Fondamentale rispettare i diritti dei bambini

LUBIANA | Il documento internazionale che vanta il maggior numero di ratifiche al mondo compie 30 anni e mantiene un ruolo di primo piano in termini d’importanza a livello globale. Stiamo parlando della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo (CDF) approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata ad oggi da 197 Paesi. Il documento sottolinea la responsabilità degli Stati parte in materia di protezione e benessere dei minori (di età inferiore ai 18 anni) ai quali garantisce pienamente i diritti umani. Fondamentale il passaggio che vede riconoscere ai bambini lo status di soggetti giuridici autonomi in quanto questo impone che in tutte le decisioni che li riguardano il loro benessere sia sempre tenuto in considerazione.

I relatori

Passaggi fondamentali nel 1989 quanto oggi, hanno rilevato tutti i relatori alla tavola rotonda svoltasi ieri nell’Aula rossa della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Lubiana, organizzata in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Lubiana. Sulla valenza della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo si sono soffermati l’Ambasciatore Paolo Trichilo, il ministro degli Affari esteri sloveno, Miro Cerar, Ružica Boškić del Ministero del Lavoro, della Famiglia, degli Affari sociali e delle Pari opportunità (che ha moderato il dibattito), Alfredo Ferrante, coordinatore per la promozione dei servizi per la famiglia e le relazioni internazionali e comunitarie presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, l’Ambasciatore Blanka Jamnišek del Ministero sloveno degli Affari esteri e autore del progetto Our Rights (I nostri diritti), Romana Zidar, rappresentante dell’UNICEF Slovenia e ricercatrice dell’Osservatorio dei fanciulli (Istituto sociale per la Tutela sociale) e la Professoressa di diritto internazionale, Vasilka Sancin, che è pure rappresentante sloveno nel Consiglio ONU per i diritti umani. Presente in sala anche l’Ambasciatore olandese in Slovenia, Baart Twaalfhoven, “ispiratore” dell’evento dedicato ai 30 anni della Convenzione, ma anche di numerose altre iniziative rientranti nel settore dei diritti umani, come ricordato sia dall’Ambasciatore Trichilo sia dalla Prof.ssa Sancin.

Categoria universale

“I diritti dei bambini non possono essere considerati ed esaminati come un qualcosa di distinto dai diritti umani in senso lato. Volendo fare un distinguo netto diventa impossibile dare un’interpretazione corretta in quanto i diritti dei bambini sono parte di un sistema. I bambini hanno infatti tutti i diritti dei quali godono anche gli adulti, qualche limitazione c’è per forza di cose nell’ambito dei diritti politici, ma sul piano dei diritti economici, sociali e culturali il bambino ha gli stessi diritti dell’adulto; essendo bambino ha però anche alcune particolarità e queste vanno tenute in considerazione e rispettate. Appunto alla luce di questo 30 anni fa l’ONU ha approvato un documento che assicura, rispetta e tutela i diritti dei bambini“, ha chiarito la Prof.ssa Sancin, portando l’attenzione anche sul significato del Terzo protocollo facoltativo alla Convenzione che istituisce una procedura di comunicazioni. “È entrato in vigore cinque anni fa, il 14 aprile 2014, e consente di rivolgersi al Comitato per i diritti del fanciullo istituito ai sensi della Convenzione una volta che si sono esaurite le istituzioni giuridiche nazionali senza ottenere una risposta favorevole riguardo a quella che è ritenuta una violazione di un diritto. I pareri del Comitato non sono vincolanti per gli Stati, ma impongono comunque una reazione da parte delle istituzioni che in ultima analisi dovranno rispondere in sede di monitoraggio del rispetto della Convenzione“, ha chiarito.


L’impegno della Slovenia

Sull’importanza del Protocollo sulla comunicazione (che si aggiunge agli altri due, altrettanto facoltativi, sulla partecipazione a conflitti armati e sulla vendita dei fanciulli, la prostituzione minorile e la pedopornografia) si è soffermato anche il ministro Cerar rilevando: “La Slovenia lo ha ratificato nel 2018, durante il mandato del governo che ho presieduto“. “In questi 30 anni è stato fatto molto, ma evidentemente non basta. In tantissime parti del mondo i minori di 18 anni continuano a soffrire la fame, le guerre, gli abusi… continuare a lavorare per migliorare la situazione è un obbligo che riguarda tutti“, ha detto Cerar, rilevando l’importanza di sostenere e promuovere i diritti umani“ e citando alcuni dei progetti che vedono impegnato il Ministero degli Affari esteri, le donazioni all’UNICEF, le iniziative di riabilitazione medica e psicosociale, quelle riguardanti la diffusione dello strumento della mediazione. “Il passaggio fondamentale è tenere in considerazione l’opinione dei bambini“, ha poi sottolineato il ministro, citando quale buona prassi il progetto Our rights “pensato per informare i bambini sui loro diritti con un linguaggio a loro comprensibile“. Uno strumento fondamentale soprattutto se si considera quanto sia importante non interpretare le necessità dei bambini, bensì dare a loro la possibilità di esprimerle in modo diretto senza dover passare attraverso interpreti del loro pensiero.

Il ruolo dell’Itallia

Una sfida che se vinta potrà dare un importante contributo alla riuscita del progetto Diritti umani per la pace, evidenziato dall’Ambasciatore Trichilo, che parlando della partecipazione italiana nel Consiglio per i diritti umani (2019-2021) ha invitato a porre l’accento sulla lotta contro la discriminazione e il pieno rispetto. Importantissimo in questo senso il significativo coinvolgimento degli studenti della Facoltà di Giurisprudenza alla tavola rotonda, ma anche al concorso che li ha visti impegnati a scrivere un saggio sulla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo. Proprio all’Ambasciatore Trichilo è spettato il compito di consegnare gli attestati di merito agli autori dei lavori migliori: Vanja Ungar e Urška Šprajc, Katia Grinfeld e Tia Kuhar. Un coinvolgimento quello degli studenti considerato fondamentale da tutti i relatori che hanno posto in primo piano l’importanza di sensibilizzare la società in senso lato su tematiche riguardanti il rispetto dei diritti dei minori, anche in considerazione di tutta una serie di fenomeni che si registrano nella società, e che si legano anche alle nuove tecnologie, che possono essere affrontati al meglio in un clima di sinergie ad ampio raggio. Questo ad esempio l’approccio dell’Osservatorio nazionale le cui esperienze sono state illustrate da Alfredo Ferrante. “Nella stesura del programma nazionale biennale sono coinvolte sia le istituzioni sia la società civile. Questa garantisce un valore aggiunto e per quanto non sempre il dialogo sia semplice in quanto i punti di vista non coincidono, riuscire a creare un qualcosa che è frutto delle necessità indicate da tutti significa fare un qualcosa di valido e di condiviso che produce risultati positivi anche a lungo termine“, ha spiegato Ferrante, illustrando le direttrici della nuova normativa italiana datata 2018.

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