Prova di maturità

Il 4 giugno è scaduto il bando per l’assegnazione dei fondi messi a disposizione dalla Regione Friuli-Venezia Giulia a favore degli italiani nell’ex Jugoslavia. È una specie di prova del nove per la Comunità nazionale italiana in Croazia e Slovenia, che il 20 maggio a Gallesano ha ritrovato compattezza nella difesa di principi fondamentali e imprescindibili come la tutela dell’unitarietà, della soggettività, dell’autonomia, come pure del ruolo dell’Unione Italiana quale organizzazione rappresentativa degli italiani di queste terre. Era quello che si cercava, che si auspicava: ossia che la CNI facesse quadrato. Dopo diverse stagioni trascorse a discutere di finanziamenti e ripartizioni, ha ritrovato una dimensione anche politica. In un comunicato stampa firmato dal presidente dell’Assemblea UI, Paolo Demarin, si rileva la piena adesione ai valori sui quali si fonda l’UI, si esprime “totale e aperto sostegno alle progettualità e agli interventi che l’Unione Italiana ha approvato per il 2019” e che saranno pertanto presentati dall’UI sul Bando emesso dall’Università Popolare di Trieste in data 3 maggio 2019, per i progetti ai sensi dell’articolo 27 bis della legge regionale del Friuli Venezia Giulia 11 agosto 2014, n. 16. Inoltre, “è stata confermata con determinazione la volontà che sia l’UI a candidare le iniziative approvate dall’Assemblea, nella consapevolezza delle ripercussioni che sulla nostra Comunità potranno avere la presentazione di altre progettualità da parte di altri partecipanti”.
Respinti con fermezza “i tentativi in corso di contrapporre gli uni contro gli altri, di creare divisioni atti a minare i rapporti di collaborazione e di fiducia tra le Istituzioni e tra le persone. Alla Nazione Madre è stato chiesto un rapporto più diretto con la CNI”. Dunque, la Comunità si è impegnata a rispettare i documenti che l’Assemblea dell’UI ha accolto nel febbraio scorso. Nei gironi successivi gli “stati generali”, diverse realtà hanno dichiarato che rispetteranno gli accordi e che non aderiranno al bando UPT o, eventualmente, se lo faranno sarà accordo con l’UI.

Soddisfatto dell’esito si è detto il presidente dell’Assemblea UI, anche perché, a prescindere da quello che sarà poi il risultato del bando, la CNI ne esce a testa alta. A Gallesano erano presenti un centinaio gli esponenti – tra presidenti di Comunità degli Italiani, presidi di asili e scuole e rappresentanti di altre istituzioni, tra cui anche il deputato CNI a Sabor, Furio Radin, che ha aderito all’incontro. Eppure, alcune assenze non sono passate inosservate. Tra queste, quella dell’onorevole Felice Žiža, rappresentante della CNI alla Camera di Stato di Lubiana, e il presidente della Comunità autogestita costiera della nazionalità italiana, Alberto Scheriani. Una manifestazione di dissenso?

Agire sempre così

“Innanzitutto volevo ribadire che la mia assenza alla riunione di Gallesano era dovuta alla seduta ordinaria del mese di maggio 2019 della Camera di Stato che si stava svolgendo in contemporanea a Lubiana – premette Žiža – . Le date delle settimane delle Sedute ordinarie della Camera di Stato sono fissate per l’arco di tutto l’anno solare e sono pubbliche. Per quanto riguarda il tema, focalizzerei l’attività dell’Unione, di tutte le sue istituzioni sul territorio sia dalla parte slovena che croata, su quelli che sono i nostri diritti, sui problemi della scuola, sui nostri programmi, sui media, sulla cultura, sulla partecipazione dei connazionali, sulle problematiche relative all’uso della lingua italiana sul territorio. L’incontro che si è svolto a Gallesano è un esempio di come si dovrebbe agire per affrontare i problemi reali che ci stanno coinvolgendo”, afferma il deputato.
“In questo ambito – prosegue – è fondamentale la collaborazione di tutte le istituzioni sul territorio. L’Unione Italiana, come unica istituzione rappresentativa degli Stati nei quali vivono i nostri connazionali, deve continuare a svolgere questo ruolo. Deve collaborare con tutte le istituzioni sia slovene che croate. Mi riferisco alla CAN costiera, alle CAN comunali. Deve esserci rispetto reciproco e collaborazione a tutti i livelli. Collaborazione da migliorare anche tra Unione Italiana e i Consigli delle minoranze della Regione Istriana e Litoraneo-montana, o meglio, ancora da approfondire la volontà di trovare strategie comuni con i Consigli, per il ruolo che sono tenuti a svolgere nel territorio per l’applicazione dei nostri diritti di minoranza autoctona, perché ritengo che il Consiglio per le minoranze della Regione Istriana sui problemi su citati dovrebbe avere forte voce in capitolo, visto che negli ultimi tempi ha fatto importanti passi avanti. Ecco perché, come dicevo, è fondamentale la collaborazione tra tutti, tra le istituzioni sul territorio, a seconda della loro rappresentatività e delle loro competenze politiche, nel rispetto dei ruoli che ogni istituzione o persona ricopre. Gli aspetti importanti sui quali focalizzare la nostra attenzione sono le persone”.
Sui motivi del malcontento e le modalità di ripartizione dei fondi regionali tramite bando, l’opinione di Žiža è che “polemizzare contro la Nazione Madre, contro il FVG, contro l’Università Popolare di Trieste, mi sembra fuori luogo, proprio tenendo in considerazione gli altri problemi che ci affliggono e la provata disponibilità di queste istituzioni nel corso degli anni. Sta diminuendo l’applicazione dei nostri diritti fondamentali sul territorio. Stiamo diminuendo di numero. Stiamo perdendo l’uso della nostra lingua. In linea di massima, comprendo l’atteggiamento dei dirigenti dell’UI perché, per riuscire a dirigere una struttura così importante per tutti i nostri connazionali, anche perdere pochi soldi può rappresentare e può creare un grosso problema. Sostengo l’UI, ma affermo che abbiamo altre priorità oltre a questa”.
Prevede ripercussioni da parte dell’Italia? “Spero proprio di no. Il mio timore è che l’Italia e la Regione FVG, la vedano come un affronto diretto. Spero che vengano comprese le difficoltà dell’UI con tutte le comunità e le istituzioni. Bisogna dialogare con il FVG, ma non singolarmente. I connazionali sono rappresentati non soltanto dall’UI, ma anche da altre realtà istituzionali politiche, che dovrebbero partecipare alle trattative per cercare di modificare la Legge regionale che regolamenta il finanziamento. La nostra forza la vedo nella collaborazione effettiva sul territorio e non solamente sotto l’aspetto formale e di facciata. Uniamo le nostre forze. Siamo una bella famiglia, ma sul territorio siamo sempre più assenti. Quindi, il mio appello è di andare verso una collaborazione effettiva sul campo, nel massimo rispetto del ruolo di competenze dell’Unione Italiana e delle altre istituzioni nel rapporto con la Nazione Madre”.
Alberto Scehriani sulla partecipazione al bando, si è detto dell’avviso che “chi vuole partecipare lo può fare”. “Ci rendiamo conto tutti – dice – che si tratta di finanziamenti che in gran parte venivano all’Unione Italiana e che in qualche maniera andavano poi distribuiti tra le varie istituzioni della nostra Comunità nazionale italiana. La Legge regionale è quella che è”. “Il discorso che vorrei fare io è che ci sono delle istituzioni della CNI che sono finanziate dall’Unione Italiana per il tramite dell’UPT, ma non tutte. Le CAN non hanno mai ricevuto finanziamenti in questa direzione. Forse bisognerebbe fare qualcosa affinché anche le CAN riuscissero a beneficiare dei fondi italiani per migliorare il proprio operato, per dare un valore aggiunto alla nostra Comunità nazionale”.

Pensare pure alle CAN

Un atto di responsabilità nei confronti della CNI: così la CAN di Isola ha spiegato perché non candiderà progetti autonomamemtne. “Si vuole fare passare l’idea che chi partecipa al bando non è per l’unitarietà – rileva il presidente della CAN costiera –. Da tutta la vita io o sono profondamente per l’unitarietà e voglio ricordare che sono uno dei soci fondatori firmatari dell’Unione Italiana in Slovenia. Ma bisognerà fare un dibattito serio, costruttivo con tutti coloro che sono inclusi in questo ambito, con i finanziatori, fruitori e forse, perché no, inserire anche le CAN che fino ad ora non hanno ricevuto nulla dai fondi italiani. “Tra le file dell’Unione Italiana abbiamo degli ottimi politici e confido che le cose si metterano a posto e che tutti i fruitori avranno ciò che si aspettano e di cui hanno bisogno – rileva ancora –. C’è bisogno di dialogo, di pianificazione, di soggettività, di appartenenza sul territorio, di costruire il futuro per i nostri giovani. Sono convinto che riusciremo a raggiungere gli obiettivi se saremo tutti in sintonia, con l’aiuto dello Stato italiano, del FVG, degli Stati domiciliari, che devono dare di più per la CNI e anche in questo senso bisognerà discutere. La tutela anche finanziaria della CNI è varia e diversa, in un modo avviene in Slovenia, in un altro in Croazia, e quindi anche in questo segmento bisognerà essere unitari e risolvere le questioni che si presentano strada facendo”.
La CAN costiera si presenterà al Bando FVG? “Abbiamo un progetto con il quale abbiamo partecipato già nei due anni scorsi e dobbiamo ancora concluderlo. Non abbiamo ricevuto ancora i fondi che ci servono per concludere il progetto relativo all’archivio della comunità italiana in Slovenia dal momento in cui siamo diventati minoranza nazionale. Credo che dobbiamo proseguire su questa strada e quindi concorrere a questo bando per i finanziamenti che ci servono”. Nelle prossime settimane capiremo com’è andata, se il fronte comune ha retto (circolano voci su presunti solleciti arrivati da Trieste ad alcune Comunità e istituzioni a farsi avanti comunque). Come saranno distribuite le risorse del FVG? Siamo già a giugno e il Piano e Programma dell’UI non è ancora definitivo. Quando saranno firmate le Convenzioni con Roma? E quando arriveranno le prime tranche per le attività del 2019? Troppe incertezze, che non fanno di certo bene alla CNI.

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