Da Treviso al capoluogo del Quarnero, un innesto – non di certo il primo, guardando alla storia, né, si spera, l’ultimo – che fa compiere passi avanti alla Comunità nazionale italiana rimasta e fa fiorire la cultura italiana nei borghi dell’Adriatico orientale. Merito anche di chi, all’epoca (più di dieci anni fa), riuscì a coinvolgere l’Unione Italiana in una nuova forma di collaborazione con l’Italia, portando nel territorio i volontari dell’ARCI Servizio Civile. Alla fine del percorso formativo, Federico Guidotto, classe 1987, laurea magistrale in Teatro e arti visive, si è inserito così bene che ha scelto di rimanere a Fiume, entrando nell’organico fisso dell’UI (oggi è segretario della Giunta esecutiva) e diventando membro attivo della Comunità degli Italiani di Palazzo Modello (una realtà in cui si sente ormai di casa, tanto da curare i testi dell’esposizione “Fiume – Rijeka, Rijeka – Fiume”, realizzata dal sodalizio in occasione dell’80º anniversario della sua fondazione e allestita in Corso). Nel 2021 ha assunto il timone del Comites di Fiume (presieduto in passato da Furio Radin, Virgilio Giuricin e Rosanna Bernè), associazione che ha dovuto rifondare e che ha voluto rilanciare, principalmente (ma non solo) attraverso la rassegna “Il carro di Tespi”, ideata nel 2022 insieme con l’allora direttore del Dramma Italiano, Giulio Settimo (rendendo omaggio, nel titolo e nelle caratteristiche, le origini del fenomeno teatrale “su piazza”, legato alla figura mitica di Tespi d’Icaria, descritta da Orazio nella sua Ars poetica).

Nel corso del suo mandato, Guidotto è stato affiancato da altri undici membri: Simone Bianconi, Elvira Cafaro, Enea Dessardo, Lorenzo Fattor, Cristina Golojka, Daniela Kalafatović, Isabella Matticchio, Anita Pribanić, Dionea Sirotić, Antonella Tudor e Moreno Vrancich; una squadra relativamente giovane, espressione di tutto il territorio, dall’Istria alla Dalmazia. A dicembre ci saranno le elezioni per il rinnovo dell’organismo e vediamo di tracciare un bilancio a chiusura di una bella pagina, nel corso della quale Guidotto si è confrontato con diverse sfide e che, al netto di qualche eventuale aspettativa delusa, gli ha dato tante soddisfazioni. Certo, si potrebbe fare ancora di più, ma il bilancio è tutto sommato molto positivo e il presidente ne va fiero, come si intuisce dalle sue parole. “Quando abbiamo iniziato cinque anni fa, il Comites era sostanzialmente una realtà da ricostruire e rendere nuovamente presente sul territorio – ricorda Guidotto –. L’obiettivo era fare in modo che non fosse soltanto un organismo previsto dalla legge o un interlocutore formale del Consolato generale d’Italia a Fiume, ma qualcosa che gli italiani residenti nella nostra circoscrizione potessero conoscere e che fosse in grado di sviluppare iniziative concrete. In questi anni abbiamo cercato quindi di dare al Comites una presenza stabile, abbiamo trasferito la sede a Fiume, realizzato il sito Internet, intensificato i rapporti con le Comunità degli Italiani e progressivamente aumentato le attività”.
CREARE SINERGIA E PONTI
“Se dovessi individuare il risultato più importante di questi cinque anni, però, non sceglierei un singolo progetto. Credo sia soprattutto la capacità di utilizzare e mettere in relazione la straordinaria rete di realtà italiane già presente in Croazia, grazie in particolare alla presenza storica della Comunità Nazionale Italiana, aprendola al tempo stesso a nuove collaborazioni con istituzioni italiane e croate – ricorda con soddisfazione –. Il Comites ha risorse e una struttura limitate e proprio per questo credo che il suo ruolo non debba essere necessariamente quello di fare tutto dal solo, ma di collegare insieme competenze, istituzioni e risorse. Quando questo funziona, anche un organismo relativamente piccolo può produrre risultati molto più grandi rispetto ai mezzi di cui dispone direttamente.
Il ‘Carro di Tespi è probabilmente l’esempio più evidente di questo metodo. In questi anni abbiamo cercato di inserirci in questa rete senza sovrapporci alle istituzioni che già esistono, ma provando piuttosto a creare collegamenti e nuove occasioni di collaborazione”.
Credo che la CNI rappresenti per il Comites di Fiume una possibilità enorme – sottolinea Guidotto –. Significa poter contare su strutture, persone, competenze e una presenza italiana diffusa sul territorio. E tutto ciò consente di immaginare iniziative che, con le sole risorse del Comites, sarebbero difficilmente realizzabili. Allo stesso tempo, ho sempre ritenuto importante non creare categorie diverse di italiani. Il Comites rappresenta i cittadini italiani residenti nella circoscrizione indipendentemente dal percorso attraverso il quale sono arrivati qui.
Da questo punto di vista, può avere anche una funzione interessante di collegamento tra la componente storica della presenza italiana e gli italiani che si sono stabiliti più recentemente in Croazia. Sono realtà con storie ed esperienza diverse, ma non vedo perché debbano vivere separatamente. Anzi, credo che proprio dall’incontro tra queste diverse componenti possano nascere nuove idee e nuove opportunità”.

Come accennava lei, per molti versi abbiamo assistito a una rifondazione dell’associazione. Tra l’altro, la sede si è spostata da Pola a Fiume. Quali le ragioni di questo “trasferimento”?
“La scelta è stata dettata dal fatto che, nel frattempo, è cambiato il baricentro. La stessa circoscrizione consolare è stata estesa. Una volta limitata all’Istria, a Fiume e Quarnero, e se non sbaglio anche alla Lika e Segna, dopo la chiusura del Consolato di Spalato abbraccia ora tutta la costa adriatica orientale. Di riflesso, Fiume ha assunto una posizione centrale. Inoltre, si è voluto anche andare a valorizzare Fiume quale capitale della Comunità Nazionale Italiana.
La nostra è una circoscrizione specifica, perché accanto agli italiani che si sono trasferiti in Croazia negli ultimi anni per lavoro, famiglia o altre ragioni, esiste la presenza storica della CNI, che ha costruito nel tempo una rete estremamente estesa e articolata sul territorio. Ci sono le Comunità degli Italiani, le scuole, l’Unione Italiana, il Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, la casa editrice EDIT di Fiume il Dramma Italiano e numerose altre realtà culturali, educative e istituzionali. A queste si aggiungono naturalmente il Consolato Generale, l’Ambasciata, l’Istituto Italiano di Cultura e i rapporti con gli enti locali. Sono organi e istituzioni con cui è d’obbligo confrontarsi se si rappresenta gli italiani residenti in questa circoscrizione”.

SIAMO FORTUNATI DI AVERE QUESTA RETE
Il Comites si è mosso principalmente sul piano culturale, girando nelle piazze di città e borghi con la rassegna teatrale itinerante “Il Carro di Tespi”, che ha avuto un notevole riscontro di pubblico. Al di là dell’offerta culturale, cosa resta, cosa insegna quest’esperienza?
“Dopo il progetto pilota del 2021, ci siamo accorti che era un esperimento che funzionava, perché soprattutto le località minori, i piccoli borghi a cui noi puntavamo inizialmente, erano quelli più affamati di cultura e di eventi di questo tipo. Arrivata alla quinta edizione, la rassegna è sbarcata per la prima volta a Lussinpiccolo, oltre che in Istria, a dimostrazione del suo evolversi, dell’ambizione che abbiamo avuto di ingrandirsi e della volontà di crescere ancora. Chissà se il ‘Carro di Tespi’ riuscirà ad arrivare in Dalmazia? Spero di sì, anche se la lontananza è un limite per l’organizzazione. È un’offerta culturale di alto livello, che porta spettacoli di qualità, compagnie professionali italiane in Croazia, nelle località dov’è presente una Comunità degli Italiani, che sono interlocutori nei confronti dell’amministrazione locale, delle agenzie turistiche, oltre a essere al tempo stesso i protagonisti e i destinatari di questo progetto che poi viene presentato a un po’ a tutta la comunità locale, non soltanto a quella italiana.
Difatti, fin da subito abbiamo inserito i sottotitoli in lingua croata. In questo modo abbiamo fatto vedere che la Comunità italiana può essere un valore aggiunto, cioè può fare da ponte culturale tra Italia e Croazia. Ed è proprio questo, secondo me, il ruolo che deve avere, cioè deve riuscire a trasmettere la propria cultura anche chi non è in grado di capirla, oltre che mantenerla e tutelarla.

Sì, è stata una rassegna che ha avuto successo, che è arrivata direttamente alle persone e, per come è stata realizzata, ci ha insegnato che uno più uno non fa due, ma fa tre. Cioè che la sinergia dei singoli elementi coinvolti, in questo caso istituzioni, associazioni, enti pubblici, enti turistici, crea un’esplosione straordinaria, fa la nostra forza, è la nostra carta vincente. Abbiamo messo insieme Comunità degli Italiani, ambienti locali, uffici turistici, Regione istriana, Consolato Generale, Istituto Italiano di Cultura, Unione Italiana ed è stata la dimostrazione che dialogando, mettendoci insieme, utilizzando le risorse che già si hanno, si possono creare dei progetti che sono davvero di alta qualità.
E abbiamo scoperto che siamo seduti su una Ferrari ma che stiamo andando solo in prima, invece di ingranare tutte le marce. Qualche anno fa mi intervistarono assieme al presidente di Comites di Brasilia e quando raccontai, già il secondo anno di esperienza con il ‘Carro di Tespi’, che eravamo riusciti a mettere in rete tutte queste associazioni, mi sentii rispondere dal collega che, nonostante loro avessero un budget molto più consistente, probabilmente per il numero più elevato di cittadini italiani residenti nella circoscrizione del Paese sudamericano, noi eravamo fortunati ad avere tutta questa rete estesa”.

Ha accennato ai finanziamenti: di quali mezzi può disporre il Comites di Fiume?
“Il budget è molto molto limitato. si avvicina attorno ai 5000 euro, quindi un progetto come il ‘Carro di Tespi’ non potremmo realizzarlo con le risorse che abbiamo. È quindi di fondamentale importanza mettersi in rete. Ma non solo. Essendo stato fondato come associazione rappresentativa di una determinata categoria, in questo caso di cittadini italiani, il Comites ha anche la possibilità di chiedere finanziamenti a bandi pubblici per quanto riguarda quelli rivolti alle minoranze o ai progetti culturali. L’abbiamo fatto quest’anno sul bando gestito dall’Università Popolare di Trieste. Siamo stati ammessi e abbiamo ricevuto un finanziamento di oltre 20mila euro”.

UNO STRUMENTO IN PIÙ MA… IGNORATO
L’Italia ha introdotto una serie di modifiche alla legge sulla cittadinanza. Ne avete discusso in sede di Comites o ricevuto, da parte dei connazionali, segnalazioni da trasmettere poi alle autorità diplomatico-consolari?
“No, non abbiamo affrontato questo discorso, non ci è pervenuta alcuna segnalazione o richiesta. Capisco che l’Unione Italiana e in generale la CNI è abitata a interfacciarsi con l’autorità consolare e con le rappresentanze diplomatico consolari in tutt’altro modo, ma devo ammettere che un po’ mi dispiace che non abbia usato il Comites come elemento di raccordo tra la Comunità e l’amministrazione diplomatica”.
Quali sono le direzioni in cui il Comites di Fiume potrebbe muoversi in futuro?
“Mi piacerebbe soprattutto che il prossimo Comites non si sentisse di dover ricominciare da zero. Oggi esistono rapporti istituzionali, collaborazioni, esperienze e progetti sui quali è possibile costruire. Naturalmente, non tutto è stato fatto e non tutto quello che abbiamo fatto sarà necessariamente da continuare. Chi verrà dopo di noi dovrà avere la libertà di stabilire nuove priorità e introdurre nuove idee. Se tra cinque anni il Comites sarà ancora più attivo, più conosciuto e sarà riuscito a coinvolgere più persone di quanto siamo riusciti a fare noi, significherà che il lavoro di questo mandato è servito davvero a qualcosa”.

Pensa di ricandidarsi?
“Non ho ancora preso una decisione definitiva. Cinque anni da presidente sono stati intensi e credo anche che il ricambio sia una cosa positiva. In questo momento mi interessa soprattutto che ci siano persone disponibili a candidarsi e che il prossimo Comites possa partire da ciò che p stato costruito, portare nuove idee e magari fare ancora meglio. Poi valuterò anch’io quale possa essere il modo più utile di contribuire”.
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