Registro centrale della popolazione: la Giunta Demarin pronta alla sfida

PANRAMA Dalle liste elettorali senza automatismi al nodo dei documenti trilingui: l’UI reclama i diritti acquisiti della CNI

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Registro centrale della popolazione: la Giunta Demarin pronta alla sfida
La Giunta esecutiva si è riunita al completo a Buie il 10 luglio scorso per discutere di temi cruciali per la CNI alla presenza del presidente dell’Unione, Marin Corva e dei moderatori dell’Assemblea, Marko Gregorič e Dea Markovski. Foto Roni Brmalj/Edit

La prima riunione ordinaria della nuova Giunta esecutiva dell’Unione Italiana guidata ora dal presidente Paolo Demarin ha tracciato le linee programmatiche e le priorità strategiche destinate a guidare l’azione della Comunità Nazionale Italiana nel prossimo futuro. Sebbene l’ordine del giorno della seduta svoltasi a Buie il 10 luglio scorso abbia toccato nodi cruciali per il territorio – quali il percorso verso l’autonomia scolastica dell’istituto di Dignano e l’analisi socio-pedagogica sullo stato di salute e la vitalità della lingua italiana nell’area di insediamento storico – l’attenzione dell’Esecutivo UI si è concentrata in modo particolare sulle imminenti riforme anagrafiche e digitali promosse dalle autorità governative di Zagabria. In particolare, l’introduzione in Croazia del Registro centrale della popolazione

Paolo Demarin. Foto Goran Žiković/Edit

come suggerito dal presidente Demarin – si prospetta come una svolta burocratica dalle profonde implicazioni identitarie, capaci di ridefinire i meccanismi di tutela e rappresentanza della minoranza.

Automatismi e ambiguità

Il nuovo strumento informatico, illustrato nel dettaglio da Arijana Brajko Gall, titolare del Settore “Identità e Demografia” nella Giunta Demarin, centralizzerà le posizioni anagrafiche dei cittadini, i quali saranno chiamati a dichiarare in modo formale la propria appartenenza nazionale (etnica) e la propria madrelingua. Per l’anagrafe minoritaria si tratta di un passaggio delicato, che solleva complesse sfide di natura sia tecnica sia concettuale, anche in considerazione che i dati in oggetto (appartenenza etnica e madrelingua) non sono obbligatori, ovvero è il cittadino stesso a decidere se fornirli volontariamente o meno. Sotto il profilo operativo, la principale criticità è legata alla familiarità degli utenti con i canali digitali di accesso, nello specifico con la piattaforma governativa e-Građani (e-Cittadini), non sempre di immediato utilizzo per le fasce di popolazione più anziane o meno digitalizzate. A questo si aggiunge un potenziale equivoco interpretativo tra istituti giuridici differenti. La Giunta UI ha infatti rilevato il rischio di una diffusa confusione tra i concetti di cittadinanza formale, principio di nazionalità e la formale iscrizione ai registri associativi delle singole Comunità degli Italiani locali. Una situazione – ha puntualizzato Demarin – foraggiata anche da una sorta di “ambiguità” alla quale in seno alla CNI si è ricorso per comodità.

La campagna di sensibilizzazione

Dinanzi a questo scenario, l’Esecutivo di Palazzo Modello ha esortato a una mobilitazione tempestiva e coordinata di tutte le istituzioni CNI annunciando una campagna informativa mirata che si svilupperà sia attraverso i mass media della CNI sia capillarmente sul territorio coinvolgendo le Comunità degli Italiani. L’urgenza della questione risiede nel valore politico intrinseco del dato statistico. Come ricordato dal presidente della Giunta esecutiva, Paolo Demarin, la consistenza numerica documentata rimane il parametro cardine su cui si fondano il riconoscimento e l’esigibilità dei diritti minoritari. Pur precisando che i dati derivanti dal Censimento della popolazione del 2021 manterranno la loro validità giuridica ed elettorale almeno fino al 2034 – escludendo quindi contraccolpi immediati o scenari d’allarme – Demarin ha rimarcato la necessità di agire d’anticipo. A prescindere dai diritti sanciti dagli Statuti delle autonomie locali e regionali che riconoscono l’autoctonia alla CNI, sancendo ai connazionali una serie di diritti a livello territoriale –, una flessione nei registri ufficiali, nel lungo periodo, potrebbe infatti mettere a repentaglio le tutele di vertice, non ultimo il mantenimento del seggio specifico garantito alla CNI al Sabor.

Il diritto al voto

Il dibattito si è esteso anche alle complesse dinamiche del corpo elettorale. Enea Dessardo, responsabile del Settore “Arte e Cultura”, ha evidenziato l’importanza di stimolare i connazionali all’aggiornamento dei dati all’interno del Registro elettorale particolare riservato agli appartenenti alle minoranze. Tale iscrizione rappresenta la condicio sine qua non per esercitare il diritto di voto attivo per il parlamentare della CNI, per il vicepresidente connazionale della Regione istriana e per i vicesindaci italiani nelle Città e nei Comuni in cui tale figura è prevista dagli statuti locali. La medesima iscrizione risulta vincolante per l’attivazione delle elezioni amministrative suppletive nella Città di Fiume e nella Regione litoraneo-montana, necessarie qualora le tornate ordinarie non garantiscano la quota minima di rappresentanza italiana stabilita per legge, così come già avvenuto in passate scadenze elettorali. Il medesimo discorso vale ovviamente anche per la maturazione del diritto a eleggere i Consigli o i rappresentanti della CNI a livello locale e conteale.
A inficiare la regolarità delle liste elettorali è l’assenza di automatismi nel sistema croato. I dati relativi alla nazionalità (etnia) dichiarati all’anagrafe dai genitori non vengono trasferiti o aggiornati d’ufficio al compimento del diciottesimo anno d’età. Il rischio concreto è che i giovani connazionali, al momento del debutto alle urne, si trovino impossibilitati a optare per le schede minoritarie, venendo reindirizzati d’ufficio alle sole circoscrizioni ordinarie (generali). Un quadro comparativo è stato offerto dalla vicepresidente della Giunta, Roberta Vincoletto e da Vita Valenti, titolare degli Affari giuridico-patrimoniali in seno alla medesima, le quali hanno osservato come anche in Slovenia l’iscrizione alle liste elettorali particolari non avvenga in modo automatico. Tuttavia, nel Capodistriano si registra una prassi collaborativa differente, poiché le istituzioni slovene forniscono alle CAN gli elenchi dei potenziali aventi diritto, permettendo un’azione di informazione mirata e preventiva.

Discrezionalità burocratica

Le criticità legate all’assenza di procedure d’ufficio e alla discrezionalità burocratica emergono anche sul fronte dei documenti d’identità trilingui (in lingua croata, inglese e italiana) emessi dal Ministero degli Affari interni. A questo proposito Demarin, ma anche il presidente dell’UI, l’on. Marin Corva, hanno condiviso le complesse esperienze vissute in prima persona e relative al rilascio di tali supporti, evidenziando come l’ottenimento della versione italiana dipenda frequentemente dalla sensibilità o dalla segnalazione del singolo operatore allo sportello della Direzione di Polizia, pur trattandosi di un diritto formalmente sancito. In merito a questo aspetto, il giuntino David Modrušan (Bilinguismo e Diritti acquisiti) ha rilevato come in passato il rilascio del documento in lingua italiana avvenisse in forma generalizzata per tutti i residenti nelle aree a bilinguismo ufficiale. L’attuale sistema di richiesta su base volontaria non solo viene percepito come un arretramento rispetto ai diritti storicamente acquisiti, ma solleva perplessità in termini di riservatezza, esponendo il cittadino connazionale a una potenziale e immediata differenziazione rispetto alla totalità della popolazione provvista di documenti ordinari. Da qui la proposta, condivisa dall’Esecutivo, di caldeggiare un ritorno al precedente modello di rilascio automatico basato su criteri geografici e territoriali.

Insomma le sfide poste dal Registro centrale della popolazione richiedono risposte non più dilazionabili, affinché la modernizzazione della macchina dello Stato non si traduca in un involontario indebolimento delle tutele minoritarie sul territorio. In questo complesso quadro di transizione burocratica e digitale, la Giunta Demarin ha ribadito dunque che la coesione istituzionale e la consapevolezza dei singoli connazionali rimangono gli strumenti più efficaci per preservare il patrimonio giuridico della CNI.

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