Era 51, poi è sceso a 50 e, lo scorso 12 gennaio a Verteneglio, durante la XVII sessione ordinaria dell’Assemblea dell’Unione italiana, è salito a 52. Stiamo parlando del numero delle Comunità degli italiani associate all’Ui. Il calo si era registrato in seguito alla radiazione della Comunità degli italiani di Zara, poi risorta dalle proprie ceneri come un’Araba Fenice, con il nome di Girolamo Luxardo, una nuova dirigenza e una nuova identità amministrativo-giuridica. Se per il sodalizio zaratino si può, per certi versi, parlare di un ritorno alla “casa madre”, per un’altra realtà della Dalmazia è invece lecito parlare di un vero e proprio esordio nel salotto buono della Comunità nazionale italiana. Si tratta della Comunità degli italiani “Gian Francesco Biondi” di Lesina (Hvar). Una realtà ormai consolidata, con quasi vent’anni di storia alle spalle, che con tenacia mantiene alta la bandiera della cultura italiana e veneta in Dalmazia. Forse non è numerosa, ma appare coesa, dinamica e capace di presentare risultati concreti come credenziale del proprio operato.

L’ingresso formale nella famiglia Ui, già approvato a ottobre 2025 dalla Giunta esecutiva, è stato posticipato di un mese: in agenda lo scorso 12 dicembre a Isola è slittato causa mancanza di quorum, è stato sancito all’unanimità il 12 gennaio a Verteneglio, quando è stata accolta sia l’adesione della neocostituita Comunità degli italiani “Girolamo Luxardo” di Zara che quella di Lesina all’associazione apicale unitaria della Comunità nazionale italiana in Croazia e Slovenia. A raccontare la storia e le attività di quest’ultimo rinforzo dell’Ui è la sua presidente Alessandra Tudor, contattata in occasione della sua partecipazione, in veste di ospite, alla 17ª riunione dell’Assemblea Ui a Palazzo Manzioli e a quella successiva a Verteneglio. La Ci di Lesina è nata nel 2006, con l’obiettivo di mantenere viva la cultura e la lingua italiana nell’isola, e da allora si è già fatta conoscere al pubblico dei social tramite la sua pagina Facebook.

Abbiamo assistito molto spesso che a determinare il successo di un’associazione è chi la guida, a conferma che quando si dice che “sono le persone a fare la differenza” non si riporta uno slogan, ma che questa è proprio la verità. Pertanto, alla presidente Alessandra Tudor chiediamo, innanzitutto, di presentarsi ai lettori di “Panorama”. Di lei sappiamo che è corrispondente consolare della Repubblica Italiana a Lesina dal 2012, che presiede la Ci “Gian Francesco Biondi”, che è sorella di Antonella Tudor, a sua volta presidente della Comunità “Don Francesco Carrara” di Spalato, che nel 2010 è stata nominata cavaliere dell’Ordine di San Marco, che figura tra gli autori del volume Lesina e Venezia: legami culturali e storici (Hvar i Venecija: kulturne i povijesne poveznice/Hvar and Venice: historical and cultural connections) edito nel 2016 in versione trilingue (italiano, croato e inglese) dall’Associazione Lesina, una realtà che funziona dal 2012, avviata da un gruppo di amici che già si erano adoperati per il gemellaggio del Comune veneziano di Santa Maria di Sala con la città di Lesina, avendo in comune l’antica appartenenza alla Repubblica Serenissima di Venezia…
Legami tra le due sponde, ricordando la Serenissima
“Posso aggiungere che sono nata a Padova da madre italiana, di Santa Maria di Sala, e da padre lesiniano. Fin da piccola bilingue, cresco con una forte passione per Lesina, per le sue bellezze architettoniche e naturali, fintanto che decido dopo le superiori in Italia di trasferirmi in Dalmazia, dove mi laureo all’Università di Spalato, per poi trasferirmi a Lesina, dove vivo ormai da anni. Contemporaneamente, però, comincio anche a sentire la mancanza delle mie origini italiane e cerco in ogni modo di portarle avanti, sia in famiglia (con le mie figlie parlo in italiano), sia tramite le iniziative della Comunità. Simile il percorso fatto anche da mia sorella Antonella, che poi ha scelto Spalato come sua dimora, e che come me dedica tanto tempo alla sua Comunità, ed entrambe siamo orgogliose di poter ricoprire questi ruoli in Dalmazia.
Come del resto vado molto fiera del mio titolo di cavaliere di San Marco, perché posso nel mio piccolo rappresentare la grandiosità e l’importanza storica di Venezia. E sono ugualmente felice che in quest’intervista venga ricordata anche la pubblicazione scritta assieme al mio caro amico, l’archeologo Nikša Petrić, che purtroppo ci ha lasciato nel 2010. Una persona di grande intelligenza con cui, nonostante la significativa differenza di età, ero riuscita a instaurare un rapporto di grande stima e affetto, e che ha accolto con trasporto la mia idea di creare una pubblicazione che in brevi tratti racchiuda i punti salienti della storia comune fra Venezia e Lesina”.

In quale contesto nasce la Ci di Lesina e quali sono state le motivazioni che hanno portato alla sua fondazione?
“La Comunità è nata a seguito dell’amicizia che legava Sime Fio di Lesina a Renzo de Vidovich e all’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo, il cui presidente era al tempo il gen. Elio Ricciardi, e per volontà dell’allora console italiano a Spalato, il bravissimo Marco Nobili. Non stupisce la volontà di voler creare una Comunità degli italiani in una città così importante per la Dalmazia come Lesina, ritenuta ancora nel 1612 ‘il gioiello della Serenissima’, come la cita il conte Veneziano Pietro Semitecolo.
Basti pensare all’eccellente posizione geografica e alla sua baia protetta dalle isole adiacenti, che portò Venezia nel XV e XVI secolo a farne il porto dove svernare la propria flotta, e dove nel 1612 venne inaugurato il primo Teatro comunale d’Europa. Il primo presidente della Comunità è stato Simone Matkovich, che poi, per motivi personali, nel 2009 ha lasciato il posto, ma continua a far parte del Consiglio d’amministrazione della Comunità e a essere membro stimato e molto attivo”.

SPINTA DECISIVA, LA VISITA DELL’AMBASCIATORE TRICHILO
Il prossimo ventennale della vostra fondazione coincide con l’adesione all’Ui, un traguardo inseguito a lungo. Per quali ragioni il percorso è stato così articolato? In passato erano già stati compiuti tentativi in questa direzione?
“Nei primi tempi, il nostro presidente onorario Sime Fio ci parlava della possibile entrata in Unione, e anche il primo presidente Simone Matkovich ne aveva discusso personalmente con il presidente dell’Ui, Maurizio Tremul, ma dopo i primi contatti, dai quali risultava che eravamo troppo pochi membri, la cosa non è stata poi approfondita a dovere. Essendo una Comunità geograficamente isolata, per molti anni abbiamo accantonato la cosa e non abbiamo nemmeno seguito molto le attività dell’Ui.
I nostri progetti, comunque, li portavamo ugualmente avanti, soprattutto grazie ai finanziamenti della Regione Veneto, occupandoci intensamente degli interventi di restauro, perché come associazione regolarmente registrata abbiamo sempre e comunque avuto il diritto a partecipare a bandi e di richiedere finanziamenti al Comune e alla Regione Veneto. Decisiva, nel 2025, è stata la visita dell’ambasciatore d’Italia in Croazia, Paolo Trichilo, che ci ha dato una spinta a richiedere l’adesione formale all’Ui, dopo aver toccato con mano la nostra realtà e aver trovato un impegno concreto e degno dell’Ui”.
Cosa vi aspettate concretamente dall’Ui?
“Ci aspettiamo in primis di poter far parte di una rete che ci dia più visibilità e più forza. Speriamo di poter legare di più anche con le altre Comunità e di poter creare dei progetti insieme a loro. Secondo me si potrebbero anche organizzare visite fra le Comunità od organizzare incontri regolari nel tempo, ad esempio fra i presidenti. Ci auguriamo anche di ottenere dei finanziamenti che ci diano la possibilità di organizzare eventi, anche viaggi in Italia, e in generale che ci aiuti a coprire le spese per poter portare avanti le nostre idee”.
UN PATRIMONIO DI CONTATTI E PROGETTI

E, viceversa, cosa ritenete di poter portare in dote all’Ui e più in generale alla Cni? Avete maturato, in particolare, una significativa esperienza nella tutela e valorizzazione del patrimonio storico di matrice veneta.
“Certamente possiamo dare un esempio appunto nella tutela dei beni culturali, grazie all’importante collaborazione con i professionisti italiani della ditta LAIRA srl nelle persone degli architetti Adelmo Lazzari e Serena Franceschi, così come con la Scuola per il restauro ENGIM di Vicenza, la cui direttrice Barbara D’Incau partecipa regolarmente ai nostri cantieri di restauro assieme ai propri studenti. Il nostro modello di lavoro potrebbe essere implementato anche in altre Comunità. Gli architetti sopra citati fanno anche parte dell’associazione nazionale ITALIA NOSTRA, che organizza convegni e mostre in Italia e all’estero.
Abbiamo poi esperienza per quanto riguarda il rapporto di gemellaggio fra comuni fra Lesina e Santa Maria di Sala. Inoltre, abbiamo i contatti con l’Associazione Lesina di Santa Maria di Sala, di cui faccio parte, nel Veneto, interessata alle relazioni e a possibili investimenti in Croazia, così come abbiamo un’ottima collaborazione con la Regione Veneto. Tutti contatti che si possono allargare anche alle altre Comunità e che possono fruttare nuove collaborazioni con l’Italia”.
Avete già avuto modo di collaborare con altre Comunità degli italiani associate all’Ui?
“Finora abbiamo collaborato solamente con la Comunità degli italiani di Spalato, partecipando a dei viaggi insieme a loro, a incontri, mostre, eventi. Il periodo della collaborazione più intensa è stato quando a Spalato vigeva la console Paola Cogliandro, che ci invitava a tutte le manifestazioni promosse del Consolato. Purtroppo, abbiamo poi risentito molto della chiusura della sede, ma comunque io e mia sorella cerchiamo di avvisare e aggiornare tutti i membri dell’una e dell’altra Comunità sulle novità più importanti di Spalato e Lesina. Poi io, essendo anche corrispondente consolare, mi sento e vedo ogni tanto anche i colleghi corrispondenti consolari, e riusciamo a tenere i contatti fra di noi e ci aggiorniamo a vicenda”.

OLTRE AL BIONDI, RICORDARE ANCHE TOMMASO CECCHINI
Il vostro sodalizio porta il nome di Gian Francesco Biondi (in croato Ivan Frane Biundović). Di recente siete riusciti a collocare una targa commemorativa sulla facciata della sua casa natale. Quali reazioni ha suscitato quest’iniziativa a Lesina? State pianificando ulteriori iniziative analoghe?
“Il 6 dicembre 2024 abbiamo appunto inaugurato la targa commemorativa che è bilingue, in croato e italiano, ed è stata interamente finanziata dal Comune di Lesina, cui avevamo inoltrato la nostra proposta, motivandola con il fatto che il Biondi ha scritto tutte le sue opere in lingua italiana, ha stampato i suoi libri a Venezia e ha vissuto la sua carriera diplomatica fra Venezia e Londra. Abbiamo inoltre presentato la targa anche come un importante elemento turistico con cui valorizzare la storia e la cultura della nostra cittadina, cosa che è stata accolta e appunto sostenuta dal Comune.
L’iniziativa, quindi, è stata accolta in maniera positiva, e pubblicizzata nelle pagine social del Comune stesso. In progetto abbiamo ora, in collaborazione con la Parrocchia di Lesina, di realizzare una targa commemorativa nella cattedrale, dedicata a Tommaso Cecchini, compositore, maestro di cappella e organista nato nel 1582 a Verona e attivo a Lesina, dove si è spento nel 1644 (è il più importante compositore italiano che abbia lavorato in queste terre nella prima metà del XVII secolo, giunto in Dalmazia per la prima volta nel 1603, su invito, a quanto pare, dell’arcivescovo di Spalato, Marcantonio de Dominis, ndr)”.
Collaborate con la Città? Lesina è gemellata con il Comune di Santa Maria di Sala, in provincia di Venezia: la vostra Comunità è coinvolta negli scambi e nelle iniziative tra le due amministrazioni?
“Con la Città di Lesina collaboriamo costantemente nei progetti di restauro, che vengono realizzati sui beni architettonici che sono di proprietà della Città, perché senza la loro firma sarebbe impossibile lavorarvi e ottenere tutti i permessi necessari che rilascia la Sovrintendenza ai beni culturali di Spalato. La Città di Lesina è gemellata con il Comune di Santa Maria di Sala dal 2009. Nel 2015 e 2016, la Città di Lesina ha anche partecipato allo Sposalizio del mare durante la Festa della Sensa a Venezia.
A Santa Maria di Sala nel 2012 è stata fondata l’Associazione Lesina, che si occupa si scambi e investimenti in Croazia e organizza corsi di croato (http://www.associazionelesina.org/). La nostra Comunità è sempre coinvolta in ogni tipo di scambi e iniziative fra i due Comuni, da un punto di vista organizzativo-logistico, per le traduzioni e il supporto alla reciproca amicizia. Come ultima iniziativa siamo andati agli inizi di dicembre a prelevare un presepe della lunghezza di quattro metri voluto dal parroco di Lesina per le vacanze natalizie, e donato dall’Associazione ‘Vita in piazza’ di S.M. di Sala”.
SOCI, ATTIVITÀ, SEDE, FIGURE STORICHE
Chi sono oggi i soci della Ci di Lesina e quali attività svolgete attualmente? Quali, invece, pensate di poter sviluppare in futuro?
“I soci della Comunità di oggi, che vede me nel ruolo di presidente, appoggiata dal Consiglio di cui faccio parte insieme con Simone Matkovich e a Simeone Fio, figlio di Sime Fio, accoglie gli altri membri, che per la maggior parte sono di nazionalità italiana perché figli e figlie di matrimoni misti, o perché coniugati in matrimonio misto croato-italiano. Abbiamo anche soci sostenitori che si uniscono a noi per interessi personali. Attualmente abbiamo in cantiere molti progetti.
Oltre al restauro previsto per ottobre, vorremo organizzare anche un convegno internazionale, sempre in ottobre e sempre sui lavori di restauro finora realizzati. Inoltre, abbiamo in progetto di porre una targa commemorativa al musicista veronese Tommaso Cecchini, che ha operato nel XVII a Lesina, come anche un busto commemorativo in marmo a Gian Francesco Biondi. Si vorrebbe fare anche, con il supporto della Regione Veneto, un’edizione online della pubblicazione Venezia e Lesina”.
Disponete di una sede sociale o sono in corso iniziative per ottenerne una?
“Non disponiamo di una vera sede, abbiamo disponibilità nella mia casa di famiglia dell’ufficio che uso come Corrispondente consolare, ma ci auguriamo di ottenere una vera sede a breve”.
Un personaggio chiave nella storia della Ci di Lesina è stato Sime Fio, che lei ha ricordato anche nel discorso pronunciato a Isola il 13 dicembre scorso, all’Assemblea dell’Ui. Chi era il “Vecio Leon” e quale ruolo ha avuto per la vostra Comunità?
“Nato nel 1930 a Lesina, il nostro presidente onorario, così eletto subito il giorno dell’Assemblea costituente, aveva frequentato la scuola italiana da piccolo a Lesina, poi non aveva lasciato l’isola come esule per l’Italia, come hanno invece fatto i suoi fratelli, ma è rimasto a Lesina e ha mantenuto, non senza difficoltà, la cittadinanza italiana, poi trasmessa anche ai figli. Parlava italiano in una maniera molto scorrevole e spigliata, con un accento particolare veneto-dalmata appreso a scuola: un vero intenditore di Lesina, riusciva ad incantare tutti con le sue storie del passato. È stato colui che ha animato con entusiasmo il primo gruppetto di persone per creare la Comunità, e senza le sue amicizie e contatti la Comunità non sarebbe mai nata. Nei primi tempi aveva organizzato i corsi di lingua e cultura italiana, a cui parteciparono più di 100 persone. Molto garbato, accoglieva con gioia ogni iniziativa che gli proponevo e mi ha sempre appoggiato su tutto: lo ricorderemo con grande affetto”.
DICIASSETTE LEONI di SAN MARCO TUTTI INTATTI
Al di là dei monumenti e delle testimonianze materiali, quanto resta oggi dell’influenza
della Serenissima negli usi, nei costumi e nelle parlate locali di Lesina?
“Come ha ben citato, a Lesina si vive in un’architettura prettamente veneziana, della quale il simbolo per eccellenza è il leone di San Marco, che a Lesina si può rinvenire in ogni angolo del centro storico, ne abbiamo diciassette ancora perfettamente intatti. Le chiese mostrano notevoli somiglianze dovute all’influenza storica e culturale della Repubblica di Venezia, evidenziate da elementi come la pianta basilicale, l’uso di materiali locali, principalmente marmi, decorazioni… Si possono ritrovare altari praticamente identici a quelli veneziani, così come gli alti candelabri che si usano nelle processioni religiose, per non parlare delle due congregazioni religiose, i ‘Konfrati’ (da Confratelli) che esistono ancora oggi. Allo stesso modo, i cittadini di Lesina sono abituati a sentire dalla nascita espressioni tipicamente veneziane, quali ’bicierin’ o ‘cuscin’, considerandole parte naturale del proprio dialetto. Analogamente, nella gastronomia ci sono piatti di chiara radice veneziana che già da molto tempo vengono annoverati fra le specialità locali, quali le ’sardee in saor’ o i ’risi e bisi’”.
C’è interesse, soprattutto tra i giovani, per l’apprendimento della lingua italiana? L’italiano è insegnato nelle scuole dell’isola?
“La lingua italiana viene studiata dalla quinta elementare alla terza media, due ore a settimana. Nell’isola esistono a livello di scuole superiori il Liceo e la Scuola turistica, entrambe fanno due ore di lingua italiana a settimana. L’interesse esiste e la lingua si studia, secondo me però servirebbero più ore per avere risultati migliori, perché il livello è piuttosto carente. Chiaramente la lingua inglese sta prendendo molto il sopravvento, ma aiuterebbero certamente anche altre iniziative per rafforzare la lingua italiana”.
La prossima estate si svolgeranno le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea dell’Unione italiana e la Comunità di Lesina avrà diritto a eleggere un proprio consigliere. Intendete avvalervi di questa opportunità?
“Ci auguriamo di poter partecipare, alla pari con le altre Comunità, e di poterci quindi avvalere anche di un consigliere e di poter dare un sano contributo all’Assemblea”.
Parallelamente al voto interno all’Ui, andranno alle urne anche molte Comunità degli italiani in Croazia e in Slovenia. Quando sono previste le elezioni del vostro sodalizio?
“Le elezioni nella nostra Comunità si sono tenute nell’ottobre del 2025, quando sono stati confermati per i prossimi quattro anni il presidente e il Consiglio d’amministrazione”.
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