Quarant’anni, una vita trascorsa tra i corridoi di Palazzo Modello e una radice che affonda nelle due anime della nostra terra: quella fiumana del padre e quella istriana della madre. Marin Corva, classe 1980, non è solo un volto noto dell’Unione italiana; è il simbolo di una generazione cresciuta “dentro” le istituzioni della Comunità nazionale italiana (Cni). Dai primi passi come giovane corista nei minicantanti della Comunità degli Italiani di Fiume, fino a diventarne uno dei principali motori operativi, il suo percorso è una testimonianza di dedizione pluridecennale alla causa dell’etnia.
Subentrato nel 2018 a Maurizio Tremul alla guida della Giunta esecutiva dell’Unione italiana (Ui), Corva ha guidato l’organizzazione per otto anni attraverso due mandati intensi, segnati dalla gestione meticolosa delle finanze e del vasto patrimonio immobiliare. Oggi, questo cammino lo porta davanti a una duplice ed epocale staffetta. Da un lato è chiamato a raccogliere il testimone della presidenza dell’Ui proprio da Tremul; dall’altro si prepara a ereditare da Furio Radin il seggio specifico riservato alla Cni al Sabor.
In questa intervista, Corva traccia un bilancio della sua esperienza al timone dell’Esecutivo di Palazzo Modello, riflette sulle sfide di una Comunità che vive tra Croazia e Slovenia e delinea la sua visione per il futuro. Un domani fatto di pragmatismo, tutela dell’identità e, soprattutto, di un instancabile lavoro sul campo per non perdere il contatto con la realtà dei connazionali.

Presidente Corva, negli ultimi otto anni ha ricoperto un ruolo chiave nella gestione operativa del patrimonio immobiliare e delle finanze dell’Unione. Come descriverebbe quest’esperienza e quali sono state le maggiori sfide nel gestire la cassaforte dell’organizzazione apicale e unitaria della Cni?
“Può sembrare paradossale, ma operativamente le sfide maggiori sono scaturite proprio dall’incremento dei fondi messi a disposizione dai finanziatori, costantemente cresciuti dal 2018. Siamo arrivati a gestire un piano finanziario il cui importo è più che raddoppiato rispetto a otto anni fa. Ciò ha comportato un aumento esponenziale della mole di lavoro, di fatto triplicata, a fronte di un organico rimasto numericamente invariato e qui mi riferisco ai servizi amministrativi dell’Ui.
GESTIONE COMPLESSA E IMPEGNATIVA
Si consideri, inoltre, che mentre i miei predecessori erano affiancati da un direttore amministrativo e da un segretario generale, io ho potuto contare esclusivamente su un verbalizzante delle sedute della Giunta esecutiva. Quest’ultima, non è una figura ‘politica’, come lo ero io quando, prima del 2018, ricoprivo l’incarico di segretario della Giunta stessa. Anche la gestione delle risorse ha richiesto un cambio di passo. Oggi i finanziatori impongono cronoprogrammi rigidi, con la realizzazione delle iniziative entro 12, 18 o al massimo 24 mesi. In passato non era così. Ho ereditato progetti avviati nel 2005 e conclusi solo durante il mio secondo mandato.
Non sono mancate criticità congiunturali. Gestire la Cni durante la pandemia è stato complesso. L’impossibilità di svolgere le attività tradizionali ci ha costretti a reinventarci. Altrettanto impegnativa è stata la fase post-Covid, quando alla ripresa dei progetti storici se ne sono aggiunti di nuovi. In quel periodo abbiamo aperto così tanti cantieri da darmi l’impressione di guidare un’impresa edile. Mi riferisco agli interventi per gli asili di Fiume e Sissano, alle scuole ‘Gelsi’ e ‘San Nicolò’ di Fiume, agli istituti di Buie, Cittanova, Pola…
E gli investimenti proseguono: proprio in questi giorni abbiamo siglato la documentazione per la scuola di Rovigno. È stato inoltre un anno stressante quello in cui l’Ui è stata sottoposta a rigorosi controlli da parte delle istituzioni croate. Infine, le sfide sociali. Il mondo è cambiato drasticamente e l’impennata dell’inflazione ha stravolto i costi. Ciò che un tempo si realizzava con 10mila euro, oggi richiede un investimento di 20-25mila euro”.

IL FIORE ALL’OCCHIELLO: SCUOLE, ASILI, COMUNITÀ
Tracciando un bilancio di questi due mandati alla guida dell’Esecutivo Ui, quali sono i risultati concreti più significativi che è riuscito a ottenere?
“Porto nel cuore tutti i progetti realizzati nel capoluogo quarnerino. I progetti di cui vado più fiero sono però quelli che si sono rivelati più complessi. All’inizio del mio mandato, ad esempio, i rapporti tra l’Ui e la Città di Fiume erano ai minimi storici a causa delle criticità legate all’asilo ‘Fiume’. Siamo riusciti a ricucire questo strappo e a portare a termine l’opera, rinegoziando drasticamente l’accordo iniziale. Originariamente, infatti, l’Unione avrebbe dovuto finanziare l’intera costruzione e l’acquisto degli arredi. Un impegno economico che non avremmo potuto sostenere.
Un altro traguardo che considero un successo storico è l’ampliamento e l’ammodernamento della Scuola media superiore italiana ‘Leonardo Da Vinci’ di Buie. Per anni, il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale italiano ha evitato di finanziare interventi infrastrutturali su immobili pubblici. In questo caso, invece, ha accettato di cofinanziare l’opera insieme allo Stato croato e alla Regione istriana.
Ricorderò per sempre anche il restauro della sede della Comunità degli italiani di Salvore, l’intervento che mi ha causato più grattacapi in assoluto. Si tratta di un immobile acquistato dall’Ui oltre un decennio fa, rivelatosi poi fonte di mille insidie. Lo stato dell’edificio non corrispondeva affatto a quanto mi era stato riferito. Basti dire, ed è solo la punta dell’iceberg, che la struttura era priva di allacciamento alla rete fognaria. Ritengo, onestamente, che sia stata pagata molto più del suo valore reale.
Non posso non citare la scuola italiana di Cittanova. È stato uno degli investimenti più onerosi in cui siamo stati coinvolti, superato forse solo dal restauro di Palazzo Bembo a Valle. In questo caso, l’impegno finanziario dell’Ui è stato di circa 1,4 milioni di euro. Aggiungerei, infine, l’estivo di Rovigno, un progetto rimasto chiuso in un cassetto per tantissimi anni e ora giunto alla quinta fase”.

NESSUN RIMPIANTO
E, al contrario, facendo un’autocritica, ci sono ambiti in cui si sarebbe potuto fare di più o intervenire diversamente?
“Spero di non apparire presuntuoso, ma, grazie all’instancabile lavoro dei servizi amministrativi, dei membri della Giunta esecutiva e alla sinergia con i nostri interlocutori istituzionali, posso dire in tutta coscienza di non avere rimpianti. L’unico rammarico, forse, è quello di non essere riuscito a ultimare alcuni progetti entro la scadenza del mandato, ma si tratta di un obiettivo che non è stato possibile raggiungere per motivi oggettivi. Mi consola però la certezza che chi mi succederà porterà a compimento questi interventi. Mi riferisco, ad esempio, alla costruzione della nuova Comunità degli italiani di Levade o al completamento della sede della Ci di Kutina.
A questo proposito, ci tengo a ribadire quanto già espresso ai consiglieri dell’Assemblea dell’Ui e ai rappresentanti della Ci di Fiume: la documentazione progettuale per la futura palestra della Scuola elementare italiana ‘Gelsi’ è praticamente pronta. Abbiamo già accantonato una somma rilevante, pari a circa la metà dei costi previsti, e sono entusiasta del fatto che siamo a un passo dalla firma dell’accordo con la Città di Fiume. Si tratta di un’opera attesa da generazioni. Se ne parlava quando ero alunno io, quando frequentava la scuola mio padre e persino ai tempi dei fratelli di mia nonna, che sedevano tra quei banchi quando la ‘Gelsi’ era una scuola maschile (mentre la sezione femminile si trovava nell’edificio dell’odierna scuola ‘Podmurvice’, anch’essa situata ai margini del Parco di Mlaka, o ‘Giardin Pubblico’, come lo chiamano i fiumani patochi, nda)”.
L’Ui opera in due contesti statali diversi, Croazia e Slovenia. Quanto questa duplice dimensione incide sulla gestione quotidiana?
“Non ho mai fatto distinzioni tra i sodalizi che operano in Croazia e quelli registrati in Slovenia. Allo stesso modo, ho sempre sollecitato il coinvolgimento di tutti i connazionali, indipendentemente dal confine, in ogni nostra iniziativa. Sono un convinto sostenitore non solo dell’unitarietà, ma anche dell’unità e dell’uniformità della Cni. Mi preme che ogni connazionale goda delle medesime opportunità e degli stessi diritti. Questo principio è venuto meno solo durante la pandemia. Per quasi un anno non ho potuto recarmi in Slovenia. È stato un grande dispiacere, ma purtroppo le autorità slovene avevano imposto restrizioni molto rigorose per contenere il virus, limitando l’accesso ai cittadini stranieri. A parte questa parentesi, ritengo che il sistema abbia funzionato egregiamente”.

LA SCINTILLA È SCOCCATA A ROMA
Pur essendo relativamente giovane, il suo impegno nell’Ui dura da oltre vent’anni. Com’è iniziato questo percorso e cosa l’ha motivata a rimanere coinvolto?
“Il mio impegno proseguirà: dopo essermi confrontato con numerosi presidenti delle Ci e singoli connazionali, ho deciso di candidarmi alla presidenza dell’Unione. Ammetto che, con l’avvicinarsi della scadenza del mio attuale incarico, ho provato una strana sensazione al pensiero di non avere più un ruolo attivo; forse il mio è un ‘caso freudiano’. Scherzi a parte, la Cni e le sue istituzioni fanno parte della mia vita da sempre. Sono attivo nella mia Comunità d’appartenenza, Fiume, sin da bambino. Un ruolo chiave nel mio avvicinamento a Palazzo Modello lo hanno avuto le mie insegnanti Melita Sciucca, Patrizia Pitacco e Norma Zani.
La scintilla che ha acceso la mia vocazione, però, è scoccata a Roma. Ai tempi del Liceo, la prof.ssa Gianna Mazzieri Sanković mi coinvolse nel suo coro giovanile e, tra il 1997 e il 1998, fummo i primi giovani della Cni a recarsi in visita ufficiale all’Archivio-Museo storico della Società di studi fiumani. Fu un’esperienza toccante, che consolidò il mio attaccamento all’Ui e alla realtà dell’Esodo. A pensarci tutta questa storia è strana. Dopo il Liceo studiai economia e all’epoca non immaginavo una carriera nell’Ui: le mie ambizioni erano altre”.

CURARE CONTATTI COSTANTI CON I NOSTRI CONNAZIONALI
Oggi c’è una sorta di crisi di vocazione nei centri più grandi, dove i ragazzi faticano a vedere nelle Ci un luogo di aggregazione. L’Ui e i sodalizi possono ancora attrarre le giovani generazioni?
“Assolutamente sì, ma dobbiamo lavorare sodo. Ricordando i miei inizi, ho omesso di citare Pino Bulva, figura storica dell’Edit e del sodalizio di Palazzo Modello. Fu lui a venire alla scuola ‘Gelsi’ per spiegarci cos’era il ‘Circolo’. Grazie a quella presentazione, io e molti compagni ci iscrivemmo. Oggi qualcuno s’illude che basti pubblicare sui social media l’annuncio di un evento di ‘grande spessore’, magari usando paroloni, per attirare i connazionali. Non funziona così. I connazionali vanno contattati di persona, con un impegno costante, specialmente nel caso dei giovani.
Da qualche anno incontro sistematicamente gli alunni al termine delle elementari. Conversando con loro, pongo domande che li aiutino a intuire come la Ci possa rispondere alle loro esigenze e come le scuole della Cni contribuiscano alla loro crescita. La risposta è sempre positiva. Alle nuove generazioni non si può imporre di partecipare ad attività calate dall’alto come accadeva un tempo. I ragazzi vanno attratti offrendo loro la responsabilità di ideare in autonomia i contenuti che desiderano. Qualche volta capiterà un ‘buco nell’acqua’, ma alla lunga questa strategia darà i risultati sperati”.

CHIEDETE COSA POTETE FARE VOI PER LA CNI
Cosa si può fare per rendere più resiliente la Cni e garantirle un avvenire?
“Parafrasando il presidente Kennedy, solleciterei i connazionali a non chiedersi cosa l’Ui o le Comunità possano fare per loro, ma cosa loro possono fare per l’Unione e per i nostri enti. È inutile parlare dell’importanza della lingua se poi, per comodità, iscriviamo i figli in scuole con lingua d’insegnamento croata o slovena. Se vogliamo una comunità forte, dobbiamo leggere ‘La Voce del popolo’ e ‘Panorama’, seguire le trasmissioni in italiano di Radio Fiume e di Radio Pola, sintonizzarci su Radio e TV Capodistria o TV Nova. Naturalmente, tutte queste realtà devono sapersi adeguare alle esigenze degli utenti, ma noi dobbiamo sostenerle. Dobbiamo dare ai nostri bambini la rivista ‘Arcobaleno’. Mia figlia, quando la riceve, la sfoglia entusiasta dalla prima all’ultima pagina”.
Che consiglio si sente di dare a chi sarà chiamato a gestire l’organizzazione nei prossimi anni?
“Il mio consiglio è di porsi sempre domande e non aver paura di chiedere pareri a quante più persone possibile. Lo sbaglio peggiore per chi occupa posti di responsabilità è perdere il contatto con la realtà, specie quando si gestiscono importi importanti come i nostri. Bisogna restare umili, con i piedi ben piantati a terra. Non lascio problemi, ma consegne estremamente trasparenti. Nella mia relazione di fine mandato elencherò i successi e le criticità. Inoltre, i servizi amministrativi dell’Ui sono pronti a sostenere chiunque prenderà in mano le redini dell’Esecutivo”.

Furio Radin e Maurizio Tremul sono le persone che l’hanno preceduta negli incarichi che ha ricoperto o andrà a ricoprire prossimamente. Come si rapporta con la loro eredità?
“Non si smette mai d’imparare. Nel mio percorso ho tratto ispirazione da molte persone, a volte anche solo osservando il loro modo di lavorare. Le persone sagge imparano dagli errori altrui. Tra i miei maestri ci sono indubbiamente anche Tremul e Radin. Ho sempre cercato di fare tesoro dei loro pregi, evitando di ripetere i passi falsi. In passato, ad esempio, ci furono problemi con una Comunità le cui conseguenze si avvertono ancora; quando si è presentata una situazione analoga durante la mia presidenza, memore del passato, sono intervenuto subito per bloccare ogni criticità, evitando ripercussioni finanziarie.
Per quanto riguarda il mio futuro impegno al Sabor, confido che Radin continuerà a farmi da mentore. È una persona che stimo profondamente e che ho imparato ad apprezzare ancora di più vedendo quanto sia considerato a Zagabria, dove ha saputo destreggiarsi magistralmente ai più alti livelli della politica”.
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