Dopo il Covid, un’esplosione positiva

Il presidente dell’Università Popolare di Trieste, Emilio Fatovic, ha incontrato a Roma la vicepresidente della Commissione esteri del Senato, Laura Garavini. «La comunità giuliano-dalmata, ovvero sia gli esuli che i rimasti, può essere serena e guardare con ottimismo al futuro»

La senatrice Laura Garavini e il presidente dell'UPT Emilio Fatovic. Foto UPT

È stato un incontro proficuo quello avvenuto a Roma tra il presidente dell’Università popolare di Trieste (UPT), Emilio Fatovic, e la senatrice Laura Garavini, vicepresidente della Commissione esteri di Palazzo Madama. Ad affermarlo è stato ieri lo stesso Fatovic, che ha lanciato un invito alla serenità, sottolineando che bisogna nutrire ottimismo per ciò che il futuro riserva alla comunità giuliano-dalmata, sia agli esuli che ai rimasti.

Punti di riferimento

“Nell’ambito dell’azione che stiamo compiendo è chiaro che il nostro punto di riferimento istituzionale è il sottosegretario (in seno al Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, nda) Ivan Scalfarotto, che ha la delega in materia. Ma è anche nostro interesse avere altri interlocutori istituzionali che sono, in questo caso, le Commissioni esteri della Camera e del Senato, i cui rispettivi vicepresidenti, l’onorevole Ettore Rosato e la senatrice, Laura Garavini, si sono attivati per avere le risorse per il triennio rispetto alle Leggi 72/2001 e 73/2001”. “L’incontro nasce dal fatto che la senatrice Garavini è relatrice di una Legge di conversione della Direttiva europea sulla tutela delle lingue minoritarie. Un argomento che culturalmente interessa molto all’UPT, da sempre sensibile a questi temi”, ha dichiarato Fatovic, ricordando che appena il 20 settembre scorso si è conclusa la sua esperienza al Comitato economico e sociale europeo (CESE), dove si è dedicato anch’egli a temi analoghi.

Suggerimenti culturali

“Se riuscirò a essere all’altezza, magari, sarò chiamato a fare un’audizione alla Commissione esteri relativa alla Legge di conversione della Carta europea delle lingue minoritarie e regionali per un suggerimento culturale”, ha detto Fatovic, sottolineando che non si tratta di una mania di protagonismo dell’UPT, bensì di una manifestazione del senso del dovere. “Avrei potuto farmi il terzo mandato europeo, ma ho rinunciato per avere l’onore di diventare il presidente dell’UPT. L’ho fatto, come ebbi già modo di dire a Buie (in occasione dell’Assemblea dell’Unione Italiana svoltasi nel luglio scorso, nda), perché nel mio piccolo vorrei dare qualcosa per ciò che io ho ricevuto”, ha affermato Fatovic, puntualizzando di essere all’UPT con il beneplacito della Farnesina e di essere lieto per l’attenzione dimostrata dal ministro e dal sottosegretario, come pure dalla senatrice Garavini e dell’onorevole Rosato, in altre parole delle istituzioni nei confronti della questione giuliano-dalmata.

Tutti al lavoro

“Laura Garavini – ha proseguito – si è interessata e attivata molto per il processo normativo delle Leggi 72/01 e 73/01”. A riguardo va detto che le due Leggi dovranno essere rifinanziate dal Parlamento italiano nel 2021 e la senatrice Garavini figura già tra i firmatari per il sostegno triennale delle risorse. “Ci siamo confrontati e io ho riscontrato una grande sensibilità, una grande attenzione e una grande apertura verso il mantenimento e anche il potenziamento di questo intervento a favore alle due Leggi fondamentali sia per gli esuli, la 72/01, che per le Comunità italiane in Slovenia, Croazia e Montenegro, la 73/01. Abbiamo ampliato e approfondite le tematiche connesse alla funzione dell’UPT”, ha raccontato il presidente dell’ente morale del capoluogo giuliano.
Pur tenendo in seria considerazione le sfide con le quali si sta confrontando l’economia italiana in questo frangente, Fatovic ha rilevato di non poter che essere ottimista per quanto concerne l’attenzione che l’Italia saprà prestare alle tematiche giuliano-dalmate. “Stiamo lavorando tutti, l’UPT per la sua parte e altre componenti per la loro parte. Non è escluso che, ragionando, si dovrà magari chiedere delle proroghe rispetto alle risorse che si ricevono, ma nell’intenzione di una migliore efficacia e funzionalità, non certo di una preoccupazione”, ha notato il presidente dell’UPT. “Se per tempo ci si attiva e si tiene vivo il problema – ancora Fatovic – per tempo si è certi di avere gli interlocutori che comunque appoggiano il finanziamento futuro. Adesso siamo garantiti fino al 2021, ma rimane da pensare al 2022, 2023 e 2024”. E se gli si chiede se l’UPT si è mossa per tempo, Fatovic risponde che “in tempi di situazioni problematiche è importante confrontarsi e assicurandosi di fare il massimo per andare avanti e prepararsi per un’esplosione positiva appena il Covid sarà finito”.

Sinergie

A proposito delle proroghe alle quali ha fatto riferimento, Fatovic ha puntualizzato che si tratta di un’eventualità della quale si dovrà tenere conto qualora si dovessero presentare dei problemi nell’ottica dei termini tecnici normativi che sono stati posti. “Ma questo lo vedremo nel momento in cui s’incontreranno le due realtà per realizzare un percorso e creare le sinergie migliori di operatività”, ha dichiarato Fatovic, annunciando che l’incontro tra l’UPT e l’UI è in calendario il 2 dicembre.
Ricordando di essere nato a Zara e di essere un estimatore del pensiero di Fulvio Tomizza ha ribadito che il suo compito, nel rispetto delle leggi e dei valori nei quali crede, consiste anche nel tutelare la comunità dei rimasti e il patrimonio culturale che questi rappresentano. “Sotto questo punto di vista ho una visione ottimistica. Penso e spero in bene”, ha affermato Fatovic. “Sono ottimista perché al di là delle problematiche che ci possono essere, certamente il Covid ci crea dei problemi, è importante che ci sia la testimonianza di un’attiva azione nei confronti di queste Comunità che da quanto ho potuto testimoniare anche personalmente sono iperattive e stanno facendo un bel lavoro con tutte le difficoltà che chiunque può avere”, ha osservato Fatovic, elogiando gli sforzi profusi dal Consiglio d’amministrazione dell’UPT e ricordando che anche in piena emergenza Covid e in gestione commissariale l’ente di piazza del Ponterosso non ha mai chiuso.

Uno stradario e la statua di un ministro dalmata

Monumento a Federico Seismit-Doda a Roma, in piazza Benedetto Cairoli, opera di Eugenio Maccagnani (1906)
Foto benoitnewton/Flickr

A Roma Fatovic ha avuto modo d’incontrare anche Marino Micich, direttore dell’Associazione per la Cultura Istriana Fiumana e Dalmata nel Lazio e dell’Archivio Museo storico di Fiume a Roma, che lo ha omaggiato con una copia della nuova edizione dello Stradario giuliano-dalmata di Roma, della quale è autore assieme a Gianclaudio de Angelini. “Ci siamo incontrati e ho avuto modo di scoprire un aneddoto a me ignoto legato a un personaggio storico al quale è dedicata una statua bronzea in un parco non lontano da casa mia a Roma”. Il monumento è quello dedicato a Federico Seismit-Doda, che dal 9 marzo 1889 al 14 settembre del 1890 ricoprì l’incarico di ministro delle Finanze nel secondo governo presieduto da Francesco Crispi. Seismit-Doda, nativo di Ragusa/Dubrovnik (il padre Dionisio era spalatino e la madre Angela zaratina), fu destituito in seguito a un dissidio con Crispi, provocato dal tacito appoggio alla causa degli italiani sulla sponda orientale dell’Adriatico manifestato da Seismit-Doda durante un banchetto offerto in suo onore a Udine nel settembre 1890. Per Fatovic sono proprio queste le testimonianze che comprovano la valenza culturale dell’operato di Micich e di come lui si dedica allo studio e alla divulgazione del retaggio storico e culturale giuliano dalmata.

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