Cultura, identità e impegno civile: 125 anni dell’UpT

Gli auguri dell’Unione Italiana all’Ente morale che da 60 anni sostiene le Comunità italiane dei Paesi dell’Adriatico orientale

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Cultura, identità e impegno civile: 125 anni dell’UpT
La sede dell'Università Popolare di Trieste. Foto Goran Žiković

Venerdì 21 novembre, Trieste ospiterà una duplice cerimonia per celebrare i 125 anni di attività dell’Università Popolare di Trieste e i 60 anni di sostegno alle Comunità italiane dei Paesi dell’Adriatico orientale: due traguardi che raccontano una storia di cultura, identità e impegno civile. La prima, nella Sala del Consiglio comunale, intende sottolineare il valore dell’Ente morale per la città e il territorio in cui è nata nel 1899. La seconda, nel Ridotto del Teatro Verdi, sarà dedicata alla lunga collaborazione con l’Unione Italiana e, più in generale, con le Comunità italiane autoctone in Slovenia, Croazia e Montenegro.

Alle celebrazioni è stata conferita la “Medaglia del presidente della Repubblica” e assicurato il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e della Fondazione CRTrieste. L’evento è promosso con la coorganizzazione e il patrocinio del Comune di Trieste e con la collaborazione per lo spettacolo teatrale del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia “Il Rossetti”.

Un sostegno encomiabile

In occasione degli importanti anniversari, il presidente dell’Unione Italiana Maurizio Tremul ha voluto sottolineare “quel ruolo di sostegno che l’UpT svolse per i decenni in cui la nostra Comunità visse la realtà asfittica jugoslava, fu indiscutibilmente encomiabile e utilissimo per la crescita della nostra collettività e per la formazione di una nuova classe intellettuale. Lo posso affermare per esperienza diretta, sin dall’epoca scolastica e universitaria, da attivista della Comunità degli Italiani “Antonio Gramsci” di Capodistria, da giovane poeta letterato, ma anche da contestatore e dissidente dalle pagine gialle di Panorama Giovani, da militante attivo nel Gruppo ‘88, e poi nella Costituente che portò allo scioglimento dell’UIIF per far germogliare la nuova UI, da redattore, assieme a Ezio Giuricin e Elvio Baccarini, de “La Battana” engagé degli anni 1989-1992 (determinate fu allora il sostengo dell’UPT), da uno dei fondatori della nuova Unione Italiana, alla guida della Giunta Esecutiva assunta a 28 anni…Ricorderò sempre con enorme piacere il percorso di crescita intellettuale e personale che feci tra i miei 20 e i 28 anni anche con le opportunità formative che la l’UIIF e l’UPT offrirono allora a tanti noi giovani studenti universitari connazionali attraverso gli strumenti, collaudati ed efficaci, individuati dal Piano permanente di collaborazione tra i due Enti”.

Maurizio Tremul. Foto: Ivor Hreljanović

“Le discussioni, i dialoghi, i confronti, le tesi, i sogni, i progetti, i propositi, le idee, le visioni, sempre suffragate da solidi argomenti, guidati dall’umiltà di chi mette la propria intera esistenza al servizio del prossimo chiamato Italiani dell’Istria, del Quarnero, di Fiume, della Dalmazia, poi anche della Slavonia, della Moslavina e di Zagabria, animavano e contraddistinguevano i nostri regolari incontri di “vertice”, a cadenza almeno mensile, che mettevano in relazione le necessità dei nostri connazionali con il bagaglio di conoscenze e di sapere della nostra amata Italia che l’UPT incarnava ed esprimeva, attraverso le menti illuminate dei tanti Professori Lago, Maier, Rossit, Guagnini, Molesi, Agnelli, Ambrosi, Urlini, Satler – ha proseguito Tremul –. Da allora, dai primi anni ‘90 invero, la realtà culturale fatta di intellettuali, studiosi, ricercatori, docenti universitari, artisti, poeti, musicisti, letterati, giornalisti e tante altre figure professionali dei connazionali, ha conosciuto una crescita esponenziale che ha portato il nostro mondo comunitario ad assumere progressivamente nelle proprie mani il destino della nostra Comunità, in modo consapevole e responsabile, autonoma nelle scelte e nelle azioni. Questa evoluzione, contestualizzata nel processo di indipendenza e di affermazione democratica e dello stato di diritto dei nostri Paesi di residenza, aderenti a pieno titolo all’Unione Europea e ai suoi valori fondamentali senza più barriere confinarie e con elevati indici di crescita sociale, culturale ed economica, ha portato a modificare profondamente i ruoli, le funzioni e le forme di collaborazione tra la nuova Unione Italiana, che raccoglie le aspettative di autonomia della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia di cui esercita la rappresentanza unitaria, e l’Università Popolare di Trieste”.

“Questo processo che ha dimostrato l’elevato grado di emancipazione della nostra Comunità, a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale con progettualità anche europeo di ampio respiro e best practices, oltre che essere motivo di orgoglio per la nostra Nazione Madre, va inquadrato nella sua giusta prospettiva e incoraggiato con fierezza da tutti coloro ai quali interessa consolidare il carattere identitario italiano del nostro territorio d’insediamento autoctono”, ha concluso il presidente dell’UI.

Partner strategico

“Il mio primo contatto con l’Università popolare di Trieste risale ai tempi della scuola elementare, quando a Fiume frequentavo la Gelsi”, racconta Marin Corva, presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana intervevendo sul duplice anniversario dell’Ente morale del capoluogo guliano, che il 21 novembre celebrerrć 125 anni di attività e 60 anni di cooperazione con le Comnità italiane nell’Adriatico orientale. “Negli anni Ottanta e Novanta l’UpT era l’istituzione che organizzava le escursioni didattiche, le colonie e numerosi programmi dedicati agli alunni delle nostre scuole. Considerando il contesto politico dell’epoca e i rapporti allora esistenti tra i nostri Stati, l’UpT rappresentava un vero e proprio ponte che ci univa all’Italia”, ricorda Corva.

Marin Corva. Foto: Roni Brmalj

Con l’adesione di Croazia e Slovenia all’Unione europea, l’introduzione dell’euro e la libera circolazione delle persone, il contesto è profondamente mutato, ma secondo Corva “resta utile poter contare su un’istituzione come l’UpT per la realizzazione di iniziative che si svolgono in Italia, soprattutto quelle di carattere tecnico e amministrativo”. “L’UpT – spiega – ha sede in Friuli Venezia Giulia e opera nel rispetto delle leggi italiane, a differenza dell’Unione Italiana che, avendo sede a Fiume, deve attenersi al quadro normativo croato. Questo rende spesso più semplice per l’UpT gestire pratiche come il versamento delle borse di studio ai nostri corsisti, anche solo per una questione di forma e di procedure”.

Secondo Corva, un buon coordinamento tra l’UI e l’UpT può rafforzare ulteriormente la Comunità Nazionale Italiana. “Da anni sostengo che, per ragioni di praticità, tutte le attività che si svolgono in Italia – in particolare quelle finanziate dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale o dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – dovrebbero essere realizzate dall’UpT. Viceversa, le iniziative organizzate in Croazia o in Slovenia dovrebbero restare di competenza dell’UI”.

Guardando al passato, Corva riconosce che “l’UpT era un’organizzazione indispensabile” e aggiunge che oggi può ricoprire un ruolo di partner strategico. “Il rapporto tra UI e UpT è buono, esiste un continuo coordinamento e uno scambio costante di informazioni e progetti”, afferma.

Corva ha infine rivolto un pensiero augurale all’Ente triestino. “Faccio i miei migliori auguri all’UpT affinché il futuro sia ancora più roseo, sia per quanto riguarda la collaborazione con la CNI, sia nel suo core business. Non scordiamoci che l’UpT da 125 anni organizzare corsi di formazione. Si tratta di programmi interessanti e di grande qualità. Se vivessi a Trieste, sono certo che ne frequenterei alcuni”, ha affermato il presidente della Giunta esecutiva dell’UI.

Primo contatto tra CNI e Nazione Madre

Paolo Demarin. Foto: Goran Žiković

“Il primo rapporto instaurato tra la Comunità Nazionale Italiana e la nostra Nazione Madre passò proprio attraverso l’Università popolare di Trieste”. Così il presidente dell’Assemblea dell’Unione Italiana, Paolo Demarin, ha iniziato la nostra conversazione quando lo abbiamo contattato per raccogliere il suo messaggio di auguri all’Ente morale di piazza del Ponterosso che si accinge a celebrare i suoi primi 125 anni di attività e i 60 anni di collaborazione con le Comunità italiane dell’Adriatico orientale. Ricollegandosi al discorso che fece in occasione del trentennale dell’Unione Italiana, Demarin ha rilevato che a porre le basi per la collaborazione tra l’UpT e l’allora Unione degli italiani dell’Istria e di Fiume furono Luciano Rossit e Antonio Borme.

“Erano anni quando avevamo bisogno d’instaurare un contatto quanto più diretto con la Nazione Madre. E appunto grazie al dialogo e all’UpT siamo riusciti a creare una relazione che ha dato molti risultati nel campo culturale, dell’educazione e dell’istruzione. Un’epoca quando anche grazie all’apporto dell’UpT, la CNI è cresciuta molto”, ha detto Demarin. “Con il passare del tempo – ha proseguito – e la nascita della nuova Unione Italiana siamo riusciti a darci una buona organizzazione. I rapporti sono proseguiti, ricordiamoci che la gran parte dei mezzi derivanti dalla Legge 73/01, come pure dei fondi ordinari vengono cogestiti dall’UI e dall’UpT”. “Questo – ancora il presidente dell’Assemblea dell’UI – ci fa comprendere che il nostro è un rapporto duraturo e continuativo. Ritengo che si tratti di una cooperazione indispensabile, ma detto questo non possiamo far finta che i tempi non sono cambiati. Ed essendo cambiati i tempi anche la nostra collaborazione va rivista”.

Nel contesto degli anniversari che l’UpT si appresta a celebrare Demarin ha espresso l’augurio che l’Ente morale del capoluogo giuliano continui a essere il ponte culturale tra l’Italia, la Croazia e la Slovenia nell’ambito delle competenze che gli sono state conferite. E parlandoci della sua esperienza diretta con l’UpT il presidente dell’Assemblea UI ha dichiarato: “Più che un aneddoto mi ricordo le mie prime esperienze nel ruolo di dirigente in seno alla CNI. Quando assunsi l’incarico di presidente della Comunità degli Italiani di Sissano si stava lavorando alla ristrutturazione della sede del sodalizio. Mi recavo spesso a Trieste nella sede dell’UpT che gestiva il progetto. Mi resi conto ben presto che avevo difronte una struttura che riusciva a rispondere alle esigenze. Con Alessandro Rossit (all’epoca Segretario generale dell’UpT, nda) e il personale dell’Ufficio tecnico mi sono trovato veramente a mio agio, con interlocutori che mi hanno appoggiato”.

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