I diari raccontano. L’omaggio della Farnesina

Dalla collaborazione tra MAECI e l'Archivio di Pieve Santo Stefano nasce la piattaforma informatica che propone le memorie di circa 200 persone emigrate. Incluse anche le storie vissute sul confine orientale

Il racconto di Vladimiro Pahor

ROMA | Ci sono le lettere di Adolfo Farsari, garibaldino che nel 1863 combattè da volontario la Guerra di secessione americana nell’esercito unionista; c’è il diario di un anonimo italiano che nell’agosto 1914 cerca di scappare dalla Bruxelles appena occupata dai tedeschi allo scoppio della Prima guerra mondiale; c’è quello di Leonia Ferrari, che sopravvive al bombardamento a tappeto su Würzburg il 16 marzo 1945 nel corso della Seconda guerra mondiale. In tempi più recenti Catello Cesarano racconta la rivolta degli studenti cinesi e i fatti di piazza Tienanmen, del 1989; Rosario Simone l’Iraq del 1990, quando inizia l’invasione del Kuwait; Mario Speranza l’insurrezione nello Yemen del 1994 e Gaddo Flego, medico negli ospedali da campo, il genocidio del Ruanda… Sono i diari, le lettere e le memorie che racchiudono storie di italiani vissuti all’estero tra l’inizio dell’Ottocento e i giorni nostri, raccolte a partire dal 1984 dall’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano e offerte ai lettori di tutto il mondo attraverso un sito. Si tratta di “Italiani all’estero, i diari raccontano”, una piattaforma informatica nata dalla collaborazione tra la Direzione generale per gli Italiani all’estero del MAECI e l’Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano, fondato nel 1984 dal giornalista Saverio Tutino, di un progetto di Nicola Maranesi realizzato con la consulenza editoriale di Pier Vittorio Buffa.
Stando a quanto scritto da Maranesi si tratta di una una selezione delle parti più significative delle testimonianze raccolte nel fondo catalogato con il soggetto “emigrazione” presso l’Archivio dei diari.

Dal confine orientale

Non mancano nemmeno pagine che raccontano delle tragedie del dopoguerra sul confine orientale. Navigando si scopre così la storia di Umberto Bencic, nato nel 1921 a Pola, in Istria, ai tempi in territorio italiano, che racconta degli “anni oscuri e tormentati del fascismo, del Secondo conflitto mondiale, del drammatico dopoguerra vissuto dalle popolazioni della frontiera adriatica”. Bencic nel 1951 viene internato sull’Isola Calva (Goli Otok), luogo di reclusione e tortura per i dissidenti del regime comunista di Josip Broz Tito. Sopravvive a quella durissima esperienza e negli anni successivi, passando per l’Italia, riesce a emigrare in Australia, dove comincerà una nuova vita. Oppure quella di Vladimiro Pahor, che “nasce nel 1923, in una famiglia di contadini sloveni, a Savogna d’Isonzo in provincia di Gorizia, a pochi chilometri dal confine tra l’Italia e la Slovenia, terra di contese e di battaglie nel corso del Novecento”. “Nel 1942, a guerra in corso, viene arruolato e mandato ad Asti, in Piemonte, in un battaglione disarmato in cui confluiscono molti suoi conterranei. La resistenza culturale al fascismo si evolve in una piena collaborazione con le formazioni slovene antifasciste. Al ritorno a casa viene arrestato, interrogato, torturato. Le percosse e le frustate non bastano a fargli confessare i nomi degli altri attivisti. Alla fine del conflitto sceglie di vivere nella Jugoslavia del maresciallo Tito. Emigra a Zagabria, si laurea in medicina, diventa primario a Nova Gradiška. Ma presto entra in conflitto anche con il nuovo regime, quello comunista, che governa il Paese in cui vive. Sono gli anni ’60 quando decide di scappare in Italia. Pahor, come racconta nella sua avvincente autobiografia, ricomincia da zero la propria vita. Prende una seconda laurea a Roma, con molti sacrifici riesce a esercitare la sua professione fino a raggiungere una piena affermazione e il trasferimento in Libia”.

Storie di vita vissuta

Al momento della messa on-line del sito, presentato nei giorni scorsi alla Farnesina, un totale di 200 storie di vita scelte tra più di mille, dalle quali sono state estrapolate, in media, cinque pagine scelte tra le decine, a volte centinaia totali. Ogni pagina è stata digitalizzata dal documento originale, diario o memoria o lettera che fosse, trascritta, titolata, introdotta, collocata nel tempo, geolocalizzata, indicizzata con delle parole chiave rispondenti ai temi aderenti al vissuto degli italiani all’estero dall’Ottocento a oggi. I criteri seguiti per la scelta delle testimonianze da pubblicare, come negli esempi già citati, hanno a che fare con l’interesse storico delle singole traiettorie umane raccontate nei documenti. Ma non solo: oltre all’interesse di presentare punti di vista diversi sui grandi avvenimenti storici, questo progetto si è posto l’obiettivo di raccontare il vissuto comune a tutte le esperienze migratorie, che costituiscono il nucleo principale della selezione documentale insieme ai racconti di viaggio o di lavoro temporaneo all’estero.
Il progetto “Italiani all’estero, i diari raccontano” è ispirato alla piattaforma prototipale “La Grande guerra, i diari raccontano” nata nel 2013 da una collaborazione con il Gruppo Editoriale l’Espresso (oggi Gedi Gruppo editoriale) e ideata da Pier Vittorio Buffa, che ha svolto un’accurata consulenza editoriale per quest’edizione. Il progetto si avvale della ricerca d’archivio e della redazione testi di Laura Ferro. La ricerca iconografica e l’organizzazione delle fonti documentali sono di Antonella Brandizzi. Le fotografie dei documenti originali pubblicate all’interno del sito sono di Luigi Burroni.

Il cuore dell’attività del MAECI

“Gli Italiani all’estero sono al centro delle politiche e delle strategie, al cuore dell’attività del Ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale”. Lo ha evidenziato il Direttore generale per gli Italiani all’estero, Luigi Vignali, presentando alla Farnesina l’iniziativa “Italiani all’estero, i diari raccontano”. Un progetto che, ha sottolineato Vignali, “ha un taglio culturale e storico, ma che vuole parlare anche al futuro, alle nuove generazioni, agli italodiscendenti, ai giovani all’estero che vogliono mantenere radici e tradizioni”. “Abbiamo il dovere verso coloro che hanno intrapreso il viaggio all’estero di dire loro che non sono stati dimenticati; abbiamo il dovere che i loro discendenti rimangano italiani, parte dello Stato e valore aggiunto”, ha dichiarato il segretario generale del MAECI, Elisabetta Belloni, ricordando che dall’unità d’Italia a oggi gli emigrati italiani sono stati circa trenta milioni, e gli oriundi fra i sessanta e gli ottanta milioni: cifre che, ha rilevato, “giustificano l’attenzione che il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale ha posto nei confronti degli italiani all’estero”.
“Presentare oggi il lancio di questa piattaforma informatica è motivo di orgoglio e di soddisfazione”, ha proseguito Elisabetta Belloni ricordando “l’esempio che queste persone hanno dato di voler crescere, di voler migliorare e di voler valorizzare qualcosa della loro vita tramite il viaggio”. “Oggi si ha un’emigrazione diversa, tanti giovani che vanno all’estero e che devono mantenere i legami col nostro Paese: l’obiettivo – ha concluso la Belloni – è dimostrare che è nostro interesse mantenere forti questi legami”.

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