“Sono isolana e ne vado fiera”, esordisce così Kim Jakopič, nominata poche settimane fa coordinatrice culturale alla Comunità autogestita della nazionalità italiana (Can) di Isola. Prende il posto di Agnese Babič che, a seguito di una serie di cambiamenti avvenuti all’interno dell’associazione, ha deciso di dimettersi per poi passare alla Can di Pirano.
Il fatto di essere un’orgogliosa isolana, non è l’unico motivo per cui la Jakopič ha voluto intraprendere questo nuova sfida professionale. Un percorso che parte da lontano: in Comunità ci veniva sin da bambina, grazie in particolare alla mamma e ai nonni materni che le hanno trasmesso la nostra realtà. Da allora, però, tante cose sono cambiate. Quale Comunità nazionale italiana trova oggi?
“Ricordo il mattatore Guido Merlot con la tombola di Capodanno, un gioco che con i connazionali si usava fare ancora nella vecchia sede, a Palazzo Besenghi degli Ughi. Con Amina Dudine ho fatto parte del gruppo di minicantanti e partecipato e diversi festival, tra i quali ricordo con particolare piacere il Cantapiccolo di Tolentino, città gemellata di Isola, che poi ho anche presentato in diverse occasioni – ricorda Kim Jakopič –. Nel 1990, presso l’Auditorio di Portorose, ho presentato il Festival della canzone per l’infanzia dell’Istria, Fiume e Quarnero, noto oggi come Voci Nostre. In poche parole, sono cresciuta a contatto con la Comunità. In adolescenza ho un po’ ridotto la mia presenza perché non trovavo tanti eventi che mi piacessero, ma poi ho ripreso in veste di genitore, perché ci porto mia figlia e anche per motivi di lavoro”.
Immagino lei si riferisca al suo precedente lavoro, che è stato presso l’Ufficio per il bilinguismo della Can Costiera. Quali sono stati i motivi di fondo per il passaggio poi a Isola?
“È stata una decisione personale, ma non perché io non fossi stata soddisfatta dell’Ufficio per il bilinguismo, dove ho passato quasi quattro anni e mi ha dato molto da più punti di vista. L’ho colta come occasione per una crescita professionale perché mi consentirà di avere contatti più diretti con il pubblico, è inoltre più creativo e appagherà la mia indole”.
L’ORA DELLA FIABA
Su che cosa punterà il suo programma culturale?
“Il programma per il 2026 è stato fissato prima che io venissi scelta in quanto bisogna prepararlo con ampio anticipo. Il mio compito principale sarà quello di coordinare i programmi delle due Comunità degli Italiani di Isola, la ‘Pasquale Besenghi degli Ughi’ e la ‘Dante Alighieri’, inoltre di gestire gli appuntamenti organizzati dalla Can isolana. Continueremo la collaborazione con la Scuola elementare ‘Dante Alighieri’ della quale siamo, tra l’altro, i cofondatori. Lo faremo altrettanto con l’asilo ‘L’Aquilone’ e qui, a partire da gennaio, ci sarà una piccola novità: l’ora della fiaba che farò io. Manterremo l’assistenza estiva e speriamo di continuare a proporre gli eventi in collaborazione con il Comune, come ‘Isola in musica’, molto apprezzato dal pubblico e che ci apre alla maggioranza”.
Conoscendola per la indole di persona propositiva, siamo certi che qualche novità, tuttavia, ci sarà.
“Mi piacerebbe rivedere il mensile e la locandina della Cni, ‘Il Mandracchio’, per renderli più fruibili. Tra le idee, cambiare la veste grafica per creare un’immagine grafica comune con le due Comunità, per far sì che tutta la Cni isolana sia più riconoscibile. Ho già accennato l’ora della fiaba: vorrei proporla anche alle scuole materne ed elementari della maggioranza per mettere i bambini a contatto con la lingua e cultura italiana in altri contesti, oltre a quelli scolastici”.
GUARDARE A TUTTO IL TERRITORIO
Restando su quest’ultimo punto, senza la cura e tutela della lingua, la Cni non ha futuro, col rischio che nel nostro territorio nazionalmente misto si perda. Cruciali, oltre a ciò, sono i giovani che le Comunità le frequentano poco.
“Le Comunità hanno piena autonomia nel proporre il programma culturale, questo però non ci impedisce di valutare assieme contenuti e proposte per dare vita ad appuntamenti che attirino anche un pubblico più giovane. Inoltre, vorrei proporre all’Associazione dei giovani della Cni una collaborazione per cercare, appunto, di portare i giovani in Comunità”.
Unire di più le forze con le altre Comunità degli italiani in Slovenia potrebbe essere un’idea?
“Certo, ma senza andare a penalizzare le singole Comunità, che devono poter svolgere le proprie attività in autonomia. Succede però spesso che diversi eventi avvengano lo stesso giorno. Non si può distribuire tutto senza accavallarsi, me ne rendo conto, ma coordinandoci sono certa che alcune soluzioni si potranno trovare. Intendo infatti avviare in quest’ambito una comunicazione più fattiva. Credo che la Cni debba essere vista nel suo totale, dove i connazionali possano partecipare attivamente agli appuntamenti non solo del proprio Comune di appartenenza, ma anche a quelli di altre Comunità, sia sul territorio nazionale, ma anche in altre cittadine dell’Istria”.
LA PAROLA CHIAVE È COLLABORARE
È risaputo che il clima nella Cni di Isola non sia tra i migliori dopo quanto successo nel 2025 con la destituzione di Vita Valenti dalla presidenza della Can, le dimissioni di Agnese Babič e altri episodi. Come intende recuperare la stabilità, condizione necessaria per realizzare il programma, ma soprattutto per poter lavorare serenamente?
“Sì, siamo tutti a conoscenza di quanto avvenuto e quanto abbia inciso sul clima in generale. Sono però cose che succedono perché ognuno ha le proprie opinioni che non sempre trovano tutti d’accordo. L’organico si è un po’ rinnovato con la mia assunzione e della nuova contabile. Spero riusciremo a instaurare una proficua collaborazione perché noi siamo qui per il bene dei connazionali, far sì che si sentano parte della Comunità e la frequentino. E lo dobbiamo fare indipendentemente dalle opinioni delle singole persone”.
La realtà isolana è diversa rispetto alle altre perché di Comunità ne ha due. Per il suo lavoro potrebbe essere un vantaggio o svantaggio?
“Può essere una ricchezza perché ognuna propone le sue idee che poi vanno coordinate. Se si vuole vederla negativamente a priori, allora è facile arrivare a scontri, ma collaborando in modo costruttivo tutti possono trarre benefici”.
MOLTE POTENZIALITÀ
Restando in tema di contenuti, Isola è nota come città della pesca, anche se oggi l’attività ittica è quasi scomparsa. È però radicata nell’identità. Ci sarà da parte sua attenzione anche per queste tradizioni?
“Certo, ma questa non è l’unica potenzialità. La nostra sede è nel bellissimo Palazzo Manzioli che si affaccia sull’altrettanto affascinante piazza. Sono fiori all’occhiello di Isola che si prestano benissimo per promuovere la cittadina con le sue tradizioni e la nostra Comunità. Ricordiamo anche il coro misto Haliaetum che nel 2025 ha festeggiato cinquant’anni di ininterrotta attività, a me particolarmente caro perché ci hanno cantato i miei nonni”.
Se in passato Isola sia riuscita, nel suo piccolo, a uscire da confini e farsi conoscere in Italia, lo è stato grazie al Cantapiccolo che si realizzava assieme alla città marchigiana di Tolentino. Un’amicizia che nel 1981 è culminata con il gemellaggio. L’evento canoro, per diversi motivi, si è interrotto oramai tanti anni fa, ma i legami sono rimasti vivi che si concretizzano con visite e scambi, anche a livello comunale. Da parte sue c’è la volontà di far ripartire questa rassegna musicale, alla quale, come già ci ha detto, lei aveva partecipato?
“È nel mio pieno interesse portare avanti queste relazioni, anzi, credo che molti ci siano legati si ricordi che il Cantapiccolo ha generato. Un’eredità, questa, anche di Amina Dudine e di sua madre Lucia Scher che hanno scritto tante canzoni ed accompagnato in questa avventura e speriamo si possa continuare negli anni, magari in una veste diversa”.
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