stessa unità tra le proprie fila al Sabor. Pare certo che almeno quattro deputati dell’HDZ non siano disposti a votare a favore della ratifica, Davor Ivo Stier, Miro Kovač, Milijan Brkić e Ivan Ćelić. Secondo indiscrezioni, tra chi potrebbe “rifiutare” l’invito all’unità del premier e a unirsi ai “disobbedienti”, ci sarebbero anche i deputati Miroslav Tuđman, Stevo Culej, Ivan Šipić, Ivan Kirin, Anton Kliman e Marija Jelkovec. Tra i contrari si annoverano anche diverse associazioni conservatrici, tra le quali spicca Nel nome della famiglia (U ime obitelji) guidata da Željka Markić, che ha già iniziato a mobilizzare i propri attivisti e simpatizzanti per la manifestazione di protesta che dovrebbe tenersi sabato nella capitale.

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