La lunga, impervia strada delle scuole della Cni

La classe intellettuale perduta con l’esodo è andata man mano ricostruendosi grazie anche a quei piccoli-grandi eroi che quasi settant’anni fa furono le colonne portanti delle nostre istituzioni, spesso al prezzo di enormi sacrifici

Lo splendido edificio che ospita la SMSI di Fiume

È passato molto tempo. Parlo dei primi anni Cinquanta quando dalla “Voce” venni trasferita a lavorare presso la segreteria della vecchia Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume (UIIF) quale responsabile dell’amministrazione dove rimasi per ben 12 anni. Furono anni durissimi, il periodo più buio della nostra Unione. I due segretari della stessa, ovvero Eros Sequi ed Erio Franchi (allora anche caporedattore della “Voce”), vennero allontanati nel 1951 con l'”infamante” accusa di aver fatto troppa cultura e poca politica.
Era il difficile periodo dell’esodo che aveva assottigliato il numero degli alunni e dei docenti. Alcuni dirigenti dell’Unione restarono passivi e si adeguarono supinamente alla situazione del momento, mentre altri, e non erano pochi, si ribellarono e combatterono per salvaguardare quel poco di italiano che era rimasto. E non solo nel campo della scuola.
Rammento tanti esempi di “lotta”, alcuni dei quali voglio qui descrivere, condotta da quegli insegnanti che furono a quel tempo le colonne portanti delle nostre scuole e che oggi, purtroppo, non sono più tra noi. Parlavamo dell’esodo e della mancanza di docenti. I pochi intellettuali rimasti provvidero subito a istituire dei corsi accelerati per preparare studenti all’insegnamento nelle scuole elementari, mentre per gli istituti superiori vennero ingaggiati alcuni docenti provenienti dall’Italia, che purtroppo rientrarono in Patria dopo la Risoluzione del Cominform del 1948.
I rattoppi fatti sembravano funzionare fin quando nel 1953-54, ci raggiunse la mazzata finale, cioè il cosiddetto decreto Peruško che intimava l’allontanamento dalle scuole italiane di tutti gli alunni il cui cognome terminava con “ch”. Non si permise neanche che i bambini terminassero l’anno scolastico in corso e si impose passassero subito nelle corrispondenti classi croate. Molte scuole vennero chiuse, altre dimezzate. Da un’indagine che riguarda soltanto la Croazia, risulta che furono forzatamente trasferiti 398 alunni considerati di “origine croata” mentre altri 93 furono ritenuti di “appartenenza dubbia”. L’elenco delle scuole più colpite e che di conseguenza vennero chiuse negli anni successivi è molto lungo (circa 35).
Molti ragazzi, non comprendendo la lingua, abbandonarono completamente gli studi. I connazionali vennero presi da un profondo sconforto e molti di loro non vollero più mandare i figli nelle scuole italiane rimaste. Avevano perso la fiducia, quale futuro avrebbero avuto i loro figli se avessero frequentato le nostre scuole? E qui entrano in campo i nostri “eroi”.

La lotta per la conquista anche di un solo alunno

La lotta per la conquista anche di un solo alunno per ridare fiducia alle nostre istituzioni scolastiche fu estenuante. A Fiume ci sono ancor oggi quattro scuole elementari che si volevano accorpare in una sola perché erano rimasti pochi alunni (come invece era avvenuto a Pola), il che voleva dire che anche questi pochi non avrebbero frequentato quell’unica scuola in quanto la città è grande e le distanze avrebbero rappresentato un problema. Qui gli insegnanti insorsero.
I professori Corrado Iliasich e Arminio Shacherl del Liceo di Fiume si dettero da fare, non solo per gli istituti scolastici fiumani, ma in generale, per cercare di evitare il peggio: ricorsero a protestare presso tutte le autorità competenti contro questa decisione. Con estenuante impegno, la professoressa Maria Schiavato, dell’elementare “Mario Gennari” (oggi “San Nicolò”) bussava di porta in porta nelle case dei connazionali per convincerli di iscrivere i propri figli alla scuola italiana. Anche il Circolo di cultura (l’attuale Comunità degli italiani) e i giornalisti della “Voce” si dettero da fare andando all’ufficio anagrafe a scartabellare tra le liste dei bambini che quell’anno avrebbero compiuto l’età scolare. La lista poi veniva distribuita ad una schiera di volontari che si sarebbero occupati in una campagna di convincimento.

Il corpo docenti del Liceo di Fiume

Da non dimenticare Giacomo Bensi e Zdenka Sušanj, che furono i consulenti pedagogici alacri e pronti a sostenere e risolvere i nostri numerosi problemi, oppure la giovane insegnante Leni Benussi, figlia dell’eroe popolare italiano Matteo Benussi-Cio, che faceva la maestra a Villanova, la quale con la sua utilitaria andava a prelevare i piccoli alunni dei paesi vicini, rimasti senza scuola, per farli partecipare alle sue lezioni e poi riportarli a casa. Cose analoghe avvenivano in altre località. A Pola, ad esempio, il direttore della scuola Massimiliano Volghieri aveva procurato un scuola-bus per andare a prendere i ragazzi di Gallesano, Sissano e località limitrofi e farli frequentare le lezioni nella sua scuola. Anita Forlani, insegnante e poetessa fiumana, profuse i suoi sforzi a Dignano, dov’è poi rimasta a vivere. E poi ancora Ada Spiler a Fiume, Maria Velan a Rovigno, Giulia Santich a Buie e tanti altri di cui mi sfuggono i nomi.
E poi che dire di Antonio Borme, preside del Ginnasio di Rovigno, il quale, in seno all’UIIF, dal primo momento responsabile per le scuole e poi presidente della nostra massima istituzione, seppe far riaffiorare quel sentimento che s’era quasi assopito dell’identità e dell’orgoglio nazionali affrontando con coraggio i problemi più ostici quali il bilinguismo, l’affermazione dei nostri diritti a tutti i livelli, la rappresentanza qualificata dei nostri esponenti, l’autonomia e la soggettività delle nostre istituzioni. Si è battuto anche per consolidare i rapporti con la Nazione madre per ottenere gli aiuti dei quali avevamo diritto. E fu il primo, assieme al prof. Luciano Rossit dell’Università popolare di Trieste, a stabilire questi contatti che furono importantissimi per la nostra Comunità. Purtroppo, Borme pagò a caro prezzo queste sue iniziative. Venne defenestrato e costretto a una morte civile, tenuto lontano da ogni responsabilità.

Il ruolo fondamentale dell’EDIT

Era il 1959 quando l’UIFF segnalava che molti manuali scolastici, in particolare quelli di storia, erano ancorati a concezioni superate, a schemi interpretativi che penalizzavano fortemente la componente italiana. In poche parole, si trattava di traduzioni dei manuali che si usavano nelle scuole croate,dove l’Italia veniva trattata come nazione nemica, mentre determinati avvenimenti venivano travisati e posti in falsa luce. Da qui la necessità di preparare delle dispense, da stampare in ciclostile, per ppi distribuirle nelle nostre scuole.
La prima, la più importante, quella riguardante la storia italiana, venne preparata dal prof. Erminio Schacherl, quindi si passò alla letteratura, alla grammatica, e perfino allo studio della lingua latina. Fu compito mio battere a macchina sulle matrici che consistevano in fogli di cera su cui venivano impressi i caratteri per poi passare alla stampa. Era un lavoro faticoso ed estenuante, si dovevano trascrivere migliaia di pagine. Pino Bulva (venuto a mancare recentemente) ce la mise tutta e molte ore di lavoro a stampare a mano tutto quel materiale. Senza contare l’impegno di molti professori per redigere i testi.
Per quanto concerne le scuole elementari, un importante fu ruolo svolto dal giornalino per ragazzi “Il pioniere”, oggi “Arcobaleno” che fornì alle scuole testi didattici, preziosi per gli insegnanti che usavano il giornalino come testo scolastico. Alla direzione di questa pubblicazione arricchita di magnifici disegni eseguiti da pittori accademici, è stata per oltre trent’anni Fedora Susnich-Martinčić che si è avvalsa di numerosi collaboratori, tra i quali il noto scrittore Mario Schiavato, che consideriamo il Gianni Rodari del nostro piccolo mondo. Proprio alla Fiera del libro per l’infanzia di Pola sono stati esposti molti suoi libri. Mario ha appassionato con le sue fiabe e racconti i giovani lettori del nostro giornalino. Ad aiutare Fedora in questa fondamentale opera pedagogica, furono nel tempo le ormai scomparse Nives Vidigoj, Valeria Persich, Agnese Superina e in seguito altre brave giornaliste. Il sillabario per le elementari venne pubblicato in seguito dalla nostra Casa editrice EDIT e fu una delle sue prime edizioni.

Quando gli alunni si contavano sulle dita di una mano: la prima classe dell’elementare italiana «Dolac» di Fiume, anno scolastico 1963-64

Questa la situazione di quasi mezzo secolo fa. Per fortuna oggi le cose sono cambiate. Sono state aperte nuove scuole, asili d’infanzia. Presso le varie facoltà sono stati istituiti sezioni e dipartimenti di italianistica dai quali sono usciti i nostri attuali insegnanti e professori. I nostri ragazzi hanno frequentato università croate, slovene e italiane ed oggi abbiamo medici, ingegneri, architetti, storici e ricercatori, basti ricordare la fucina del nostro Centro di ricerche storiche di Rovigno. Insomma, la classe intellettuale che avevamo perduto con l’esodo è andata man mano ricostruendosi grazie anche a quei piccoli-grandi eroi che quasi settant’anni fa furono le colonne portanti delle nostre scuole, spesso al prezzo di enormi sacrifici. La maggior parte di loro non sono più tra noi. Ricordiamoli.

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