Una nuova sede è fondamentale

INTERVISTA ESCLUSIVA DI PANORAMA Alessio Pelucchi, attuale presidente della Comunità degli italiani di Veglia, fa i conti con il presente e cerca di progettare in modo intelligente e lungimirante il futuro. E sta lavorando per rendere il sodalizio quanto più operativo e propulsivo. Anche per onorare chi finora è riuscito a resistere. Gli spazi a disposizione, messi a disposizione alla Città, nonostante le migliorie apportate nel tempo, si stanno rivelando sempre più inadeguati alle esigenze e alla voglia di ampliare l'attività. «So di poter contare sul sostegno dell'Unione italiana» afferma il nostro interlocutore

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Una nuova sede è fondamentale
Alessio Pelucchi Foto Goran Žiković

L’anno scorso a giugno, Alessio Pelucchi, giovane imprenditore con un’attività ben sviluppata nell’ambito del settore turistico e dell’accoglienza, ha preso le redini della Comunità degli italiani di Veglia, subentrando alla presidente storica del sodalizio locale, Silvana Crstulovich Pavičić. Tra i suoi primi ospiti, quindici giorni dopo l’insediamento è arrivato l’ambasciatore italiano a Zagabria, Paolo Trichilo. Un battesimo di fuoco, diremmo noi; e anche in questa occasione il supporto della presidente uscente è stato fondamentale. Difatti, l’esperienza di Silvana Crstulovich Pavičić, che ha portato avanti la Comunità per oltre vent’anni, è da considerarsi preziosa, ecco perché durante il nostro incontro Pelucchi l’ha menzionata molto spesso.

 

La sede della Ci di Veglia. Foto Goran Žiković
La sede della Ci di Veglia. Foto Goran Žiković

 

Quella di Veglia, che gli autoctoni chiamano Veja, è una delle Comunità degli italiani costituite dopo gli anni Duemila, o meglio nel 2003, anche se la presenza della componente italiana ha segnato per molti aspetti, e non solo culturali, la storia del piccolo comune e dell’Isola nel suo complesso. Tante volte però la storia si rivela avversa e non sempre le popolazioni autoctone riescono a trovare la risposta giusta alle sfide che gli vengono poste. Proprio per questo, il mantenimento in vita di lingua e cultura italiana, anche se limitata e sottoposta a contaminazioni linguistiche e culturali, va considerato un grande traguardo.

IL PESO DEL PASSATO

Traguardo a partire da cui costruire un futuro migliore, soprattutto per le giovani generazioni, assicurando così la continuità della loro presenza sull’isola. Ricordiamo che la scuola italiana a Veglia, come del resto a Cherso e Lussinpiccolo e in numerosi comuni dell’Istria è stata chiusa nel 1954 a seguito di un decreto politico che aveva lo scopo di intimidire ma anche privare gli italiani di quel fondamentale tassello identitario che riguarda appunto la scuola e l’apprendimento nella madrelingua. Questa è la storia. Ora bisogna fare i conti con il presente e progettare in modo intelligente e lungimirante il futuro. Anche per onorare chi è riuscito a resistere. Pelucchi ha assunto la dirigenza della Comunità con grande prudenza e altrettanto rispetto, cosciente di dover operare nell’ambito di un contesto multietnico e multiculturale. Si è concesso pure un anno di tempo per documentarsi e capire come gestire al meglio la Comunità e ora sta lavorando per renderla quanto più operativa e propulsiva.

L'interno della CI di Veglia Foto Goran Žoković
L’interno della CI di Veglia Foto Goran Žoković

In quali condizioni ha trovato la Comunità nel momento in cui ha assunto le redini?
“L’italianità in Istria è molto più sentita rispetto a come viene recepita nella nostra area di riferimento. Qui sull’isola e in Comunità esiste un piccolo nucleo che porta avanti il discorso identitario e soprattutto la lingua. L’italiano in casa si sta perdendo. Ricordo che i miei nonni parlavano italiano in casa e quando da bambino passeggiavo per la cittavecchia sentivo parlare l’italiano, anzi il dialetto…. che era un misto di veneto, triestino e quant’altro. Gran parte di tutto ciò è andato perso, incluso l’antico dialetto “vegliota” che nessuno parla più. In casa oggi si parla prevalentemente il croato. L’italiano nelle strade e nelle piazze non si sente più… (a meno che non ci siano comitive di turisti, ndr).
Purtroppo, non abbiamo una scuola italiana, un asilo. La storia dell’isola testimonia di un massiccio fenomeno legato all’ immigrazione dovuta in primo luogo a ragioni economiche. Le persone sono arrivate qui in cerca di lavoro, di prospettive di vita migliori. Un processo che non riguarda solo le vicende verificatesi dopo la Seconda guerra mondiale, ma che è antecedente e in un certo senso segna la storia di questa Comunità. Al termine della prima guerra mondiale, esclusa dal Patto di Londra, con il Trattato di Rapallo, l’isola entrò a far parte del Regno di Jugoslavia e, dopo la seconda guerra mondiale, della Repubblica socialista di Croazia nell’ambito della Repubblica federativa popolare di Jugoslavia, mentre l’amministrazione italiana nelle isole come Cherso e Lussino, per non parlare dell’Istria, è durata di più. L’identità linguistica e culturale qui ne ha risentito maggiormente”.

Secondo lei che cosa si può fare per ripristinare ciò che è andato perso?
“Una delle nostre criticità è la sede, che è molto piccola e priva di servizi. Ci è stata messa a disposizione dalla Città, e di questo ringraziamo il sindaco Darijo Vasilić, i cui genitori sono stati molto attivi in seno alla Comunità. Noi abbiamo apportato delle piccole migliorie, ma in realtà non si può fare un gran che. L’anno scorso, con la Municipalità e con l’Unione italiana abbiamo (ri)aperto la questione della nuova sede. Il sindaco Vasilić ha dato la disponibilità a trovare una soluzione e l’Ui pure, ma per concretizzare il progetto ci vorrà del tempo. Con il sindaco abbiamo riflettuto sul fatto che se venisse costruita una nuova sede, allora sarebbe il caso di assicurare degli spazi da adibire a due sezioni d’asilo in lingua italiana. Un modo, questo, per aiutare i più piccoli a entrare in contatto con la lingua italiana sin dalla tenera età. L’argomento è stato affrontato pure in occasione della visita del console generale d’Italia a Fiume, Iva Palmieri che ha sostenuto pure lei l’idea di un asilo italiano a Veglia”.

Alessio Pelucchi con l'ambasciatore italiano a Zagabria, Paolo Trichilo e la consorte Laura Foto Goran Žikovć
Alessio Pelucchi con l’ambasciatore italiano a Zagabria, Paolo Trichilo e la consorte Laura Foto Goran Žikovć

CREARE LE CONDIZIONI PER POTER CRESCERE

Oggi la Comunità porta avanti alcune attività. In primo luogo, ci sono i tradizionali corsi di lingua italiana, sia per principianti che per chi ha cognizioni più avanzate. Vorremmo offrire un corso prescolare di italiano ai bambini, ma qui dobbiamo trovare un’insegnante. Stiamo pensando a qualcosa per i giovani come un corso di stampa a 3D da impiegare per promuovere l’arte e la cultura italiana. Ad ogni modo, al momento, pur volendo avviare contenuti per i più giovani, non ne abbiamo molte possibilità di farlo, proprio per la mancanza di spazi. Abbiamo un gruppo di ceramica, che tra mille difficoltà, non ultima la mancanza di acqua, che deve essere trasportata al piano di sopra, riesce a mandare avanti la propria attività artistica. Poi c’è l’encaustica. Una parola difficile anche da pronunciare, che riguarda un’antica tecnica pittorica applicata con delle differenze a seconda della superficie, che si basa sull’uso di colori mescolati alla cera attraverso il calore. I pigmenti vengono mescolati a cera d’api, che ha funzione di legante, mantenuti liquidi dentro un braciere e stesi sul supporto con un pennello o una spatola e poi fissati a caldo con arnesi di metallo chiamati cauteri o cestri. È questo il procedimento che differenzia l’encausto dalla pittura a cera. Un altro gruppo artistico, invece, realizza lavori su cartapesta, lana e découpage”.

Ha parlato di percorsi educativi per i più piccoli: esiste l’interesse?
“Sì, assolutamente sì. L’interesse c’è anche perché non ci sono posti liberi negli asili pubblici, cittadini, e nemmeno in quelli privati. L’importante è iniziare da qualcosa, perché se ci fermiamo qui non vedo un futuro per la Comunità. Diciamo che a collaboriamo con il sindaco Darijo Vasilić, per cui quando abbiamo bisogno di fare delle attività o ricevere qualche visita ci viene messa a disposizione la sala grande della Città, in tal modo possiamo organizzare presentazione di libri o accogliere qualche delegazione, impresa impossibile negli spazi ristretti della nostra Ci. Ecco perché continuerò a ripetere che, se vogliamo pensare e assicurare un futuro alla nostra Comunità, allora dobbiamo pensare a una nuova sede, a una sede che ci dia l’opportunità di portare avanti le nostre attività in serenità e senza problemi di logistica”.

La Console generale d'Italia a Fiume, Iva Palmieri con Alessio Pelucchi nell'ufficio del sindaco di Veglia Darijo Vasilić. Foto Željko Jerneić
La Console generale d’Italia a Fiume, Iva Palmieri con Alessio Pelucchi nell’ufficio del sindaco di Veglia, Darijo Vasilić. Foto Željko Jerneić

SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA

La Città vi supporta da un punto di vista finanziario?
“Siccome mi trovo a guidare questa Comunità da solo un anno, ho seguito le modalità che la precedente presidente aveva adottato. La Città ci paga le spese di contabilità, ci ha messo a disposizione questa piccola sede, però al momento non abbiamo presentato progetti concreti a valere sui fondi cittadini. In quest’anno ho cercato di capire come funziona il sistema dei finanziamenti, il lavoro quotidiano della Comunità. Facciamo affidamento pure sul sostegno dell’Unione italiana. Vorrei fare qualche manifestazione che ci aiuti a informare la popolazione che risiede sulle nostre attività, sull’importanza di lingua e identità, sempre in accordo con l’amministrazione cittadina. Dobbiamo fare delle proposte che siano interessanti per tutti, ad esempio dei corsi di cucina. E qui c’è una Scuola media superiore ben attrezzata proprio per eventuali corsi di cucina in grado di promuovere la gastronomia italiana. E poi dobbiamo pensare anche all’estate, anche se in questa stagione il volontariato muore…”

Per quale motivo?
“Qui la popolazione vive di turismo e d’estate, nel pieno della stagione turistica, nessuno ha tempo per dedicarsi alle varie attività. Noi a fine giugno chiudiamo e riapriamo a settembre con le nostre attività tradizionali”.

Quanti sono i soci affiliati?
“Tra effettivi e sostenitori, ne abbiamo circa tra i 130 e i 150. Il numero poi di quelli che svolgono le varie attività è inferiore, come del resto in tutte le CI del territorio. Parlando con i presidenti delle altre Comunità ho capito che in realtà siamo tutti sulla stessa barca per quanto riguarda il rapporto iscritti e membri attivi. Poi alle volte capita che i soci sostenitori siano più attivi di quelli effettivi che dovrebbero essere l’anima portante del nostro sodalizio. ho fatto un’analisi della situazione demografica, vale a dire dell’età dei nostri soci e ho capito che si tratta perlopiù di persone avanti con gli anni. E stilando il programma delle attività ho adeguato le iniziative a questa fascia d’età. Non rinuncio però a pensare su come attirare i giovani, le famiglie con bambini piccoli ad aderire ai nostri programmi. Ma ribadisco, per farlo ho bisogno di spazi adeguati. Portando un bambino all’interno della Comunità ,assicuri pure la presenza dei genitori e dei nonni e il bacino di utenti si allarga automaticamente”.

Come descriverebbe il rapporto con la popolazione di maggioranza?
“Diciamo che in molti lo sanno che esistiamo, ma non tutti, anche perché le nostre attività si svolgono all’interno della sede, non partecipiamo a eventi di ampia portata, però questo è un qualcosa che dovremo cambiare nel senso che socializzare, aprirsi agli altri è molto importante anche per promuovere la nostra attività e valorizzarla di più. Aprire la Comunità, non avere solo corsi in sede, ma far conoscere a tutti le nostre peculiarità, è una delle mie priorità”.

Una veduta panoramica della città di Veglia Foto Željko Jerneić

CONSIGLIERE VACANTE, ELEZIONI RIMANDATE

E i rapporti con la dirigenza dell’Ui?
“Sono buoni. Ho incontrato e parlato con tutti i dirigenti, sia della Giunta esecutiva che dell’Assemblea, come del resto il presidente Maurizio Tremul, che era venuto a farci visita. In questo senso, so di poter contare su di loro”.

La rappresentanza in sede di Assemblea Ui?
“Veglia aveva un consigliere, ma è venuto a mancare. Avremmo dovuto indire nuove elezioni, ma siccome ho preso le redini della Comunità da poco tempo, in accordo con la presidente uscente, abbiamo deciso di aspettare l’indizione delle prossime elezioni e a quel punto presenterò la mia candidatura. Ho seguito alcune sessioni dell’Assemblea per documentarmi e informarmi, ho parlato con il presidente dell’Esecutivo, Marin Corva, e con il presidente dell’Assemblea, Paolo Demarin, che mi hanno invitato a presenziare alle riunioni dei consiglieri Ui, ma di fatto io in questo momento non posso votare, sono semmai un’ospite, un osservatore. Ho trovato sempre grande disponibilità da parte di Corva, di Demarin e di Tremul nelle occasioni in cui ci siamo parlati, veramente non ho avuto problemi. Corva dovrebbe venire qui a breve proprio per continuare il dialogo con il sindaco inerente la nuova sede. Vedo che l’impegno dell’Ui è forte”.

Quali attività portate avanti dall’Ui la interessano particolarmente?
“Rileverei i vari corsi per imprenditori, che ho seguito con grande interesse e che ho apprezzato tanto. Ho partecipato praticamente a tutti in questo anno e sono risultati interessanti sia per me come presidente di un sodalizio che come imprenditore. Li ho trovato utili, soprattutto quello dedicato all’intelligenza artificiale, un modo per capire anche come velocizzare le varie operazioni che devo compiere. Questo è stato da sempre un argomento che mi interessava soprattutto gli strumenti che facilitano la quotidianità, ma da solo non riuscivo a metterli in atto. In questo senso i corsi di formazione dell’Ui sono risultati molto importanti e di grande utilità. E vedo che c’è grande interesse, tutti ne parlano bene e ne escono soddisfatti”.

Ho notato che vengono sviluppati buoni rapporti di collaborazione con le Ci di Lussinpiccolo e Cherso…
“Più con Lussinpiccolo, un po’ meno con Cherso. Abbiamo in programma di organizzare una visita assieme a Lussinpiccolo a qualche Comunità dell’Istria, per socializzare e vedere come funzionano le altre Ci, capire pregi e difetti, condividere le nostre esperienze. Lo faremo in primavera. Sono agli inizi, sarebbe più facile poter avere il supporto di un team, ma per il momento vado avanti così e sono grato a tutti gli attivisti che si impegnano a portare avanti i nostri progetti”.

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