La nuova console generale d’Italia a Capodistria, Simona Ciuffoni, ha assunto l’incarico il 19 novembre scorso. In Slovenia è arrivata da Roma insieme al marito Igino – dipendente della Federtennis italiana, che per non separarsi dalla moglie ha chiesto il trasferimento a Trieste – e a Margot, la loro splendida Golden Retriever di cinque anni. Il figlio Niccolò è rimasto nella capitale italiana, dove lavora come ingegnere, mentre la figlia Flavia vive a Londra, impegnata a costruire la propria carriera di architetta.

L’abbiamo incontrata per Panorama nel suo nuovo ufficio affacciato sul mare per conoscerla e offrirle l’occasione di presentarsi ai lettori di “Panorama” con un tono più leggero rispetto a quello, inevitabilmente formale, del curriculum disponibile in rete. Da quel documento si apprende, tra l’altro, che è nata a Roma, che si è laureata in Scienze politiche all’Università “La Sapienza”, che oltre all’inglese parla anche il francese e che possiede una solida formazione in campo economico.
“Innanzitutto consentitemi di rivolgere ai lettori i miei più sinceri auguri di buone feste. Spero, nel 2026, di riuscire a trasmettere tutto l’entusiasmo che nutro per il nuovo incarico”, esordisce la console generale, precisando che “prestare servizio in un Consolato generale non significa soltanto svolgere determinati compiti di lavoro, bensì affrontare la vita”.

Un’occasione imperdibile
Durante la conversazione ci rivela d’essere arrivata in Istria per la prima volta. “In passato avevamo più volte accarezzato l’idea di visitare queste terre, ma per qualche ragione non ci siamo mai riusciti. Adesso l’occasione si è presentata e non ce la siamo lasciati sfuggire”. La console racconta che nella sua famiglia è tradizione dedicare i fine settimana ai viaggi. “Contiamo di proseguire questa abitudine. La natura qui è splendida e le cittadine che ho potuto visitare sono, dal punto di vista storico-artistico, davvero notevoli”.
Sposata da 31 anni con un grande appassionato di tennis, ha finito anche lei per sviluppare una naturale inclinazione al movimento. “In famiglia lo sportivo è mio marito, ma anch’io mi tengo in forma andando in bicicletta, nuotando, facendo escursioni all’aperto, passeggiando… Sicuramente ci iscriveremo in palestra”, precisa. Quanto al calcio, la console ammette che nei derby capitolini deve mettere in campo tutte le sue doti diplomatiche: “Io e mia figlia non siamo particolarmente appassionate. D’altro canto, mio marito è laziale, mentre mio figlio è romanista”, racconta con un sorriso.

L’ascolto è fondamentale
Le sue passioni spaziano dalla musica alla letteratura, fino al cinema. “Il cinema lo trovo una cosa meravigliosa. Mi piace entrare in una sala, lasciarmi avvolgere dalla storia e immergermi in realtà diverse. Per me il film è una forma d’arte straordinaria”, afferma. Tra i titoli che predilige cita “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino, “La vita è bella” di Roberto Benigni e “Il postino” con Massimo Troisi, “opere magnifiche”. Non nasconde la sua ammirazione per la trilogia originale di “Guerre Stellari” e per “Avatar” di James Cameron. “Ultimamente mi è piaciuto molto ‘I miei giardini persiani’, un film d’essai degli autori iraniani Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha”, ha rilevato.
Sul fronte musicale non ha un genere unico di riferimento: “Ascolto volentieri i Coldplay, ma anche i classici italiani, come Ornella Vanoni”. Ama molto leggere: “Leggo di tutto, ma prediligo i romanzi e i gialli ben costruiti. Apprezzo i grandi classici italiani, penso alle opere di Elsa Morante e di Natalia Ginzburg, ma mi piacciono anche le storie dell’avvocato Malinconico di Diego De Silva e i racconti del vicequestore Rocco Schiavone nati dalla penna di Antonio Manzini”. Le abbiamo rivolto anche alcune domande che riguardano prettamente il suo incarico di lavoro.

Cosa l’ha portata a scegliere Capodistria come nuova sede del suo servizio diplomatico?
“Mi sono candidata perché desideravo conoscere questo territorio, approfondirne la storia e incontrarne le persone. Sono lieta che la mia richiesta sia stata accolta”.
Le vicende del confine orientale e la storia della Comunità nazionale italiana autoctona le erano già note prima del suo arrivo?
“Ho conseguito un dottorato di ricerca in Storia. Il mio campo prevalente è il Seicento e lo Stato Pontificio. Nel corso della mia formazione ho naturalmente avuto modo di affrontare anche le tematiche cui lei accenna. È ovvio, però, che accanto a ciò che si apprende sui libri sia poi fondamentale conoscere la realtà e ascoltare le persone. In fondo, la ricerca storica consiste proprio in questo”.

Da osservatrice esterna, quale impressione le ha trasmesso l’ecosistema della Cni?
“La Comunità nazionale italiana è una realtà molto interessante. Ho notato che si tratta di un sistema complesso. Come dicevo, alcune dinamiche non possono essere comprese a fondo limitandosi allo studio teorico. È necessario, per così dire, toccare con mano. Ho assunto l’incarico il 19 novembre e posso assicurarvi che è mia intenzione studiare questo ecosistema in modo approfondito, così da coglierne pienamente tutti gli elementi”.

Importanza invariata
Il Consolato generale nasce da un accordo internazionale che ne definisce la specificità giuridica e storica. Tradizionalmente, quello di Capodistria è stato un punto di riferimento per la Comunità italiana. Ritiene che conservi ancora oggi la stessa centralità?
“Lo scenario internazionale e quello di riferimento sono cambiati. I mutamenti del territorio hanno portato alla creazione di nuove strutture, capaci di rispondere alle esigenze attuali. Sarebbe stato impensabile mantenere un Consolato generale con la stessa configurazione del 1954-55, anche in considerazione della nascita della Slovenia e della Croazia nel 1991.
Tuttavia, a mio giudizio, l’importanza del Consolato generale di Capodistria resta invariata: essa si fonda sulla volontà di favorire gli scambi culturali, tutelare la lingua italiana e garantire assistenza ai connazionali residenti. Lo dimostra anche la mia nomina, ovvero la decisione di designare un nuovo Console generale per questa sede”.
L’istruzione, l’informazione e la produzione culturale in lingua italiana sono fattori decisivi per mantenere vivo il senso identitario della Cni. In che modo il Consolato generale può contribuire a rafforzare questi ambiti?
“Credo che il territorio sia pienamente consapevole di questa sua peculiarità, che lo rende più ricco e interessante. Man mano che avrò modo di dialogare con le persone e di raccoglierne le esigenze, mi sarà più semplice comprendere come pormi per facilitare i rapporti anche su questo versante”.

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