La muraglia Claustra torna alla luce per raccontare un tassello di storia

Un'ipotetica fortezza sull'altopiano di Selva di Piro, vicino a Postumia

In hoc signo vinces!», letteralmente “In (sotto) questo segno vincerai!”, è la frase che, stando al vescovo Eusebio di Cesarea stretto collaboratore di Costantino I, apparve in sogno all’imperatore romano, assieme a una croce fiammeggiante, poco prima che dalla Gallia egli partisse alla volta di Roma contro Massenzio, riuscendo poi a sconfiggerlo nella battaglia di Ponte Malvio. Una vittoria, quella di Costantino I, che segnò l’inizio di una nuova era per tutto l’Impero romano. Flavius Valerius Constantinus Magnus, conosciuto anche come Costantino il Grande o Costantino I, ne fu l’imperatore dal 306 al 337, ovvero fino alla morte. Un sovrano forte e audace sotto il cui dominio, a quanto pare, iniziò la costruzione, negli anni 300 d.C., del Claustra Alpium Iuliarum, il sistema di muraglie difensive che iniziava a Tarsatica (ovvero dal punto della Cittavecchia di Fiume che tutti conosciamo come Principium, al quale si accede passando sotto l’Arco romano) e, correndo lungo la linea delle Alpi Giulie, giungeva fino ad Aidussina, nel Goriziano, e in Slovenia, con brevi terminazioni nell’odierno territorio austriaco.

Claustra Alpium Iuliarum, la potente linea fortificata eretta dai romani, in tutta la sua bellezza nell’area di Selva di Piro

Un sito archeologico di estrema importanza per la storia dei territori di riferimento, di cui generalmente si sapeva poco o nulla, e che è oggi tornato prepotentemente alla ribalta grazie al progetto “Claustra +”, applicato tra l’agosto 2017 e il gennaio 2020, nell’ambito del programma di cooperazione transfrontaliera Interreg V-A Slovenia-Croazia 2014-2020, e sorto con l’obiettivo di valorizzare e promuovere il patrimonio storico-culturale attraverso il turismo sostenibile. Nell’ambito dell’iniziativa, durata poco meno di tre anni, è stata effettuata sul territorio interessato – in questo caso croato e sloveno – una serie di ricerche e scavi archeo-logiche, ai quali sono seguiti minuziosi interventi di restauro e conservazione, concretamente dei resti rinvenuti della suddetta potente linea fortificata voluta nel IV secolo d.C. dai romani. Una delle opere di ripristino più complesse ha interessato i 180 metri di muraglia difensiva ritrova-ti di recente sul minuscolo colle Solin a 220 metri sul livello del mare, che sovrasta l’odierna Kostrena, riportati alla luce grazie agli sforzi profusi dalla Regione litoraneo-montana e dal Museo di Marineria e Storia del Litorale Croato di Fiume, con partner congiunti.

L’archeologa Ana Golja e il curatore museale Ranko Starac

Abbiamo visitato il sito nel corso di una visita guidata organizzata dalla Contea, in cui ci hanno fatto da Cicerone l’archeologa Ana Golja e il curatore museale Ranko Starac, il quale ha spiegato che i resti del muro di Solin risalgono con tutta probabilità alla Tarda antichità, mentre l’area interessata potrebbe essere stata abitata dall’uomo già nell’età della pietra, presumibilmente nel Paleolitico. “Una conferma in questo senso ci è data da questo suolo ricco di materia organica, la cui presenza lo rende così estrema-mente scuro – sostiene Starac –. Ciò significa che in questa località, su un’area di circa 8.000 metri quadrati, la gente potrebbe avere vissuto a lungo, ininterrottamente, già a partire dal IV secolo a.C, occupandola anche nei periodi a venire, ovvero lungo l’età del rame e la tarda età del bronzo, per poi scomparire da queste terre con il partire dell’e-tà del ferro e l’avvento del popolo illirico dei Liburni. Si trattava di un sito fortemente strategico dal quale si prestava, e si presta tuttora, un’ottima vista sul territorio circostante e che per queste sue caratteristiche divenne ben presto uno dei punti nevralgici per la difesa dai barbari, per il cui insorgere venne appunto eretto il Claustra Alpium Iuliarum.

I 180 metri di muraglia difensiva sul colle Solin che sovrasta l’odierna Kostrena, tornato alla luce grazie ad un intervento di conservazione. Dal sito si estende una meravigliosa vista sul versante orientale di Fiume e le isole quarnerine. Foto: Željko Jerneić

La popolazione che vi visse fino ad allora si spostò più a valle sistemandosi sul colle Santa Croce, nell’odierna zona di Vežica a Fiume. La lunghissima muraglia costruita durante l’Impero romano rimase in funzione fino al finire della Tarda antichità e ancora per un breve periodo durante l’Impero bizantino e saltuariamente nel primo Medio-evo, per poi venire abbandonato e trasformarsi in pascolo“. Oggi, dopo un intervento di restauro, i 180 metri di muraglia sono tornati a risplendere e si presentano come un’ottima attrazione turistica. Resti del Claustra, la cui conservazione è in attesa di tempi migliori, sono stati rinvenuti anche sul tratto del Grobniciano che si protrae dal piccolo centro abitato di Lukeži affacciato sulla Rječina, attraversa la località di Jelenje e prosegue verso la piana di Grobnico dove a un certo punto scompare. Si tratta di circa 5 chilometri di muraglia con cinque torri di avvistamento, visibili una all’altra, di cui quattro, tutte quadrate, sono state oggetto di recenti ricerche e dovrebbero un giorno venire restaurate. La quinta, unica a pianta circolare, non è stata per il momento rinvenuta. “Come sappiamo di avere a che fare con resti di Claustra e non con un semplice muro a secco? – si chiede l’archeologa Ana Golja –. È per la presenza di malta o altre miscele leganti di cui è impregnata quest’opera muraria. Sappiamo con certezza che per costruirli fu usata la pietra locale, di cui queste zone sono ricche. Un dettaglio molto curioso è rappresentato dal fatto che le torri disponevano di un piano, costruito interamente in legno, usato dai militari per riposare. Anche i loro tetti erano in legno”. I resti della muraglia rinvenuti a Jelenje sono stati oggetto di ricerca già negli anni ’50 dello scorso secolo, a opera della grande storica dell’arte e archeologa fiumana Radmila Matejčić, che ne avviò gli scavi.
Tutto partì da Fiume, pardon, Tarsatica
Il nome Tarsatica (anche Tharsatico o Tharsaticum) è di origine celtica o illirica e indica la località della costa liburnica sulla via Aquileia-Siscia, che sorgeva sul luogo dell’odierna Fiume. Sono infatti state rinvenute le mura costituite da due cortine sul luogo dell’attuale Corso, risalenti all’ultimo periodo dell’età romana, quando il celebre vallo (appunto il sistema Claustra Alpium Iuliarum) – scrive l’enciclopedia Treccani – eretto a difesa delle Alpi Giulie, assunse particolare importanza. Le iscrizioni e i testi classici attestano tuttavia che essa ebbe una sua vita piuttosto fiorente anche in periodo più antico. Potrebbe essersi trattato di un insediamento di cittadini romani, senza però amministrazione municipale. Infatti, un’iscrizione sepolcrale della fine del I secolo d.C. prova che Tarsatica era in quel tempo ancora comunità di peregrini, o peregrinus, che nell’antica Roma erano intesi come persone libere soggette al dominio romano senza avere la cittadinanza romana, e dunque prive di molti diritti riservati ai cives. Nell’età barbarica, Tarsatica sparisce dalla storia: la tradizione ricorda la distruzione violenta della città romana, cui sopravvissero l’arco (attualmente oggetto di ristrutturazione) e il fondamento romano della storia di Fiume, che nacque dalle rovine di Tarsatica, prima dell’anno 1000. Il nome di Tarsatica sopravvive, seppur alterato, a Tersatto, che col suo Castello e il suo Santuario si erge sull’omonimo colle fiumano.

Foto: Željko Jerneić

Via Ambra, principale via di comunicazione
Il Claustra Alpium Iuliarum era un sistema di fortificazioni a protezione dei passi alpini orientali dell’Italia romana, costruiti nel III secolo sotto l’imperatore romano Co-stantino I, tra la Pannonia superiore e l’Italia, precisamente tra l’attuale Slovenia e Croazia, e in parte minore Austria. Lo formava un insieme di torri d’avvistamento, valli, forti e fortini ausiliari che da Tarsatica (Principium in Cittavecchia a Fiume) raggiungeva Cividale del Friuli (Forum Iulii). Le innumerevoli postazioni di questo complesso sistema era-no collocate lungo la cosiddetta via dell’Ambra, che era la principale via di comunicazione e che, attraversando la regione da ovest a est, collegava Aquileia con la Pannonia passando per Lubiana (Aemona Iulia). Tra queste c’erano Aidussina (Castra), Grusizza Piro (Ad Pirum) ovvero la fortificazione centrale, e più imponente, del sistema difensivo), Nauporto (Nauportus) e Longatico (Longaticum). La sua costruzione fu dovuta a un’importante invasione congiunta di Alemanni, Marcomanni e forse di alcune bande di Iutungi nel 271 che costrinse l’imperatore Aureliano ad accorrere in Italia, dopo che questi popoli avevano già forzato i passi alpini. Raggiunta la Pianura padana percorrendo la via Postumia, fu inizialmente sconfitto dai barbari durante un’imboscata nei pressi di Piacenza. Più avanti, però, i barbari avidi di bottino si divisero in numerose bande armate sparpagliandosi nel territorio circostante. Aureliano riuscì in qualche modo a resistere, anche se i barbari avevano continuato a saccheggiare le città della costa adriatica. L’imperatore riuscì a batterli una prima e una seconda volta sulle sponde del fiume Metauro e quindi, in modo definitivo, nelle vicinanze di Pavia. Dopo quest’ultima invasione, con tutta probabilità ai tempi di Costantino il Grande, si decise di sbarrare la strada per scongiurare possibili future invasioni, fortificando il corridoio che dalla Pannonia e dalla Dalmazia entra in Italia attraverso le Alpi Giulie. Nacque così la potente linea fortificata, Claustra Alpium Iuliarum, che dal Golfo del Quarnero, precisamente da Fiume, lungo i rilievi del Carso e i crinali delle Alpi Giulie arrivava fino al corso del fiume Gail in Corinzia, articolandosi in muraglioni, torri di vedetta e castelli. Costruito, come detto, dopo il 284, sembra però che il limes non fosse già più attivo ai tempi dell’invasione in Italia da parte di Alarico all’inizio del V secolo. Sezioni della fortificazione furono probabilmente distrutte durante la storica battaglia del Frigido, combattuta tra il 5 e il 6 settembre 394, nei pressi dell’attuale fiume Vipacco, vicino a Gorizia, e che vide opporsi gli eserciti dell’imperatore romano d’Oriente, Teodosio I, e dell’imperatore romano d’Occidente, Flavio Eugenio.

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