Dal funerale di Mladić alla guerra in Ucraina: il messaggio di Plenković all’Onu

Il premier croato difende il multilateralismo e il diritto internazionale: «La pace non può premiare la conquista»

114
0
Dal funerale di Mladić alla guerra in Ucraina: il messaggio di Plenković all’Onu
Foto: Marko Seper/PIXSELL

Il diritto internazionale come argine alla forza, il multilateralismo da rilanciare e la necessità di fare i conti con il passato, soprattutto nei Balcani. È stato questo il filo conduttore dell’intervento di Andrej Plenković all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Un discorso nel quale il premier croato ha affrontato le principali crisi internazionali, dalla guerra in Ucraina al conflitto in Medio Oriente, ma ha riservato parole particolarmente dure alla Serbia per le modalità con cui è stato celebrato il funerale di Ratko Mladić, il comandante delle forze serbo-bosniache condannato all’ergastolo per crimini di guerra e genocidio.

“Il diritto internazionale è il confine tra ordine e tirannia, tra uguaglianza sovrana e dominio della forza”, ha affermato Plenković, sottolineando che per Paesi piccoli e medi come la Croazia il rispetto delle regole internazionali non rappresenta un principio astratto, ma una garanzia concreta.

Il premier ha ricordato il percorso della Croazia, dall’aggressione subita negli anni Novanta alla difesa del proprio territorio, dalla ricostruzione alla successiva integrazione nelle organizzazioni internazionali. Una storia che, secondo Plenković, spiega perché Zagabria continui a sostenere un sistema internazionale fondato sulle regole.

“Non sosteniamo il multilateralismo perché siamo ingenui, ma perché abbiamo visto e sperimentato l’alternativa”, ha detto, sostenendo che la risposta alle difficoltà dell’attuale sistema internazionale non debba essere un minore multilateralismo, bensì un multilateralismo capace di produrre risultati.

Il riferimento alla guerra in Ucraina è stato diretto. Plenković ha definito l’aggressione russa una violazione delle regole internazionali e ha confermato che la Croazia continuerà a sostenere Kiev. “La pace non può premiare la conquista e la ricostruzione non può essere separata dalla giustizia”, ha affermato.

Lo stesso principio, ha aggiunto, deve valere per il Medio Oriente. La protezione dei civili, l’accesso agli aiuti umanitari, il rispetto del diritto internazionale e una prospettiva politica credibile sono, secondo il premier croato, condizioni indispensabili per interrompere il ciclo di violenza. Zagabria, ha ribadito, sostiene una soluzione a due Stati nella quale israeliani e palestinesi possano vivere “in pace e sicurezza”.

Balcani e guerre

Ma è stato il passaggio sui Balcani occidentali a portare il discorso direttamente nella memoria della guerra degli anni Novanta.

“La riconciliazione diventa possibile quando si riconosce la responsabilità per i crimini del passato e si respinge la loro glorificazione. Questo standard non ammette eccezioni nazionali”, ha dichiarato Plenković, riferendosi senza esitazioni al recente funerale di Ratko Mladić a Belgrado.

Il premier croato ha definito Mladić “un criminale di guerra condannato, responsabile del genocidio di Srebrenica”, ricordando anche le responsabilità legate alle operazioni militari condotte durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina e i crimini commessi nel corso del conflitto nell’ex Jugoslavia.

Particolarmente severo il giudizio sulla cerimonia organizzata in Serbia. “Gli onori militari e ufficiali conferiti a Mladić in Serbia sono stati un insulto alle sue vittime e alle sentenze dei tribunali internazionali”, ha affermato Plenković. Secondo il premier croato, la partecipazione di rappresentanti dello Stato e l’approvazione pubblica manifestata durante la cerimonia sono “in completa contraddizione con i valori dell’Unione europea alla quale la Serbia aspira ad aderire”.

Il riferimento non è stato casuale. Per Plenković, infatti, il percorso europeo dei Balcani occidentali non può essere separato dalla capacità dei Paesi della regione di confrontarsi con il proprio passato. Il processo di allargamento, ha sostenuto, deve continuare sulla base dei meriti e delle riforme, ma richiede anche “onestà sul passato”.

Un messaggio rivolto in primo luogo alla Serbia, ma che il premier croato ha inserito in una riflessione più ampia sul futuro dell’Europa sudorientale. “Il sud-est dell’Europa rimane una parte incompiuta del progetto europeo”, ha detto, ribadendo il sostegno di Zagabria all’allargamento dell’Unione.

Nel suo intervento Plenković ha poi affrontato la necessità di riformare le Nazioni Unite. Il mondo, ha osservato, sta cambiando sotto la spinta della tecnologia, dei cambiamenti climatici, delle trasformazioni demografiche, delle migrazioni irregolari e delle nuove rivalità geopolitiche. Anche l’Onu deve quindi adeguarsi.

La Croazia sostiene una organizzazione “più efficace, responsabile e finanziariamente sostenibile”, con un Consiglio di sicurezza più rappresentativo ed efficiente. L’Assemblea generale, ha aggiunto Plenković, deve poter intervenire quando il Consiglio di sicurezza è paralizzato, pur senza sostituirne le responsabilità previste dalla Carta delle Nazioni Unite.

Il premier ha inoltre ringraziato il segretario generale Antonio Guterres per il lavoro svolto negli ultimi dieci anni, mentre l’Onu si prepara alla scelta del suo successore.

Tra le altre questioni affrontate, anche l’intelligenza artificiale, la transizione energetica e le migrazioni. L’intelligenza artificiale, ha detto Plenković, “può accelerare lo sviluppo”, ma deve essere “utilizzata nel rispetto del diritto, della dignità umana e della responsabilità democratica”.

Sulla transizione verde il premier croato ha invece insistito sulla necessità di tenere insieme obiettivi ambientali, sicurezza energetica e sostenibilità economica. “La transizione verde non dovrebbe essere ideologica”, ha affermato. Per la Croazia, Paese europeo che considera strategica la produzione di energia da fonti rinnovabili, la transizione deve essere tecnologicamente realistica, socialmente equa e compatibile con un’energia sicura e accessibile.

Quanto alle migrazioni irregolari, Plenković ha riconosciuto il loro impatto sul dibattito politico europeo, sostenendo che il fenomeno abbia alimentato la sfiducia in diversi Paesi. “Questa situazione è inaccettabile e non può continuare. Lo Stato di diritto deve essere rispettato e le procedure previste dalla legge devono essere seguite”, ha affermato.

Infine, un altro passaggio dedicato alla Bosnia ed Erzegovina. Plenković ha ribadito la posizione croata sulla necessità di una riforma elettorale che, secondo Zagabria, garantisca anche ai croati una rappresentanza politica legittima, compresa la Presidenza dello Stato.

“La soluzione non è né la divisione né il dominio”, ha detto il premier. “La soluzione è una riforma elettorale attentamente concepita che protegga ogni cittadino e, allo stesso tempo, garantisca il ripristino del principio fondamentale della rappresentanza politica legittima dei popoli costitutivi”.

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display