TesORI nel bicchiere

Istria e Dalmazia si fanno valere all’International Wine Challenge di Londra (36.esima edizione), una fra le competizioni enologiche internazionali più importanti: 12mila campioni esaminati

Dusko Marusic/PIXSELL

Probabilmente la competizione vinicola più ampia al mondo: è così che si autodefiniscono gli organizzatori dell’Interntional Wine Challenge di Londra (IWC) giunto alla sua 36.esima edizione. Non potrebbe essere diversamente sapendo che i campioni da esaminare erano 12mila.
L’Istria, una delle regioni rappresentanti la Croazia, che in totale ha portato a casa 60 allori, “firma” tre ori su quattro e in totale dalla vicina penisola arrivano 38 vini dei 60 medagliati con la bandiera a scacchi. Giudici attenti e in base a criteri molto severi, il cui conteggio è stato in seguito ripreso dal concorso mondiale di Decanter. I voti più alti e di conseguenza l’oro portano l’etichetta di Ivan Damjanić (il bianco Clement, cuvée, 2016), Andrea Cossetto (malvasia Prima luce, 2018), il greco della famiglia Cebalo (Grk 2017, di Lumbarda, sull’isola di Curzola) e Marino Rossi di Baichini (Bajkini), vicino a Visinada, per l’edizione limitata del 2016 della malvasia Templara. Quest’ultimo resta in assoluto il vino croato con i voti più alti. La Francia mantiene la leadership delle eccellenze vinicole mondiali, seguita da Australia, Spagna, Portogallo e Italia.
Il concorso valuta ogni vino alla cieca e lo fa in maniera molto rigorosa per tipologia, regione e annata. I giudici in questo particolare caso non sono specializzati: tutti degustano tutto. Ogni vino che si aggiudica una medaglia viene degustato dalle 3 alle 7 volte da un minimo di 12 giudici diversi, tra cui alcuni Master of Wine. I premi comprendono medaglie (oro, argento, bronzo) e “Commended” (medaglie d’onore o, meglio, raccomandazioni).
L’IWC Awards Dinner si terrà a Londra il 9 luglio. Durante questo evento esclusivo – spesso soprannominato “gli Oscar del mondo del vino” – vengono proclamati anche i risultati del Champion Trophy, del Merchant of the Year Awards e del Winemaker of the Year Awards.

La rarità del greco dalmata

Una nota a parte la merita il greco di Branimir Cebalo: la famiglia curzolana è l’unica nel Paese a produrre vino da questa specie di vitigno di cui si dice essere molto antico e forse già diffuso ai tempi dell’impero romano. Durante il periodo della Repubblica di Venezia, per l’elevata popolarità raggiunta e per i prezzi di vendita molto remunerativi dei vini importati dall’Oriente, si sono improvvisati numerosi vini prodotti con i vitigni più disparati. A quell’epoca, per emulare i grandi passiti del Mediterraneo orientale, si era anche sviluppata una produzione di vini dolci che hanno preso ovunque il nome “greco”, a voler definire con questa parola una tipologia di vino, senza prendere in considerazione i vitigni utilizzati per la produzione… Oggi il greco è molto diffuso in Campania e nel sud d’Italia. Dal suo vitigno si ottiene un vino dal colore giallo paglierino più o meno intenso, dai sentori floreali e fruttati gradevoli, intensi, fini e caratteristici. In bocca è secco, di buona freschezza e finale armonico.
In Dalmazia è una varietà rara e la famiglia Cebalo ha avuto l’intuizione vincente di essere fra quelle che è riuscita a recuperarla, dopo che è quasi finita nel dimenticatoio. Il vitigno bianco dà un vino che nella sua versione secca si presenta di colore oro chiaro con riflessi ambrati e con note di mandorle tostate e fichi. Nella sua versione dolce, invece, il vino è decisamente più dorato e intenso al naso, con note di fiori d’arancio, fichi e miele. A Curzola cresce nei vigneti sabbiosi del villaggio di Lumbarda (secondo qualcuno le sue origini risalirebbero a duemila anni fa).

Tradizione e modernità

L’attività della famiglia Rossi di Visinada risale al 1885 quandoil “capostipite” dell’azienda, Federico Rossi, acquistato un terreno collinare sopra il Quieto, piantò le prime viti di malvasia e teran senza immaginare quanto importanti sarebbero diventati per le seguenti generazioni viticoltura e vinificazione. Oggi dei vini della famiglia Rossi si può dire siano il risultato dell’unione tra tradizione e mentalità moderna di intendere il vino come prodotto finale. La malvasia Templara 12,5 %, che ha vinto l’oro a Londra, è prodotta da uva di viti che hanno 50 anni. Il vino si presenta con un color giallo paglierino e riflessi verdognoli, come limpidezza è cristallino. L’uva per il Templara viene raccolta a ottobre e il vino riposa per un periodo in barrique Allier (Francia). I legni di Allier e Nevers hanno una venatura fine, sono perfetti per una conservazione di media durata; danno sentori aromatici di buona intensità e una carica tannica di maggiore intensità. Si abbina perfettamente a risotto di scampi, fusi con tartufi, tagliatelle con frutti di mare e asparagi. Va servito a 10-12°C.
Andrea Cossetto ai premi internazionali dovrebbe aver già fatto il callo dopo l’argento all’IWC dell’anno scorso e all’oro conquistato al Decanter World Wine Award del 2018.
La malvasia Prima Luce del 2017, arriva dal villaggio di Broskvari vicino a Visignano, terra di grandi vini e uve eccellenti. Il nome Prima Luce deriva forse dal fatto che ai tempi in cui Andrea iniziava a dare una mano al padre Ferruccio nel vigneto era anora notte fonda, le 5 del mattino e si aspettava l’alba per iniziare le operazioni di potatura delle viti. Il Prima Luce è un vino strutturato ed estremamente aromatico con un retrogusto per dire “infinito”…

Made in Fuškulin

La storia dei Damjanić comincia all’inizio del 18.esimo secolo quando la famiglia Jurković iniziò a “vitare” i terreni in zona Fuškulin vicino Parenzo. Pazienza, lavoro e non poca testardaggine hanno fatto arrivare negli Anni ‘30 del secolo scorso diversi riconoscimenti per la qualià del vino fra i quali spicca l’oro all’Exposition du bien-etre a Parigi nel 1928 in cui il rosso ottenne oro e Grand prix. Un’epoca durante la quale la maggior parte del vino prodotto veniva esportata a Trieste, perché appezzato da acquirenti ed esperti enologi. Fino al termine del II conflitto mondiale la famiglia lavorava su una superficie di 30 ettari dei quali 20 adibiti a viticoltura. Le evoluzioni storiche accompagnate da correnti politiche che non tolleravano l’imprenditoria privata sotto la maschera della nazionalizzazione hanno causato la distruzione del patrimonio familiare. Solo mezzo secolo dopo gli eredi degli Jurković, i Damjanić, hanno rivitalizzato i vigneti e ampliato la superficie “vitata” fino agli attuali 10,5 ettari con una cantina al passo con i tempi in quanto a tecnologia enologica e un locale di degustazione sempre visitato da turisti e amanti del vinio. Amore e sapere per il vino vengono trasmesse e applicate da un enologo giovane e promettente che risponde al nome di Ivan Damjanić. L’offerta di tipologie è onnicomprensiva e si va dalla classica malvasia allo chardonnay dal moscato giallo al borgogna e al rosé. Premi e riconoscimenti non accontentano i piani di famiglia, con la qualità riconosciuta le ambizioni e gli obiettivi crescono dopo l’ampliamento di superfici vitate a Malvasia e Borgogna (Damjanić è uno dei pochi a coltivare questa varietà e credere nelle sue potenzialità) con lo scopo di elevare la qualità di queste varietà tipiche d’Istria.
Il Borgogna istriano è una delle più vecchie varietà di vite. Dà i risultati migliori sulla terra rossa ed è appropriato anche per la produzione di vino novello beaujolais. Il vino di uva borgogna non è un vino troppo forte, con gradazione alcolica fra 11 e 12.5 vol.%. Ha profumo intenso, molto armonico, spesso viene usato in cuvée. È rinfrescante con una certa acerbità, il suo profumo ricorda frutti di bosco e viole, e il colore è di un rosso profondo. Il borgogna è un vino dal sapore leggero, con tannini non accentati, morbido e elegante. Va servito alla temperatura di 15-18 °C.

L’alchimista

Il Clemente Blanc è una cuvée di tre varietà d’uva, 60% malvasia, 30% chardonnay e 10% pinot bianco. L’uva usata nella realizzazione di questo vino è della vendemmia 2015 e proviene dalle zone dei migliori vigneti di Fuškulin, piantati su terra rossa con viti in media vecchie dieci anni. La malvasia, che garantisce al vino note fruttate, è stata raccolta e vinificata come parte a sé rispetto alle altre due componenti (lo chardonay è sinonimo di note tropicali mentre il pinot bianco dà al prodotto la freschezza necessaria). Per tutti e tre alla fase di macerazione di 18 ore è seguito un periodo di un anno in barrique in botticelle nuove di quercia francese. In seguito l’assemblaggio delle tre parti è avvenuto in inox e susseguentemente imbottigliato: il Clemente Blanc così creato è stato lasciato riposare e maturare in bottiglia per altri 6 mesi. Questo vino si distingue per un colore giallo-oro cristallino, limpido, e si presenta piacevole a chi ama particolarmente i bianchi. All’olfatto i profumi si presentano complessi e variano dall’iniziale compot di mela cotogna passando per note di fichi secchi e mandorle arrivando al gran finale con fragranze di vaniglia e aroma di burro. Da questo punto di vista si può dire, come afferma il sommelier Emil Perdec in un suo commento, che è un vino quanto complesso tanto ricco. Alla degustazione si deduce che il Clemente Blanc è un vino secco e corposo, morbido, con buoni tannini e mineralità di buon livello che alla fine quasi si trasforma in una nota vagamente salina. Equilibrato, intenso e armonico con un retrogusto che ricorda il burro di una volta: così lo definisce Perdec per il quale non c’è fretta per la consumazione. In buone condizioni l’invecchiamento può durare per almeno 6-7 anni.
Gastronomicamente il Clemente Blanc ha un ampio range di abbinamento che va dai formaggi stravecchi e grassi, il pesce bianco, il polpo arrosto sotto la cenere, piatti di carne e diversi salumi compresi quyelli di boscarin e carne d’asino.
Il Clemente Blanc è in pratica l’alter ego dell’omonimo rosso e dimostra l’abilità e la creatività di Ivan Damjanić nella produzione di vini di alta qualità che hanno bisogno di cure particolari, riposo e invecchiamento. Come un abile eno-alchimista.
Il miglior vino rosso italiano è lo Schioppettino Rosso Friuli Colli Orientali del 2015 di Vigna Traverso che ha battuto i classici piemontesi e toscani, per il bianco il vincitore nazionale è il Vermentino Numero Chiuso 2015 delle Cantine Lvnae premiato anche nella categoria vermentino. Il 1757 Vermouth Di Torino Rosso del gruppo Campari ha conquistato il Vermouth Trophy.

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