Giorno del ricordo: Radin, Ziza e Tremul a Roma

I deputati CNI e il presidente dell'UI alla cerimonia nell'aula di Montecitorio

0
Giorno del ricordo: Radin, Ziza e Tremul a Roma
Foto Unione Italiana

“È stata una bella cerimonia, molto sentita”, ha raccontato il vicepresidente del Sabor e deputato al seggio specifico della Comunità Nazionale Italiana, Furio Radin, presente all’evento svoltosi a Palazzo Montecitorio descrivendolo “come un ricordo che non ignora gli altri”. “Io il futuro lo vedo, se non nella condivisione, almeno nel rispetto dei ricordi da parte croata, italiana e slovena. L’importante è vivere insieme, andare d’accordo, fare del bene tra questi tre Paesi, in un mondo che è estremamente instabile”, ha affermato Radin. Un’instabilità, ha proseguito, che “speriamo non duri troppo a lungo”, perché “se si fa un passo oltre, tutti i nostri ricordi finiranno. Ma io voglio essere ottimista”.
Radin ha definito la giornata di ieri “molto gratificante, perché sono un grande sostenitore dell’amicizia tra Croazia, Slovenia e Italia. So che c’è una convergenza di idee tra la premier Meloni e il premier Plenković, c’è molto accordo e questo mi fa molto piacere”.
Nel contesto delle celebrazioni del Giorno del Ricordo, Radin ha ricordato delle figure intellettuali che sono attivamente impegnate a promuovere la memoria. “Mi ha commosso la professoressa Katja Hrobat Virloget, che insegna a Capodistria e che ha fatto una ricerca sull’esodo degli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. Ho visto che l’opinione pubblica in Slovenia ha accettato queste cose che non conosceva, ha parlato di noi con empatia, tanto che a Capodistria molti negozi hanno affisso dei manifesti che promuovevano la convivenza tra italiani e sloveni. Vorrei che questo fosse un punto di partenza tra i croati, gli sloveni, gli italiani e tra gli esuli e i rimasti”. Radin si è detto fiducioso e gratificato del fatto che al giorno d’oggi sono stati fatti dei passi avanti.
“Vorrei che tutti cominciassero a pensare un po’ anche con la testa degli altri, perché i conflitti nel mondo sono troppi e dobbiamo continuare e sviluppare l’andar d’accordo fra di noi, fra Croazia, Slovenia, Italia, esuli e rimasti”, ha concluso il deputato CNI al Sabor.

Ziza: «Una memoria da condividere tra Italia, Slovenia e Croazia»
“Il Giorno del ricordo con gli anni si sta sviluppando sempre di più nel senso di condividere una memoria di una tragedia che è avvenuta nel dopoguerra, ma condividerla soprattutto tra gli Stati, tra Italia, Slovenia e Croazia”, ha affermato il deputato della CNI al Parlamento sloveno, Felice Ziza, ricordando l’incontro dei presidenti di Croazia, Slovenia e Italia in occasione del concerto tenutosi in Piazza Unità d’Italia a Trieste nel luglio 2010 che celebrò l’unione tra i popoli. Un messaggio, ricorda Ziza, che è poi stato portato avanti e ricordato nel 2020 dai due presidenti Sergio Mattarella e Borut Pahor, quando “mano nella mano si sono inchinati davanti alla foiba di Basovizza e davanti alle quattro vittime della dittatura fascista”. Un ricordo, precisa il deputato CNI al termine della cerimonia svoltasi a Montecitorio in occasione del 10 febbraio, che deve essere portato avanti anche attraverso i testi dei libri per ragazzi, “siano essi programmi di studio in Italia, in Slovenia o in Croazia”. Testi che devono sempre di più contenere la nostra storia recente, della catastrofe del Novecento. “Non dimenticare, portare avanti e trasmettere ai ragazzi quella che è stata una tragedia che non vogliamo che si ripeta mai più”, ha concluso Ziza.

Tremul: «Senza perdono non c’è pacificazione»
“Qualcuno parla solo della foiba di Basovizza, altri soltanto del cippo del monumento che ricorda i quattro antifascisti fucilati. Invece, penso sia il ricordo proposto da Gianni Oliva quello che debba essere portato avanti, quello di tutte e due le Basovizze, per rendere omaggio sia alle vittime delle foibe che a quelle della violenza fascista. Non ci può essere percorso di riconciliazione e pacificazione se non ricordandole ambedue, altrimenti ognuno ricorda soltanto la propria memoria e i propri drammi e non ricorda i drammi degli altri. Dobbiamo chiedere perdono per i torti inflitti e perdonare per i torti subiti, altrimenti la pacificazione non può avvenire”, ha dichiarato Maurizio Tremul, presidente dell’Unione Italiana che a Roma ha partecipato alla cerimonia in occasione del 10 febbraio.
“Personalmente credo che il messaggio che debba arrivare da queste celebrazioni è che non ci può essere pacificazione e pace senza perdono. Essere coscienti che i totalitarismi e le violenze possono ripetersi. Vediamo quello che sta avvenendo accanto a noi in questo momento nel mondo, quando prevalgono le prevaricazioni, i soprusi, le violenze, la ragione della forza e non la forza delle ragioni”, ha proseguito Tremul.
“Giustamente in queste celebrazioni si ricorda il dramma degli esuli, di chi è stato cacciato da quella terra. Ma c’è una popolazione che è stata cacciata senza essere mandata via fisicamente, che si è vista rubare la memoria, il territorio, lo spazio che ha creato. Si è vista cambiare i nomi delle vie, i toponimi, gli odonimi, la presenza storica radicata da millenni di fatiche e di sudore. È quella degli italiani che sono rimasti lì, senza i quali oggi non ci sarebbe quella fiamma di italianità aperta, europea, fatta di convivenza e dialogo interculturale. Credo sia giunto il momento che si trovi lo spazio per collocare anche una testimonianza di chi è rimasto. La tragedia dell’esodo è fatta da due parti della stessa mela: una più grande che è stata costretta all’esodo e un’altra che è stata costretta all’esodo in terra propria, ma che caparbiamente, fino alle difficoltà che persistono fino ai giorni nostri, mantiene forte questa identità italiana”, ha concluso il presidente dell’UI.

Foto Unione Italiana

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display