L’Istria punta sul clustering

In termini di turismo, la penisola non ha nulla da invidiare ad alcune delle destinazioni più appetibili al mondo. Qual è il segreto del suo successo? Ce lo ha spiegato il direttore dell’Ente per il turismo della Regione Istriana, Denis Ivošević, che assicura sia dovuto, tra le altre cose, alla diversificazione dell’offerta imposta dal Masterplan 2015-2025

Il direttore dell'Ente turistico istriano Denis Ivošević. Foto: Petr Blaha

Nell’era della globalizzazione, il turismo si presenta ormai come uno stile di vita. Il fenomeno è in fase di lancio in tutto il mondo, e al giorno d’oggi, con l’avanzare delle economie emergenti, che rappresentano il 40 p.c. del Pil mondiale, sembra chiaro che sia il turismo domestico che quello internazionale continueranno ad essere due dei settori industriali più dinamici e vivaci. Com’è messa l’Istria sotto questo punto di vista? Ha motivo di temere la concorrenza o è una destinazione ormai collaudata, per la quale non c’è timore possa perdere un giorno la sua posizione da primato? È stata questa una delle domande chiave che abbiamo posto a Denis Ivošević, direttore dell’Ente per il turismo della Regione istriana, il quale ha parlato del territorio con grande enfasi e in modo superlativo, dicendosi più che soddisfatto dei risultati raggiunti negli ultimi anni. La nostra chiacchierata è iniziata proprio da qui, precisamente dagli ottimi numeri che hanno determinato questo 2019 ormai agli sgoccioli.
“Dopo il 2018, che è stato l’anno dei record non soltanto in Istria, ma anche a livello nazionale, dobbiamo definirci super contenti del successo riscosso in questo 2019 che sta per concludersi. Siamo partiti molto bene sin dai mesi invernali, proseguendo nello stesso ritmo lungo la bassa stagione e raggiungendo ovviamente il culmine in estate, anche se l’inizio di luglio non è andato come speravamo. Abbiamo, comunque, recuperato nella seconda parte del mese continuando di pari passo in agosto, settembre, ottobre e anche novembre, a dimostrazione che l’Istria, grazie a un ottimo piano strategico che sta perseguendo da circa un decennio, è riuscita a estendere la propria stagione turistica portandola a sette mesi e creando così i giusti presupposti per potere un giorno parlare esclusivamente di turismo non-stop. Cifre alla mano, l’Istria è stata visitata nel 2019 da 4,5 milioni di persone (3 p.c. in più rispetto al 2018) assicurandosi attorno ai 29 milioni di pernottamenti. Una stagione appagante, che ci sta dando grandi soddisfazioni anche in questo periodo natalizio, e che chiuderà in bellezza con cifre da primato”.
Risultati dovuti anche e soprattutto alla diversificazione dell’offerta turistica adottata dall’Istria nell’ultimo decennio…
“Esatto. Fino a una quindicina d’anni fa, la stagione turistica era limitata a quei quattro mesi all’anno, concretamente a giugno, luglio, agosto e settembre. Oggi le cose sono cambiate. Con i tempi che corrono, tra gli obiettivi prioritari di una politica di sviluppo turistico, non è potuto mancare, come lei ha giustamente osservato, quello della diversificazione turistica e quello, altrettanto determinante, della sua riqualificazione. In questo contesto, ai cinque cluster istriani presenti finora, ovvero attrattori turistici quali Umago e Cittanova, che creano un’unità unica, Parenzo, Rovigno, Pola e Albona, se n’è aggiunto un sesto, rappresentato dall’Istria centrale. Scelte di marketing, scaturite da un’attenta osservazione dei movimenti, ma innanzitutto dei desideri turistici. Questione di domanda e offerta, regola sostanziale dell’economia”.
E infatti, uno dei principi fondamentali del marketing management è quello che, in presenza di un mercato fortemente differenziato, dà modo a un’impresa di scegliere tra diverse opzioni strategiche come ad esempio quella di adottare un marketing indifferenziato, presentandosi con un’offerta di soddisfacimento unica e trasversale rispetto alle richieste specifiche provenienti dai singoli segmenti, oppure propendere per una strategia di marketing concentrato, realizzando un prodotto che si indirizzi al soddisfacimento di un unico segmento di clientela o, magari, impostare una strategia di marketing differenziato, creando proposte di soddisfacimento differenti in virtù dell’eterogeneità del mercato di sbocco. La scelta dipende da valutazioni d’ordine economico, basate sull’analisi dei benefici attesi, o di ordine strategico, e risulta determinante ai fini del posizionamento competitivo dell’impresa sul mercato.
Un discorso che vale indubbiamente anche per la Regione istriana, la quale nel suo Masterplan di sviluppo del turismo 2015-2025, punta innanzitutto sulla differenziazione del prodotto turistico e ha fatto del clustering (o analisi dei gruppi) uno dei suoi fattori strategici. Di che cosa si tratta precisamente?
“Come ho detto poc’anzi, in termini di offerta turistica la penisola istriana è suddivisa oggi in sei cluster o attrattori turistici – ha spiegato il nostro interlocutore –, definiti in base alla loro posizione geografica, ciascuno dei quali ha le proprie caratteristiche e peculiarità. Il sesto è di nuovissima data ed è quello che racchiude l’Istria centrale, diventata ormai il nostro punto di forza, visto il grande interesse dei visitatori per quest’area. Dividere geograficamente l’Istria per finalità turistiche era una cosa che andava fatta da tempo. L’obiettivo, da una parte, era annullare la concorrenza sleale tra le varie zone, e dall’altra rafforzare la competitività della penisola istriana sul mercato globale. È stata una mossa vincente e lo confermano gli ultimi dati statistici”.
Tutte le destinazioni più gettonate a livello mondiale offrono mediamente le stesse cose, con accento sul connubio sole e mare, e così altrettanto l’Istria. Ma c’è qualcosa che rende la penisola istriana diversa dalle altre mete turistiche di maggior interesse? Quali sono le sue specificità?
“Come ben sappiamo, l’Istria si presenta unica per il suo tartufo bianco e nero, fungo pregiato che non cresce da nessun’altra parte al mondo, mentre qui ce n’è a volontà. Un’altra cosa per la quale la nostra penisola spicca in confronto alle altre destinazioni turistiche è il suo eccellente olio d’oliva extravergine, per il quale è stata nominata quest’anno, per la quinta volta consecutiva, come migliore regione al mondo. L’offerta enogastronomica che troverete qui è una delle più rispettabili globalmente parlando. Sfido chiunque a trovare da qualche altra parte una concentrazione così fitta di prodotti di prim’ordine quali il suo tartufo, il suo prosciutto, il suo scampo, la sua capesanta, il suo vino, e via dicendo. La cucina istriana è caratterizzata da piatti preparati in modo tale da poter soddisfare anche il più esigente dei palati, che hanno contribuito a farla diventare nel tempo una delle destinazioni gourmet più richieste in assoluto. Sono tutto punti di forza sui quali l’Istria ha lavorato e sta tutt’ora lavorando allacremente e per i quali essa oggi si distingue nel mondo. Ciò anche grazie alle varie manifestazioni al riguardo, che servono a promuovere ulteriormente le sue eccellenze a livello globale. Oggi vedrete i turisti arrivare in Istria con aspettative e desideri ben precisi. La scelgono a proposito per questa o quest’altra sua specialità, sapendo che ne usciranno soddisfatti e che vorranno tornarci”.
Su quale tipologia di turisti punta oggi l’Istria?
“Dipende dalla zona. Il target è ampio e variegato e se da una parte tentiamo di stuzzicare l’ospite benestante, che non ha problemi a spendere, con contenuti esclusivi, dall’altra ci rivolgiamo a quello meno abbiente, a famiglie con figli e a coppie di anziani, ai quali proponiamo pacchetti più economici basati sul classico connubio sole-mare. I mercati di nostro interesse sono principalmente l’Italia settentrionale, la Slovenia, l’Austria e la Germania meridionale. Credo che in quanto a offerta, l’Istria sia in grado di soddisfare le esigenze di qualsiasi tipo di turista, a prescindere dal suo conto in banca, assecondando i suoi desideri e preferenze”.
Per certi aspetti possiamo dunque parlare di turismo d’élite?
“Un turismo di questo tipo non esiste nel mondo, tranne che in quelle pochissime destinazioni esclusive. Sento troppo spesso parlare di turismo d’élite, ma la verità è che nessuno, almeno per il momento, non è in grado di offrire contenuti di così alta qualità. È un termine sopravvalutato, che può valer sì per una singola struttura ricettiva, ma non per la destinazione in sé, che come tutte le altre, ha anch’essa i suoi punti deboli, lontanissimi dal poter essere definiti d’élite”.
Rapporto qualità-prezzo. Come se la cava l’Istria sotto quest’aspetto?
“Il prezzo di mercato è definito dalla domanda e dall’offerta e direi che l’Istria, in questo senso, è messa piuttosto bene. Negli ultimi dieci anni non facciamo alcuna fatica a riempire anche le strutture ricettive più costose ed esclusive, che d’altronde primeggiano in quanto a domanda, e questa la dice lunga sulla qualità dei loro servizi. L’ospite che sa quello che vuole, sceglierà oggi anche l’Istria più lussuosa, sapendo che ne varrà la pena. Raramente un cliente tornerà se è rimasto deluso in quanto a offerta e a qualità di servizi. I prezzi vanno adeguati alla bontà delle prestazioni. O lo si fa o quell’attività non ha da esistere. L’autocritica, anche e soprattutto in questo settore, è molto importante”.
Quanto l’Istria deve temere mercati quali la Turchia e la Grecia, tornati prepotentemente alla ribalta negli ultimi anni?
“Zero, direi. Non c’è paragone. Sono mercati del tutto differenti, a partire dalla loro ampiezza, ma anche per quanto concerne il tipo di strutture ricettive sulle quali ciascuno di essi punta. In Turchia, ad esempio, vedrete raramente un ospite richiedere il servizio di un affittacamere o cercare un campeggio in cui trascorrere le proprie vacanze. Gli alberghi e i villaggi turistici, d’altro canto, in questo Paese vanno fortissimi. L’Istria punta maggiormente sugli alloggi e sul camping. La Grecia, in quanto a ricettività, offre di tutto, ma non è particolarmente specializzata in nessuno dei tipi. È ovvio che il ritorno in auge di queste due grandi destinazioni turistiche abbia un po’ smosso le dinamiche sul Mediterraneo, ma è un fatto positivo e ben venga. La sana competizione non può che fare bene al turismo”.
L’Istria ha margini di miglioramento?
“Quelli non mancano mai, per di più al giorno d’oggi, quando tutto è più veloce e si aprono quotidianamente nuovi stimolanti mercati. Bisogna sempre sapersi migliorare, anche se in Croazia, che ha una delle politiche fiscali meno convenienti, non è affatto facile. Con tasse meno drastiche, gli investimenti salirebbero alle stelle e tutta l’economia ne gioverebbe. Lo Stato dovrebbe riflettere su quest’aspetto, tentando di agevolare in qualche modo il settore privato. Ne trarremmo tutti vantaggio”.
Obiettivi
Il Masterplan di sviluppo del turismo prevede che l’Istria realizzi, entro il 2025, una serie di investimenti per un valore complessivo di 3 miliardi di euro. Inoltre, uno dei suoi prossimi obiettivi sarà aumentare del 30 p.c. l’operatività degli alberghi e dei villaggi turistici (e del 50 p.c. i pernottamenti negli stessi; 30 p.c. nelle strutture ricettive in generale). Dovrà raggiungere, infine, un prezzo medio minimo di 100 euro a notte e realizzare un profitto annuo dal turismo pari a 3 miliardi di euro.

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