La soluzione al nodo legato al funzionamento dell’Associazione degli appartenenti alla Comunità nazionale italiana – Unione italiana” (più nota come Ui di Capodistria) non c’è ancora, anche se una possibile via d’uscita sembra iniziare a delinearsi. “Ad agosto e a settembre si sono svolte due riunioni dalle quali sono emerse le indicazioni volute dall’Assemblea dell’Ui, ovvero andare in direzione della creazione di una ‘Federazione’ delle associazioni”, spiega Paolo Demarin, presidente dell’Assemblea dell’Unione italiana con sede a Fiume. La futura organizzazione dovrebbe mantenere il nome Unione italiana.
“A dar vita a questa nuova realtà dovrebbero essere le Comunità degli italiani operanti in Slovenia, su delega delle rispettive assemblee”, ha aggiunto Demarin, rimarcando al tempo stesso la necessità di salvaguardare l’attuale struttura unitaria. L’assetto prevede l’adeguamento dello Statuto dell’Ui capodistriana alla legislazione slovena sulle associazioni, sulla base dei pareri avuti dai giuristi e dall’Unità amministrativa di Capodistria.

RITOCCARE LO STATUTO. Gli esiti di queste riflessioni saranno illustrati nella prossima sessione dell’Assemblea Ui, attesa per metà novembre. “Occorre fornire un’informazione completa su quanto è stato fatto e ottenere una proroga che ci consenta di chiudere l’intera problematica”, conclude Demarin. Marin Corva conferma che nella procedura sono coinvolti gli avvocati. “Siamo in contatto anche con l’Unità amministrativa”, puntualizza il presidente della Giunta esecutiva dell’Ui, fiducioso che a breve le carte potranno essere condivise. “Si è discusso – dichiara il presidente dell’Ui, Maurizio Tremul – su come trovare una soluzione a quello che definisco il prodotto di una mossa scellerata, fatta da chi ha voluto convocare per la prima volta in modo autonomo e in separata sede la Consulta e le cui conseguenze saranno determinanti anche nell’individuazione di soluzioni future”, puntualizzando che le assisi, alle quali non hanno mai partecipato tutti gli interlocutori designati dall’Assemblea Ui, non erano deliberative, ma di carattere consultivo.
“È stata condotta una discussione generale dalla quale è emersa un’indicazione”, ma, come riferisce Tremul, secondo il consulente legale, la trasformazione automatica dell’Ui di Capodistria in federazione non è fattibile, poiché la legge slovena contempla o associazioni di cittadini o quelle di soggetti giuridici. “Ci è stato consigliato di mettere mano allo Statuto apportando ritocchi che vanno nella direzione indicata dall’Unità amministrativa. Un atto del quale si è dato rilievo soltanto su alcuni aspetti, i meno importanti per l’unitarietà della Cni, invece di rilevare quelli che hanno un impatto diretto sul metodo di funzionamento unitario dell’Unione”.
L’UNITARIETÀ NON SI TOCCA. IL RUOLO DELLE CI. “L’avvocato – ancora Tremul –, che interloquisce anche con l’Unità amministrativa, sta lavorando ai ritocchi, che non stravolgono lo Statuto pur modificandone in parte l’essenza iniziale. Questo lavoro è preliminare per costituire una federazione fatta dalle Comunità degli italiani”. “Il procedimento – prosegue – richiederà più tempo del previsto, ma è l’unica strada che, come ci dicono gli esperti, sia percorribile per trovare poi nuove forme per mantenere l’unitarietà della Cni e dell’Ui nelle sue due articolazioni”. Tremul avverte che emergeranno dei questi. “Una federazione fatta dalle Ci di Slovenia differisce in parte da quella che è la struttura statutaria dell’Ui, che è registrata come confederazione e associa sia cittadini che le Ci”, rileva il presidente, aggiungendo che in prospettiva le disposizioni statutarie di Capodistria dovranno essere il più speculare possibile a quelle di Fiume.
“Le Ci saranno soci e fondatrici dell’Ui di Capodistria e al contempo soci collettivi dell’Ui di Fiume. Ciò pone delle questioni che dovranno essere affrontate rispetto a questa doppia partecipazione solo delle Ci della Slovenia quali soci di due organizzazioni”, fa notare Tremul, convinto che se si vuole che la strada intrapresa conduca a un’unitarietà salda deve prevalere un grande spirito di “buona volontà, amore per la Cni e voglia di unitarietà; senza considerazioni di carattere personale e senza pulsioni di odio”.

VOLONTÀ DI SUPERARE L’IMPASSE. Intanto, è scaduto il termine di tre mesi che i consiglieri si sono dati a luglio per regolare lo status della “sorella” registrata in Slovenia e (ri)definire i rapporti tra Fiume e di Capodistria. Al fine di superare il momento delicato che si vive ormai da quasi due anni, il 16 luglio scorso, a Gallesano, l’Assemblea ha dato mandato ai vertici dell’Ui – Demarin, Tremul (che è anche il coordinatore della Consulta di Capodistria) e Corva –, di lavorare con i consiglieri Ui eletti in Slovenia, gli esponenti delle sette Comunità degli italiani della Slovenia e i soci fondatori dell’Ui di Capodistria, su una proposta da presentare ai consiglieri entro il 16 ottobre. Una data di massima, per spronare tutti gli interlocutori a sedersi insieme attorno a un tavolo.
Nella delibera, si riafferma, inoltre, che l’Ui di Fiume resta la massima organizzazione della Cni in Croazia e Slovenia, riconosciuta anche a livello internazionale da uno specifico accordo bilaterale tra Italia e Croazia. Veniva ribadito che l’Ui di Capodistria è nata in un contesto particolare, frutto di una visione politica condivisa – ottenuta nel 1998 con il placet sia di Lubiana che di Roma –, finalizzata a garantire una rappresentanza unitaria della Comunità italiana nei due Paesi nel rispetto delle rispettive sovranità giuridiche. Ora si profila un altro percorso statutario e strutturale da seguire. E nonostante rimangono diversi aspetti da affrontare, emerge, da parte dei diversi soggetti coinvolti, la volontà di uscire dall’impasse, evitando che in futuro possano insorgere altre crisi.
COME SI È GIUNTI A QUESTO PUNTO. Ricordiamo, i contrasti interni si sono acuiti dopo che il 9 gennaio 2024 – fallito il tentativo (fatto nel corso della sessione del 20 novembre 2023 a Verteneglio) di emendare il Regolamento di procedura dell’Ui nella parte relativa alla nomina del rappresentante legale dell’associazione registrata a Capodistria – sette consiglieri dell’Assemblea Ui eletti in Slovenia si erano riuniti autonomamente e avevano nominato Astrid Del Ben coordinatrice al posto di Tremul. Successivamente, ritenendo tale manovra illegittima, lo stesso Tremul e, separatamente, le consigliere assembleari Liana Vincoletto (Bertocchi) e Maia Nerina Bertoch (Ancarano), escluse dal succitato incontro, hanno presentato ricorso al Ministero sloveno degli Interni, che l’ha accolto e rimandato tutto all’Unità amministrativa di Capodistria, per una revisione.
Ad aprile è arrivato il “verdetto”. Invalidando la delibera della Consulta che aveva affidato a Del Ben il ruolo di coordinatrice al posto di Tremul, in un documento di 17 pagine, l’organo amministrativo ha segnalato una serie di irregolarità, insieme con la necessità di una revisione degli atti fondamentali dell’Ui di Capodistria. Due i rilevi principali: il fatto che l’assemblea dell’associazione (Consulta) – che dovrebbe deliberare in autonomia – lo faccia congiuntamente a quella di una realtà straniera (l’Ui di Fiume), i cui delegati sono peraltro in netta maggioranza. In discussione anche la prassi, non formalizzata, secondo cui il ruolo di coordinatore dell’Ui di Capodistria è automaticamente ricoperto da chi, residente in Slovenia, assume una carica presidenziale nell’Ui di Fiume. Sono state, inoltre, evidenziate l’assenza di un elenco ufficiale dei soci, la mancanza di chiarezza sulle modalità di adesione e le procedure di convocazione.
L’11 giugno, la Giunta esecutiva ha concluso che dal punto di vista formale le due Unioni non sono una sola cosa, salvo ribadire che l’unitarietà della Cni non può essere messa in discussione. Il 23 giugno, durante un incontro informale, l’Ui di Fiume ha stabilito di avviare l’aggiornamento degli atti per riportare l’organizzazione capodistriana nella piena legalità. Il 30 giugno, nove degli undici soci fondatori dell’associazione registrata in Slovenia nel 1998 (Roberto Battelli, Giulio Bonifacio, Claudio Geissa, Sandro Kravanja, Luciano Monica, Claudio Moscarda, Alberto Scheriani, Sergio Settomini, Pino Trani, Maurizio Tremul e Fulvia Zudič), cui spettano tali e altre prerogative, hanno confermato Tremul nel ruolo di coordinatore, incaricandolo di procedere alle modifiche richieste dalle autorità slovene.
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