Il fitto tour di Marin Corva e Paolo Demarin, candidati unici ai vertici dell’Unione Italiana – rispettivamente per la presidenza e per la Giunta Esecutiva – ha toccato oggi, 29 maggio, il Circolo, centro nevralgico della minoranza italiana storicamente presente nella Città dell’Arena, per l’ultimo incontro elettorale in vista della consultazione programmata domenica, 31 maggio. È in questa sede che si è svolto un evento allargato anche a tutto il grande bacino dei connazionali dell’Istria meridionale, vertente nelle Comunità degli Italiani di Dignano, Gallesano, Sissano e Fasana, per discorrere di propositi e visioni future di tutta la Comunità Nazionale Italiana.
Identità, riforme, trasparenza, unitarietà, responsabilità e partecipazione al voto, quale atto di dichiarazione identitaria e di sentita condivisione del sentimento di appartenenza ad una comunità autoctona ben decisa a pianificare la propria resilienza nei tempi a venire: su questo ed anche tanto altro è incentrato il programma dei due candidati e di questo si è parlato all’incontro pubblico con i connazionali resisi protagonisti da spettatori e interlocutori con i candidati in carica. Un invito identico è servito da incipit e da conclusione dell’incontro: andare alle urne, per fare numero, garantire un’affluenza significativa che conferisca legittimità politica ai nuovi vertici.
Pur coscienti dell’essere candidati unici, Corva e Demarin hanno ritenuto importante e oltremodo doveroso spiegare all’elettorato le proprie proposte programmatiche, al fine del mantenimento e del rilancio della CNI, difendendone le radici culturali, storiche e linguistiche sul territorio.
Da qui l’appello ad avere fiducia nell’UI e nelle Comunità, a credere nella nostra storia collettiva. “Credo in una Comunità che collabora, unita anche nelle critiche e nelle diversità di opinione, sempre esternate in un ambito e in un modo degno del contesto in cui si esprime e rappresenta”: ha detto Paolo Demarin prima di toccare i punti più salienti dell’indirizzo programmatico proposto. Qui l’importanza del dichiarare la propria appartenenza nazionale, la centralità delle nuove generazioni da “valorizzare quali pilastri essenziali della CNI e da preparare ad assumere le redini ai vertici”, dopo questo mandato da considerarsi di “transizione”. Propositi puntati sulla necessità di divulgare la nostra realtà italiana tra i circoli istituzionali e politici di Roma, mentre particolare attenzione da parte di Marin Corva è stata dedicata alla coesione e all’unitarietà, all’importanza di fare fronte comune e unito, superando le frammentazioni locali, le “beghe interne”, per “invogliare le persone a identificarsi e dichiararsi italiane, da benvenute nella loro cerchia comunitaria.
In un contesto in cui, per la prima volta, non ci sono candidati residenti in Slovenia per i ruoli apicali, il “non è colpa nostra” di non essere sloveni ha trovato giustificazione nel dato di fatto per cui “siamo tutti della CNI a prescindere dallo Stato di appartenenza”.
Toccato anche il discorso delle riforme e della partecipazione, vale a dire della necessità di attuare modifiche strutturali per stimolare un maggiore coinvolgimento della base sociale fino a generare un ascolto diretto delle esigenze specifiche delle singole comunità locali, per favorire uno sviluppo bilanciato delle attività associative.
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