Centrodestra e centrosinistra si devono alternare

Il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI, Furio Radin, sul dibattito che vede impegnati i partiti al loro interno, sugli scossoni provocati dal voto alle Europee e sulla possibilità di arrivare a un’intesa tra l’HDZ e l’SDP

Foto: Sanjin Strukic/PIXSELL

ZAGABRIA | L’onda lunga dei risultati delle Europee 2019 continua ad agitare le acque della politica croata. Come in una sorta di mantra sembra che ottenere un seggio all’Europarlamento porti male ai partiti che ottengono il titolo di stelle nei sondaggi fatti in vista del voto. Esattamente come già avvenuto in passato con i Laburisti e l’Orah questa volta a pagarne lo scotto è stato il partito di Ivan Vilibor Sinčić. Il mandato a Bruxelles ottenuto dal presidente di Barriera umana (Živi zid) grazie ai voti di preferenza si è rivelato deleterio per la tenuta della forza antisistema. Nella girandola di opinioni riguardanti l’assegnazione del mandato in parola, dopo la rinuncia di Sinčić a predere le distanze dalla formazione, con toni tutt’altro che pacati, sono stati due esponenti di spicco, forse i più noti all’opinione pubblica, Ivan Pernar e Branimir Bunjac.

Il dibattito nei partiti

L’SDP, forte dei quattro mandati conquistati a sorpresa dopo aver dichiarato urbi et orbi che l’obiettivo del partito era ottenerne tre, rischia ora di trarne sì un vantaggio in termini di consolidamento della leadership targata Davor Bernardić, ma di perdere tempo prezioso per quanto attiene ai preparativi per le Presidenziali. Un’intesa riguardo al candidato di Piazza Ibler appare infatti tutt’altro che vicina e le voci inerenti a un possibile sondaggio per deciderne il nome non lanciano un messaggio forte in termini di strategia. Non va meglio nemmeno sul fronte della maggioranza, dove nessuno dei partner ha grandi motivi per dirsi soddisfatto. Tutt’altro. L’HDZ è alle prese con le analisi che dovrebbero svelare le ragioni di un risultato al di sotto delle aspettative ed evitare che in futuro gli obiettivi fissati sfuggano per una manciata di voti. Intanto Bandić e l’HNS – entrambi bocciati dai cittadini alla prova del voto – sembrano intentare una guerra senza esclusione di colpi. Il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI, Furio Radin, esclude però che la cosa possa culminare in una rottura insanabile e in elezioni anticipate.

Elezioni anticipate

“È un’ipotesi della quale ho letto sui media che hanno riportato le dichiarazioni di Darinko Kosor (leader dell’HSLS, nda). Non mi addentrerei in un’analisi volta ad appurare se la sua valutazione sia giusta o sbagliata o se si tratti di una strategia lanciata da qualcuno per motivi a me ignoti”, ha chiarito in un’intervista rilasciata al Večernji list. Nel spiegare le ragioni per le quali esclude che la legislatura non si concluda soltanto alla sua scadenza naturale ha puntualizzato: “In questo momento le cose davvero rilevanti sono i fatti interni all’HDZ. Nel caso in cui ci dovessero essere decisioni inattese queste saranno il risultato di questi equilibri interni. Non vedo quale potrebbe essere l’interesse degli altri partiti che sostengono la maggioranza di spingere per il voto anticipato”. Quanto al dibattito interno all’HDZ, a detta di Radin “nonostante questo venga presentato come un confronto ideologico, si tratta in buona parte della conseguenza di frustrazioni e ambizioni personali che rischiano di far perdere tempo prezioso e che possono produrre conseguenze negative”.

Soluzione temporanea

Il punto centrale, stando al decano del Sabor, sta nel comprendere che il Paese “ha bisogno di un centrosinistra e di un centrodestra forti”. È questa dicotomia che assicura il mantenimento del giusto equilibrio politico, ovvero di quel contesto che attraverso la sana competizione consente di compiere i passi avanti necessari. Confermata dunque appieno la sua posizione scettica riguardo ai benefit che potrebbero scaturire da una grande coalizione rosso-azzurra. “Laddove ciò sia possibile una coalizione di questo tipo va evitata perché è sempre bene distinguere il centrosinistra dal centrodestra, due formazioni che dovrebbero alternarsi al governo. Nel caso in cui la grande coalizione dovesse rivelarsi l’unica possibilità atta a garantire la stabilità, situazione già vista in altri Paesi, questa potrà funzionare per qualche tempo, ma spero che non si arrivi a questo punto”, ha chiarito Radin.

Plenković ha rischiato

Quanto a un possibile spostamento dell’HDZ su posizioni simili a quelle assunte nel periodo in cui il partito era presieduto da Tomislav Karamarko, Radin lo esclude in modo fermo e spiega: “Nel momento in cui si è formato l’attuale governo era possibile pensare soltanto a un Esecutivo di centrodestra. Andrej Plenković accettò il nostro programma inerente ai diritti delle minoranze nazionali e contestualmente ci convinse che avrebbe portato avanti una politica sempre più orientata al centro. Oggi, per quanto riguarda i piani operativi, volendo essere di manica larga, possiamo dire che il lavoro da fare è ancora tanto, forse troppo, ma per quanto riguarda la presa di distanze dalla destra va detto che Plenković ha rischiato e farlo in casa HDZ non è un gioco da ragazzi”.

Governo-Sindacati Il dialogo è d’obbligo

Concluso il capitolo Europee torna d’attualità il referendum contro l’innalzamento dell’età pensionabile voluto dai Sindacati e sostenuto con la loro firma da quasi 700mila cittadini. Il governo sta lanciando inviti al dialogo, ma i sindacalisti rispondono che il termine è scaduto l’anno scorso e che è giunta l’ora di ridare la parola ai cittadini. “Le 700mila firme sono tante e rivelano il polso della popolazione. In questo senso non c’è stata alcuna sorpresa. La riforma in parola è molto più complessa, ma tutto sembra ridursi all’età pensionabile. Ritengo che tutti, sia il governo sia i Sindacati, dovrebbero assumere un atteggiamento responsabile. Gli spazi per il dialogo ci sono perché entrambi deveono pensare all’interesse dei cittadini, in questo caso dei futuri pensionati. Non vorrei fare il saccente e impartire lezioni, ma ritengo che i laboratori dovrebbero cercare di capire se si va verso una soluzione favorevole o se li attende un giro di vite, mentre il governo dovrebbe offrire una soluzione alternativa. In tal senso le soluzioni non mancano”, chiarisce Radin, a cui avviso va preso in considerazione anche il modello della cosiddetta quota 100 applicato in Italia dal governo M5S-Lega. “In ogni caso – conclude Radin – non dobbiamo scordare che stiamo parlando di un qualcosa che diventerà attuale tra 14 anni, anche se i toni usati fanno pensare che la questione sia più che mai attuale”.

Conflitto d’interessi, evitare la demagogia

“La Commissione competente in materia di conflitto d’interessi dovrebbe poter agire in modo libero e in piena autonomia facendosi guidare da criteri oggettivi. Tutto il resto è pura demagogia oppure spin mediatico. I cittadini hanno il pieno diritto di chiedere con forza che la corruzione venga debellata sia a livello nazionale sia a livello locale. I danni da questa provocati sono terribili e vanificano la crescita del PIL”, afferma Furio Radin, facendo un appello in tal senso a tutti i partiti, in primo luogo all’HDZ e all’SDP. Ma la soluzione può essere quella proposta dalla rivelazione delle Europee, Mislav Kolakušić? “Non lo conosco personalmente, ma ho l’impressione che il suo successo sia il risultato di un’insoddisfazione generale. I cittadini dovrebbero però rendersi conto che alcune sue dichiarazioni sono ‘psicadeliche’, o a voler usare un termine più soft, stravaganti per un politico. Penso che invitino a una seria riflessione”.

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