L’antico Egitto sbarca a Trieste

PANORAMA Le collezioni di Massimiliano d’Asburgo in mostra alle ex Scuderie del Castello Miramare. Il progetto, nato dalla collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna e sostenuto anche dal contributo scientifico del Museo Egizio di Torino, presenta una parte significativa di quella raccolta, intrecciandola con prestiti locali e con una riflessione più ampia sul contesto in cui essa si formò

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L’antico Egitto sbarca a Trieste
Il castello di Miramare e una sfinge egizia. Foto di Ronald (Roni) Brmalj/Edit

Molto prima che diventasse un insieme di reperti ordinati in una vetrina, l’antico Egitto per l’arciduca Massimiliano d’Asburgo fu un’attrazione coltivata tra viaggi e letture. Nella Trieste dell’Ottocento, aperta ai traffici e all’influenza del Mediterraneo, quell’interesse prese forma concreta: oggetti acquistati, fatti giungere da lontano, immaginati già parte di un progetto più ampio. Non una raccolta privata, ma qualcosa che tendeva a una dimensione pubblica, anticipando l’idea di museo come spazio di condivisione.

Foto Roni Brmalj/Edit

Partendo da questa tensione, tra desiderio personale e visione culturale, che si è realizzata la mostra Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna, allestita alle ex Scuderie del Castello Miramare e visitabile dal 2 aprile al 1° novembre 2026. Il progetto, nato dalla collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna e sostenuto anche dal contributo scientifico del Museo Egizio di Torino, riporta a Trieste una parte significativa di quella raccolta, intrecciandola con prestiti locali e con una riflessione più ampia sul contesto in cui essa si formò.

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Nel percorso emergono così le tappe di una storia non lineare: gli acquisti iniziali, le missioni diplomatiche, il progetto − mai realizzato − di un museo a Miramare, fino alla dispersione e al viaggio dei reperti tra Trieste, Messico e Vienna. Ma ciò che si delinea, più ancora della vicenda biografica, è il mutamento di sguardo sull’antico: da oggetto di prestigio e di rappresentanza è diventato testimonianza da studiare e conservare.

L’ingresso delle Scuderie del Castello di Miramare. Foto Roni Brmalj/Edit

Come afferma Massimo Osanna, direttore generale Musei presso il Ministero della Cultura, la mostra, frutto di un ambizioso progetto scientifico, “rappresenta un momento di particolare rilievo nel percorso di rilettura e valorizzazione del museo di Miramare, permettendo di mettere a fuoco uno degli aspetti più affascinanti: la figura di Massimiliano e il suo interesse per l’antico Egitto, pienamente inserito nell’immaginario europeo dell’Ottocento”.

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Alla costruzione di questo racconto hanno contribuito, accanto alle istituzioni promotrici, altre realtà come CoopCulture, che accompagnerà la mostra con attività educative, e MondoMostre, responsabile della realizzazione, confermando una rete organizzativa che affianca alla ricerca una chiara attenzione alla trasmissione e alla fruizione del sapere.

OLTRE I CONFINI DELL’IMPERO

La storia della mostra prende vita guardando attraverso gli occhi di Massimiliano d’Asburgo, la cui curiosità per il mondo antico si sviluppò in un’Europa sospesa tra conflitti e slanci culturali, e dove Trieste e Miramare divennero la cornice di un sogno che univa ricerca, collezionismo e visione cosmopolita. Nato a Vienna nel 1832, fratello dell’imperatore Francesco Giuseppe I, si formò in un ambiente colto che ne alimentò la curiosità intellettuale e una visione del mondo tutt’altro che conservatrice.

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Il suo impegno nella marina imperiale − che diede sostegno a esplorazioni scientifiche e innovazioni tecniche − riflette già un orientamento preciso: guardare oltre i confini dell’Impero, verso una dimensione internazionale fatta di scambi e circolazione di idee. Trieste fu la città in cui Massimiliano scelse di stabilirsi con la moglie Carlotta del Belgio, facendo costruire il Castello di Miramare, una dimora che è insieme residenza, manifesto e luogo di rappresentazione.

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Affacciato sull’Adriatico e immerso in un parco botanico concepito come raccolta vivente di specie provenienti da ogni parte del mondo, Miramare traduce in architettura la sua visione: un equilibrio tra natura e progetto, tra radicamento e desiderio di altrove. Non è un caso che ogni ambiente sia pensato in relazione al mare, fino alla camera da letto che ricorda l’interno di una nave, memoria dei viaggi lontani. In questo contesto, il castello − oggi museo statale autonomo del Ministero della Cultura − conserva ancora l’impronta di quella visione. Costruito tra il 1856 e il 1860, non fu mai soltanto una residenza privata, ma uno spazio pensato per raccontare un’identità e un ruolo, quello di una Trieste asburgica crocevia di commerci, lingue e culture.

La traiettoria di Massimiliano si interruppe bruscamente lontano da qui. Nel 1864 accettò la corona del Messico, inseguendo l’idea di una monarchia costituzionale moderna, ma il progetto si scontrò con una realtà politica instabile e ostile. Abbandonato dai sostenitori europei, fu catturato e fucilato a Querétaro nel 1867. La sua vicenda continua tuttavia a risuonare a Miramare, dove ogni spazio conserva tracce di un pensiero rivolto oltre l’Europa e dove anche l’interesse per l’antico Egitto si inserisce in una più ampia apertura verso il mondo.

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Fin dagli anni Cinquanta dell’Ottocento, Massimiliano d’Asburgo immaginò a Miramare un museo ideale, capace di raccogliere e raccontare il mondo antico attraverso i reperti egizi che cominciava a collezionare in modo metodologico. Acquisti mirati, contatti diplomatici e studi affidati a specialisti traducevano la sua passione in un progetto concreto: non un semplice prestigio personale, ma un sostegno moderno alla ricerca e alla conoscenza. Oggi la mostra restituisce questo sogno, ricostruendo il legame tra gli oggetti e la visione che li generò.

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IL RACCONTO DI UN SOGNO

I curatori − Massimo Osanna, Christian Greco, direttore del Museo Egizio, Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner del Kunsthistorisches Museum − hanno selezionato una serie di reperti provenienti dalle raccolte formate da Massimiliano nelle diverse fasi della sua vita. Molti di questi sono oggi parte della Collezione egizio-orientale del KHM di Vienna, dove confluirono quando Miramare entrò nella rete delle residenze imperiali austriache. Il percorso espositivo racconta la storia della collezione, le scelte e gli interessi del collezionista, e invita a riflettere sull’evoluzione del concetto di museo: da luogo privato di godimento estetico e di élite, a spazio di studio, conservazione e fruizione collettiva.

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All’interno della mostra, il visitatore può percepire il sogno di Massimiliano: una raccolta costruita con pazienza, nata dalle prime acquisizioni effettuate da Anton von Laurin ad Alessandria d’Egitto e ampliata negli anni attraverso missioni e contatti con studiosi e antiquari. Gli oggetti esposti, tra cui vari esempi di ushabti (piccole statuette funerarie mummiformi che venivano poste nelle tombe), amuleti, frammenti di sarcofagi e stele incise, narrano sia l’antico Egitto sia lo sguardo europeo che li ha scelti, interpretati e raccolti. Alcuni reperti furono effettivamente collocati a Miramare durante gli anni in cui Massimiliano e Carlotta vi abitavano: vasi canopi e statue cuboidi nella biblioteca, sculture nel parterre superiore rivolte verso il mare, fino alla sfinge tolemaica che oggi si trova all’estremità del molo.

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Il progetto di un museo personale a Miramare, mai realizzato, risale al 1857. Documenti coevi descrivono in dettaglio le intenzioni dell’arciduca: ogni sala doveva raccontare un tema, la sala egizia doveva richiamare l’allestimento del Neues Museum di Berlino, con pareti decorate da paesaggi, divinità e figure dei faraoni. La mostra odierna ricostruisce questo progetto ideale, inserendo alcune opere per far comprendere il dialogo di Massimiliano con i modelli europei contemporanei.

La sua attività collezionistica si inseriva in un contesto più ampio: la Trieste dell’Ottocento, crocevia di commerci e rotte turistiche verso Egitto e Vicino Oriente, era un terreno fertile per l’egittomania, che permeava viaggi, scambi culturali e collezionismo. Prestiti dal Civico Museo d’Antichità J.J. Winckelmann permettono di illustrare ulteriormente questo ambiente, insieme all’evoluzione metodologica della ricerca archeologica e delle pratiche di conservazione.

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La collezione ebbe un destino avventuroso. Durante la permanenza di Massimiliano in Messico, una parte dei reperti rimase a Miramare, mentre un secondo nucleo − comprensivo degli acquisti dell’egittologo Simon Leo Reinisch − fu spedito verso Città del Messico, senza mai essere esposto a causa degli eventi del 1867. Dopo il rientro, i reperti furono catalogati, inventariati e trasferiti progressivamente a Vienna, dove furono finalmente esposti nella Collezione egizio-orientale del Kunsthistorisches Museum.

Questo viaggio testimonia il passaggio della collezione da oggetto privato a bene culturale pubblico, destinato a studio, conservazione e fruizione collettiva. Il percorso odierno della mostra permette di approfondire diversi filoni tematici: il culto dei morti, il ruolo degli animali nella religione egizia, la rappresentazione del sovrano. La rilettura della collezione come prodotto storico consente al visitatore di comprendere il museo non solo come custode di oggetti, ma come luogo in cui il passato dialoga con il presente, orientando le pratiche di tutela, studio e reintegrazione culturale.

UNO SPAZIO EUROPEO E CULTURALE CONDIVISO

La mostra Una sfinge l’attrae non è solo un’occasione per osservare oggetti antichi: rappresenta un esempio concreto di come le istituzioni culturali possano dialogare oltre i confini, intrecciando storie, competenze e visioni. Come sottolineato da Massimo Osanna, “il progetto assume un valore significativo per la sua dimensione di collaborazione istituzionale, collocandosi pienamente nelle linee di sviluppo del Sistema Museale Nazionale e aprendo al contempo a una prospettiva internazionale di alto profilo. Restituisce al pubblico una pagina significativa della storia europea, nella quale la passione per l’antico si intreccia con la circolazione dei saperi e con le pratiche culturali del suo tempo”.

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Il ritorno temporaneo di questi reperti a Trieste, rileva Jonathan Fine, direttore generale del Kunsthistorisches Museum, “mette in luce la straordinaria storia internazionale della collezione di Massimiliano e i profondi legami culturali che da tempo uniscono città come Vienna e Trieste. In un momento in cui il dialogo e la cooperazione in Europa sono più importanti che mai, la collaborazione tra i musei dimostra come il patrimonio culturale possa costruire ponti tra i confini e le generazioni. Collezioni come questa ci ricordano che i musei non sono depositi statici, ma parte di uno spazio culturale europeo condiviso, plasmato dallo scambio, dalla cultura e dalla comprensione reciproca”.

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A completare questa prospettiva, Christian Greco, curatore della mostra nonché direttore del Museo Egizio a Torino, aggiunge: “La collezione di Massimiliano d’Asburgo materializza con straordinaria chiarezza questa storia. Ogni oggetto porta con sé tre biografie: quella dell’antico Egitto in cui fu creato, quella del collezionista che lo ha spostato dal suo contesto originale e quella del presente, in cui ci interroghiamo su cosa significhi conservarlo ed esporlo. Studiare e mostrare questa collezione oggi significa fare i conti con tutto questo, cercando di restituire profondità a ciò che troppo spesso viene appiattito in una visione esotica e rassicurante del passato”.

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Nel corso dell’inaugurazione, tra gli interventi dei curatori e dei rappresentanti dei musei, si è avvertita la forza di una collezione che non parla solo di oggetti, ma di viaggi, passioni e di una visione europea che supera confini e tempi. Per alcuni mesi, Trieste ospita nuovamente il fascino dell’antico Egitto: un ritorno che, pur parziale, restituisce vita al sogno mai compiuto di Massimiliano, di un museo ideale capace di unire sapere, ricerca e meraviglia.

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