“Il tempo corre e le cose peggiorano. Non necessariamente in Croazia, ma intorno a noi il mondo sta lentamente sfuggendo di mano”. È con queste parole che il presidente croato Zoran Milanović ha aperto il suo intervento alla conferenza “Dan velikih planova” (La Giornata dei grandi piani), organizzata a Zagabria, dedicata alle prospettive economiche e alle sfide che attendono il Paese nel 2027.
Parlando davanti a rappresentanti del mondo economico, riporta N1, Milanović ha allargato subito il discorso dalla situazione croata a quella internazionale, sostenendo che l’ordine mondiale costruito negli ultimi decenni sia ormai profondamente indebolito.
“L’ordine internazionale ha smesso di esistere”, ha affermato il presidente, criticando in particolare il sistema delle sanzioni adottate al di fuori di un mandato delle Nazioni Unite. “Ogni sanzione bilaterale, di chiunque sia, senza una verifica dell’Onu è illegale”, ha detto.
Secondo Milanović, a essere messo in discussione è lo stesso sistema di sicurezza collettiva delle Nazioni Unite, che a suo giudizio viene sempre più apertamente deriso proprio dai suoi principali finanziatori.
Passando alla situazione economica, il presidente ha riconosciuto i progressi compiuti dalla Croazia negli ultimi anni, invitando però a leggere con cautela alcuni degli indicatori utilizzati per misurare il benessere.
“In apparenza le cifre sono migliorate”, ha osservato, citando il Pil pro capite e la parità del potere d’acquisto. Quest’ultimo indicatore, ha detto, mostra che la distanza dalla situazione di alcuni Paesi che in passato i croati guardavano con invidia si è ridotta.
Anche gli stipendi medi, secondo Milanović, non sono più bassi come un tempo rispetto ad altri Paesi europei. Ha citato in particolare il Regno Unito, sottolineando che il divario salariale non è mai stato così contenuto. Il problema, però, è quanto si riesca effettivamente a comprare con quei salari.
“Da noi i prezzi sono completamente sfuggiti al controllo”, ha detto il presidente, aggiungendo che si può soltanto sperare che la situazione cominci a stabilizzarsi.
Milanović ha inoltre osservato che sarebbe difficile attribuire la responsabilità della situazione a una singola figura politica o istituzionale, come il governatore della Banca nazionale, il ministro delle Finanze o il primo ministro. A suo giudizio, bisogna guardare soprattutto a ciò che accade nei Paesi circostanti, molti dei quali hanno dimensioni economiche decisamente superiori a quelle della Croazia.
«L’Europa è in regressione»
Particolarmente duro è stato il giudizio sull’Europa. Secondo Milanović, l’Unione europea e il continente nel suo complesso attraversano una fase di arretramento che dura da decenni, interrotta soltanto da alcuni momenti di rilancio seguiti alle grandi guerre del Novecento. “L’Europa è in un ciclo di ripiegamento su se stessa”, ha affermato.
Il presidente ha invitato anche a non prendere alla lettera tutto ciò che arriva dalle capitali europee. “Nulla di ciò che arriva da Berlino o da un’altra capitale europea dovrebbe essere preso né troppo sul serio né troppo alla leggera”, ha detto.
Tra i problemi più importanti ha indicato quello energetico, sostenendo che l’Europa non sia riuscita a trovare una soluzione adeguata nonostante se ne discuta da decenni.
“Nel momento in cui lo si dice ad alta voce, ti appiccicano subito l’etichetta di estrema sinistra, estrema destra, pro questo o pro quello”, ha osservato. Un modo di discutere che, secondo Milanović, non permette di affrontare seriamente le questioni strategiche.
Per questo, ha sostenuto, la Croazia dovrebbe puntare anche sull’energia nucleare. “Dobbiamo costruire una centrale nucleare”, ha detto, collegando la questione energetica anche alle conseguenze economiche dei conflitti internazionali. “Quando uno Stato attacca un altro Stato, il conto arriva a tutto il mondo”.
Gli Stati Uniti, l’Iran e la crisi dei grandi sistemi
Nel suo intervento Milanović ha parlato anche delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, interpretandole come il sintomo di una crisi più ampia dei grandi sistemi di potere. “È un sintomo della malattia dei grandi sistemi e dei grandi imperi quando le persone non vogliono più sacrificarsi per quel sistema”, ha affermato.
Il presidente croato ha poi rivolto una critica diretta al funzionamento dell’Unione europea, sostenendo che l’Ue non sia democratica. Una valutazione che ha accompagnato con una precisazione: “Non voglio dire che sia cattiva in sé, ma che non è democratica”.
Secondo Milanović, le persone che occupano alcune delle posizioni più importanti nell’Unione vengono scelte attraverso processi che, a suo giudizio, non garantiscono un sufficiente grado di legittimazione democratica. E proprio questo, ha sostenuto, sarebbe sempre più percepito dai cittadini e influenzerebbe anche il comportamento elettorale.
In chiusura, Milanović ha ricordato che gli restano al massimo tre anni alla presidenza. Poi, con una battuta, ha anticipato che probabilmente sarà nuovamente all’Assemblea generale dell’Onu l’anno prossimo: «No, l’anno prossimo sono all’Onu. Un incubo…”.
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