Cucina italiana e turismo rurale, Trichilo: «Uno stile di vita»

L'ambasciatore al nono Congresso europeo dedicato al settore in corso ad Arbe

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Cucina italiana e turismo rurale, Trichilo: «Uno stile di vita»
Foto Ambasciata d'Italia

La cucina italiana come patrimonio culturale, ma anche come leva economica e turistica. È il messaggio lanciato dall’ambasciatore d’Italia a Zagabria, Paolo Trichilo, intervenuto al 7° Congresso internazionale sul turismo rurale, sull’isola di Arbe (Rab).

Nel corso di un dialogo con il direttore dell’Ente turistico della Regione di Osijek e della Baranja, Mislav Matišić, il diplomatico ha ricordato il recente riconoscimento UNESCO alla “cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale”, sottolineando come non si tratti soltanto di gastronomia, ma di un insieme di tradizioni sociali, conviviali e culturali tramandate nel tempo.

“È il primo riconoscimento che valorizza l’intera cultura culinaria di un Paese e non solo singoli piatti o tecniche”, ha spiegato Trichilo, evidenziando il legame tra cucina, inclusione sociale e sostenibilità ambientale.

Foto Ambasciata d’Italia

L’ambasciatore ha poi sottolineato il potenziale economico del marchio “cucina italiana”, considerato uno strumento importante per rafforzare export e turismo, soprattutto nel settore rurale e nei territori legati ai prodotti tipici e al chilometro zero. Tra gli esempi citati, anche l’Istria, Ragusavecchia (Cavtat) e Čakovec.

Nel suo intervento Trichilo ha ricordato anche Pellegrino Artusi e il celebre volume “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, pubblicato nel 1891, definito un simbolo della tradizione gastronomica italiana.

Spazio infine anche alla Dieta mediterranea, riconosciuta dall’UNESCO nel 2010 e condivisa oggi da più Paesi, tra cui Italia e Croazia. “Non è soltanto un modello alimentare, ma uno stile di vita”, ha osservato il diplomatico.

La visita a Kampor

Foto Ambasciata d’Italia

Durante la visita sull’isola di Arbe, l’ambasciatore si è recato privatamente anche al memoriale del campo di concentramento fascista di Kampor, attivo tra il 1942 e il 1943.
“Di solito la presenza italiana in queste terre richiama pagine importanti della storia romana o veneziana. Kampor, invece, rappresenta una pagina nera della storia italiana”, ha dichiarato Trichilo, definendo la visita un momento di riflessione personale e storica.
Nel corso della giornata il diplomatico ha visitato anche il monastero di Sant’Eufemia, custodito da opere dei fratelli Vivarini, prima di raggiungere Pola per il ventesimo anniversario del Consolato onorario italiano.

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