La presenza svizzera a Trieste affonda le proprie radici nel Settecento, quando la proclamazione del Porto Franco da parte dell’imperatore Carlo VI trasformò la città in uno dei principali centri commerciali dell’Adriatico. Le nuove opportunità economiche attirarono numerosi svizzeri, inizialmente provenienti soprattutto dalle vallate dei Grigioni e del Ticino in cerca di lavoro e di migliori prospettive di vita. A questa prima ondata migratoria seguì l’arrivo di commercianti, imprenditori e professionisti già affermati, che contribuirono in maniera significativa allo sviluppo economico, urbano e culturale di Trieste.

Accanto alle attività commerciali nacque presto anche una comunità fortemente organizzata. Furono create istituzioni assistenziali, educative e culturali, mentre architetti, ingegneri e maestri costruttori svizzeri lasciarono un’impronta ancora oggi riconoscibile nel volto della città. Nel corso del XVIII secolo la comunità elvetica contava circa settecento persone e rappresentava una delle presenze straniere più dinamiche della Trieste asburgica.
Dopo la Prima guerra mondiale e il passaggio della città al Regno d’Italia, molti svizzeri rientrarono in patria e la comunità subì una significativa riduzione. Proprio in questo nuovo contesto, nel 1920, nacque ufficialmente il Circolo Svizzero di Trieste, con l’obiettivo di mantenere unita la comunità, promuovere la cultura elvetica e conservare il legame con la madrepatria.

Nel corso della sua storia il Circolo ha attraversato anche momenti difficili. Emblematico fu il 1977, quando la vendita della storica sede del Consolato svizzero e punto di riferimento della comunità, Villa Sulfina, costrinse il Circolo a reinventarsi. Le attività proseguirono grazie all’impegno dei soci, che continuarono a ritrovarsi nelle case dei presidenti pro tempore e negli incontri mensili allo storico Caffè Tommaseo, mantenendo viva una tradizione che non si è mai interrotta. Oggi il Circolo riunisce una cinquantina di famiglie svizzere e continua a rappresentare un punto di riferimento per la comunità elvetica a Trieste. Attraverso iniziative culturali, incontri e momenti di aggregazione, mantiene vivo un patrimonio fatto di storia, identità e relazioni costruite nell’arco di oltre tre secoli.
Ripercorrere questa vicenda significa raccontare non solo la storia di un’associazione, ma anche quella di una comunità che ha contribuito in modo significativo alla crescita della città. Per comprenderne meglio l’evoluzione e il valore nel presente abbiamo raccolto le testimonianze di chi, negli ultimi anni, ne è stato protagonista: Giuseppe Reina, presidente del Circolo dal 2008 al 2026, oggi presidente onorario, e il suo successore Massimiliano de Lindegg, eletto alla guida dell’associazione nel maggio del 2026.
Una storia da riscoprire
La presenza svizzera a Trieste ha contribuito in modo significativo allo sviluppo della città. Com’è cambiata questa comunità nel tempo e quale ruolo svolge oggi il Circolo nel mantenerla unita?
“Oggi la maggior parte dei nostri soci è costituita da svizzeri di seconda e terza generazione. Rispetto al passato, la comunità è profondamente cambiata: se un tempo gli svizzeri presenti a Trieste erano soprattutto architetti, ingegneri, facoltosi commercianti, imprenditori, banchieri e assicuratori, ben inseriti nelle istituzioni cittadine e protagonisti dello sviluppo economico della città, oggi questa componente si è notevolmente ridotta. I nostri soci provengono da ambiti molto diversi e comprendono imprenditori, docenti universitari, insegnanti e professionisti di vari settori.
Un elemento che ci rende fiduciosi è la presenza di un buon numero di giovani tra i venti e i trent’anni, che rappresentano una prospettiva importante per il futuro del Circolo. Il nostro obiettivo è mantenere viva la comunità e il legame con la Svizzera attraverso incontri mensili al Caffè, la celebrazione della Festa nazionale del 1° agosto e il tradizionale pranzo di Natale.
Un ruolo fondamentale è svolto anche dal costante rapporto con le istituzioni svizzere presenti in Italia, in particolare con l’Ambasciata e il Consolato, che ci permettono di aggiornare regolarmente i soci sulle iniziative e sulle attività dedicate alla comunità elvetica. A questo si aggiunge il Congresso annuale del Collegamento Svizzero in Italia, che riunisce Circoli, Società di Beneficenza, Scuole e Chiese svizzere presenti nel Paese.”

Che contributo ha dato la comunità svizzera allo sviluppo di Trieste e perché è importante continuare a raccontarne la storia?
“La presenza svizzera a Trieste affonda le proprie radici all’inizio del Settecento, dopo l’istituzione del Porto Franco. Dalle regioni alpine dei Grigioni arrivarono numerose persone che trovarono impiego soprattutto come pasticcieri e caffettieri, mentre successivamente giunsero anche i figli di imprenditori della Svizzera francese e tedesca, attratti dalle opportunità offerte da una città in piena espansione commerciale.
Un contributo determinante è stato dato anche dai maestri costruttori (Baumeister) e, nella generazione successiva, da architetti e ingegneri provenienti in particolare dal Canton Ticino. A loro si deve la realizzazione di circa duecento edifici tra palazzi, abitazioni, chiese e scuole, opere che ancora oggi caratterizzano il volto architettonico di Trieste.
È una storia che merita di essere raccontata e valorizzata, anche perché molti di questi protagonisti avevano cognomi italiani e, con il passare del tempo, le loro origini svizzere sono state in gran parte dimenticate. Ricordarne il contributo significa riscoprire una parte importante della storia della città.”

Il rilancio del Circolo
Quando ha assunto la presidenza del Circolo nel 2008, quale situazione ha trovato e quali erano gli obiettivi che si era posto?
“In quel periodo il Circolo attraversava una fase delicata. Per diverse ragioni, tra cui la vendita della storica sede del Consolato svizzero, dove per molti anni aveva trovato spazio anche il Circolo, il numero dei soci si era progressivamente ridotto e la comunità aveva perso uno dei suoi principali punti di riferimento.
Il primo obiettivo che mi sono posto è stato quello di ricostituire un Circolo che nel tempo si era in parte disperso, cercando di rafforzare il senso di appartenenza tra i soci e di riportare al centro la vita associativa. Parallelamente ho ritenuto fondamentale recuperare e valorizzare la memoria storica della comunità svizzera a Trieste, promuovendo studi, pubblicazioni, mostre e iniziative culturali capaci di far conoscere il contributo che gli svizzeri hanno dato allo sviluppo della città.”
Quanto è stato importante investire nella cultura come per valorizzare la presenza svizzera a Trieste?
“È stato fondamentale. Organizzare mostre, conferenze e iniziative culturali, spesso in collaborazione con il Comune di Trieste e con altre istituzioni italiane e svizzere, ha contribuito a risvegliare l’orgoglio e il senso di appartenenza della comunità elvetica, richiamando numerosi connazionali e facendo conoscere anche ai triestini il ruolo che gli svizzeri hanno avuto nella storia della città.
Tra le iniziative più significative ricordo la pubblicazione, nel 2012, del volume La Comunità svizzera a Trieste dal ‘700 al ‘900, accompagnata da un’omonima mostra, oltre all’organizzazione di incontri culturali, visite storico-artistiche e manifestazioni dedicate alla figura di Pietro Nobile e ai rapporti tra Trieste e il Canton Ticino. Grande soddisfazione ha dato anche il Congresso del Collegamento Svizzero in Italia, ospitato a Trieste nel 2016, che ha riunito oltre duecento partecipanti provenienti da tutta la penisola.
Credo che la cultura sia stata lo strumento più efficace per recuperare la memoria storica della nostra comunità e rafforzare il legame con la Svizzera.”

Tra le tante attività organizzate durante il suo mandato, ce n’è una che considera particolarmente significativa o di cui va maggiormente orgoglioso?
“Senz’altro il Premio internazionale Pietro Nobile. È l’iniziativa di cui vado maggiormente orgoglioso, perché permette di valorizzare le figure della comunità svizzera che, nei più diversi ambiti, si sono distinte per il loro contributo alla società, mantenendo viva la memoria di una presenza che ha lasciato un segno importante nella storia di Trieste.
Il premio, dedicato al grande architetto ticinese Pietro Nobile, rappresenta anche un modo per ricordare il profondo legame storico e culturale tra la Svizzera e Trieste, portando all’attenzione del pubblico personalità che, con il loro lavoro e il loro impegno, hanno contribuito a rafforzare questo rapporto.”
C’è un momento del suo mandato che ricorda con particolare emozione?
“Uno dei ricordi più significativi è il conferimento della cittadinanza onoraria di Capriasca al professor e architetto Gino Pavan, grande studioso di Pietro Nobile, che ho spesso definito il suo “padre putativo”. Per ragioni legate alla sua veneranda età, la cerimonia si svolse eccezionalmente nel Municipio di Trieste anziché in Ticino.
Vedere riuniti, nella Sala del Consiglio gremita di partecipanti, il sindaco di Trieste Roberto Cosolini, il presidente del Consiglio di Capriasca e il sindaco Andrea Pellegrinelli, giunti con la bandiera del Comune, è stato un momento di grande emozione. È stata una cerimonia che ha rappresentato simbolicamente il forte legame storico e culturale tra Trieste e il Canton Ticino, un rapporto che il Circolo ha sempre cercato di valorizzare.”
Valori da custodire
Quali valori hanno contraddistinto il modo di operare del Circolo Svizzero di Trieste nel corso degli anni?
“Non mi sento di esprimere un giudizio comparativo rispetto alle altre comunità svizzere presenti in Italia. Posso però dire che il Circolo di Trieste si è sempre distinto per alcuni valori che considero fondamentali: una grande operosità, lo spirito di collaborazione e la riservatezza.
Sono principi che hanno accompagnato l’attività del Circolo nel corso degli anni e che hanno permesso di mantenere viva una comunità coesa, capace di lavorare insieme con discrezione ma anche con grande impegno nella promozione della cultura e della presenza svizzera a Trieste.”

Quale augurio desidera rivolgere al nuovo presidente e quale futuro immagina per il Circolo?
“A Massimiliano de Lindegg auguro innanzitutto pazienza e resilienza, qualità indispensabili per affrontare le difficoltà e le sfide che, inevitabilmente, accompagnano la guida di un’associazione. Mi auguro inoltre che riesca a trasmettere entusiasmo e a coinvolgere sempre più le nuove generazioni, perché è proprio dalla loro partecipazione che dipende il futuro del Circolo.”
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