Classe 1979, è cresciuto a pane, arte e cultura fin dai primi anni della sua vita, da sempre legata al mondo delle… note. Dai primi passi a Casa Tartini, per proseguire con la Scuola di musica di Pirano, lezioni di tromba e clarinetto; poi il diploma al Conservatorio di Trieste, e ancora studi a Bratislava, corsi di perfezionamento in Slovenia e in Italia. Al suo attivo diversi CD, concerti, performance, anche in musical, esibizioni in Slovenia, Italia, Croazia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Belgio, Germania, Svizzera, Danimarca, Polonia. Tra le tante collaborazioni, quella con l’ensemble dei Cameristi di Santa Cecilia, con teatri del territorio, com l’“Ivan de Zajc” di Fiume e quelli italiani, ma anche l’Opera di Stato di Bruxelles. Con l’Opera di Verona, ha interpretato il ruolo di Marcello ne “La Bohème” di Puccini e di Biago nell’opera “Nozze istriane” di Antonio Smareglia, con il Teatro nazionale di Maribor è andato in tournée in Giappone, con l’ “Aida” di Verdi. Tra le tante esperienze maturate nel corso della sua carriera, quella sotto la bacchetta di Plácido Domingo, nel 2023 alla Royal Opera in Oman, e del maestro Riccardo Muti…

“Lirica, pop, rock… non pongo limiti ai generi musicali. Non riesco ad immaginare la mia vita senza la musica”. Inizia così la nostra intervista a Neven Stipanov, cantante della Comunità degli italiani “Giuseppe Tartini” di Pirano. I suoi gusti sono variegati, ma è nella musica classica e nella lirica che Neven ha affondato le radici, conquistando il consenso del pubblico in Slovenia e all’estero. Ci diamo appuntamento nel luogo che meglio rappresenta non solo la sua città, ma anche la sua passione: davanti alla statua del compositore e violinista Giuseppe Tartini, nella pittoresca piazza di Pirano. Proprio quest’anno ricorre il 130° anniversario della posa della statua dedicata al “maestro delle nazioni”, una ricorrenza che la città intende onorare con un grande evento.

Neven, la tua carriera parte da lontano: i primi passi li hai mossi prestissimo.
“Sì, ho iniziato da bambino. Mia madre mi cantava mentre cucinava e io ripetevo le canzoni che lei aveva imparato da mia nonna. A tre anni già cantavo con la maestra Amina Dudine; poi, alla scuola elementare di Pirano, mi sono iscritto al coro, esibendomi anche come solista. Il percorso è proseguito con altre formazioni: il coro della Comunità degli Italiani “Giuseppe Tartini”, l’Obala, l’Adriatic e, per numerosi anni, l’orchestra dell’Associazione culturale ‘Karol Pahor’ di Pirano, oltre ad altre compagini. Esperienze che mi hanno permesso di conoscere nuove realtà grazie ai numerosi concerti in Slovenia e all’estero”.

Per te la cultura è sempre stata di casa.
“Sì. Mia madre, Liliana, artista e insegnante di arte figurativa, oggi guida il gruppo di pittura alla CI di Pirano. Mi ha trasmesso l’amore per l’arte. Anche mio zio, il pittore Mauro Stipanov, è un punto di riferimento. Li ammiro molto. Se non ci fosse stata la mia maestra di musica, Milly Monica, forse non avrei intrapreso questa strada e mi sarei iscritto all’Accademia di belle arti. Fondamentali sono stati anche i professori della scuola di musica di Pirano e Capodistria e le mie insegnanti di lirica, Tanja Grlica e la connazionale Eleonora Matijašič”.
Alla base c’è sempre tanto studio e impegno. Quando e come si sono concretizzate le prime esperienze professionali?
“Mi sono iscritto alla scuola di musica di Pirano per studiare tromba e poi clarinetto. A diciassette anni ho iniziato canto lirico. Ricordo l’emozione dell’audizione che mi avrebbe introdotto nel mondo dell’opera: il primo brano che cantai fu un Lied di Franz Schubert”.

Oltre alla lirica ti esibisci in generi molto diversi che rispecchia, come detto, i tuoi variegati gusti. Come convivono in te?
“Nei concerti preparo programmi vari, alternando i brani in base al genere e al carattere cercando di creare un percorso musicale dinamico”.
Come vive oggi la Comunità? C’è sempre questo grande fermento?
“La Comunità è rimasta attiva. Molti allievi frequentano i corsi di violino e chitarra e si organizzano numerosi concerti. Le prove di coro si svolgono a Portorose, poiché non dispone di una sede stabile. Sarebbe bello se potesse tornare in Casa Tartini, come ai vecchi tempi”.

LA RICERCA DEL BELLO COME OBIETTIVO
Quanto è diffusa la musica nelle Comunità degli italiani?
“Molti giovani mi contattano per lezioni di canto: alcuni sono attivi nel Jazz, nel Rock e nel Pop. Le condizioni per coltivare questa passione ci sono. Le lezioni private a casa, però, creano qualche difficoltà con il vicinato. Per questo ho chiesto di poter provare in Comunità, trovando sempre sostegno. Recentemente sono stato invitato a esibirmi in occasione della Giornata internazionale della donna, sia a Pirano sia a Crevatini”.

La musica è davvero infinita e chi la coltiva non finisce mai di imparare. La motivazione nel tuo caso è sempre viva?
“Il mio ‘daimon’ è la ricerca continua del bello e del miglioramento, anche se talvolta ho la sensazione di dover ripartire da capo. La musica non è mai uguale: offre infinite interpretazioni. La riuscita di un’aria dipende da come si sente il personaggio, dall’energia del pubblico e da molti altri fattori”.
VIBRAZIONI CHE RICARICANO L’ANIMA
Domanda d’obbligo su Tartini: lo suoni?
“Sì, lo suono e lo canto. Ho inciso alcune sue miniature”.

Ci sono compositori che prediligi? E cosa ti trasmettono?
“Alcune opere mi coinvolgono più di altre. Il ‘Don Giovanni’ di Wolfgang Amadeus Mozart è splendido dall’inizio alla fine. Amo la musica antica, il Barocco, il belcanto, il verismo e la musica del XX e XXI secolo. Ciò che è bello resta tale, indipendentemente dall’epoca. La musica è legata anche al benessere fisico. Durante l’esecuzione le vibrazioni ricaricano l’anima. Non riesco a immaginare di smettere di cantare o suonare per lungo tempo. Un mese forse sì, ma più a lungo sarebbe difficile”.
La voce va curata costantemente. Come ti alleni?
“Cerco di fare sport per mantenermi in forma. È importante bere molto e riposare. Ho anche qualche rimedio naturale. Ad esempio, l’ananas, ricco di bromelina, che ha proprietà antinfiammatorie. Il riposo, comunque, resta fondamentale”.
Ti riconosci nell’idea dell’artista che vive senza progetti a lungo termine?
“Conosco artisti molto metodici. Io, invece, mi innervosisco con la routine. Io preferisco vivere alla giornata. So che dovrei essere più proattivo, ma spesso preferisco essere contattato dagli organizzatori”.
A volte il successo dipende anche da fattori che vanno oltre il talento e la competenza: il marketing può essere decisivo?
“Credo che il cantante debba prima di tutto sostenere sé stesso. È importante essere seguiti in modo graduale nell’evoluzione artistica e nella scelta del repertorio, tenendo conto anche della maturità necessaria per affrontare ruoli più impegnativi. Le audizioni comportano viaggi e costi, senza garanzie, ma si continua a cantare e suonare, spinti dall’amore per la musica”.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.







































