Tajani: «Balcani occidentali, priorità politica di Roma»

Si è svolta nella capitale italiana la riunione ministeriale del gruppo degli Amici dei Balcani occidentali. Accelerazione del processo di adesione Ue e rafforzamento della collaborazione con la regione al centro del dibattito

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Tajani: «Balcani occidentali, priorità politica di Roma»
Foto X/Antonio Tajani

Per l’Italia “i rapporti con i Paesi dei Balcani occidentali sono una priorità politica”, così come è “cruciale lavorare sodo per aprire la strada alla loro piena adesione” all’Unione Europea. È il messaggio chiaro e deciso lanciato dal vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, Antonio Tajani, che ha ospitato oggi, venerdì 10 luglio, a Roma, a Villa Madama, la riunione ministeriale del gruppo “Amici dei Balcani occidentali” – che include Italia, Austria, Croazia, Grecia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia – e dei ministri degli Esteri dei Balcani. All’incontro hanno partecipato anche la vicepremier e ministra degli Esteri ungherese, Anita Orbán, in virtù dell’impegno dell’attuale Governo magiaro a sostegno dell’integrazione europea dei Balcani occidentali; il vice direttore generale della FAO, Maurizio Martina; il coordinatore europeo del Corridoio dei trasporti Balcani occidentali–Mediterraneo orientale, Marian-Jean Marinescu; e il segretario generale dell’InCE, Franco Dal Mas.

«Riunificare l’Europa»

“Riunificazione” è stato il termine utilizzato da Tajani in riferimento al processo di integrazione europea della regione sudorientale del continente, un processo fermo dal 2013, quando la Croazia fu l’ultimo Paese ad essere ammesso nel progetto comunitario. “Riunificazione” perché, dal canto del vertice della Farnesina, “per molti anni per i Paesi dei Balcani occidentali è stato impossibile essere parte dell’Unione Europea a causa del comunismo”. Quel comunismo è tuttavia scomparso dalla regione oltre tre decenni fa, con la dissoluzione della Jugoslavia e il crollo del regime comunista in Albania. E, nel frattempo, diversi Stati che uscivano similmente, negli anni ’90, dalle esperienze comuniste del Novecento, sono stati accolti a pieno titolo nella famiglia europea. Albania, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia del Nord, Montenegro, Kosovo e Serbia attendono ancora il momento in cui potranno rompere quello che da alcuni è denunciato come un blocco e una resistenza interna all’UE stessa, mentre da altri è ascrivibile agli standard non ancora soddisfatti dai candidati. “Vogliamo accelerare questo processo, siamo contrari ad ogni ritardo. Ci sono problemi ma dobbiamo individuare soluzioni adeguate per risolverli”, ha ammonito Tajani.

Sì all’Ucraina, ma non per prima

Oltre i Balcani occidentali, anche Kiev e Chișinău sono sulla strada per l’accesso all’UE. “Siamo in favore dell’ingresso dell’Ucraina, ma prima ci sono i Balcani occidentali; sarebbe un grave errore far mancare il loro appuntamento con Bruxelles”, ha sottolineato Tajani, specificando però successivamente che non ci devono essere discriminazioni tra i Paesi candidati. “Non esistono adesioni di serie A e di serie B – ha dichiarato –. L’Ucraina, la Moldavia e i Balcani Occidentali appartengono allo stesso orizzonte strategico. È fondamentale garantire la parità di trattamento tra i candidati durante i negoziati e la piena uguaglianza tra gli Stati membri una volta completata l’adesione”.

Diverse aree di cooperazione

Come ha ricordato Tajani, sono diverse le misure intraprese per promuovere l’integrazione della regione. Per rafforzare la cooperazione economica, il vicepremier ha affermato di aver “inserito i Balcani tra le regioni prioritarie del piano di internazionalizzazione che ho lanciato quest’anno per promuovere cambiamenti negli investimenti nell’ambito della strategia italiana, organizzando già diversi business forum”. Il vertice della Farnesina ha espresso anche il suo auspicio di poter includere il gruppo di Stati anche nel progetto del corridoio IMEC: “Penso che costituisca una grande opportunità e i porti dell’Adriatico potrebbero ricoprirvi un ruolo chiave”. Tra le altre aree di cooperazione elencate da Tajani, “la lotta all’immigrazione illegale, per la stabilità e la sicurezza” e “le materie prime”. In riferimento a queste ultime, il ministro ha sottolineato “la necessità di disporre di una strategia comune”, dal momento che alcuni dei Paesi coinvolti sono “industriali”. Ha quindi aggiunto che “al momento è la Cina a controllare le materie prime e a deciderne il prezzo, e questo per noi è assolutamente negativo. Dobbiamo anche studiare una strategia a riguardo con gli Stati Uniti”. Importante anche “lavorare sulla sicurezza alimentare e sulla questione chiave dei fertilizzanti, cruciali per l’agricoltura”. A proposito di ciò, Tajani ha ricordato di aver lanciato, lo scorso maggio, assieme al ministro degli Affari Esteri ed Europei croato, Gordan Grlić-Radman, la Coalizione di Roma per l’accesso ai fertilizzanti e la sicurezza alimentare.

Un documento per Bruxelles

Al termine dei lavori, è stata adottata la Carta di Roma, documento politico del Governo italiano che verrà presentato a Bruxelles e dove sono ribaditi “uguaglianza degli Stati membri dopo l’adesione, assenza di nuovi requisiti o condizionalità di accesso e definizione di un quadro comune calibrato su ciascun candidato”.

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