Innovazione, formazione, fare rete, crescita personale e collettiva: sono i pilastri dell’Associazione dei Giovani della Comunità Nazionale Italiana. Lo si percepisce appena entrati nella loro sede a Capodistria: che si tratti di un ambiente creativo e di idee in fermento, lo trasmette già il grande murales che si affaccia sui loro tavoli e computer di lavoro. Ci accoglie Dyego Tuljak, piranese, presidente uscente (e, nella nuova Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, presieduta per il prossimo quadriennio da Paolo Demarin, riconfermato alla guida del settore Attività giovanili, insieme con quelle sportive). Lo spunto per parlare dell’Associazione non è il murales in questione, bensì le carte da briscola istriane. Sì, perché questo è il loro progetto più “in” del 2026.

Sono talmente gettonate che potremmo definirle il loro biglietto da visita. “Metaforicamente sì – ammette Tuljak –, in quanto rappresentano l’identità di tutto il territorio, delle persone e della cultura. Beh, a parte la metafora, l’Associazione è nata nel 2014 con pochi iscritti, ma col tempo è cresciuta sino a diventare un punto di riferimento per tanti giovani e scuole del territorio. Oggi gli iscritti sono circa una settantina, provenienti prevalentemente dalla parte slovena dell’Istria.


A parte le carte da gioco, quali sono i progetti che hanno contribuito alla vostra crescita e riconoscibilità?
“Ci occupiamo di ogni tipo di attività. I filoni sono in sostanza due: di carattere culturale e formativo. Siamo sempre protesi a cercare ed offrire nuovi contenuti e proposte all’interno delle Comunità. Al momento direi che stiamo ottenendo dei buoni risultati nell’ambito delle tradizioni culinarie con ’Te go preparà’ e nel percorso formativo EU Italian, che consiste in un piccolo incubatore di idee. Grazie a ciò, molti ragazzi rimangono attivi all’interno della CNI”.

Sbaglia, dunque, chi dice che i giovani siano estranei al mondo delle tradizioni e storia, cioè che non siano vicini ai loro gusti e linguaggi?
“È come una medaglia che ha sempre due lati. Da un lato, forse può sembrare che non ci sia interesse, dall’altro, però, nel momento in cui si crea un confronto e contatto, si scopre il contrario, che le tradizioni, molto ricche in Istria, sono in effetti un polo di attrazione. Ciò che cerchiamo di fare è reinterpretarle in chiave innovativa.

UN SUCCESSO STRAORDINARIO
Torno a fare riferimento alle carte da briscola. La tradizione vuole che si giochi sempre con quelle triestine, ma è anche vero che ogni regione italiana, o persino provincia, ha le sue carte specifiche. In Istria invece mancavano. L’idea si è così concretizzata sino a organizzare presso la Comunità di Isola il primo torneo, che ha visto i nostri ragazzi, circa una ventina, confrontarsi con i campioni di briscola”.

Che simbolo avete dato alle carte, cioè come avete fatto sì che rispecchiassero le usanze istriane?
“Siamo partiti dalle basi, dai quattro semi, colori e sagome che sono rimaste quasi invariate rispetto a quelle triestine. Abbiamo invece rivisto i disegni e i contenuti. Dopo quasi un anno di ricerche, si è deciso di inserire quattro segmenti. Ad esempio, quello marittimo, in cui i bastoni sono stati reinterpretati in remi per raccontare il legame tra l’Istria e il mare. Invece con le spade, le schiavone veneziane, raccontiamo l’entroterra, dalle pietre ai boscarini e olivi.
E poi i danari, che diventano il fior di sale, in passato meglio noto come oro bianco perché in Istria rappresentava una fonte di ricchezza. Diverso, invece, è il ragionamento che abbiamo fatto per le coppe. Da noi si parla l’istroveneto, ma anche l’istrioto a cui ci è sembrato doveroso dedicare almeno una figura: ecco che le coppe le abbiamo avvicinate alle anfore pensando a quelle sotterrate all’epoca romana. L’istrioto si ricollega al latino volgare parlato dai coloni romani. Piccola chicca è il re delle coppe, Epulo, il re degli Histri”.

I mazzi sono andati letteralmente a ruba. Come farete a soddisfare la grande richiesta?
“Non riusciremo a stamparne tanti quanta è la richiesta che ci perviene non solo dai connazionali, ma anche dagli esuli, Anch’essi hanno accolto quest’idea innovativa più che positivamente. Notiamo che sta cambiando anche il modo di ragionare nel senso che non ci chiedono di avere un pacchetto in omaggio, ma dove possono acquistarle.
Potrebbe essere uno spunto per arrivare ad autofinanziarci e soddisfare così la domanda. Lo trovo importante semplicemente perché attraverso un torneo di briscola si racconta la nostra storia anche oltre i confini. Abbiamo intanto organizzato la seconda ristampa e a breve le nostre carte da gioco saranno fornite a tutte le Comunità degli Italiani”.

IN ARRIVO ALTRE RICETTE
Tra una briscolada e l’altra, si abbina bene un buon boccone. Eccoci così al progetto di “Te go preparà”.
“Oltre alle tradizioni, che sono importantissime per diversi motivi, va ricordato che l’Istria, storicamente, è il baricentro di tutta la cultura culinaria italiana, la più vicina a noi, però anche di quella austro-ungarica e balcanica. Quindi noi abbiamo incroci mediamente molto più alti rispetto alle altre zone d’Europa. Vi troviamo la cultura latina, slava, germanica. Da questo punto di vista nulla di nuovo. Noi, però, grazie all’abilità dei ragazzi nell’usare i dispositivi tecnologici, abbiamo raggiunto tantissime persone. Con la descrizione visiva abbiamo reso tutto più pratico e fruibile, dalla riproduzione delle ricette sino alla lavorazione.
Siamo presenti sui social e questo ha indubbiamente contribuito a una maggiore visibilità, tanto che ne ha parlato persino il prestigioso quotidiano ‘New York Times’. Siamo stati contattati da alcuni esuli in America Latina e, in accordo con la Federazione degli Esuli, quest’anno realizzeremo delle riprese in tutto il territorio italiano. Sono passati due anni dalle prime pubblicazioni e i ragazzi sono tutt’ora attivi riproducendo nuove ricette. Entro la fine del 2026 prevediamo di arrivare a 90. Tra le novità, a Crassiza è stato recentemente presentato il ricettario tradotto completamente in istroveneto”.

È risaputo che tante Comunità lamentino una cronica assenza di giovani. Dopo quanto hai detto, speranze però ci sono.
“L’approccio è molto semplice. È fondamentale creare le condizioni in cui possano fare ciò che loro piace, senza imposizioni. Questa libertà funziona e il risultato non si è fatto attendere. Abbiamo giovani provenienti da tutto il territorio e questo crea coesione, consapevolezza di fare parte di un gruppo in cui ognuno può esprimere le proprie idee. Chi studia fuori dai confini, torna sempre volentieri a casa e quando ci ritroviamo, portano nuovi spunti cercando di concretizzarli, compreso tutto il procedimento. Questo, al contempo, rafforza il loro legame con il territorio.
Cruciali, per la nostra Associazione, sono i finanziamenti dell’Unione Italiana e della Comunità Autogestiva della Nazionalità Italiana Costiera, attraverso la Misura 2, destinata alle varie attività della Comunità. Piccoli contribuiti vengono stanziati dalla CAN, dal Comune di Capodistria e dalla Regione Veneto per alcuni progetti specifici. L’Ufficio della Repubblica di Slovenia per i giovani, che è un’istituzione del Ministero dell’Istruzione, ci ha riconosciuto lo status di organizzazione non governativa di interesse pubblico nel settore giovani e questo certifica l’importanza del nostro lavoro, che ha ricadute non solo a livello locale, ma in contesti ben più ampi”.

LE TENSIONI INCOMPRENSIBILI
La CNI, come vediamo quasi quotidianamente in tante sedi e situazioni, sta attraversando un periodo complesso, segnato da spaccature e non poca sfiducia. L’Associazione ne risente? Non sono in pochi a dire che tutto ciò stia allontanando le giovani generazioni.
“Non incide sulla creatività e voglia di fare, tuttavia ne risente, perché questo clima di tensione non fa bene a nessuna Comunità. Noto, però, che i giovani lavorano su una frequenza completamente diversa e questo fa sì che l’impatto sia limitato. I ragazzi la vedono come cose del passato, che non sentono proprie, anzi, molte volte non capiscono le dinamiche. Cerchiamo di instaurare un equilibrio affinché possano lavorare serenamente sulle loro idee. Bisogna guardare avanti, altrimenti non si potrà investire nelle generazioni future”.

Quali sono le potenzialità? Se usiamo un gioco di parole con le carte istriane, quali sono i vostri “assi nella manica”?
“Vorremmo diventasse punto di riferimento di tutta, un bacino di risorse per la formazione dei ragazzi avvicinandoli, anche in prospettiva di un lavoro, alle tante istituzioni della nostra CNI. Un punto di riferimento è il progetto EU Italian che ha dato la possibilità ai più meritevoli di fare dei viaggi formativi: negli ultimi due anni sono stati a Roma e a Torino, per il 2026 sarà una sorpresa. Tra le idee, c’è quella del podcast che punterà a valorizzare e far conoscere le nostre realtà. Non si tratterà di intervistare autorità ai più già note, bensì le persone comuni, quelle del posto. Già tramite ’Te go preparà’ e le carte istriane abbiamo scoperto vere e proprie perle di saggezza e situazioni molto spassose: anche questa è la nostra Comunità”.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.









































