3. maj, fallimento inevitabile?

Il cantiere 3. maj di Fiume. Foto Željko Jerneić

Dopo che è stato decretato l’avvio del processo fallimentare per il cantiere navalmeccanico Uljanik di Pola e in attesa di sapere il nome del curatore fallimentare tra accuse e controaccuse a sfondo politico (leggi elettorale), sono in molti a chidersi cosa accadrà con quei pochi operai rimasti ancora al 3. maj di Fiume.
Stando a voci e tastando il polso dell’umore ai cantierini fiumani oltre ad intuirne lo stato di scoramento e ormai poco portato alla positività, umanamente comprensibile, difficilmente i cantierini fiumani riusciranno ad evitare lo stesso destino dei loro colleghi polesi. Lo ammette tra le righe con amarezza il direttore del 3.maj, Edi Kučan, che si è detto stranito e sorpreso per la sentenza di fallimento pronunciata lunedì dal Tribunale commerciale di Pisino. “È sempre più probabile che una simile evoluzione dei fatti tocchi anche a noi”, ha detto Kučan ai media fiumani. Il Tribunale commerciale di Fiume si esprimerà in merito il 5 giugno prossimo, quando è fissata l’udienza fallimentare per lo storico squero quarnerino. Per il premier Plenković il processo fallimentare in seno all’Uljanik non segna la fine dell’industria navalmeccanica, annunciando fra una decina di giorni un’altra visita a Pola e Fiume di una delegazione della compagnia cinese interessata a rilevare i due cantieri.

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