Un ruolo non marginale

PANORAMA ELETTORALE A colloquio con Enea Dessardo in corsa per il seggio spettante alla CNI nel Consiglio municipale della Città di Fiume alle elezioni suppletive del 5 ottobre

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Un ruolo non marginale
Enea Dessardo Foto di Goran Žiković
ll 5 ottobre prossimo si svolgeranno le elezioni suppletive per l’elezione del consigliere connazionale nel Consiglio municipale di Fiume (nel quale un seggio è garantito alla CNI, ai sensi dello Statuto cittadino, in quanto minoranza autoctona). Alla Commissione elettorale è stata notificata una sola lista valida, quella di Enea Dessardo, con Laura Marchig (candidata nel maggio scorso all’Assemblea regionale litoraneo montana nella lista della coalizione SDP-PGS-IDS/DDI-HSS-Lista per Fiume, senza però essere eletta), Leonardo Bressan e Melita Sciucca in qualità di proponenti e colleghi di lista. Dessardo, ricordiamo, è tra l’altro anche presidente della Comunità degli Italiani del capoluogo quarnerino e consigliere nell’Assemblea dell’Ui. Lo abbiamo interpellato per farci illustrare cosa propone agli elettori. Ecco cosa ci ha risposto

 

Cosa l’ha spinta a candidarsi?
“Probabilmente il contesto che si è venuto a creare all’interno del Consiglio municipale, dove per la prima volta nella nostra città si tengono elezioni suppletive per la Comunità nazionale italiana. In qualità di presidente della Comunità degli Italiani di Fiume ho sentito il dovere di candidarmi. Ritengo infatti che sia compito del presidente della Comunità mettersi a disposizione come potenziale rappresentante dei connazionali”.

Alle elezioni suppletive i rappresentanti della CNI negli organi deliberativi vengono scelti esclusivamente dai connazionali, mentre alle elezioni ordinarie i candidati connazionali sono espressione delle forze politiche e incidono i voti di tutta la popolazione. Qual è la sua opinione in merito?
“L’attuale formula può essere vista come un compromesso. Considerando il sistema elettorale vigente in Croazia, le suppletive garantiscono una rappresentanza più autentica, diretta e indipendente della volontà dei nostri connazionali. Nelle elezioni ordinarie, invece, la fiducia accordata a un candidato eletto nelle liste di un partito o di una coalizione dipende non solo dal voto degli elettori connazionali, ma anche da altre dinamiche. Può così accadere che venga eletto un connazionale che però non abbia legami con la nostra Comunità, né contatti con le istituzioni della CNI, né competenze sui diritti e sugli interessi che ci stanno a cuore. Ritengo invece che il nostro rappresentante nel Consiglio municipale debba concentrarsi innanzitutto sulle istanze e sulle necessità dei connazionali. È con questo spirito che alla CNI è stato riconosciuto un seggio garantito. Il fatto che a Fiume finora i connazionali non abbiano mai avuto l’opportunità di eleggere direttamente il proprio rappresentante è, a mio avviso, un dato negativo”.

Lei diventerà il primo presidente della CI di Fiume a sedere anche nel Consiglio municipale. Sarà anche il primo consigliere CNI nel capoluogo quarnerino a non essere stato eletto nelle file di una lista elettorale di un partito o di una coalizione di partiti, ovvero sostenuto da forze politiche. Come interpreta la cosa?
“Il fatto di non essere sostenuto da partiti o coalizioni è per me molto significativo. Quando abbiamo deciso di avanzare la candidatura, l’idea era quella di proporre una lista civica composta da persone attive e conosciute nel mondo comunitario. Io, Laura Marchig, Leonardo Bressan e Melita Sciucca siamo accomunati dall’impegno nella vita comunitaria, non da una base ideologica. Va ricordato che Laura Marchig appartiene alla Lista per Fiume, che ci ha garantito un appoggio esterno. Tuttavia, nel raccogliere le firme per la candidatura ci siamo presentati esclusivamente come una lista civica di quattro connazionali mossi dalla volontà di rappresentare la Comunità, non una forza politica”.

Considerati gli attuali rapporti di forza nel Consiglio municipale di Fiume, il suo voto potrebbe risultare determinante. Come intende porsi rispetto alla possibilità di diventare “l’ago della bilancia”?
“Dal nostro punto di vista, l’attuale situazione – con una maggioranza non del tutto netta – può essere interpretata come positiva. In queste condizioni il consigliere della CNI non rischia di essere relegato a un ruolo secondario. Essere nella posizione di poter influire in alcuni casi sugli equilibri può rappresentare un vantaggio. Naturalmente la situazione resta in continua evoluzione”.

Quali sono gli obiettivi principali che si pone in materia di tutela e promozione dei diritti della minoranza italiana a Fiume?
“Il nostro obiettivo è favorire una maggiore inclusione della Comunità degli Italiani nella realizzazione di progetti e iniziative che da tempo consideriamo fondamentali. Penso, ad esempio, alla valorizzazione della storia di Fiume o allo sviluppo di nuove fasi del progetto dedicato agli odonimi storici. Per noi è essenziale anche la possibilità di utilizzare l’italiano – e non l’“italiondo” – negli spazi pubblici, nei rapporti con l’Ente per il turismo e con le municipalizzate. In questo contesto riteniamo importante che, quando si comunica in lingua italiana, si utilizzi sempre il nome Fiume al posto di Rijeka. Non va dimenticato, inoltre, che la Città di Fiume detiene i diritti di fondazione sulle scuole materne ed elementari italiane presenti sul territorio e che a nostro avviso vada incentivato l’apprendimento dell’italiano come seconda lingua. Infine, crediamo che – dopo ottant’anni – sia arrivato il momento di ridefinire le condizioni e le modalità di utilizzo degli spazi di Palazzo Modello da parte della Comunità”.

Quali questioni d’interesse generale per il territorio considera prioritarie, al di là della rappresentanza della CNI?
“Ritengo che molti temi legati alla CNI dovrebbero essere considerati d’interesse generale. La storia di Fiume o l’uso della lingua italiana, ad esempio, non riguardano solo la nostra comunità, ma tutti gli abitanti della città. Detto questo, intendo impegnarmi affinché Fiume resti una città aperta, capace d’attrarre giovani e imprenditori che desiderino stabilirsi e creare valore aggiunto per l’intera collettività. Mi concentrerò anche sul rafforzamento dell’offerta scolastica per i nostri alunni”.

Essendo l’unico candidato, considera queste elezioni come un referendum sul suo operato e sulla fiducia che i connazionali ripongono in lei?
“Assolutamente no. Bisognerà innanzitutto vedere quale sarà l’affluenza, perché oggi c’è molta confusione. Molti connazionali non conoscono il meccanismo che ha portato a queste suppletive: durante la raccolta firme in tanti pensavano di poterci sostenere in quanto soci della CI, ma in realtà il corpo elettorale riguarda solo i connazionali residenti a Fiume. Di conseguenza, queste elezioni hanno una portata più ristretta e non vanno considerate come un giudizio complessivo sul mio operato. Il vero test sarà l’estate prossima, con le elezioni interne alla CI e all’UI”.

Quanto la mancanza di concorrenza può rappresentare un limite per il dibattito democratico interno alla CNI?
“Sarebbe meglio se ci fossero più candidati e proposte, anche solo per stimolare un confronto costruttivo. Purtroppo noto molta apatia verso la gestione delle Comunità: ci sono tante persone che partecipano volentieri, con gioia agli eventi, ma pochi sono disposti a impegnarsi anche nella dimensione legata all’aspetto organizzativo o di rappresentanza. Questo è un limite e, in prospettiva, anche un pericolo per la CNI. Spetta a chi ricopre certi ruoli motivare i connazionali, anche e soprattutto quelli critici, a partecipare e proporre. Personalmente sarei stato più contento se ci fossero state altre candidature, ora e in futuro”.

Spesso le elezioni che coinvolgono la CNI sono contraddistinte da candidature “blindate”, con un numero di candidati pari a quello degli incarichi. Come si spiega questo fenomeno?
“Non è sempre facile trovare candidati. A volte qualcuno accetta di essere inserito nelle liste solo per consentire la candidatura, chiedendo però di essere messo agli ultimi posti per non correre rischi di elezione. Siamo tutti oberati da impegni professionali e familiari, e spesso manca il tempo per occuparsi di gestione, progettazione o questioni finanziarie delle CI. Si tratta di attività complesse, almeno finché non vengono spiegate da persone esperte. Inoltre, talvolta regna un clima negativo: errori o progetti incompiuti vengono accolti con scherno, scoraggiando chi vorrebbe proporre nuove iniziative. È un atteggiamento che dobbiamo cambiare.

Dal punto di vista sociopolitico, noto anche un eccesso di fiducia verso i nostri vertici: ci si affida a chi ricopre vari ruoli pensando che ‘sapranno fare bene’, senza un vero confronto di visioni alternative. È un limite della nostra vita comunitaria”.

Un’altra questione ricorrente è la scarsa affluenza al voto nelle consultazioni riservate alla CNI. Come si può stimolare una maggiore partecipazione?
“I connazionali devono capire che le loro scelte hanno un impatto diretto sulla vita delle CI e sull’Unione. È fondamentale rafforzare il legame tra rappresentanti ed elettori. Ho ritenuto importante candidarmi ora, da presidente della CI di Fiume, per due motivi: da un lato creare un collegamento diretto tra la nostra Comunità e il Consiglio comunale; dall’altro perché, se non soddisfassi le aspettative – pur mantenendo nell’immediato il seggio municipale – l’Assemblea della CI potrebbe revocarmi l’incarico di presidente. È un forte meccanismo correttivo. Molti pensano che nulla possa cambiare, ed è questa rassegnazione che alimenta l’apatia. Invece bisogna lavorare per sviluppare la consapevolezza che i connazionali hanno il potere di incidere sulle cose che non gradiscono”.

In alcune località capita che, alle amministrative o alle elezioni dei Consigli delle minoranze, i connazionali non presentino candidature. Qual è il suo giudizio su questo fenomeno e come si può invertire la tendenza?
“Sono occasioni perse. La Croazia ci garantisce diritti, ma se non li esercitiamo restano lettera morta. Non possiamo rassegnarci a non candidarci: dobbiamo sfruttare ogni opportunità per far sentire la nostra voce.

Per invertire la tendenza i nostri rappresentanti devono assumere, con umiltà, anche un ruolo ‘pedagogico’, spiegando con costanza l’importanza della partecipazione, del voto e del confronto di idee. È un errore pensare che, una volta ottenuto un mandato, ci si possa limitare al ruolo istituzionale. Bisogna cogliere ogni occasione per spiegare e motivare. La tendenza potrà cambiare solo se tutti, a partire dai rappresentanti, si rimboccheranno le maniche. In questo percorso, anche i mezzi d’informazione hanno un ruolo determinante”.

Ritiene che le difficoltà interne e la fase delicata che sta vivendo l’Unione Italiana possano indebolire la percezione e il ruolo della CNI nella vita politica locale e generale?
“Purtroppo siamo arrivati a un punto in cui serve sempre più ‘pazienza’ per sopportare ciò che accade nelle nostre istituzioni. Mi riferisco sia ai contrasti in seno all’Assemblea dell’UI, sia a episodi come a una recente riunione della CAN di Isola dove è stato richiesto l’intervento della Polizia. Comprendo i connazionali che, di fronte a questi fatti, si sentono disgustati e rinunciano a partecipare, convinti che sia solo una perdita di tempo. Forse certe dinamiche c’erano anche in passato, ma credo che il peggioramento sia recente.

Non possiamo aspettarci maggiore partecipazione alle attività e agli eventi, né un miglioramento della gestione, se non affrontiamo prima questi problemi interni”.

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